La rabbia del povero diavolo della Tasmania e del mondo

Benvenuti sullo spazio dedicato al diavolo della Tasmania! E anche a un diavolo qualunque, seppur meno virtuoso, come vedremo.

Scopriremo tutto sul diavoletto della Tasmania, prima di passare al secondo bizzarro esemplare.

Diavolo della Tasmania estinto? Non ancora!

Diavolo della Tasmania

Il povero diavoletto della Tasmania è un animale di cui mi preme particolarmente parlare, poiché è vicino alla soglia dell’estinzione.

Fino al XIV-XV secolo abitava tutta l’Australia continentale; ma oggi tra attacchi dei dingo, cambiamento climatico e una terribile malattia, nonostante la spaventevole nomea sopravvive faticosamente solo sull’isola, appunto, della Tasmania. E giusto perché il dingo fin qui non ci è mai arrivato, altrimenti gli avrebbe soffiato tutte le prede.

Anche il diavolo, come tra gli altri il canguro e il vombato, aveva per antenato un marsupiale gigante, che faceva parte della megafauna australiana in tempi per noi preistorici (Pleistocene). Oggi, con la sua decina di chili di peso medio, rimane il più grande marsupiale carnivoro esistente. Ed è molto, molto arrabbiato.

diavoli della tasmania schermata bonorong
Il diavolo è un marsupiale proprio come il canguro, e si nutre principalmente di animali morti (Foto scattata al Tasmanian Devil Unzoo, Taranna, Tasmania)

Perché si chiama diavolo della Tasmania: il verso!

Il nome tanto temibile gli è stato affibbiato per via del baccano infernale del suo verso, il cui minaccioso risuonare veniva udito a grande distanza dai primi esploratori ottocenteschi (l’ho sentito anch’io latrare una sera, da lontano, mentre giravo la Tasmania, e confermo: è inconfondibile, e se non si è preparati anche altamente inquietante!). Questi temerari credevano che il suono provenisse direttamente da Lucifero e, complice il buio, se la facevano nelle mutande. Sentite un po’:

Verso del diavolo della Tasmania

L’impressione è confermata alla visione ravvicinata dell’animale: una bestiaccia nera, svelta, dall’aria rissosa, con orecchie rosse appuntite che diventano ancora più rosse per l’eccitazione quando succede qualcosa di interessante… ecco servito il Diavolo! Anche detto diavolo orsino, perché già che c’erano l’hanno paragonato pure a un orso.

Il suo nome scientifico è Sarcophilus harrisii, o in alternativa Sarcophilus satanicus o Diabolus ursinus; e per la gente del posto vale anche, amichevolmente, l’inglese Beelzebub’s pup (il cucciolo di Belzebù).

Pannello informativo sul cimitero dei diavoli
I diavoli purtroppo non vivono molto a lungo: solo 5 o 6 anni (Foto scattata al Tasmanian Devil Unzoo, Taranna, Tasmania)

Un morso formidabile

Il suo nomen omen si estrinseca anche nel suo modo di nutrirsi. Il diavolo divora tutto con frenesia, e con ciò si intende anche la pelliccia, le ossa e persino i denti degli animali morti che trova in giro, meglio ancora se giacciono lì già da diversi giorni, per un sapore più aromatico. Ingolla persino gli aculei dell’echidna! E spero di non scandalizzare nessuno se vi racconto che proprio per questo, le sue feci possono essere di colore bianco (l’ho imparato al prodigioso Museo della Cacca, qui!).

Ma come ci riesce? La potenza del morso del diavolo della Tasmania è famosa per essere la più forte di tutto il mondo, grazie a una mascella che si apre quasi ad angolo retto. Morso più potente di quello di tigri e leoni, nonostante la stazza ben più piccina… Un concentrato di fame e rabbia pronto a scattare.

Gli Aborigeni, che sono gente d’altra pasta, con i denti del diavolo invece di impressionarsi ci si facevano le collanine.

Diavolo della Tasmania: cuccioli!

