Real Badasses: Aussie Birds 3

Dopo aver encomiato, tra gli altri: l’uccello che ti cava gli occhi, quello che monopolizza il tuo amore, quello che con una risata ti seppellisce e quello che presto dominerà il mondo (nelle puntate 1 e 2 di questa panoramica ornitologica), sono pronta per il terzo appuntamento del mio omaggio. Perché oggi, a Melbourne, il sole autunnale splende disteso e rassicurante, i volatili sono più vivi e animati che mai, e anche grazie al loro accompagnamento sonoro ho trovato lo slancio necessario per affrontare alcuni accolli mortiferi, come spingermi fino all’ufficio postale e far capire a commessi sgomenti che volevo spedire dei documenti in Europa (una faccenda non così semplice e lineare come sembra).

Insomma, ogni scusa è buona per farmi elogiare queste creature canterine, perché Down Under sono simply the best, e rendono la mia vita migliore. Fact.

Ecco dunque un’altra carrellata di uccelli esotici ed esclusivi (nonché meglio funzionanti di un ufficio postale locale), tra quelli che amo di più:

IL ROSELLA

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[Photo: Joseph Van Os/The Image Bank/Getty Images, via Thesprucepets]

Il Rosella è un vivace pappagallo a base rossa, amante dell’interazione e sensibilissimo alla musica. Se lo incontrate su un albero e gli canticchiate un motivetto, smetterà di dedicarsi alle sue occupazioni per restare ad ascoltarvi incantato, con la testina ondeggiante. Una volta, in Tasmania, ai Rosella di un parco faunistico (che vivendo in una pur grossa voliera, dovevano sentirsi particolarmente annoiati), ho fischiettato diverse canzoni, con tanto di balletti di accompagnamento, e mai pappagalli furono più felici: mi seguivano oscillando a tempo, permettendomi anche di far loro i grattini attraverso la rete, e sbattevano ritmicamente il becco, segnale di quando vanno proprio in estasi. Per fortuna in quel momento non passava nessun altro umano, altrimenti ora sarei virale su Youtube.

Fact: i Rosella, di cui esistono varie sottospecie, riconoscono la propria grazie all’odore.

Le mie sottospecie preferite sono due: il Crimson Rosella (nella foto sopra), che con quel piumaggio rosso e viola potrebbe sedurre chiunque, e l’Eastern Rosella (qui sotto), più variopinto e meglio addomesticabile.

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[Photo: Singing Wings Aviary]

Quando un Rosella individua una lei che gli piace, invece che compromettersi la dignità con danze o piroette inquietanti, fa la cosa più semplice ed efficace: le offre del cibo. Way to go! Se scoppia l’ammòre, i due neo-fidanzatini si ritirano per i fatti loro durante tutta la breeding season, con gran disappunto degli amici che non ne hanno più notizie.


IL (“KILLER”) CASSOWARY

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[Photo by Summerdrought, via Wikimedia Commons]

Secondo uccello australiano per dimensioni dopo l’emù, e che come lui non vola (ma a giudicare dalle zampe, trotta), il Cassowary è però molto meno diffuso; inoltre è timido, quindi difficilmente lo incontrerete, a meno che non vi spingiate in qualche rainforest del nord. Ma fate presto, perché ormai è endangered (decisamente una novità!). Nel caso lo avvistiate, noterete subito l’enigmatico casco di cheratina che porta in testa, che nessuno ha ancora capito a cosa serva, un po’ come il nostro quinto dito del piede. E infatti il Cassowary ne ha solo tre, di dita dei piedi (ma artigliate!), con cui sferra calci pericolosissimi. Non fate mai l’errore di infastidirlo, mentre gironzola al mercato della frutta di stagione: scoprireste perché è anche noto come l’uccello killer, sin dal folklore e ancora oggi. Il Cassowary ha inflitto la morte a cani e umani! Se decide di inseguirvi e darvele, significa che proprio ve lo meritate, e non sarò io a difendervi.

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Anche lui, comunque, corre i suoi rischi [Photo by I Love Trees, via Wikimedia Commons/Flickr]

Fact: la femmina Cassowary, una volta deposte le uova, è solita abbandonare il proprio partner e il nido per crearsi una nuova famiglia, e così via di nuovo, senza versare alcun assegno di mantenimento. Solo che, essendo femmina, a parità di condizioni si prende più insulti di ogni maschio mai defilatosi.


IL PINK ROBIN

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[Photo by JJ Harrison, via Australian Geographic]

Torniamo a qualcosa di elegante, con questo uccellino leggiadro e delicato. Non l’ho ancora incontrato di persona perché è molto timido e vive nell’intrico di rami e arbusti, e in più è assai bon ton, quindi sa muoversi senza far rumore. Guardatelo, chi non vorrebbe un Pink Robin da accarezzare? Dieci grammi di cuteness e pensieri felici. Lo vedrei bene anche come centrotavola (vivo e cinguettante, s’intende!), insieme a un paio di pigne.

