Beccaccia di Mare, Cigno Nero e… Badass Birds 4!

La dose di pennuti di questa puntata di Badass Birds comprende: la beccaccia di mare orientale, il cigno nero, l’uccello beccaio pezzato, il tacchino di boscaglia australiano e il piccione crestato. Ma prima, vediamo perché meritano!

Premessa. Perché parlare di beccaccia di mare o cigno nero?

Semplice: perché qui in Australia non è che ci sia tanto da fare, per chi come me non ama il surf!

E perché quando mi sento sola, mi compare sempre qualcuna di queste bestie per un saluto veloce, simpatico quanto basta per farmi ristabilire la percezione del mondo a testa in giù come non proprio da buttar via.

Per chi avesse perso le puntate precedenti: va bene così, quegli uccelli lì e questi qui non sono parenti. Sono, però, egualmente esotici e altrettanto badass.

Cominciamo. 🐦

La beccaccia di mare orientale, scrutatrice di spiagge

Beccaccia di mare orientale
Credit: Glen Fergus (own photo), Fraser Island, Australia (from Wikimedia Commons)

Anche detta ostrichiere (oystercatcher), la beccaccia di mare sembrerebbe essere una fine estimatrice di ostriche; nella realtà, preferisce il risparmio senza qualità alla qualità senza risparmio, e banchetta con il prezioso mollusco solo raramente (voglio vedere voi, a trovarne). Perché sforzarsi, quando il bagnasciuga è pieno di altri frutti di mare?

È uno degli uccelli che ho visto per primi, perché vivo vicino al mare e lui è appunto un uccello marino, molto diffuso, amante di conchiglie e crostacei.

Con il suo lungo becco arancione con cui ravana tra i sassolini del bagnasciuga, la beccaccia di mare orientale si riconosce da lontano anche senza binocolo, e fa sembrare esperto anche il birdwatcher più in erba. Gli basterà avvistare la sua riconoscibile silhouette bianconera ed esclamare “Oh, un ostrichiere!” per un effetto assicurato. La mia dolce metà può garantire.

Questo pennuto dovrebbe stare simpatico anche per il solo fatto di sopportare quotidianamente i molestissimi gabbiani, oltre ai rifiuti che qualche nostro – ahimè – simile evita di buttare nel cestino.

Esiste in varie parti del mondo con pochissime differenze: perciò, a questo qui hanno aggiunto il titolo orientale. Sorge la domanda: dove si trovava il battezzatore, per definire l’Australia “Oriente”? Non indaghiamo.

Il cigno nero: Black is the new black

Cigno nero con becco rosso e trattino bianco sul becco
web photo

Questa scoperta mi ha lasciata di stucco: il cigno nero (che ha il becco rosso, e un trattino bianco sul becco che non ho ancora capito a cosa serva) è australiano. Lo è sempre stato, a mia insaputa!

In Europa è stato importato solo verso il Settecento; in Italia, i cigni neri sono tutti discendenti di esemplari scampati alla cattività, o volutamente liberati. Qui invece sono una maggioranza assai diffusa, insomma la situazione è capovolta, come tutto!

Il fatto che la nostra cultura ne faccia la nemesi del cigno bianco mi aveva dunque portata fuori strada. La fine che fa Natalie Portman in quel filmaccio, strizzata nel suo tutù nero scintillante di disagio, non aiuta a disfarsi dei pregiudizi.

Eppure nemmeno gli Aborigeni amavano il cigno nero, credendolo parente del Diavolo. Ma per beffa, oggi l’emblema della capitale d’Australia, Canberra, vede proprio due cigni, dove ovviamente quello bianco sarebbe il “nuovo” popolo giunto dal Vecchio Mondo, quello nero i cari Aborigeni!

Esiste persino una teoria degli eventi del cigno nero, che si occupa di quegli eventi spropositatamente imprevisti e di grande impatto collettivo, difficili da elaborare proprio perché non assomigliano a nient’altro, e che però riescono a far deviare la direzione della Storia. Un po’ come il mio Bataclan personale.

Il sugo della storia è che il cigno nero è come l’accollo: tutti vorrebbero sbolognarlo a qualcun altro, per di più non in virtù di un qualche negativo tratto caratteriale – poiché è una bestia tranquilla, e pure vegetariana! – ma giusto a causa del suo pigmento. Ora, non mi lancerò nella filippica che vi aspettate, di cui sono sicura che non avete bisogno, così come di una polemica antieurocentrismo. Dirò solo: finiamola. Il nero è un colore puro ed eterno, sta bene con tutto, snellisce, copre le macchie… insomma, per gli accolli sarebbe ora di passare all’arancione.

Dalla beccaccia di mare all’uccello beccaio pezzato: un macellaio canterino!