La vita, per il diavoletto, è difficile sin dalla nascita. La gestazione della madre dura una ventina di giorni; dopodiché, una cucciolata appena partorita può consistere anche di una cinquantina di piccoli. I quali, per continuare a svilupparsi fino a formarsi completamente, devono trascorrere circa sei mesi nel marsupio materno, dove si trovano i capezzoli da cui nutrirsi.

Tuttavia, e qui sta il problema, il marsupio ha solo quattro capezzoli! Perciò solo i quattro diavoletti più abili ricevono il latte e sopravvivono. Iniziamo bene!

Ma è davvero pericoloso?

Se lo guardiamo con gli occhi disincantati di oggi, il diavolo non può che fare tenerezza, e anche parecchia: è tozzo, piccolino, un po’ gobbetto, e sin da piccolo gli tocca litigare furiosamente con i suoi fratellini per accaparrarsi il cibo. Mangia comunque con metodo: i diavoli infatti hanno lunghe vibrisse che definiscono lo spazio vitale di ciascuno durante il pasto in comune. Finché le vibrisse non entrano in contatto con quelle del vicino, si può convivere; altrimenti scatta la rissa, tra azzannate e urla sataniche.

Diavolo della Tasmania, cancro e maledizione

Un diavoletto della Tasmania finto per raccogliere offerte
In Tasmania, il diavolo accoglie i visitatori in aeroporto

Creatura notturna, solitaria, il diavolo è difficilissimo da avvistare in natura, al massimo lo si può sentire. Di giorno dorme; di notte caccia individualmente, nella convinzione che ognun per sé e Dio per tutti.

Solo che Dio non lo ha particolarmente in favore (con quel nome!… Per forza!), e negli anni Novanta gli ha mandato una malattia infernale, un tumore facciale contagioso (il DFTD, Devil Facial Tumour Disease), da cui nessun diavolo è mai guarito e che li sta decimando (erano 100-150 mila, oggi ne restano 40mila!).

Questo cancro si trasmette con il morso… il problema è che il diavolo, sessualmente esuberante anche perché è tutt’altro che monogamo, durante il corteggiamento e l’accoppiamento morde il partner… capite il dramma? Come uscirne?

Almeno, direte, se la gode. Quando la femmina è in estro, il diavolo la agguanta per il collo mordendola, e la trascina in un posticino tranquillo, un nido d’amore dove i due ci danno dentro per diversi giorni non-stop. Almeno.

Con l’uomo, invece, il diavolo è molto timido e per niente minaccioso. Quando ci incontra, sbadiglia, più per l’incertezza e lo stress della nostra vista che per noia effettiva. Lo sbadiglio a bocca spalancata di 90 gradi è così notevole da essere iconico, quaggiù in Australia.

Un aiutante su igiene e… turismo!

Veniamo alle sue virtù. Vorace com’è, il diavolo della Tasmania è detto lo spazzino del bush, perché presta inconsapevolmente un gran servizio alla comunità ripulendo il terreno dalle carcasse degli altri animali morti.

Questo è ancora più evidente sul ciglio della strada: chi fa sparire le tracce delle povere bestie investite dagli automobilisti (sempre più numerose, con l’incremento del turismo… siamo intorno ai 200mila esemplari all’anno)? Il diavolo! Che è senz’altro il primo lettore ed estimatore di pubblicazioni come questa:

libro-australiano-di-ricette-roadkill
Un libro di ricette a base di roadkill, termine che indica animali trovati già morti sul ciglio della strada e portati a casa per farne un pasto. Avrei voluto comprarlo per curiosità, ma quel giorno mi sentivo spilorcia.

E così grazie al diavolo abbiamo meno mosche ronzanti intorno alle carcasse rimaste in giro, e di conseguenza meno bestiame punto e infettato dalle mosche (fenomeno detto flystrike). Una catena virtuosa.

Non solo il diavolo tiene pulito, ma porta anche posti di lavoro nel turismo e nella conservazione del territorio, due ambiti essenziali per la Tasmania che si vuole eco-sostenibile, come alternativa al bieco capitalismo.

