Real Badasses: Aussie Birds 4

Per chi avesse perso le puntate precedenti: va bene così, quegli uccelli lì e questi qui non sono parenti. Sono, però, egualmente esotici e altrettanto badass.

Cominciamo.

IL CIGNO NERO – black is the new black

cigno-nero-con-becco-rosso-striato
[web photo]

Questa scoperta mi ha lasciata di stucco: il cigno nero è australiano. Lo è sempre stato, a mia insaputa. In Europa è stato importato solo verso il Settecento; in Italia, i cigni neri sono tutti discendenti di esemplari scampati alla cattività, o volutamente liberati. Qui invece sono una maggioranza assai diffusa, insomma la situazione è capovolta, come tutto!

Il fatto che la nostra cultura ne faccia la nemesi del cigno bianco mi aveva dunque portata fuori strada. La fine che fa Natalie Portman in quel filmaccio, strizzata nel suo tutù nero scintillante di disagio, non aiuta a disfarsi dei pregiudizi. Eppure nemmeno gli Aborigeni amavano il cigno nero, credendolo parente del Diavolo. Ma per beffa, oggi l’emblema della capitale Canberra vede proprio due cigni, dove ovviamente quello bianco sarebbe il “nuovo” popolo, quello nero i cari Aborigeni!

Esiste persino una teoria degli eventi del cigno nero, che si occupa di quegli eventi spropositatamente imprevisti e di grande impatto collettivo, difficili da elaborare proprio perché non assomigliano a nient’altro, e che però riescono a far deviare la direzione della Storia. Un po’ come il mio Bataclan personale.

Il sugo della storia è che il cigno nero è come l’accollo: tutti vorrebbero sbolognarlo a qualcun altro, per di più non in virtù di un qualche negativo tratto caratteriale – poiché è una bestia tranquilla, e pure vegetariana! – ma giusto a causa del suo pigmento. Ora, non mi lancerò nella filippica che vi aspettate, di cui sono sicura che non avete bisogno, così come di una polemica antieurocentrismo. Dirò solo: finiamola. Il nero è un colore puro ed eterno, sta bene con tutto, snellisce, copre le macchie… insomma, per gli accolli sarebbe ora di passare all’arancione.


IL PIED BUTCHERBIRD – il macellaio canterino

uccello-pied-butcherbird-primo piano
[web photo]

L’epiteto – che poi è un nome – non rende giustizia a questo uccello dai grandi contrasti: è considerato un macellaio, sì, ma anche la voce più sublime dell’intera fauna ornitologica australiana. Jekill & Hyde.

Non appena cattura una preda, la sbatte tra due rami di un albero per incastrarcela, e poi la sventra col suo becco uncinato. Per mangiarla, eh, non come quando gli umani prendono la testa di una bestia e se la piazzano in salotto sopra al caminetto, nondimeno la scena risulta più che cruenta.

Un pied butcherbird in cerca di cibo
Qui avevo solo noci da offrirgli, e infatti le ha snobbate

Allora, forse per ripulirsi dal senso di colpa, il butcherbird si mette a modulare con una tale perfezione il suo canto flautato, che negli anni parecchi compositori, anche internazionali, hanno incorporato le sue note o ne hanno tratto ispirazione. Pare che esista persino un CD, “Absolute Bird”, basato sui canti solisti del butcherbird. Se poi il canto degli uccelli sia musica a tutti gli effetti, la domanda non fa che riportarmi con affetto a quel romanzo in cui ci si chiedeva se i replicanti sognassero pecore elettriche.

Fact: il butcherbird trasloca ogni anno, in un nuovo nido costruito dalla femmina. Gli studiosi hanno trovato anche dei nidi non usati, ipotizzando che questo animale ami fare le cose per bene e quindi faccia pratica su alcuni nidi prima di costruirsi quello per viverci. Questa vorrei che la leggessero quei maschi umani che per principio non leggono mai le istruzioni. Così, sai mai.


