Taz! Tasmania, cartone o realtà? Viaggio per scoprirlo!

Tasmania: cartone iconico d’animazione, e poi… ? Prima di venire a vivere in Australia, l’unica cosa che sapevo della Tasmania era che ci abitava una diabolica creatura marrone che si mangiava tutto, mobili inclusi; una turpitudine sempre affamata e in movimento, di cui Cristina D’Avena cantava la sigla. Confesso: al tempo lo odiavo. Mi dava ai nervi.

Non avevo nemmeno ben chiaro dove fosse, la Tasmania. O era Tanzania? Tanto, dal Po in giù… 🙂

Da quando abito down under, però, questa terra si è fatta vicinissima, e non solo: anche la mia preferita. Ecco tutto ciò che ne ho scoperto viaggiandoci.

[Post aggiornato il: 23/07/20]

Tasmania, dove si trova

La Tasmania è un’isolona a sud dell’Australia, e ne costituisce uno degli otto Stati e Territori; è grande circa quanto un terzo dell’Irlanda e ha la forma di una mela, da cui è detta “The Apple Isle“. Le mele ce le coltivano anche, in quantità, soprattutto nel Sud-Est.

Sin da quando ci atterra, sembra di stare in un altro mondo rispetto al resto dell’Australia continentale; un mondo più vicino a quello già conosciuto, tipo la vecchia Europa. Vengono in mente certe parti della Scozia.


Mi imbarco all’aeroporto di Melbourne. Lo schermo dei voli in partenza, nell’attesa dell’apertura del gate, esorta: “RELAX”! Siamo in Australia, qui la calma è uno stile di vita.

Tabellone degli aerei in partenza
La Tasmania vista dall'aereo
Le mie prime immagini della Tasmania

Uno strano angolo di mondo

Dopo 50 minuti in aria, sono arrivata. È sempre estate ma fa più fresco, il cielo spesso si annuvola, piovicchia, poi di nuovo il sole, poi pioggia col sole… la mia notoria insofferenza termica impazzisce del tutto. Non siamo ai livelli delle four seasons in a day di Melbourne, però: per vedere una cosa così folle, dovete per forza venire a Melbourne. E la amereste, come me.

I paesaggi tasmaniani cambiano spessissimo. Gli alberi somigliano a quelli alpini, anche se non mancano neanche palme. Strano miscuglio di cose che di solito non vanno insieme. Ci sono spiagge, isolette, scogliere a picco; colline, dove i backpackers raccolgono la frutta in cambio di un pezzo di vita in viaggio; montagne dove d’inverno si viene a sciare.

Un abete, una palma e un eucalipto nello stesso giardino
Pini, palme ed eucalipti, tutti insieme appassionatamente
Panorama tasmaniano di rocce e mare impetuoso
Tasman Peninsula

Ovini, vacche nere, e uccelli diversi rispetto al Mainland. Gli storni tristi e i lorichetti arcobaleno, veri landmark di Melbourne, qui sono assenti. Ma io sogno i diavoli!

Tracce di storia antica

In Tasmania ci sono tracce di una storia un po’ più antica di quella a cui mi sono abituata negli ultimi mesi down under, perché i coloni inglesi, dopo essere sbarcati a Sydney, in seconda battuta sono venuti qui, esplorando il resto del continente solo dopo.

Rovine in mattoni e cielo plumbeo
Port Arthur: la gioia di trovare delle vere rovine storiche in Australia!

A Port Arthur, sito storico UNESCO, trovo i resti, non più così sinistri, di una colonia penale che ospitava la feccia della feccia sociale, gli avi degli odierni australiani giulivi che oggi sorridono sempre meccanicamente intonando “Hi, how are you?”.

Ma qui persino le persone sono un po’ meno caramellate che nel Mainland. Una gentilezza più sobria e composta, meno artefatta.

A Hobart, la capitale, le case sono fatte di mattoni, messi su uno a uno, alla vecchia maniera, un dettaglio che quasi mi commuove. Punteggiano tutta la collina verde scuro che affaccia sulla zona in cui il fiume diventa mare, creando un urbanesimo a misura d’uomo.

Le strade vanno su e giù, come in una piccola San Francisco. Per un europeo è un ambiente elettrizzante, tutto insieme nuovo e familiare. Le dimensioni meno sconfinate fanno sentire più vicini a casa.