In tutta l’isola ci sono diversi parchi faunistici (molto diversi dagli zoo tradizionali, alcuni sono anche ospedali per animali selvatici) dove è possibile ammirare da vicino questi animali in tutto il loro splendore. E in tutta la loro rabbia!

diavolo-della-tasmania-pannello-di-sponsorizzazione
(Foto scattata all’East Coast Natureworld, Bicheno, Tasmania)

Inoltre il diavolo, e questa è una gran dote, non è un animale territoriale. Va in giro vagando liberamente, a volte riposandosi nella tana disabitata di qualche vombato. Una creatura contro gli sprechi! Sa persino arrampicarsi per qualche metro sugli alberi, anche se in questo non ha certo il talento del canguro arboricolo (né la pazzia degli australiani). Insomma, l’ha capito subito che il nazionalismo esacerbato non porta da nessuna parte utile.

Ecco, ora sapete tutto sul diavolo della Tasmania.

stemma-diavolo-della-tasmania-sbadigliante
Il tipico morso del diavolo compare su un famoso stemma tasmaniano, quello dell’ente che si occupa di parchi e fauna selvatica

Il povero diavolo qualunque

L’altro tipo di diavolo di cui parliamo, pur molto diverso da quello della Tasmania, a quanto pare ha in comune con questo lo stesso problema di gestione della rabbia.

Solo che questo qui non è affatto una specie in via di estinzione, bensì di espansione: anzi, sta subendo un vero e proprio boom. Chi è, e dove vive?

Abita dietro a una tastiera, al bar, per strada. Ma perché è arrabbiato? Bella domanda. Perché mala tempora currunt? O perché sta la crisi? Per il suo avere un animo non solo individualista, ma pure territoriale? Per le sue vibrisse troppo lunghe, che lo rendono sempre infastidito dal vicino? O perché non vuole condividere nulla, credendo che si nasca in luogo piuttosto che in un altro per merito? Chissà. Di sicuro si sente minacciato, ma non capisce bene da cosa. Ha fame. E allora sbraita, ringhia.

diavoli-della-tasmania-di-peluche-cesto-con-prezzo
diavolo-della-tasmania-scultura-in-legno

Differenze con il diavolo della Tasmania

Tiene pulite le strade? Uhm. Secondo me è più plausibile che sia il responsabile delle cartacce buttate a terra.

Mi piacerebbe dire che anche lui sotto sotto è innocuo, invece no: la sua rabbia è contagiosa, cieca, volgare, si accanisce sul più debole invece che sul più forte.

Così come il diavolo della Tasmania, anche lui non ci vede tanto bene, fa affidamento più che altro sull’udito: il povero diavolo dunque non parla di ciò che sa per conoscenza diretta, ma di ciò che “ha sentito”, che “gli hanno detto”. E Dio non sembra particolarmente fan nemmeno di questo povero diavolo qui, perché gli ha mandato in sorte rappresentanti talmente inconsistenti da sembrare finti. E il bello è che lui ne è pure felice, e applaude.

Tra le due creature, chi salvereste?

Due diavoletti della Tasmania

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Human. Italian. Survived a mass shooting in Paris, moved Down Under for a life reboot. Blogging about Australia, Europe, Italy, beautiful creatures, post-trauma, and this strange world. (Avatar created with: "Le Bouletmaton" by Zanorg).

83 thoughts on “La rabbia del povero diavolo della Tasmania e del mondo

  • 22 Ottobre 2018 in 20:13
    Permalink

    Mondo cannibale! Mi risvegli istinti vegetariani brava come sei a raccontare…. Rinascesse San Francesco, me lo immagino rivolgersi a un Brother Belzeebub Pups…

    Rispondi
    • 22 Ottobre 2018 in 20:13
      Permalink

      Ahah sarebbero bellissimi quei due insieme!! Grazie del commento! 😊

      Rispondi
  • 22 Ottobre 2018 in 20:57
    Permalink

    Sei straordinaria! Da principio lo si guarda male il diavoletto, quasi con disgusto ma poi… la tua comparazione con la bestia umana ottusa, carne del Male, mi induce ad amare la creatura dalle rosse orecchie. E a capire meglio perché sbadigli alla vista di noi umani!
    Grazie, grazie di cuore!❤😙