IL PICCIONE CRESTATO – pimp my wings

piccione-crestato-australiano-con-cresta-eretta
[web photo]

È la prova che le cose migliori bisogna andarsele a cercare altrove che nel mainstream.

Pensiamoci: su un pianeta dominato dall’inutile piccione grigio, Down Under esiste lo stupendo piccione crestato, discreto, marroncino-grigiolino, con una stilosissima crestina insieme punk ed elegante che sembra indossare malgré lui. Probabilmente ha studiato sia da meccanico che da esperto di scienze della comunicazione, e da un tale mix eterogeneo di saperi ha ricavato il suo atout: le penne truccate! Infatti è anche noto come il piccione dalle ali fischianti (whistle-winged). Con l’evoluzione, due delle sue penne alari (una per lato) si sono assottigliate, in modo che allo sbattere improvviso delle ali per involarsi via da un pericolo, l’ottava penna lasciasse passare l’aria in una direzione tale da produrre un fischio d’allarme dall’inequivocabile significato di “Teliamo!” (perché ve l’ho detto che comunque è un po’ d’antan). Suono che, se prodotto dall’intero stormo, è più fragoroso dell’inconsistenza del governo italiano. Con questa pratica comunicazione non verbale e involontaria, i piccioni crestati possono fare a meno di sgolarsi o di installare dispositivi d’allarme portatili ordinati in un negozio online di Singapore, economici e malfunzionanti.

Raccontato così sembra facile, ma per scoprirlo qualcuno ha dovuto catturare decine di piccioni, tagliar loro l’ottava penna (che sarebbe ricresciuta nella stagione successiva) e rilasciarli mandandoli a prendersi dei coccoloni in ambiente controllato. Tipo Dio con noi, chissà cosa voleva scoprire.


IL BUSH TURKEY – il re dei tumuli

Bush Turkey, il tacchino del bush
[Credit: JJ Harrison, via Wikimedia Commons]

cartello di divieto di nutrire i brush turkey

Questo tacchino del bush, che razzola liberamente nelle foreste o nelle zone umide (io l’ho incontrato nel pratino accanto a una spiaggia presa d’assalto da un campionato di surfisti), è un ingegnere fenomenale. Per nidificare crea dei tumuli di terriccio, fogliame e altra materia organica, alti anche un metro e larghi fino a quattro (!), dentro i quali la temperatura calda e costante è prodotta dalla vegetazione in decomposizione. Ciò permette l’incubazione delle uova, che più femmine depongono nello stesso tumulo visto che c’è spazio. Il maschio alfa sorveglia attentamente la situazione, e non appena si fa un po’ troppo caldo sbecchetta dei buchini per far circolare un po’ d’aria, poi li ritappa col fogliame quando il termostato nel becco gli dice che è ok.

Un nido che è insieme trono e reggia
[fonte: Birds Off]

I piccoli stanno talmente bene che quando escono dal tumulo sono già sviluppati, con tutte le piume, e imparano a volare in poche ore. Mi stupisce che non vadano a surfare.

Un bush turkey sul prato, con vista mareNon è infrequente che questi uccelli installino il loro voluminoso nido nei giardini suburbani, anche privati; ma gli australiani non se la prendono più di tanto, sapendo che almeno ci saranno in giro meno insetti e rettili infestanti. In fondo sono abituati a ben altro.


BARKING OWL – il gufo che abbaia

Un barking owl, gufo australiano "abbaiante" dagli occhi gialli
[fonte: Wild Ambience, sulla cui pagina è possibile ascoltare il richiamo del gufo!]

Non è un modo di dire, questo gufo (uno degli undici tipi di gufi australiani) abbaia davvero, fa woof-woof, l’ho sentito con le mie orecchie. E pare che quando non abbaia, faccia un verso che si direbbe l’urlo di una donna seviziata, e infatti è anche detto “the screaming lady” (ma questo, molto più raro, per fortuna non l’ho sentito con le mie orecchie). L’Australia! Gli Aborigeni credevano che quel suo richiamo appartenesse al Bunyip, il mostro gigante di cui parlavo qui.