Panorama di Hobart con arcobaleno
Veduta di Hobart
Una stradina di Hobart con cielo azzurro e nuvole
Insegna su un cottage storico di mattoni rossi

WP_20171220_18_23_42_ProA Hobart, lepri saltellano nei parchi; davanti al molo principale, una casupola in legno, replica esatta di una costruita al Polo Sud, espone la storia delle spedizioni in Antartide che partivano da qui. Poco distante, in un giardino, una capsula del tempo attende di schiudersi in un futuro non troppo lontano. Ci vedo una certa poesia.

Vecchio grammofono, dischi, macchina da scrivere
Il Mawson’s Huts Replica Museum è l’esatta ricostruzione di una base antartica. Gli interni sono tutti originali e mostrano la vita quotidiana degli equipaggi delle spedizioni tra i ghiacci.
Esploratori australiani in Antartide espongono la bandiera australiana
Foto d’epoca di una spedizione australiana in Antartide, con la casetta originale (Particolare di una foto scattata al Mawson’s Huts Replica Museum)
Menù antartico
Il menù settimanale adottato nel rifugio antartico: cene anche a base di carne di pinguino e di foca! (Particolare di una foto scattata al Mawson’s Huts Replica Museum)

Tasmania, cartone o film d’arte?

A Hobart ci sono anche il MONA, un museo d’arte stratosferico che si raggiunge solo per nave, seduti su una pecora; e un monte di 1200 metri che veglia sulla città, e che sembra messo lì apposta per salirvi con un pullmino e scenderne sfrecciando giù con una mountain bike a noleggio.

E gli arcobaleni! Arcobaleni ovunque.

L'ingresso al MONA di Hobart tramite passerella sull'acqua, e sedili a forma di pecora
La passerella di ingresso al MONA, Museum of Old and New Art. Questi ovini sono alcuni dei sedili del traghetto per arrivarci!
Veduta di Hobart e fiume Derwent
Sobborghi di Hobart sul fiume Derwent, visti dal MONA
Cielo con nuvole e grande arcobaleno ad arco

Lungo la strada

Io e la mia dolce metà affittiamo una macchina e giriamo a caso per l’isola. Sono i viaggi più belli. La sera leggiamo un po’ la guida, le brochures, apriamo la mappa: “Dove vogliamo andare?” “Ti va in questa zona?” “Sì!”. Liberi. Dallo smartphone prenotiamo una camera per la sera dopo, quando ripeteremo il rito. Per campeggiare ci saranno altre occasioni, questo è il primo viaggio australiano da turisti e abbiamo poco tempo.

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Ciò che non vorrei vedere

La prima cosa che salta agli occhi per le strade della Tasmania mi spezza il cuore: è la quantità di bestie morte investite. La wildlife, la fauna selvatica, qui è abbondante, ma non ha imparato – e come potrebbe? – che per le strade asfaltate è meglio non passare. I cartelli stradali di avvertimento sono destinati solo agli umani.

Segnale stradale australiano con canguro, echidna e diavolo della Tasmania

Il primo animale morto che incontriamo è un wallaby, una sorta di piccolo canguro. È il momento di mettere in pratica quello che ho visto fare nei video su Youtube: nella zona non passano altre macchine perciò accostiamo, scendo, lo raggiungo. Devo controllare una cosa.

L’esemplare è ancora fresco, dev’essere lì da poche ore. Sorride sereno, come sorridono gli animali. Non dev’essersi accorto di niente, morto sul colpo, ha ancora l’aria di pensare ai suoi arbusti tra i quali saltellare, il musino rilassato. Mosche iniziano a ronzargli intorno. La morte è ancora più perturbante sul volto di qualunque essere, quando arriva senza avvisare.

(Avverto lo stesso senso di inquietante estraneità di quell’altra volta, quando distesi per terra c’erano degli umani, a sorpresa, e sono stata costretta a vederli, senza capire. Scaccio il pensiero e torno al mio wallaby.)

Gli scanso una zampa già stecchita e scruto tra le gambe: niente marsupio. Bene. Perché se un marsupiale viene investito, se è femmina è possibile che porti un cucciolo, che sopravvive all’impatto; e allora bisogna fare pressione sul marsupio per estrarre la creaturina, che altrimenti morirebbe (ma non prima di due, tre giorni), e portarla a qualche santuario della zona o ospedale per animali selvatici affinché se ne occupino.