    Rispondi
    • 22 Ottobre 2018 in 20:21
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      Grazie a te, Marilena! 🙂 Come te, in principio non lo amavo molto questo animale… Adesso, dopo qualche visita a parchi faunistici, mi fa tanta tenerezza! È così maldestro e arrabbiato, aspetta sempre il cibo e se gli metti la mano troppo vicina te la stacca! Però non è cattivo, mangia persino roba già morta! 😁

      Rispondi
    • 22 Ottobre 2018 in 21:06
      Permalink

      Sìì fai bene! 😊❤️

      Rispondi
    • 22 Ottobre 2018 in 22:05
      Permalink

      Eh, capito? Il mio peluche ringhia pure, for real 😃

      Rispondi
  • 22 Ottobre 2018 in 23:16
    Permalink

    W il diavoletto della Tasmania tutta la vita!! ❤ Io tifo per lui, soprattutto ora che ho letto il tuo post! è un amore, me lo aspettavo più truce e selvaggio, alla Taz Taz dei Looney Tunes, per intenderci, ma invece è super coccoloso! Nonostante il suo carattere rissoso ed esuberante 🙂 Ora volo su YouTube a cercare video per sentire il lsuo baccano infernale, sono troppo curiosa!

    Rispondi
    • 22 Ottobre 2018 in 22:45
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      Mi hai dato un’ottima idea, ora aggiungo un video! Grazie!! ^_^ Non avevo dubbi che ti piacessero, loro non lo sanno ma sono dei wild animals davvero teneri <3 Il cartoon l'ho sempre detestato invece, mi metteva l'ansia con quella fame nervosa! :D

      Rispondi
  • 23 Ottobre 2018 in 06:51
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    Mia figlia ti direbbe che il povero diavolo della Tasmania non è nulla se paragonato a me quando porta a casa un 4 su un compito in classe… e probabilmente è vero!

    Rispondi
    • 23 Ottobre 2018 in 13:33
      Permalink

      Ahah aiuto!! 😀

      Rispondi
  • 23 Ottobre 2018 in 07:28
    Permalink

    Saranno bruttarelli e demoniaci, carnivori e irritabili… ma io li adoro. Ci sarà una cura?

    Rispondi
    • 23 Ottobre 2018 in 13:36
      Permalink

      Anche io li adoro 🙂 Sì per fortuna proprio ultimamente si sono fatti buoni passi nella ricerca, è stato messo a punto un vaccino che pare funzionare, ovviamente nella pratica è tutto molto complicato… Ma i sanctuaries stanno creando una popolazione di esemplari disease-free in modo da ripulire certe zone dalla malattia e poi rilasciare in the wild quelli sani! Speriamo bene…

      Rispondi
  • 23 Ottobre 2018 in 17:37
    Permalink

    Ho sempre avuto un debole per i diavoli della Tasmania, Taz era il mio Looney preferito! Agli altri di diavoli, che si può dire? Ormai ce ne sono davvero troppi in giro, sempre tutti incazzati, con la polemica sottomano… ma non si stancano? Boh!

    Rispondi
    • 23 Ottobre 2018 in 18:37
      Permalink

      Infatti! Poi se almeno sapessero esprimersi in italiano…
      Taz esiste dagli anni ’50, è più maturo di noi ma io continuo a non sopportarlo 😛

      Rispondi
      • 23 Ottobre 2018 in 19:33
        Permalink

        Ahahahahaha, povero Tazzzzzzzzz 🙂 Però guarda, io ne ho avuto un’ennesima riprova ieri in aeroporto. Di ritorno dalla UK, quindi eravamo in ovvia attesa che ci controllassero le carte di identità (come era accaduto, paro paro, a Stansted). Però a Orio non so quante volte ho sentito la frase “Si vede che siamo in Italia!” lamentandosi dell’attesa, salvo poi infischiarsene delle regole e passare davanti alla linea gialla (indispettendo il bel poliziotto, peraltro). Certo che questi poveri diavoli ne hanno sempre una!

