Lavorare in Australia: in ufficio tra infradito, Nutella e ologrammi

Lavorare in Australia in ufficio a Melbourne

Lavorare in Australia per molti è il sogno di una vita. Per altri, soprattutto i galeotti ottocenteschi, un incubo.

Come non buttarsi a capofitto nel mondo del lavoro australiano

Con mia somma esultanza, dopo un’attesa palpitante e un’accurata pianificazione fatte di: inoccupazione del neoimmigrato, volontariato compulsivo, stage promettente, allettata depressione clinica, lavoretti sconclusionati, scuola per diploma costosissimo e viaggi a tempo perso, non necessariamente in quest’ordine, ho finalmente un lavoro a tempo pieno dall’altra parte del mondo. La mia maldestra scalata sociale si compie.

Tutto il caffè del mondo

Questo lavoro, incredibilmente, mi piace, non scade, offre prospettive, corrisponde a ciò che ho studiato; e mi è stato offerto, non l’ho nemmeno cercato. Dopo le fasi succitate, unitamente agli sfiancanti trascorsi europei, la nuova quotidianità mi appare come un sofisticato gioco da ludoteca in cui si sta tutti concentrati ognuno sulle proprie caselle tirando i dadi, manipolando denari in fac-simile con il caffè buono gratis, e in più ogni due settimane si passa dal “Via!” e si riceve un bonifico.

Sono, cioè, esterrefatta. La normalità locale è davvero così facile? Perché ad averlo saputo sarei venuta qui a diciott’anni, e ora sarei l’italianissima CEO dell’ufficio alle mie spalle che ordina apposta il secchio di Nutella da piazzare in cucina (un secchio, non un barattolo!) in onore del nutrito gruppo di impiegati suoi connazionali. Oppure non avrei cambiato niente, mi sarei goduta la mia poco ortodossa sequenzialità e oggi sarei comunque l’ultima arrivata, ma con un curriculum per lo meno fantasioso (del quale ogni australiano si dice impressionato, valli a capire) e una beata consapevolezza. Perché dopo tutto questo, andare in ufficio in Australia è la mia vacanza.

Lavorare in Australia: andare a lavoro a Melbourne

Lavorare in Australia: il colloquio commovente

Miracolosamente, il mio ingresso nella piena occupazione è avvenuto senza intoppi o vessazioni. Selezionatori gentili e puntuali, orari e paga esposti già dalla telefonata preliminare, e niente domande illegali su eventuali intenzioni di riprodurmi (alla mia età, con scritto “tic-tac” in fronte, in Italia sarebbe andata che ahahahahah). Non ho nemmeno dovuto mentire su alcunché, ho spiegato che dopo il trauma non potevo più fare quello che facevo prima, e ho voluto/dovuto ricominciare da zero. Ascoltavano e annuivano, perché in Australia cambiare carriera si può, a tutte le età (pure troppo, ma non addentriamoci nell’argomento).

Di certo ha aiutato il fatto che, da queste remote parti, se parli due lingue inclusa la tua sei degno di ammirazione; con tre, passi per genio, e tutti ti fanno il gesto del braccio orizzontale che sale, che significa “farai strada!”, come a un giovane Al Pacino-Scarface dopo il primo crimine.

I primi giorni, dovendo imparare tutto, vivevo nel terrore di sembrare scema; ma poi ho sentito una collega australiana lì da sette mesi chiedere candidamente “cos’è A-B-C?” – che sarebbe come domandare a un cuoco come si fa il soffritto, o a un dentista la posizione del premolare – e ho tirato il fiato.

L’ufficio. Modernità

Melbourne uffici multipiano grattacielo

In cucina, dove Lucy scorrazza mentre sono a pranzo, stazionano un biliardo, un biliardino e un flipper anni Ottanta; c’è persino una palestra, affinché i salariati non trascurino il benessere psicofisico.

Da un angolo, per un tocco di avanguardia pura, Megan Gale sorride da una foto autografata e abbraccia un koala davanti a uno sfondo mal photoshoppato dell’Opera House.