Uccello beccaio pezzato, primo piano
web photo

L’epiteto inglese – che poi è un nome – Butcherbird non rende giustizia a questo uccello dai grandi contrasti: è considerato un macellaio, sì, ma anche la voce più sublime dell’intera fauna ornitologica australiana. Persino più intonato della magpie. Una figura alla Jekill & Hyde, insomma.

Non appena cattura una preda, la sbatte tra due rami di un albero per incastrarcela, e poi la sventra col suo becco uncinato. Per mangiarla, s’intende; non come quando gli umani prendono la testa di una bestia e se la piazzano in salotto sopra al caminetto, nondimeno la scena risulta più che cruenta.

Un uccello beccaio pezzato in cerca di cibo
Qui avevo solo noci da offrirgli, e infatti le ha snobbate

Allora, forse per ripulirsi dal senso di colpa, l’uccello beccaio pezzato si mette a modulare con una tale perfezione il suo canto flautato, che negli anni parecchi compositori, anche internazionali, hanno incorporato le sue note o ne hanno tratto ispirazione. Pare che esista persino un CD, “Absolute Bird”, basato sui canti solisti del butcherbird. Se poi il canto degli uccelli sia musica a tutti gli effetti, la domanda non fa che riportarmi con affetto a quel romanzo in cui ci si chiedeva se i replicanti sognassero pecore elettriche.

Curiosità: l’uccello beccaio pezzato trasloca ogni anno, in un nuovo nido costruito dalla femmina. Gli studiosi hanno trovato anche dei nidi non usati, ipotizzando che questo animale ami fare le cose per bene e quindi faccia pratica su alcuni nidi prima di costruirsi quello per viverci. Questa vorrei che la leggessero quei maschi umani che per principio non leggono mai le istruzioni! Così, sai mai.

Il tacchino di boscaglia australiano, il re dei tumuli

Tacchino di boscaglia australiano
Credit: JJ Harrison, via Wikimedia Commons
Cartello di divieto di nutrire i tacchini di boscaglia australiani

Questo pseudotacchino, che razzola liberamente nelle foreste o nelle zone umide (io l’ho incontrato nel pratino accanto a una spiaggia presa d’assalto dai frequentatori di un campionato di surfisti), è un ingegnere fenomenale. Per nidificare crea dei tumuli di terriccio, fogliame e altra materia organica, alti anche un metro e larghi fino a quattro (!), dentro i quali la temperatura calda e costante è prodotta dalla vegetazione in decomposizione. Ciò permette l’incubazione delle uova, che più femmine depongono nello stesso tumulo visto che c’è spazio, senza quindi bisogno di covarle tradizionalmente. Il maschio alfa sorveglia attentamente la situazione, e non appena si fa un po’ troppo caldo sbecchetta dei buchini dall’alto per far circolare un po’ d’aria, poi li ritappa col fogliame quando il termostato nel becco gli dice che è ok.

Tacchino di boscaglia australiano sul suo nido
from Birds Off

I piccoli stanno talmente bene che quando escono dal tumulo-incubatrice sono già sviluppati, con tutte le piume, e imparano a volare in poche ore. Mi stupisce che non si buttino direttamente in acqua a surfare.

Un bush turkey sul prato, con vista mareNon è infrequente che questi uccelli installino il loro voluminoso nido nei giardini suburbani, anche privati; ma gli australiani non se la prendono più di tanto, sapendo che almeno ci saranno in giro meno insetti e rettili infestanti. In fondo sono abituati a ben altro (bestie killer di ogni tipo).

Più stiloso del cigno nero: il piccione crestato

Piccione crestato australiano con cresta eretta
web photo

Il piccione crestato (crested pigeon) è la prova vivente del fatto che le cose migliori bisogna andarsele a cercare altrove che nel mainstream.

Pensiamoci: su un pianeta dominato dall’inutile piccione grigio, in Australia esiste lo stupendo piccione crestato, discreto, marroncino-grigiolino, con una stilosissima crestina insieme punk ed elegante che sembra indossare malgré lui. Probabilmente ha studiato sia da meccanico che da esperto di scienze della comunicazione, e da un tale mix eterogeneo di saperi ha ricavato il suo atout: le penne truccate! Infatti è anche noto come il piccione dalle ali fischianti (whistle-winged).

Con l’evoluzione, due delle sue penne alari (una per lato) si sono assottigliate, in modo che allo sbattere improvviso delle ali per involarsi via da un pericolo, l’ottava penna lasciasse passare l’aria in una direzione tale da produrre un fischio d’allarme dall’inequivocabile significato di “Teliamo!” (perché ve l’ho detto che comunque è un po’ d’antan). Suono che, se prodotto dall’intero stormo, è più fragoroso dell’inconsistenza del governo italiano. Con questa pratica comunicazione non verbale e involontaria, i piccioni crestati possono fare a meno di sgolarsi o di installare dispositivi d’allarme portatili ordinati in un negozio online di Singapore, economici e malfunzionanti.

Raccontato così sembra facile, ma per accertarsene qualcuno ha dovuto catturare decine di piccioni, tagliar loro l’ottava penna (che sarebbe ricresciuta nella stagione successiva) e rilasciarli mandandoli a prendersi dei coccoloni in ambiente controllato. Tipo Dio con noi, chissà cosa voleva scoprire.


VAI ALLE ALTRE PUNTATE DI BADASS BIRDS! 🐦

• Vol. 1, l’inizio: la gazza australiana, il cacatua ciuffo giallo, il piccolo pinguino blu, il lorichetto arcobaleno, lo storno triste.

Vol. 2: l’emù, il kookaburra sghignazzante, lo scricciolo azzurro splendente, l’ibis, la calopsitta.

Vol. 3: l’uccello lira, il casuario del Sud, la rosella, la balia ventrerosa, il pellicano australiano.

Vol. 5: l’uccello giardiniere satinato, la civetta ululante, il podargo strigoide, l’oca di Cape Barren, il pinguino imperatore.

• Vol. 6: la pavoncella mascherata, il pappagallo panciarancio, il germano del pacifico, lacocorita, il piccione dello spinifex.

• Vol. 7speciale pappagalli: il pappagallo ecletto, il pappagallo re australiano, il pappagallo della Principessa Alessandra.


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Lucy the Wombat

Human. Italian. Survived a mass shooting in Paris, moved Down Under for a life reboot. Blogging about Australia, Europe, Italy, beautiful creatures, post-trauma, and this strange world. (Avatar created with: "Le Bouletmaton" by Zanorg).

38 thoughts on “Beccaccia di Mare, Cigno Nero e… Badass Birds 4!

  • 14 Maggio 2018 in 15:09
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    Di prima mattina è un mega mattone da leggere però con te quando comincio poi devo arrivare alla fine!👏 un applauso alla Piero Angela degli uccelli!

    Rispondi
    • 14 Maggio 2018 in 15:16
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      Ahaha! Ma ti ringrazio, però qua col fuso sono le tre del pomeriggio, sconsiglio il post al risveglio, tanto non scappa! 😉

      Rispondi
      • 14 Maggio 2018 in 15:26
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        E lo so che non scappa ma che vuoi farci, ho preso quest’abitudine di svegliarmi e guardare Whatsapp e WordPress aspettando che suoni la sveglia…😖😬

        Rispondi
          • 14 Maggio 2018 in 15:42
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            Il guaio è che mi sveglio sempre 2-3 ore prima…e solo quei due non bastano quindi passo a tumblr, la mail, il reader dei quotidiani ed alla fine mi alzo che sto già rincoglionito a puntino!😂

            Rispondi
  • Pingback: Real Badasses: Aussie Birds 4 | rossotibetano – il passo della volpe

    • 14 Maggio 2018 in 21:11
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      Metà e metà. Di solito sì (altrimenti lo indico sempre), ma sui Badasses finché non mi faccio uno zoom come si deve rimarrò debitrice di JJ Harrison 🙂

      Rispondi
  • 14 Maggio 2018 in 22:34
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    le foto sono efficaci, ma sono i testi venati di ironia e conditi di conoscenza a rendere il post divertente.
    ml

    Rispondi
  • 15 Maggio 2018 in 05:45
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    Non solo la tua descrizione è divertentissima, ma mi sto facendo una cultura! Grazie 🙂

    Rispondi
    • 15 Maggio 2018 in 13:47
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      Aww ma grazie a te!! Mi diverto a dar voce a cose e creature strane… imparo io per prima 😀 Se poi ad altri piace è ancora meglio! ^_^ (E so che capisci perché hai una pagina bellissima, apro sempre i post tutta contenta :D)

      Rispondi
      • 15 Maggio 2018 in 20:41
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        Grazie 🙂 Anche a me succede la stessa cosa! Scrivere è una scusa per approfondire, cosa che probabilmente per pigrizia e mancanza di tempo alla fine finirei per non fare ^^

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  • 16 Maggio 2018 in 00:44
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    Queste tue rubriche mi piacciono da matti. Proponiti agli Angela per portarle in Tv!