        Rispondi
        • 23 Ottobre 2018 in 19:35
          Permalink

          ODIO PROFONDO 🙂

          Rispondi
          • 23 Ottobre 2018 in 20:37
            Permalink

            Egggià, almeno avevo il poliziotto da guardare…

            Rispondi
            • 23 Ottobre 2018 in 20:42
              Permalink

              Distrazione utile e dilettevole dunque, meno male va’! 🙂

  • 23 Ottobre 2018 in 19:15
    Permalink

    Aggiungerei un’osservazione: gli esseri umani hanno dato un nome orribile a questi poveri animali…un nome che invita alla repulsione. Cosa puo’ fare l’ignoranza, o la mancata conoscenza! In fondo sono solo animali… Proprio un bel post.

    Rispondi
    • 23 Ottobre 2018 in 18:39
      Permalink

      Grazie! Osservazione giustissima la tua! Infatti lui non ha fatto niente di male, per decenni l’hanno cacciato e disprezzato, poi si sono ravveduti e ora ne hanno fatto un simbolo. Meglio così, ma l’ignoranza rimane una piaga!

      Rispondi
  • 23 Ottobre 2018 in 19:41
    Permalink

    Mi sento leggermente parte in causa! 😀

    Rispondi
    • 23 Ottobre 2018 in 19:43
      Permalink

      Ti aspettavo al varco! 😀

      Rispondi
      • 23 Ottobre 2018 in 19:46
        Permalink

        Ahahahah io però non le butto le carte per terra! Un po’ incazzato lo sono ma solo quando me le fanno girare! Comunque sti diavoletti tasmanici direi che a vista son simpatici dai! 😀

        Rispondi
        • 23 Ottobre 2018 in 19:47
          Permalink

          Indeed! Ma poi tu sei un Demonio o un diavolo? 🙂

          Rispondi
            • 23 Ottobre 2018 in 21:11
              Permalink

              Tecnico delle luci & Lucifero: adoro! Però il nome l’ha ricevuto quando era un angelo, non scordiamolo! 😀

            • 23 Ottobre 2018 in 21:15
              Permalink

              Beh, in ogni angelo c’è un diavolo e in ogni diavolo c’è un angelo ed alla fine ognuno di noi è la sintesi di tutto ciò. Quel che cambia sono le diverse “percentuali”!

  • 24 Ottobre 2018 in 01:16
    Permalink

    Grande articolo, come sempre! Io comunque avrei una soluzione…addestrare qualche diavolo della Tasmania a mordere sugli zebedei chi esprime frasi palesemente idiote, tipo i “nazisti dell’illinois de noantri” che si sentono sdoganati da quei 4 idioti che ci governano e che ogni giorno riempono le cronache dei quotidiani. Ti immagini? Negro, togliti da qu…ahiaaaaaaaa! Un bel mozzico ben assestato. sarebbe un altro utilizzo ecologico per il buon diavoletto!
    PS debbo però farti un appunto! Non hai citato Taz lo spassosissimo cartone dei Looney Tunes che ha reso simpatici i diavoli a tutti i bambini del mondo!

    Rispondi
    • 24 Ottobre 2018 in 13:01
      Permalink

      Sarebbe fantastico avere un diavoletto da sguinzagliare a comando (ovviamente in questa realtà parallela lui si presterebbe subito!).
      E hai ragione su Taz, l’avevo già citato altrove ma ora faccio qualche modifica perché sta meglio qui, nel post a lui dedicato! Thanx! 😉 Però resta il fatto che il cartoon non l’ho mai sopportato! 😀

