STRANGE AUSTRALIA

Real badasses: Aussie birds (Vol. 6)

Uccelli australiani sempre più belli e sempre più assurdi: eccone una nuova cinquina! L’elenco delle scorse puntate è alla fine 🐦

LA PAVONCELLA MASCHERATA (Masked Lapwing)

pavoncella mascherata

Abitante non dei rami, ma del terreno, è la versione locale delle vecchiette di paese che siedono sul ciglio della strada osservando i passanti, e chiedendo ai più giovani “di chi sei figlio?”, per poi rispondere “bravo!”. La pavoncella fa esattamente questo, e proprio come gli anziani non dorme quasi mai; spesso l’ho incontrata lungo le strade di campagna, e c’è mancato poco che non si mettesse a inquisire anche me.

Però non vi colga in errore la sua apparente indolenza: questo uccello è dotato di due sorprendenti speroni gialli sul davanti delle ali, per difendersi dai giovinastri che tentano di coglierlo in fallo per scippargli la pensione appena ritirata (nella foto li tiene celati).

Quanto alla maschera del nome, gialla (in tinta con gli speroni) e dall’aria posticcia, in mancanza di certezze tiro a indovinare che, molto prosaicamente, serva alla pavoncella a coprire le rughe.


IL PAPPAGALLO PANCIARANCIO (Orange-bellied Parrot)

Preziosissimo uccellino gialloverde dall’inconfondibile macchia arancione sul ventre, è ormai talmente raro che in tutto il mondo ne rimangono solo poche decine di esemplari. Pochi e anche choosy, direbbe qualcuno: vivono sulla costa Sud dell’Australia e per l’estate migrano fino in Tasmania, andando a nidificare nel loro angolo di mondo preferito sfidando i pericolosi falconi predatori, le intemperie e fatiche varie. Eppure a loro piace figliare solo lì, non vogliono sentir parlare di ripiegare su una location più pratica… e sono così belli che nessuno osa contraddirli. I panciarancio sono come la rosa incantata della Bella e la Bestia, una meraviglia a orologeria che una volta caduto anche l’ultimo petalo è finita per sempre. O come l’effetto Proust, quei guizzi di memoria involontaria che ci prendono quando qualche odore inatteso ci riporta istantaneamente a tutto un passato dimenticato: fugaci, di inestimabile valore, e che una volta svaniti è probabile che non tornino più.

Per contrastare questo concreto rischio di estinzione, in alcuni parchi faunistici negli ultimi anni sono incominciati programmi di allevamento in cattività, finalizzati alla riproduzione e a un eventuale rilascio in natura. Però non sta funzionando proprio benissimo: i nuovi esemplari, discendendo tutti dalle stesse poche coppie e avendo quindi un patrimonio genetico imperfetto, sono ancora più delicati. Il piccolo panciarancio rimane quindi critically endangered, poverino. In effetti anche le atmosfere dimenticate si possono rievocare tramite un odore solo finché questo è nell’aria… Ma se scompare, il cervello non è in grado di ricostruirselo mentalmente da solo, da zero. Che sia un monito?


IL GERMANO DEL PACIFICO (Pacific Black Duck)

germano del pacifico

Nel mondo faccio parte di due minoranze: quella dei mancini, e quella di coloro che invece di “anatra” dicono “anitra”. La trovo una parola semplicemente stupenda, e la scandisco ad alta voce non appena ne ho occasione, guadagnando immediatamente due punti felicità. Quest’anitra rappresenta in Australia quello che per noi europei è il germano reale, la varietà più comunemente avvistata persino nei laghetti urbani. È la normalità, l’abitudine a cui non si fa più caso, che si dà per scontata. E qui torniamo ai ricordi sopiti e risvegliati, perché un giorno, mentre uno sfacciatissimo germano del pacifico a momenti mi apriva la borsa pur di rimediare del cibo da smozzicare, mi è tornato in mente il nostro germano europeo, scoperchiando il vaso di pandora dei ricordi. L’avevo rimosso dalla memoria e ora ricompariva così, proprio come ad Andromaque, l’esiliata di Baudelaire, tornava il ricordo del suo mondo precedente, mentre osservava la sua nuova terra straniera. E guarda caso anche la sua poesia si fondava su un pennuto, e parlava di strappo dai propri luoghi, di Parigi e di struggimenti. Mannaggia ai volatili.


LA COCORITA / PERROCHETTO AUSTRALIANO (Budgerigar, detto “Budgie”)

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(Pixabay)

Australiano di nascita, questo pappagallino è il più diffuso al mondo tra gli uccellini “da compagnia”. E già qui iniziano le perplessità: come ci siamo permessi di prendere una creatura estremamente sociale, che vive in zone desertiche in gruppi di anche mille esemplari, non poco badass insomma, e mettercene una coppia in casa, magari in una gabbia minuscola? Provate a guardare uno stormo di cocorite selvatiche in volo, non vedrete mai più quelle domestiche con gli stessi occhi. La loro apparizione corale è uno spettacolo maestoso, che mi obbliga a includere un video qui sotto. Nella calura australiana, volteggiano a centinaia in cerca di uno specchio d’acqua, e quando finalmente lo trovano, sono così tante da doversi alternare per atterrare a dissetarsi – anche per non finire predate da qualche dingo! -, il che dà luogo ad evoluzioni sempre nuove mentre si danno il cambio. Sono così veloci che fanno anche venti sorsi d’acqua in un secondo!