Il venerdì o casual Friday sfilano le variopinte interpretazioni vestimentarie del concetto di disimpegno sul lavoro. Compaiono delle infradito. E a dirla tutta, non solo il venerdì. Shhh.

Lavoro e accettazione dei Misteri

In una mansione dal titolo eufonico di cui ignoravo persino l’esistenza, vivo dunque il felice oblio di me stessa e dei miei granulosi pensieri. Mando e-mail quotidiane a un fantomatico destinatario d’oltreoceano senza saper decifrare, dal nome, se la cortese figura sia maschio o femmina – ho chiesto in giro solo per scontrarmi con un alone di fitto mistero. È un po’ come comunicare con Dio: “Dio, per favore, potresti eseguire questo?”, e lui/lei, da un misterioso luogo e tempo, prontamente esaudisce. (Dall’alta percentuale di risposte positive, deduco che non si tratti del Dio cattolico).

Lavorare in Australia: comunicare giocando

Le telefonate all’assistenza tecnica hanno il sapore della battaglia navale. – “My PC number is LIMA-UNIFORM-CHARLIE-YANKEE” – “(Accento indiano) Ok, please type in: WHISKEY-OSCAR-MIKE-BRAVO-ALPHA-TANGO” – “Oh yeah, it works! Cheers!”, e questa è più o meno l’unica interazione orale che mi tocca ogni tanto (al massimo compro una vocale). Il che mi riempie smodatamente e silenziosamente di gioia.

Lavorare in Australia: multiculturalità

Interazione e solennità

Mando e-mail anche a gente seduta a quattro metri di distanza da me, che invece di alzarsi in piedi e comunicarmi a voce la risposta sì/no, mi scrive:

“Cara […],

(se di venerdì): Buon Venerdì! (Esiste anche l’inspiegabile variante ‘Buon Lunedì!’)

Eccoti la risposta: sì (/no).

Grazie,

Cordiali Saluti”.

Lavorare in Australia: colleghi ologrammi

Melbourne installazione davanti agli uffici

Tutti sono estremamente gentili, dicono “per favore ” e “grazie ”. Dev’esserci però, da qualche parte, un trasformatore olografico di cui sono all’oscuro, che rende trasparenti le persone. Infatti basta sedere a due scrivanie di distanza, che l’etichetta non prevede più che ci si saluti/rivolga la parola. Ora, è vero che la mia asocialità di depressa-e-ferita-dagli-umani-in-incognito non disprezza l’assenza di tentativi di interazione, e in pausa pur di non dover partecipare a un eventuale small talk sfodera un romanzo di ottocento pagine, ma questa diafanità collettiva è troppo. Qualcosa non va.

Ogni mattina, all’ingresso di ciascun collega che mi si viene a sedere di fronte senza una parola, vorrei strapparmi via la giacca, trasformarmi in un feroce Hulk e urlare, battendo i pugni sul tavolo: “Perché non dite Buongiorno/Arrivederci (e poi nelle e-mail siete zuccherosi)?!?!? Che problema avete?!?!?”.

A quella di fronte a me, una volta ho azzardato un “Come va?”, ha risposto: “Bene.” Hic est.

Se avete problemi alle corde vocali o siete affetti da sordità o mutismo, potete fare il mio lavoro.

All’uscita, tutti fanno la stessa strada, ma nessuno la percorre insieme a qualcun altro. Per me personalmente va anche bene, perché mi interessa solo il lavoro e non il dover parlare di me, ma sociologicamente c’è un problema.

Colleghi scomparsi

Melbourne palazzi e uffici. Antico e moderno

Oltre la trasparenza: ho chiesto dove sia andato il tizio che occupava il mio posto, mi hanno detto che è morto. Giustamente. Dovevo arrivarci. Lucy, acquattata sotto la scrivania, ha sbadigliato, mentre in risposta decoravo la mia postazione con foto di bestie per marcare il territorio.

