STRANGE AUSTRALIA

La rabbia dei poveri diavoli (della Tasmania e del mondo intero)

IL POVERO DIAVOLO DELLA TASMANIA E IL POVERO DIAVOLO TOUT COURT: SEPARATI ALLA NASCITA?

Due creature diversissime, ma anche così simili, con lo stesso problema di gestione della rabbia. Uno però sta scomparendo mentre l’altro prolifera senza controllo. Chi sono, e perché sono così arrabbiati? Quale dei due preferite?

IL DIAVOLO DELLA TASMANIA

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Qui onoreremo soprattutto il povero diavoletto tasmano, vicino alla soglia dell’estinzione (fino al XIV-XV secolo abitava tutta l’Australia, ma oggi tra attacchi dei dingo, malattie e cambiamento climatico sopravvive faticosamente solo sull’isola della Tasmania, nonostante la spaventevole nomea).

Anche lui, come tra gli altri il canguro e il wombat, discende da un antenato gigante, che faceva parte della megafauna australiana in tempi per noi preistorici (Pleistocene). Oggi, con la sua decina di chili di peso, è il più grosso marsupiale carnivoro esistente. Ed è molto, molto arrabbiato.

La vita per lui è difficile sin dalla nascita, perché una cucciolata può consistere di una ventina di piccoli, ma il marsupio materno ha solo quattro capezzoli: perciò solo i quattro diavoletti più abili ricevono il latte e sopravvivono! Iniziamo bene.

NOMEN OMEN. PERCHÉ DIAVOLO?

Il nome tanto temibile gli è stato affibbiato per via del baccano infernale del suo verso, il cui minaccioso risuonare veniva udito a grande distanza dai primi esploratori ottocenteschi, che credevano provenisse direttamente da Lucifero e, complice il buio, se la facevano nelle mutande. Sentite un po’:

Impressione confermata alla visione ravvicinata dell’animale: una bestiaccia nera, svelta, dall’aria rissosa, con orecchie rosse appuntite che diventano ancora più rosse quando succede qualcosa di interessante… ecco servito il Diavolo! A.k.a. Sarcophilus satanicus, Diabolus ursinus, e per i locali, amichevolmente Beelzebub’s pup (il cucciolo di Belzebù).

Un nomen omen che si estrinseca anche nel suo modo di nutrirsi. Il diavolo divora tutto con frenesia, e con tutto si intende anche la pelliccia, le ossa e persino i denti degli animali morti che trova in giro, meglio ancora se giacciono lì già da diversi giorni, per un sapore più aromatico. Ingolla persino gli aculei dell’echidna! Il suo morso si apre quasi ad angolo retto ed è il più potente al mondo, più di quello di tigri e leoni, nonostante la stazza ben più piccina… Un concentrato di fame e rabbia pronto a scattare. Con i suoi denti, gli aborigeni invece di impressionarsi ci si facevano le collanine (per noi, più simili a collanone).

LIFESTYLE E MALANNI

Tuttavia, se lo guardiamo con gli occhi disincantati di oggi, il diavolo non può non fare tenerezza, e anche parecchia: è tozzo, piccolino, un po’ gobbetto, litigioso con i suoi simili per accaparrarsi i bocconi migliori (ma con metodo: i diavoli hanno lunghe vibrisse che definiscono lo spazio vitale di ciascuno durante il pasto in comune. Finché le vibrisse non entrano in contatto con quelle del vicino, si può convivere; altrimenti scatta la rissa, tra azzannate e urla sataniche).

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In Tasmania, il diavolo accoglie i visitatori in aeroporto

Creatura notturna, solitaria, il diavolo caccia individualmente, nella convinzione che ognun per sé e Dio per tutti; solo che Dio non li ha particolarmente in favore (con quel nome!… Per forza!), e negli anni Novanta ha mandato loro una malattia infernale, un tumore facciale contagioso (il DFTD, Devil Facial Tumour Disease), da cui nessun diavolo è mai guarito e che li sta decimando (erano 100-150 mila, oggi ne restano 40mila!). Questo tumore si trasmette con il morso… il problema è che il diavolo, sessualmente esuberante, durante il corteggiamento e l’accoppiamento morde il partner… capite il dramma?

Almeno, direte, se la gode. Quando la femmina è in estro, il diavolo la agguanta per il collo mordendola, e la trascina in un posticino tranquillo, un nido d’amore dove i due ci danno dentro per diversi giorni non-stop. Almeno.