Il discorso vale anche per i koala (che però in Tasmania, parchi faunistici a parte, non ci sono, perché mancano le varietà di eucalipto adatte a loro), per i vombati, per i quoll (piccoli marsupiali pomellati), per tutti quanti. Per fortuna questo è un maschio.

La volta dopo trovo un possum. Stessa cosa. Mascella sfracellata. Niente cucciolo. Dopodiché diventa rischioso fermarsi essendo le strade troppo strette, le macchine troppo veloci. E poi dopo un paio di giorni, tristemente ci abituiamo. Ho visto più bestie morte che vive, anche perché quasi tutte queste specie sono notturne, e di giorno non se ne vanno granché in giro.

Ma ancora non ho visto i diavoli.

Natura selvaggia e creature native

In Tasmania ci sono anche penisole, parchi naturali, cascate, foreste da esplorare, e naturalmente mare.

Area parcheggio sul mare con alberi e cielo azzurro
Mare, terra collinare ammantata di verde, cielo e nuvole
Rocce tassellate con mare
Tassellatura: un effetto del sale marino, che con i millenni ha reso le rive rocciose simili a tasselli
Segnale stradale australiano "Bush Watch" con vombato
Questo cartello, di scoraggiamento per chi volesse farsi criminale, ancora non mi è chiaro: vombato? Diavolo della tasmania? Criminale o sorvegliante?

Grazie alla tanta natura, dappertutto si fanno escursioni (bushwalking). All’ingresso dei sentieri, spesso un avviso e una tabella invitano a “registrarsi” in entrata e in uscita: se risulta che qualcuno non ha fatto ritorno, altri andranno a cercarlo. Anche questo è il bush.

A volte, all’ingresso del sentiero si è invitati anche a pulirsi le scarpe su una postazione dotata di spazzole e disinfettante, nella fobia tutta australiana per la contaminazione dei suoli. Tracce di terra proveniente da altri luoghi da potrebbero introdurre qualche parassita, non sia mai. Una volta dentro, wallaby saltellanti, lucertole vischiose, formiche velenose, e tanti altri animali osservano il visitatore a sua insaputa.

Gli uccelli li si sente ovunque ma senza vederli, perché gli alberi sono troppo alti, tanto densi che oscurano il cielo. In lontananza riecheggia il gracchiare sgraziato dei cacatua, i grossi pappagalli crestati e petulanti con cui sogno di fare amicizia.

In nessun luogo naturale mi sono sentita tanto fuori posto, tanto ospite estranea, quanto nel bush. C’è tutta una vita segreta che si rivela solo in minima parte, un universo separato, primigenio, a cui nessun umano appartiene; e che è pronto ad estrometterlo prima che se ne accorga.

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Mangiamo e dormiamo in piccoli villaggi. Nelle locande il piatto forte è l’hamburger di wallaby. Una volta lo assaggio. Normalmente evito la carne, ma qui voglio sapere di cosa sa. Dopo averne visto uno morto, voglio sapere tutto di lui. Dopo, tutti gli altri wallaby che incontro, li richiamo mellifluamente con nomignoli affettuosi quali “buon cibooo!”. Giustamente diffidano. I canguri invece non temono niente e nessuno.

Tanti canguri seduti e sdraiati
Canguri a riposo
Canguro che mangia dalla mano
Il primo incontro con i canguri

Tas! Tasmania, cartone finalmente rivelato!

La sera, i possum zampettano sui rami degli alberi per spiare i passanti. Finalmente, da lontano risuona la risata satanica dei diavoli della Tasmania, che scopro non avere nulla a che vedere con quello del cartone. Per quanto in effetti si ingozzino alla stessa maniera.

Nei parchi faunistici sparsi per tutta l’isola, di solito si può assitere al pasto di questi marsupiali (gli unici marsupiali carnivori), che litigano selvaggiamente tra loro per ingollare un pezzo di animale con tanto di ossa e pelliccia. Non ne rimane niente. Poi si rimettono a sbadigliare (persino sui cartelli stradali sono raffigurati sbadiglianti!) e tornano a sembrare bestiole piccole e tenere.