La cocorita è stata molto sfruttata per fare da cavia nelle sperimentazioni sugli incroci tra colori. Vi ricordate gli esperimenti di Mendel con le piantine di piselli, per identificare i geni dominanti e recessivi? Gli allevatori amano fare qualcosa di simile con le cocorite, e oggi ne esistono più di trenta mutazioni. Vorrei proprio sapere lei, la cocorita, che opinione ha in proposito!


IL PICCIONE DELLO SPINIFEX (Spinifex Pigeon)

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(Credit: Berichard, via Wikimedia Commons)

Per me è un po’ il cugino esotico del già alquanto esotico piccione crestato (descritto in questa puntata), oppure la versione anticoegizia del suddetto piccione, con i suoi colori accesi, l’occhio imbellettato di matita kajal nera, e quell’ornamento verticale in fronte (che sarebbe una crestina erettile). Ama farsi immortalare di profilo come in un geroglifico, e ha l’aria di chi, non avendo ben capito cosa succede, confida nella venuta di Anubi. Una religiosità zoolatrica, un po’ come la mia. Sedentario, vive in territori aridi vicino alle fonti d’acqua permanenti, come gli antichi egizi lungo il Nilo. Gli manca solo il limo! Ci dicono che è australiano, ma per me è una storia falsa.

Ma da dove viene quel suo nome strano? Spinifex è un’erba cespugliosa dell’Australia centrale, non solo prediletta dal nostro piccione come alimento, ma molto usata oggi (e dagli aborigeni da ben prima di oggi, ci facevano persino la farina) come trattamento contro i disturbi della pelle; si può anche assumere come essenza, per depurarsi (per questo il piccione appare sempre alquanto posato). Con le nanocellulose della Spinifex si producono persino preservativi ultraresistenti!


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VAI ALLE ALTRE PUNTATE DI REAL BADASSES: 🐦

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• Aussie birds (Vol. 1): la gazza australiana, il cacatua, il piccolo pinguino blu, il lorichetto arcobaleno, lo storno triste

Aussie birds (Vol. 2): il kookaburra sghignazzante, la calopsitta, l’ibis, lo scricciolo azzurro splendente, l’emù

Aussie birds (Vol. 3): la rosella, il casuario, la balia ventrerosa, l’uccello lira, il pellicano australiano

Aussie birds (Vol. 4): il cigno nero, l’uccello beccaio pezzato, il piccione crestato, il tacchino di boscaglia australiano, il gufo ululante

Aussie birds (Vol. 5): il giardiniere satinato, la beccaccia di mare orientale, il podargo strigoide, l’oca di Cape Barren, il pinguino imperatore


(Foto di copertina: Pixabay)

15 risposte »

  1. Bravissima, prosa brillante, video incredibile-spettacolo inimmaginabile, poi c’è da dire anche che l’Australia… non è proprio un posto qualsiasi. Mi colpisce questo abbinamento di stile di vita forse più aggiornato del nostro-qui-locale, ma nel contempo con una natura che ha l’aria di essere libera ancora.
    Interessante, e sempre brava.

    • Happy che ti sia piaciuto! Ieri pensavo che il mondo è strano, c’è qualcuno là fuori che scrive di ogni cosa possibile e immaginabile, inclusa me che scrivo periodicamente di uccelli strani. Perché? Boh! I meccanismi dell’attenzione e delle passioni sono strani! Comunque se lo stile di vita qui sia più aggiornato non l’ho capito ancora bene. Sono un popolo che ha fatto i soldi molto in fretta e aveva già un modello avviato a cui guardare. Ma c’è anche tanta approssimazione. Il rapporto col territorio per forza di cose è diverso, qui puoi uscire per fare una gita e non tornare più a casa, tutti devono tenerne conto! È una cosa che plasma proprio la mente 😁 E questo mi piace moltissimo!

    • Grazie mille, Antonio! Le fotografie non sono ancora tutte mie (e se non lo sono, lo indico), ma piano piano sto facendo incontri e scatti ravvicinati con i miei pennuti preferiti… Sto lavorando affinché questa rubrica contenga foto mie al 100%! 🙂

  2. 😂😂😂 non puoi cominciare un post del genere con la pavoncella e paragonarla alla vecchietta di paese che ritira la pensione e chiede di chi sei figlio(qui direbbero a chi appartieni?)!Sto ancora ridendo e il resto del post non sono riuscito a leggerlo con l’attenzione dovuta!😜😂

  3. Tipico dei paesini del centro Italia, la famiglia era vista come una appartenenza!
    L’altro post lo avevo letto ma non sapevo cosa dire non sentendomi all’altezza di portare un contributo decente sono stato zitto😬

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