Il Pink Robin è molto all’antica: si rilassa in un piccolo nido muschiato, costruito con gran cura dalla femmina e rifinito con ragnatele, licheni, piume e pelo di altri animali. Nido che, nei casi più riusciti, viene fotografato e finisce sulle riviste di arredamento per Robin. Poiché i ragni e gli altri insetti da servire per cena si trovano soprattutto nel terreno, per comodità la casetta del Pink Robin è a piano terra, al massimo a 30 cm di altezza, nei cespugli. La mamma nutre i piccoli e il papà pensa a guadagnare la pagnotta: francamente, la loro appare una vita così rétro, laccata e perfetta da farmi sospettare qualche dramma segreto e sotterraneo, ma a noi non è dato saperlo. E allora continuiamo pure a immaginarceli così, puri come dei cherubini.


IL SUPERB LYREBIRD

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[Photo by Fir0002, via Wikimedia Commons]
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Web photo

Questo uccello, uno dei più antichi e conosciuti d’Australia – tanto da decorare la monetina da dieci cents – è scarso in volo e se può lo evita, ma ha ben altre doti. La sua voluminosa coda ricordava una cetra (o lira, lyre) ai primi uomini che lo osservarono, che lo disegnavano come in questa illustrazione.

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Web photo

Lui è ben conscio di questo fascino classico e intramontabile, e ne approfitta durante i suoi rituali di seduzione, i quali ancor più che sull’estetica si fondano soprattutto su uno strabiliante mimetismo vocale. Il Lyrebird è in grado di imitare non solo il richiamo di una ventina di altri uccelli (video), compresa la complicatissima risata del Kookaburra, ma anche svariati suoni umani o meccanici, come l’antifurto di una macchina o il sound di un videogame.

Detto tra noi: a lungo lo ritenevo un po’ come quegli umani sprovvisti di personalità, che assorbono i tratti di chi sta loro vicino per farsi belli a seconda dell’occasione, ma senza autenticità. Poi però, mi sono arresa anch’io al suo oggettivo talento: provate voi a imitare questo!


Last but not least: IL PELLICANO AUSTRALIANO

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[Photo: Tripadvisor]

Come ogni cosa in Australia, anche il pellicano locale è più grosso: può raggiungere i due metri e mezzo di apertura alare, e guai a finire per sbaglio nella sua scia di volo. Eppure rimane un animale sobrio ed educato, capace di entrare in pescheria e aspettare rispettosamente il suo turno (video), sperando di rimediare del pesce (e anche se la sua dieta è fondamentalmente a base di pesce, non sarà mai così hipster da definirsi pescetariano!).

Croce e delizia del pellicano australiano è il becco. La parte di sotto è espandibile, e lui la utilizza per fare delle grandi boccate di mare (può contenerne fino a 13 litri!), per poi inclinare il collo e fare uscire l’acqua trattenendo il pesce, che ingolla. Dov’è il problema, direte? Pensate a quanta plastica ci sta in un becco da tredici litri. Il pellicano si ingolla pure quella, e questo è un problema, bello grosso.

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D’altronde questo animale, storicamente, non è mai stato particolarmente baciato dalla buona sorte. Pensiamo al Pélican della poesia del francese Alfred de Musset, che ritorna esausto da un lungo viaggio per mare alla ricerca di approvvigionamenti senza riuscire a nutrire i piccoli a dovere, e non appena li rivede schiatta, perché proprio non ce la fa più, e se potesse strapparsi il cuore e immolarlo perché serva da nutrimento lo farebbe, come i poeti di un tempo che offrivano in pasto il loro strazio. Roba da mandare in brodo di giuggiole i romantici, ma per me rimane una roba gore che ogni volta che ci penso ho le turbe (poesia con traduzione qui).


Concludo, anche questa volta, con un uccello che invece non è né particolarmente tipico, né da me particolarmente amato: il cormorano. Che per carità, sarà anche pieno di qualità, ma ogni volta accende in me falsi allarmi e immotivati moti di entusiasmo, subito sfumato. Mi rallegro di aver visto un pinguino là sulle rocce, invece poi, a guardare bene, è il solito cormorano. Such is life.

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[Photo by Julien Carnot, via Wikimedia Commons]

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25 risposte a "Real Badasses: Aussie Birds 3"

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  1. Probabilmente non hai ancora incontrato ‘l’uccello tempesta’ (Channel-billed cuckoo), la regina del badasses, secondo me, l’uccello più odiato dagli altri. Grande come un’oca, in volo come una croce volante, da vicino squisitamente brutta, i suoi gridi nel cuore della notte avrebbero svegliare i morti. (Go back to sleep! It’s just the storm bird!) Arriva in autunno, fa impazzire tutti per sei mesi, poi torna in Indonesia per l’inverno. Inspiegabilmente lei mi piace molto!

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