Scopro che in tutto il mondo, solo in Tasmania si trovano ancora diavoli liberi in natura; che sono animali in grado di immagazzinare grasso nella coda; e che, così come i koala sono seriamente minacciati dalla clamidia, loro si trasmettono un tumore facciale (un tumore contagioso, rendiamoci conto), da cui la maggior parte degli esemplari è ormai affetta. I vari santuari se ne prendono cura.

Diavolo della Tasmania che si riposa
Lo sbadiglio del diavolo della Tasmania
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Tasmanian Devil Unzoo

Fuori dal mondo

Una delle varie case in cui passiamo la notte è l’ultima sulla strada verso un Parco Nazionale. Zero umani, il check-in ce lo fa un pavone, con tanto di defecazioni di benvenuto davanti alla porta. Lo prendiamo per un complimento. Due pecore belano insistenti dalla casa di fronte.

La notte c’è un silenzio talmente consistente da risultare artificiale, posticcio: si sentono solo i suoni interni del nostro corpo che vive e pulsa, come in una camera anecoica.

Prima di dormire sediamo al buio nel prato, bevendo una birra locale. Guardiamo in alto e stiamo in ascolto. Mai e poi mai ho visto così tante stelle. La fissità degli astri mi colpisce sempre come un fatto illogico: com’è che non si muovono, che non fluttuano, come le nuvole, come in un acquario? Perché non si staccano dal cielo, come fanno a mantenere quei rapporti spaziali invariabili? Almeno una che se ne andasse a spasso per conto suo, che dicesse “Beh, io vi saluto, ci vediamo domani, stessa ora”. E invece no, se ne stanno lì completamente fisse. È la pace più totale, ma anche un momento tanto effimero rispetto a tutta la vita. O è tutta la vita ad essere effimera?

Chiedo ad A. se valga la pena di stare al mondo, pur ignorando cosa ci facciamo. Mi risponde subito di sì, e la sua mancanza di esitazione mi rassicura ancora di più dell’immobilità delle stelle.

Tasmania: cartone che ora adoro!

Il ritorno alla vita reale è attutito dalla schermata dei voli all’aeroporto di Hobart. È la sera del 24 dicembre. Un volo in arrivo è previsto per mezzanotte, poco dopo il nostro decollo: compagnia aerea di Babbo Natale, provenienza Polo Nord. Ho ho ho!

Volo di Babbo Natale per il Polo Nord, annunciato sul tabellone degli aerei in partenza
Il volo SANTA, previsto per le 0.00!

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Lucy the Wombat

Human. Italian. Survived a mass shooting in Paris, moved Down Under for a life reboot. Blogging about Australia, Europe, Italy, beautiful creatures, post-trauma, and this strange world. (Avatar created with: "Le Bouletmaton" by Zanorg).

34 pensieri riguardo “Taz! Tasmania, cartone o realtà? Viaggio per scoprirlo!

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  • 20 Marzo 2018 in 20:12
    Permalink

    Ma sai che alcuni scorci della Tasmania mi hanno ricordato il sud del Cile? Sarà che tra estremi del mondo si somigliano 🙂 i diavoletti della Tasmania sono carini e inquietanti allo stesso tempo!

    Rispondi
    • 20 Marzo 2018 in 20:35
      Permalink

      Saranno le estremità, sì! Ho visto nel tuo post che anche là a quanto pare abusano del termine “of the Southern hemisphere” per i loro record 🙂
      I diavoli sono bruttini ma io li amo molto, vedessi che casino fanno quando latrano! 😀

      Rispondi
  • 20 Marzo 2018 in 23:53
    Permalink

    Mi hai riportato alla mente un sacco di ricordi della mia settimana in Tasmania! Solo una settimana, troppo poco tempo per godersela al meglio. Dormivamo in macchina e faceva un freddo tremendo pur essendo gennaio. Avevo su la felpa dell’Australia che ho su in questo momento! Ahah vabbè, a parte questo a me la Tasmania è piaciuta tanto! Come dici tu, un tocco di Europa in un luogo comunque tutto australiano. Il più grande rimpianto è quello di non aver visitato il MONA!