Il nostro gufo ha l’iride giallo ed è incredibilmente espressivo: quando vi nota fa un sacco di facce distorte e inquietanti, contro l’immaginario tradizionale che vede il gufo come un’enigmatica Sfinge degli uccelli. Quando ci siamo osservati, in un parco faunistico, non ho capito se si sentisse Jim Carrey o se lo stesse cogliendo un infarto.

qui è subito prima di vedermi e fare facce assurde

Il gufo abbaiante nidifica nelle cavità dei tronchi di alberi non meno antichi di 150-200 anni, il che sta diventando un problema, perché tra un incendio e una deforestazione non ne rimangono più molti, e scarseggia pure il loro cibo.

gufi sui rami, mosaico

Il barkling owl comunque mangia tutto ciò che come dimensioni va dalla sua taglia in giù. Ergo, occhio alle vacanze in Australia con bambini di pochi mesi. In qualunque caso, lui farà sempre woof-woof, e la sua compagna accorrerà per cena, qualunque sia il menù, con un più acuto eppur delicato wooof, wooof di riconoscenza.


PER UN’ALTRA DOSE DI UCCELLI BADASS:

Aussie Birds 1: la magpie, il cockatoo, il little blue penguin, il rainbow lorikeet, il myna bird;

Aussie Birds 2: il kookaburra, il cockatiel, l’ibis, lo splendid fairy-wren, l’emù;

Aussie Birds 3: il rosella, il cassowary, il pink robin, il superb lyrebird, il pellicano australiano.

Uccello dipinto murales (Brisbane)

 

28 risposte a "Real Badasses: Aussie Birds 4"

Add yours

      1. Nooooo, leggo nella mente! Ho sempre saputo di avere dei poteri! Forse un giorno incontrerò un qualche Magneto (possibilmente in versione Fassbender) che mi aiuterà a controllarli. Comunque non vedo l’ora della tua cosa buffa, io mi aspetto tipo un podcast o similia…

        Liked by 1 persona

        1. Nel lato oscuro della Forza ci sono sempre stata, se poi devo fare il sacrificio di sopportare Fassbender come capo, ce ne faremo una ragione! Dialetto milanese, quindi 🙂 Ho lavorato con i milanesi per tantissimi anni, ci ho fatto l’abitudine. Comunque sarà una rubrica tipo quella del buon Piero, dai. E comunque con il tuo modo di raccontare ti uscirebbe benissimo!

          Liked by 1 persona

        2. Sapevo che mi avresti detto che il lato oscuro della forza lo conosci già! Poi dopo il tuo post su Stephen King (top) non avevo dubbi! 😉 Ps: solo accento, non dialetto! Nessuno me l’ha mai insegnato, e forse è un bene 🤔

          Liked by 1 persona

        3. Qui nella ridente bergamasca invece il dialetto è imprescindibile, lo parlano tutti. Io povera palermitana mi ci sono dovuta abituare! Adesso però c’ho l’ansia da platypus sulla cosa buffa!

          Liked by 1 persona

        4. Certo che da Palermo a Bergamo… Ouch!! Sei stata coraggiosa!! Io a dire il vero sono ostile a tutti i dialetti, in generale proprio, ma diciamo pure che forse sono come la volpe con l’uva, perché non ne ho mai saputo manco mezzo. O perché li percepisco come di una generazione che vorrei oltrepassare. No dai niente ansia da platypus, sennò viene pure a me e non ne usciamo più 😂

          Liked by 1 persona

      1. E lo so che non scappa ma che vuoi farci, ho preso quest’abitudine di svegliarmi e guardare Whatsapp e WordPress aspettando che suoni la sveglia…😖😬

        Mi piace

        1. Il guaio è che mi sveglio sempre 2-3 ore prima…e solo quei due non bastano quindi passo a tumblr, la mail, il reader dei quotidiani ed alla fine mi alzo che sto già rincoglionito a puntino!😂

          Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: