STRANGE AUSTRALIA

Real badasses: Aussie birds 2

Come sempre quando la mia insofferenza per gli esseri umani è alle stelle, scriverò di creature di ordine superiore: le bestie.

Aspettando di trovare conferme empiriche del fatto che io sia un animale finito per sbaglio in un corpo di Homo Sapiens femmina, continuo a rimirare con invidia quadrupedi, pesci, volatili & Co., sognando di essere come loro e di poter liberamente grugnire, soffiare e starnazzare a fronte dell’ennesimo umano molesto.

In questo seguito del mio post sui più bizzarri uccelli del mio attuale habitat australiano, vi presento brevemente altri cinque stupendi volatili locali che qui è possibile incontrare quotidianamente (o quasi). 🐦


Iniziamo dall’uccello simbolo del continente australiano (spesso mascotte, totem, e protagonista di giochi e canzoncine, giunto persino a un nostrano Zecchino D’Oro):

IL KOOKABURRA

Nome completo (da una lingua aborigena oggi estinta): Laughing Kookaburra, o Kookaburra Sghignazzante.

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[Photo credit: Henry Caraoa, via The Nature Conservacy]

Cos’ha da sghignazzare, questo uccello tarchiato e dalla testa enorme rispetto al resto del corpo? Il kookaburra ha fatto sua una saggia legge di natura: invece di avere a che fare con il prossimo for whatever reason, è meglio tenerlo alla larga con intimidazioni vocali, e preservarsi da ogni rogna. Il kookaburra dunque, per prevenire invece che curare qualsiasi accollo, si lancia nella sua famosa lunga risata satanica, rauca, territoriale e inconfondibile, gonfiando tutto il gozzo, disincentivando così chiunque dal prendere ogni iniziativa che lo coinvolga. Funziona, perché nessuno osa disturbarlo, anzi è un animale assai rispettato. Anche dai figli: i primi nati della nidiata aiutano ossequiosamente i genitori (monogami per la vita) a mandare avanti la baracca e a difenderla. Tutto ciò fa molto profondo Sud dei bei tempi andati, mancano solo una lupara e un bel cartello “Difendi la Famiglia Tradizionale!”. E per scongiurare il sospetto se parenti = serpenti: il Kookaburra, i serpenti, nel dubbio se li mangia!

Ecco il kookaburra che ride:


LA CALOPSITTA (Cockatiel)

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[Photo credit: Ken & Nyetta/Flickr, via Petcha]

Questa bestiola color giallo diluito e grigio, dagli occhietti buoni con i suoi due pomellini rossi alla Heidi, vince il premio speciale nella mia classifica dell’adorabilità. Quando i mali del mondo mi assalgono, penso al mio Smoothie e un guizzo di gioia sconclusionata ricompare al mio orizzonte. Da lui vado a fare la mia pet therapy nella voliera dell’orto di quartiere: tra fringuelli, quaglie lamentose, pappagallini di ogni tipo che se ne stanno appartati e diffidenti, Smoothie è l’unico esemplare di calopsitta, nonché l’unico che mi riconosce e mi fa le feste, svolazza sovreccitato al mio apparire e mi mordicchia le dita, soprattutto quando non mi sono lavata le mani dopo pranzo; per poi passare a rimirarsi felice nel suo specchietto fissato nella voliera e avvicinarsi di nuovo con la crestina tutta appuntita di curiosità. Sta imparando a duettare con me (con un “cip!” a tempo, nelle pause della canzoncina che gli fischietto) e ieri gli ho mostrato come si gioca a “peekaboo!”, lasciandolo interdetto ma già chiaramente intrigato. Per tutti questi motivi, la calopsitta (ufficialmente, parte della famiglia dei cacatua, avendo come loro una crestina erettile) è uno degli uccellini più addomesticabili, nonché più scelti e amati nelle case degli australiani. Sa imparare parole e tricks; può innamorarsi di voi e vedervi come l’altra metà della mela, e mordervi indispettito se non rispondete alla sua corte; ma in mancanza di colpo di fulmine umano potrebbe anche fissarsi su un oggetto inanimato e flirtare con lui, e attaccarvi se glielo togliete per dispetto (ma se ci provate vi segnalo alla LIPU locale).


Dopo tanta stucchevolezza, il suo opposto:

L’IBIS (Straw-Necked Ibis, a.k.a. The Bin Chicken)

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[Photo credit: Dick Porter, via Nzbirdsonline]

Questo grosso uccello dal ricurvo becco nero, lungo e sottile, esiste per ricordarci dell’attrazione, non solo umana ma proprio universale, per il degrado.

Persino Ovidio, che stava sempre un passo avanti anche nel comporre invettive, se ne accorse quando in cerca di ispirazione per un poemetto insultante da dedicare a un ex amico, lo intitolò appunto L’Ibis, dalla passione popolare per l’abitudine di questo animale impuro di spulciarsi il didietro con il becco (d’altronde scommetto che se ci riusciste lo fareste anche voi).

Il che ci testimonia della trasversalità spazio-temporale, oltre che dell’insulto liberatorio, anche dell’ibis, che non esiste quindi solo oggigiorno, né solo in Australia. Down Under però è chiamato con compiacimento “il polletto del cestino” ed è un landmark locale, perché lo trovate abbondantemente nei prati e ovunque ci sia gente che banchetta; ma soprattutto nei paraggi di cumuli di immondizia, in cerca di avanzi di cibo su cui avventarsi come un avvoltoio. Per fortuna non frequenta Melbourne, ma Sydney sì (e si è messo in mezzo mentre nutrivo amorevolmente i cacatua, quindi per me è un no), e tante altre zone, per la gioia dei netturbini, come testimonia questa canzoncina Aussie:

Nonostante le apparenze però, gli australiani amano a tal punto il suo monoespressivo e invadente razzolare, timorato di nulla, da averlo piazzato secondo classificato nell’Australian Bird of the Year 2017. Non capisco perché una figura del genere dovrebbe attrarre, ma siamo pur sempre upside down.


Torniamo alla bellezza con:

LO SCRICCIOLO AZZURRO SPLENDENTE (Splendid Fairy-Wren)

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[Photo credit: Mark Sanders, via Australian Geographic]

Questo scricciolo blu graziosissimo, tondetto e dall’inconfondibile coda all’insù, è un’apparizione preziosa come un’epifania divina. Il nostro primo incontro (per fortuna avevo il binocolo per contemplarlo meglio, visto quanto è piccolo!) è avvenuto sul lungomare vicino casa, in una zona ancora selvatica. Saltellava vispo tra i cespugli, dove ama nascondersi.

Non ho alcun fact da raccontarvi su di lui, semplicemente perché per me è una creatura talmente fatata e magica che non ho nemmeno lo stimolo del ricercatore ad approfondire; mi limito a esclamare “Lo Splendid Fairywreeen!” indicandolo con occhi sognanti, la bocca aperta di meraviglia e la sensazione di avere improvvisamente in testa una coroncina e in mano una bacchetta magica, e che lui si stia trasformando nel mio principe per svolazzare insieme a me tra gli arcobaleni.

Questo discorso vale solo per gli esemplari maschi, perché le femmine sono di un colore molto meno brillante. La vita femminile in cui non ti devi tirare a lucido dev’essere un incanto.


L’EMU’ (Emu)

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[Photo credit: Gwangelinhael, via Wikimedia Commons]

È il più grande uccello d’Australia e se ne sta pure sullo stemma nazionale insieme al canguro, quindi non potevo non includerlo. È un bestione curioso e pacifico, poco sociale pur vivendo spesso in gruppi, nei quali però ognuno si fa i fatti propri. Meglio comunque non indisporlo: può arrivare ai due metri d’altezza e corre fino a 55km/h! In pratica la prossima volta che volete andare in tangenziale a comandare, potete comodamente farlo a dorso di emù, sempre che riusciate a salirci. L’emù ama molto fare il bagno ed è un ottimo nuotatore. Ultimamente un gruppetto di emù è stato avvistato su una spiaggia della East Coast molto popolata da umani insieme ai quali, nonostante la mutua sorpresa iniziale, ha fatto il bagno e giocato a racchettoni a squadre, e nessuno si è scomposto (si trovano persino canguri in spiaggia… anche in questo caso l’emù non voleva essere da meno! È un emù, e giustamente emula).

L’emù è allevato per la carne, l’olio (così dice wikipedia, wtf?) e le piume. Ovvero non ce la facciamo proprio a lasciar stare qualche bestia.


Per finire, ultimo classificato di questo giro: il gabbiano. È come tutti gli altri gabbiani del mondo, ma quaggiù, forse per il diverso magnetismo terrestre, è più accurato. Ovunque vi troviate, il gabbiano australiano vi localizzerà e, dall’alto della sua spocchia, ve la farà addosso. Fact.

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VAI ALLE ALTRE PUNTATE DI REAL BADASSES: 🐦

• Aussie birds (Vol. 1): la gazza australiana, il cacatua, il piccolo pinguino blu, il lorichetto arcobaleno, lo storno triste

Aussie birds (Vol. 3): la rosella, il casuario, la balia ventrerosa, l’uccello lira, il pellicano australiano

Aussie birds (Vol. 4): il cigno nero, l’uccello beccaio pezzato, il piccione crestato, il tacchino di boscaglia australiano, il gufo ululante

Aussie birds (Vol. 5): il giardiniere satinato, la beccaccia di mare orientale, il podargo strigoide, l’oca di Cape Barren, il pinguino imperatore

9 risposte »

    • Sì!! ^_^ Di fairy-wrens ce ne sono molti tipi (splendid, superb, ecc.), questo è il più colorato, ed è davvero così anche se dal vivo è ancora più piccolo di come sembra! E impossibile fotografarlo per bene perché saltella di continuo!
      Dato che abito in una città del sud, per vedere gli uccelli di questo post devo andare un po’ fuori, ma ad esempio quelli che descrivevo nel primo post della serie sono molto comuni a Melbourne! Sono davvero incredibili e non ne avevo idea, li amo moltissimo *_*

  1. Alcuni sono davvero bellissimo, tipo il Fairy wren, altri mi inquietano un po’ di più come l’emù. Tra l’altro il famoso olio d’emù… 😀 Anche se l’uccello australiano che mi inquieta di più è il casuario, ha un’espressione davvero maligna!

    • Lo pensavo anch’io, ma quando ne ho visto uno dal vivo l’ho trovato piuttosto tranquillo, e con quell’elmo buffo perde un po’ la parvenza di killer! Anche l’emù è più inquietante in foto che nella realtà. Il kookaburra invece, per dirne uno, è proprio una maestà, ti guarda dall’alto in basso e ti verrebbe da inchinarti a lui 😀

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