Con l’uomo, invece, il diavolo è molto timido e per niente minaccioso. Quando ci incontra, sbadiglia, più per l’incertezza e lo stress della nostra vista che per noia effettiva. Lo sbadiglio del suo morso di 90 gradi è così notevole da essere iconico, Down Under.

VIRTÙ DIABOLICHE

Ma veniamo alle sue virtù: vorace com’è, il diavolo è detto lo spazzino del bush, perché presta inconsapevolmente un gran servizio alla comunità ripulendo il terreno dalle carcasse degli altri animali morti, il che è ancora più evidente sul ciglio della strada: chi fa sparire le tracce delle povere bestie investite dagli automobilisti (sempre più numerose, con l’incremento del turismo… siamo intorno ai 200mila all’anno)? Il diavolo! Che è senz’altro il primo lettore ed estimatore di pubblicazioni come queste:

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E così abbiamo meno mosche ronzanti intorno alle carcasse in giro, e meno bestiame punto e infettato dalle mosche (“flystrike“). Una catena virtuosa.

Non solo il diavolo tiene pulito in giro, ma porta anche posti di lavoro nel turismo e nella conservazione del territorio, due ambiti essenziali per la Tasmania che si vuole eco-sostenibile, come alternativa al bieco capitalismo.

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From East Coast Natureworld, Tasmania

Inoltre il diavolo, e questa è una gran dote, non è territoriale. Va in giro liberamente, a volte riposandosi nella tana disabitata di qualche wombat. Contro gli sprechi! Sa persino arrampicarsi per qualche metro sugli alberi. L’ha capito subito che il nazionalismo esacerbato non porta da nessuna parte utile.

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Uno stemma tasmano

E questo era il diavolo della Tasmania.

IL POVERO DIAVOLO DI TUTTO L’ALTROVE

L’altro povero diavolo, come dicevamo, è invece una specie in via di espansione, sta subendo un vero e proprio boom. Dove vive?

Abita dietro a una tastiera, al bar, per strada. Perché è arrabbiato? Bella domanda. Perché mala tempora currunt? Perché sta la crisi? Perché anche lui è un animale non solo individualista, ma pure territoriale? Perché le sue vibrisse sono troppo lunghe e risulta sempre infastidito dal vicino? Perché non vuole condividere, perché crede che si nasca in luogo piuttosto che in un altro per merito? Chissà. Di sicuro si sente minacciato, ma non capisce bene da cosa. Ha fame. E allora sbraita, ringhia.

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Tiene pulite le strade? Uhm. Secondo me è più plausibile che sia il responsabile delle cartacce buttate a terra.

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Mi piacerebbe dire che anche lui è innocuo, invece no: la sua rabbia è contagiosa, cieca, volgare, si accanisce sul più debole invece che sul più forte. Così come il diavolo della Tasmania, anche lui non ci vede tanto bene, fa affidamento più che altro sull’udito: il povero diavolo dunque non parla di ciò che sa per conoscenza diretta, ma di ciò che “ha sentito”, “gli hanno detto”. E Dio non sembra particolarmente fan nemmeno di questo povero diavolo qui, perché gli ha mandato in sorte (*nientepolitica* *nientepolitica* *nientepolitica*). E il bello è che lui ne è pure felice, e applaude.

Chi salvereste?

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48 risposte »

  1. Sei straordinaria! Da principio lo si guarda male il diavoletto, quasi con disgusto ma poi… la tua comparazione con la bestia umana ottusa, carne del Male, mi induce ad amare la creatura dalle rosse orecchie. E a capire meglio perché sbadigli alla vista di noi umani!
    Grazie, grazie di cuore!❤😙

    • Grazie a te, Marilena! 🙂 Come te, in principio non lo amavo molto questo animale… Adesso, dopo qualche visita a parchi faunistici, mi fa tanta tenerezza! È così maldestro e arrabbiato, aspetta sempre il cibo e se gli metti la mano troppo vicina te la stacca! Però non è cattivo, mangia persino roba già morta! 😁

  2. W il diavoletto della Tasmania tutta la vita!! ❤ Io tifo per lui, soprattutto ora che ho letto il tuo post! è un amore, me lo aspettavo più truce e selvaggio, alla Taz Taz dei Looney Tunes, per intenderci, ma invece è super coccoloso! Nonostante il suo carattere rissoso ed esuberante 🙂 Ora volo su YouTube a cercare video per sentire il lsuo baccano infernale, sono troppo curiosa!