      Rispondi
    • 24 Ottobre 2018 in 19:57
      Permalink

      Di dove sei? Spero “duci” nel senso di “dulci”! 😃

      Rispondi
  • 25 Ottobre 2018 in 23:00
    Permalink

    Una bellissima spiegazione del diavoletto, che finora conoscevo solo dai fumetti! Interessantissimo il rituale di accoppiamento. E ottimo il parallelismo con l’altro animale, quello più pericoloso…

    Rispondi
    • 25 Ottobre 2018 in 23:29
      Permalink

      Eeh 😉

      Rispondi
  • 26 Ottobre 2018 in 19:33
    Permalink

    Dolcissimo il diavolo della Tasmania, sceglierei lui tutta la vita! Altro che i poveri diavoli nostrani….
    Sinceramente lo immaginavo più grande, come il mitico Taz. Invece sembra (sembra!) un piccolo cucciolo indifeso. :3
    Bellissimo articolo, come sempre!

    Rispondi
    • 26 Ottobre 2018 in 20:32
      Permalink

      Concordo, sembra tenero e indifeso! Nei parchi faunistici ti guarda iroso (e non proprio acuto) e tu in tutta risposta ti squagli 🙂 Grazie della visita! :*

      Rispondi
  • 27 Ottobre 2018 in 22:52
    Permalink

    Pure a me sembra carinissimo il diavolo della tasmania! Con quelle orecchie poi…

    Rispondi
    • 29 Ottobre 2018 in 14:06
      Permalink

      Le orecchie sono bellissime perché quando l’animale si sovreccita (per paura o altro) diventano ancora più rosse 🙂

      Rispondi
  • 8 Novembre 2018 in 00:32
    Permalink

    Ormai lo sai che i tuoi articoli mi piacciono da morire! E poi il diavolo dellla Tasmania mi ha sempre incuriosito, da Taz (Warner Bros) in poi. Se vengo da quella parte del mondo ti vengo a trovare.

    Rispondi
    • 8 Novembre 2018 in 00:00
      Permalink

      ❤️ Vieni vieni! Così poi andiamo a cercare i diavoli 😄

      Rispondi
    • 15 Novembre 2018 in 14:42
      Permalink

      Yesss! 🙂

      Rispondi
  • 24 Novembre 2018 in 00:45
    Permalink

    Che domande! Salverei il diavoletto della Tasmania, ovvio! E già che ci sono porterei avanti una campagna di sterilizzazione affinché la seconda categoria non si riproduca 😂
    Una cosa è certa: il diavoletto della Tasmania è piccolino, me lo aspettavo più grandicello (credo di essermi fatta influenzare da Taz dei cartoni)

    Rispondi
    • 24 Novembre 2018 in 07:16
      Permalink

      Anche io sai? Anche per questo nonostante loro ti guardino sempre in cagnesco fanno più che altro tenerezza! 🙂

      Rispondi
    • 3 Aprile 2019 in 18:34
      Permalink

      Anche a me! Sono maldestri e rabbiosamente affamati, fanno tenerezza

      Rispondi
  • 4 Aprile 2019 in 00:20
    Permalink

    Come sempre salvo l’animale e condanno l’uomo :-)! Cavoli non sapevo che fossero degli spazzini, se li devono tenere stretti stretti gli australiani per il loro lavoro gratuito 🙂

    Rispondi
    • 4 Aprile 2019 in 07:02
      Permalink

      Infatti!! Sono come i pesci pulitori nell’acquario! 😄

      Rispondi
  • 4 Aprile 2019 in 16:16
    Permalink

    Il piccolo diavolo della Tasmania, ovviamente, salverei! e come potrei fare altrimenti dopo il tuo ottimo racconto? non sapevo nulla di questo animaletto “vorace”, ma oggi mi è decisamente simpatico. 😉

    Rispondi
    • 4 Aprile 2019 in 16:29
      Permalink

      Yay! Sono felice che abbiano una nuova fan! 😊

      Rispondi
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  • 30 Luglio 2019 in 09:04
    Permalink

    Sono cresciuta con il cartone di Taz e mai avrei pensato di trovarmi a vivere nello stesso paese di questo animaletto, che in natura non è così simpatico come in tv… ma a noi piace lo stesso, vero?