    Rispondi
    • 21 Marzo 2018 in 00:00
      Permalink

      Io ci sono stata anche meno di una settimana, e in effetti sì, era dicembre e faceva piuttosto freddo la sera! Quanto al MONA (che è degno dell’Europa, non potevo crederci 😍), vorrà dire che ci andrai la prossima volta 😉

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  • 21 Marzo 2018 in 00:23
    Permalink

    Ciao Lucy,
    mi hai incuriosita con questo post sulla Tasmania (e anche io ho pensato subito al cartone animato di tanti anni fa), poi ho sbirciato sul tuo blog e ho scoperto la tua storia… sono rimasta a bocca aperta. Per il tuo coraggio, per la voglia di condividere l’esperienza terribile che hai vissuto e per come hai ripreso in mano la tua vita. Ti seguirò con affetto. E ti abbraccio,
    Misa

    Rispondi
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  • 22 Marzo 2018 in 00:35
    Permalink

    eeee come darti torto? il silenzio che ho vissuto in Tasmania, le pause che vi sono dettate dalla natura sono idescrivibili. La Tasmnia mi ha rubato il cuore e nulla per ora è stato in grado di essere al pari!

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  • 26 Settembre 2018 in 19:16
    Permalink

    MONA? In dialetto veneto ha un doppio, sibillino significato. Però, che bella la Tasmania!

    Rispondi
    • 26 Settembre 2018 in 20:23
      Permalink

      Sono qui anche adesso, è ancora più bella, è incredibile! Naturalmente l’altra volta invece che al MONA siamo andati in mona! 🙂

      Rispondi
        • 26 Settembre 2018 in 20:57
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          No però oggi ho visto un echidna che ha fatto le bollicine dal muso. 😀

          Rispondi
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  • 2 Gennaio 2019 in 07:52
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    Per chi ama la natura questo posto deve essere spettacolare! Peccato per gli animali morti, se solo si facesse più attenzione…
    Ho letto parola per parola lentamente, osservando le immagini e tutto si è trasformato in vivide immagini nella mia mente: questo è sicuramente un posto in cui devo andare!

    Rispondi
    • 2 Gennaio 2019 in 09:29
      Permalink

      Non smetterò mai di lodare questa terra, in cui ci si sente così lontano dall’Europa ma anche così vicino… Quindi non posso che incoraggiare a farci un viaggio! E guidando piano dal tramonto in poi… Questa cosa del roadkill è davvero una piaga! 🙁

      Rispondi
      • 1 Luglio 2020 in 16:55
        Permalink

        Wow, grazie a te! 🌼 È il primo che ho scritto sull’argomento, speravo di rendere l’idea 🙂

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  • 29 Marzo 2019 in 20:30
    Permalink

    Anche per me da piccola la Tanzania e Tasmania erano la stessa cosa 🙂 però amavo Taz!! Fino ad oggi non ci avevo mai pensato di visitare questa parte del mondo, sai che mi hai fatto venire voglia? 🙂 la metterò nella lista dei miei prossimi viaggi

    Rispondi
    • 29 Marzo 2019 in 20:35
      Permalink

      Ne sarei felicissima perché è un posto davvero unico, pieno, pienissimo di animali in libertà e con un sacco di natura selvaggia e ancora incontaminata! 🙂

      Rispondi
  • Pingback: Ritrovarsi in Tasmania, on the other side – Lucy the Wombat

    • 6 Giugno 2019 in 18:32
      Permalink

      Sempre! Tra una decina di giorni ci torno 😅

      Rispondi
  • 11 Giugno 2020 in 08:02
    Permalink

    Lucia,
    complimenti per l’articolo, credo che tu conosca bene l’isola a forma di cuore.
    Volevo chiederti, per fare un giro esaustivo quanti giorni ritieni necessari ?
    Due settimane bastano o meglio tre ?

    Grazie mille

    Rispondi
    • 12 Giugno 2020 in 02:39
      Permalink

      Ciao Diego, grazie del commento!
      Lucy però, non Lucia 😂
      Dipende, è molto soggettivo ma secondo me anche in due settimane vedi molto bene le cose più importanti senza farti mancare niente. Tre solo se vuoi anche fare hiking particolare tipo a Cradle Mountain o l’Overland Track o se hai altri interessi specifici. Poi dipende anche da dove vieni, de sei già basato in Australia o se devi venire apposta 🙂

      Rispondi
  • Pingback: La rabbia del povero diavolo della Tasmania (e del mondo) – Lucy the Wombat

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