    • Mi hai dato un’ottima idea, ora aggiungo un video! Grazie!! ^_^ Non avevo dubbi che ti piacessero, loro non lo sanno ma sono dei wild animals davvero teneri <3 Il cartoon l'ho sempre detestato invece, mi metteva l'ansia con quella fame nervosa! :D

    • Anche io li adoro 🙂 Sì per fortuna proprio ultimamente si sono fatti buoni passi nella ricerca, è stato messo a punto un vaccino che pare funzionare, ovviamente nella pratica è tutto molto complicato… Ma i sanctuaries stanno creando una popolazione di esemplari disease-free in modo da ripulire certe zone dalla malattia e poi rilasciare in the wild quelli sani! Speriamo bene…

  3. Ho sempre avuto un debole per i diavoli della Tasmania, Taz era il mio Looney preferito! Agli altri di diavoli, che si può dire? Ormai ce ne sono davvero troppi in giro, sempre tutti incazzati, con la polemica sottomano… ma non si stancano? Boh!

    • Infatti! Poi se almeno sapessero esprimersi in italiano…
      Taz esiste dagli anni ’50, è più maturo di noi ma io continuo a non sopportarlo 😛

      • Ahahahahaha, povero Tazzzzzzzzz 🙂 Però guarda, io ne ho avuto un’ennesima riprova ieri in aeroporto. Di ritorno dalla UK, quindi eravamo in ovvia attesa che ci controllassero le carte di identità (come era accaduto, paro paro, a Stansted). Però a Orio non so quante volte ho sentito la frase “Si vede che siamo in Italia!” lamentandosi dell’attesa, salvo poi infischiarsene delle regole e passare davanti alla linea gialla (indispettendo il bel poliziotto, peraltro). Certo che questi poveri diavoli ne hanno sempre una!

  4. Aggiungerei un’osservazione: gli esseri umani hanno dato un nome orribile a questi poveri animali…un nome che invita alla repulsione. Cosa puo’ fare l’ignoranza, o la mancata conoscenza! In fondo sono solo animali… Proprio un bel post.

    • Grazie! Osservazione giustissima la tua! Infatti lui non ha fatto niente di male, per decenni l’hanno cacciato e disprezzato, poi si sono ravveduti e ora ne hanno fatto un simbolo. Meglio così, ma l’ignoranza rimane una piaga!

  5. Grande articolo, come sempre! Io comunque avrei una soluzione…addestrare qualche diavolo della Tasmania a mordere sugli zebedei chi esprime frasi palesemente idiote, tipo i “nazisti dell’illinois de noantri” che si sentono sdoganati da quei 4 idioti che ci governano e che ogni giorno riempono le cronache dei quotidiani. Ti immagini? Negro, togliti da qu…ahiaaaaaaaa! Un bel mozzico ben assestato. sarebbe un altro utilizzo ecologico per il buon diavoletto!
    PS debbo però farti un appunto! Non hai citato Taz lo spassosissimo cartone dei Looney Tunes che ha reso simpatici i diavoli a tutti i bambini del mondo!

    • Sarebbe fantastico avere un diavoletto da sguinzagliare a comando (ovviamente in questa realtà parallela lui si presterebbe subito!).
      E hai ragione su Taz, l’avevo già citato altrove ma ora faccio qualche modifica perché sta meglio qui, nel post a lui dedicato! Thanx! 😉 Però resta il fatto che il cartoon non l’ho mai sopportato! 😀

  6. Una bellissima spiegazione del diavoletto, che finora conoscevo solo dai fumetti! Interessantissimo il rituale di accoppiamento. E ottimo il parallelismo con l’altro animale, quello più pericoloso…

  7. Dolcissimo il diavolo della Tasmania, sceglierei lui tutta la vita! Altro che i poveri diavoli nostrani….
    Sinceramente lo immaginavo più grande, come il mitico Taz. Invece sembra (sembra!) un piccolo cucciolo indifeso. :3
    Bellissimo articolo, come sempre!

    • Concordo, sembra tenero e indifeso! Nei parchi faunistici ti guarda iroso (e non proprio acuto) e tu in tutta risposta ti squagli 🙂 Grazie della visita! :*

    • Le orecchie sono bellissime perché quando l’animale si sovreccita (per paura o altro) diventano ancora più rosse 🙂

  8. Ormai lo sai che i tuoi articoli mi piacciono da morire! E poi il diavolo dellla Tasmania mi ha sempre incuriosito, da Taz (Warner Bros) in poi. Se vengo da quella parte del mondo ti vengo a trovare.

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