    Rispondi
    • 3 Agosto 2019 in 16:48
      Permalink

      Pensa che io quello della TV lo odiavo, mi stava antipaticissimo! 🙂

      Rispondi
  • 30 Luglio 2019 in 09:11
    Permalink

    Beh… diciamo che il nome se lo merita! A me però fa tenerezza, sarà per il personaggio dei cartoni, o perché a queste creature bistrattate sento una certa vicinanza, però non lo condanno, ecco.
    Signor giudice siano riconosciute le attenuanti del caso al Diavolo della Tasmania!

    Rispondi
    • 3 Agosto 2019 in 16:47
      Permalink

      Ahah ma infatti! Non ha fatto proprio niente di male, anzi!

      Rispondi
    • 3 Agosto 2019 in 16:47
      Permalink

      Che poi dopo un po’ che lo conosci non ti sembra nemmeno più tanto brutto… i piccoli sono tenerissimi!

      Rispondi
  • 30 Luglio 2019 in 19:04
    Permalink

    Lucy, articolo top!! Ho letto con molto interesse la prima parte del diavoletto, e non avevo capito dove volevi arrivare, ma quando ho letto dopo..bellissimo, concordo! brava!

    Rispondi
    • 3 Agosto 2019 in 16:45
      Permalink

      Ahah, grazie mille Patty! ^_^

      Rispondi
  • 30 Luglio 2019 in 20:11
    Permalink

    Povere bestioline! Ho capito che a qualcuno più in alto Lucifero non stia tanto simpatico ma questi poveri animaletti che colpa ne hanno se gli danno un nome così? Questo brutto tumore facciale se lo potevano risparmiare poveretti soprattutto perché forniscono un servizio di pulizia non indifferente!

    Rispondi
    • 3 Agosto 2019 in 16:39
      Permalink

      Infatti è una cosa terribile, la maggior parte dei diavoli in natura è malata! Meno male che ci sono i sanctuaries!!

      Rispondi
  • 30 Luglio 2019 in 21:56
    Permalink

    Diavoletto della Tasmania!
    (*nientepolitica* *nientepolitica* *nientepolitica*)
    Per l’altro, ci pensa (se la ascoltassero) Greta Thunberg a ricordargli che una specie così cieca ma così cieca, merita di estinguersi prima di aver fatto fuori innocentemente tutte le altre!

    Rispondi
    • 3 Agosto 2019 in 16:43
      Permalink

      Accadrà, anche se non saremo lì per vederlo!

      Rispondi
    • 3 Agosto 2019 in 16:41
      Permalink

      Avoja! ;D

      Rispondi
  • 31 Luglio 2019 in 07:00
    Permalink

    Io non ho dubbi vince il Diavolo della Tasmania, che tra l’altro trovo anche carino… Spero di vederne uno prima o poi, senza ricredermi! 🤣

    Rispondi
    • 3 Agosto 2019 in 16:31
      Permalink

      Vederli in natura è davvero difficile perché sono notturni, ma se vieni da queste parti ti aspettano nei rifugi per conoscerti (e possibilmente nutrirli, altrimenti perderanno subito interesse!) 🙂

      Rispondi
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  • 20 Luglio 2020 in 18:54
    Permalink

    A vederlo in foto, questo diavoletto sembra proprio un tipo simpatico. Quanto alla domanda finale: salverei lui, anche se fino a 10 minuti fa non lo conoscevo se non per sentito nominare.

    Rispondi
  • 20 Luglio 2020 in 21:10
    Permalink

    Incredibile come un animaletto così piccolo e carino alla vista possa essere così potente e vorace.
    Spero col cuore che il pericolo di estinzione si fermi e possa tornare a stare tranquillo nel suo habitat.

    Rispondi
    • 20 Luglio 2020 in 20:41
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      Speriamo… so che su questo tumore ci sono comunque molti studi, si sta facendo tutto il possibile!

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  • Pingback: Taz! Tasmania, cartone o realtà? Viaggio per scoprirlo! – Lucy the Wombat

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