    Rispondi
    • 16 Maggio 2018 in 01:16
      Permalink

      Ahahah ma sai che proprio oggi pensavo agli Angela per una piccola cosa buffa che forse farò! 😁😅 😘😘

      Rispondi
      • 16 Maggio 2018 in 01:22
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        Nooooo, leggo nella mente! Ho sempre saputo di avere dei poteri! Forse un giorno incontrerò un qualche Magneto (possibilmente in versione Fassbender) che mi aiuterà a controllarli. Comunque non vedo l’ora della tua cosa buffa, io mi aspetto tipo un podcast o similia…

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        • 16 Maggio 2018 in 01:25
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          Ahahah ti ringrazio per la fiducia (davvero 😍😅), ma nessuno vorrebbe sentire il mio terribile accento milanese! E poi mi verrebbe l’ansia, come il platypus 😅

          Rispondi
        • 16 Maggio 2018 in 01:27
          Permalink

          Quanto a Fassbender/Magneto, pensando a lui non è che la parola “controllo” venga in mente tra le prime… Dillo, che speri che ti porti al lato oscuro! (Cosa più che comprensibile del resto!😁)

          Rispondi
          • 16 Maggio 2018 in 01:40
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            Nel lato oscuro della Forza ci sono sempre stata, se poi devo fare il sacrificio di sopportare Fassbender come capo, ce ne faremo una ragione! Dialetto milanese, quindi 🙂 Ho lavorato con i milanesi per tantissimi anni, ci ho fatto l’abitudine. Comunque sarà una rubrica tipo quella del buon Piero, dai. E comunque con il tuo modo di raccontare ti uscirebbe benissimo!

            Rispondi
            • 16 Maggio 2018 in 01:47
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              Sapevo che mi avresti detto che il lato oscuro della forza lo conosci già! Poi dopo il tuo post su Stephen King (top) non avevo dubbi! 😉 Ps: solo accento, non dialetto! Nessuno me l’ha mai insegnato, e forse è un bene 🤔

            • 16 Maggio 2018 in 01:56
              Permalink

              Qui nella ridente bergamasca invece il dialetto è imprescindibile, lo parlano tutti. Io povera palermitana mi ci sono dovuta abituare! Adesso però c’ho l’ansia da platypus sulla cosa buffa!

            • 16 Maggio 2018 in 02:01
              Permalink

              Certo che da Palermo a Bergamo… Ouch!! Sei stata coraggiosa!! Io a dire il vero sono ostile a tutti i dialetti, in generale proprio, ma diciamo pure che forse sono come la volpe con l’uva, perché non ne ho mai saputo manco mezzo. O perché li percepisco come di una generazione che vorrei oltrepassare. No dai niente ansia da platypus, sennò viene pure a me e non ne usciamo più 😂

  • 7 Maggio 2019 in 23:11
    Permalink

    Brava! Un tema magari non attraente per chi non ha passioni ornitologiche, ma lo hai scritto con una semplicità e un’ironia tali che desta fino alla fine l’attenzione che merita.

    Rispondi
    • 7 Maggio 2019 in 22:58
      Permalink

      Ciao Maria! Ti ringrazio molto, speravo proprio di arrivare anche ai disinteressati 😊🐦

      Rispondi
  • 8 Maggio 2019 in 00:37
    Permalink

    Adoro i tuoi articoli!!
    Però ora ho deciso che il mio nuovo animale preferito è quello con la pinna da pazzo in testa 🤣😍

    Rispondi
    • 9 Maggio 2019 in 08:02
      Permalink

      Vero che è bellissimo? Ce n’è anche una versione da deserto ancora più strana!😂

      Rispondi
  • 8 Maggio 2019 in 02:30
    Permalink

    Vabbè, io voglio un piccione crestato che mi faccia compagnia e che sia anche piccione viaggiatore.
    Potrei usarlo come corriere per i piccoli pacchi, sai che stile?

    Rispondi
    • 9 Maggio 2019 in 08:03
      Permalink

      È vero, farebbe al caso tuo! Proprio vezzoso! 😄😘

      Rispondi
  • 9 Maggio 2019 in 05:51
    Permalink

    Non avevo letto questo post anche se vedo che ha un anno. È stupendo conoscere con te tanti animali per me sconosciuti!

    Rispondi
    • 9 Maggio 2019 in 08:04
      Permalink

      Happy! 😍😄 Gli uccelli australiani non passano mai di moda! 😄

      Rispondi
  • 6 Luglio 2019 in 01:40
    Permalink

    Ero certa che l’avrei trovato: il piccione punk! Ci ha fatto compagnia in tanti campeggi laggiù nell’outback la scorsa estate, che ricordi!

    Rispondi
    • 25 Luglio 2019 in 19:08
      Permalink

      Ma infatti sbaglio o ho letto sul tuo/vostro blog un riferimento a questo meraviglioso animale? O ve ne avevo parlato io e ne avevamo discusso? Comunque viva la spinifex 🙂

      Rispondi

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