Il responsabile invece ha appena dato le dimissioni per ritrasferirsi su nell’umido Queensland tropicale natio. Un posto che io, a viverci, mi appenderei a una palma importata dopo tre giorni; lui invece ne parlava con gli occhi luccicanti. “C’è un nuovo stadio!”. E ancora: “C’è sempre il sole! C’è un fantastico stadio! Il bel tempo! Lo stadio! Melbourne is crazy!”, e questo è quanto. Sparito, e il giorno dopo non si parlava più di lui. Ologramma spento.

Calma e autodisciplina

Partito il responsabile mi aspettavo l’anarchia; invece tutto procede placido e autodisciplinato come sempre, come il fiume di Eraclito prima che arrivasse Eraclito a dire che quello lì in realtà non era già più lo stesso fiume. E visto che tutto scorre così tranquillo, l’annuncio per il rimpiazzo non è ancora nemmeno stato pubblicato. La gente arriva e va via puntualissima ugualmente.

Lavorare in Australia: e poi?

Ecco, la normalità dovrebbe essere all’incirca questa qui.

Grazie al nuovo stipendio, finalmente posso fare cose a cui finora non osavo neanche pensare, tipo Spotify Premium, prenotare il teatro e la spa o mettere via i soldi per vedere la Grande Barriera Corallina, sempre se a furia di rimandare non si sbianca tutta prima.

Sulla strada dell’ufficio arriva l’odore del mare. I pappagalli si fermano a rosicchiare le aiuole. Quindi mi domando: la gente vive così tutta la vita? Vive, ama, lavora e crepa? E poi?

Lavorare in Australia: uscire e trovarsi su un lungofiume con grattacieli

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Lucy the Wombat

Human. Italian. Survived a mass shooting in Paris, moved Down Under for a life reboot. Blogging about Australia, Europe, Italy, beautiful creatures, post-trauma, and this strange world. (Avatar created with: "Le Bouletmaton" by Zanorg).

137 pensieri riguardo “Lavorare in Australia: in ufficio tra infradito, Nutella e ologrammi

  • 22 Febbraio 2020 in 19:36
    Permalink

    Lucyyyyyyyyyy SONO STRAFELICE PER TE!!!!!! DI CUORE SEMPRE E TANTO. Sei grande gioia.

    Rispondi
      • 3 Marzo 2020 in 18:34
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        Intanto tantissimo auguri e dell’Australia che dire mi stupisce sempre di più. Se il lavoro procedesse come lì anche in Italia forse avremmo qualche possibilità di salvare il nostro paese dal declino

        Rispondi
        • 9 Marzo 2020 in 14:07
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          Grazie, Silvia!! Qui è tutto molto più nuovo, molto meno saturo… fattori che tengono più lontano il declino. Per ora.

          Rispondi
      • 11 Marzo 2020 in 20:59
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        Non so dove aggiungere il mio compiacimento e i miei auguri per te che per tante analogie mi ricordi la mia esperienza americana di lasciami ricordare 28 anni fa.
        Sono tornata nonostante mi trovassi molto bene perché mi sono domandata un certo punto dove volessi costruire la mia famiglia.

        Augurissimi🌷🌷🌷🌹🌹🌹

        Rispondi
        • 15 Marzo 2020 in 17:44
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          Grazie mille, Sherazade 🙂 Per me è facile da quel punto di vista perché una famiglia la ho già, ma capisco bene cosa intendi. Un abbraccio!

          Rispondi
  • 22 Febbraio 2020 in 19:37
    Permalink

    E poi niente. That’s all folks! Isn’t it wonderful (sarcastic mode on)…?

    Rispondi
    • 22 Febbraio 2020 in 19:54
      Permalink

      Per me anche sì ma io non faccio testo 😀 Il mondo britannico ha i suoi lati oscuri!

      Rispondi
  • 22 Febbraio 2020 in 19:43
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    Hai cambiato tema del blog in “lettere dal paradiso”?
    Good job, Lucy!

    Rispondi
  • 22 Febbraio 2020 in 20:02
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    La Barriera Corallina è già bianca, morta e sepolta, tranquilla.
    Per me ha ragione il Banana Bender, il Queensland è il top. 😁

    Rispondi
    • 22 Febbraio 2020 in 20:09
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      Dici? Ma non per viverci, dai! Poi con quell’umido, signora mia! 😀
      Per il Reef effettivamente ora occorre informarsi bene prima di andare, perché certe zone sono morte. E’ terribile 🙁

      Rispondi
  • 22 Febbraio 2020 in 20:07
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     Vive, ama, lavora e crepa. Ma sempre in fiumi diversi direbbe il buon vecchio Eraclito. Che poi vanno a finire nello stesso mare!
    Bella pe’ te amica mia, come diciamo noi sotto ar Cuppolone. Sono proprio contento di leggerti così!

    Rispondi
    • 22 Febbraio 2020 in 20:11
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      Romolo!! Guarda, sono così nostalgica che ora mi piace pure l’accento romano. Pensa te! Ahah ❤

      Rispondi
      • 22 Febbraio 2020 in 20:13
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        Ehhhh nostalgia canaglia! Però dai, con tutti i soldi che ora guadagni, magari le rimpatriate saranno più frequenti!

        Rispondi
        • 22 Febbraio 2020 in 20:20
          Permalink

          Ma sai che riflettendo sui giorni pensavo che invece non mi conviene per un po’ tornare in Europa, perché ora che sono meno libera preferisco fare qualche viaggio qui… Metti che poi un giorno scappo da quaggiù e non torno più, almeno avrò visitato il più possibile! Per il mondo civilizzato c’è sempre tempo perché è casa 😉
          Io comunque ti aspetto eh!!

          Rispondi
  • 22 Febbraio 2020 in 22:23
    Permalink

    Felicitazioni grandissime!!!
    A quella stramaledetta roulette della vita a cui giochiamo compulsivamente ogni tanto si deve pur vincere: lo dice la statistica.
    E comunque con la vita sei ancora a credito (ma tu a questo non pensarci).

    Rispondi
    • 22 Febbraio 2020 in 20:25
      Permalink

      Che cosa carina che hai scritto, grazie!!
      Che poi io mi considero sempre una persona fortunata. Anche nella sfiga 🙂

      Rispondi
  • 22 Febbraio 2020 in 22:32
    Permalink

    E poi?
    Già. Quesito da un miliardo di dollari.
    A parte questo bruscolino, non da poco, si fa per dire – hai scritto un post che mi sono sorseggiato parola dopo parola.
    Questa tua formula mix “diario personale-reportage” risulta efficacissima per rendere ambienti e società e sistemi e feelings.
    Come in ogni cosa e campo, il confronto inevitabile con la vecchia Europa rivela pro e contro. Viene da pensare al solito bicchiere mezzo pieno.
    Concludo facendoti i miei complimenti.

    Rispondi
    • 22 Febbraio 2020 in 20:44
      Permalink

      Ciao Guido! Grazie mille per aver letto e per il feedback!! 🙂 Anch’io scelgo di vedere il bicchiere mezzo pieno, semplicemente perché se ci sei dentro non ha senso fare altrimenti. Ultimamente mi chiedo: sentirsi a casa dappertutto è una sensazione reale? O significa non sentirsi mai a casa da nessuna parte? E insomma, domande così, gratuite 🙂

      Rispondi
      • 23 Febbraio 2020 in 03:04
        Permalink

        Anch’io ragiono col bicchiere come te. E quanto a domande gratuite, non me ne faccio in merito a luoghi-casa, che la mia casa è Milano e basta, questione indiscussa, ma me ne pongo comunque e di altro genere da auto-intrappolarmi senza via d’uscita. D’altronde pare che sia destino umano avere un rovello, che se per caso càpita un momento di serenità, questo suscita “l’invidia degli Dei” (espressione rubata a una cara amica) i quali Dei provvedono all’istante, se non con fulmini e saette minimo con un brufolo sul naso…

        Rispondi
        • 23 Febbraio 2020 in 21:16
          Permalink

          Rovello è una parola bellissima che cercherò di non scordare (quante ne sto scordando?!?), e l’invidia degli Dei, ahimé, è reale!

          Rispondi
  • 23 Febbraio 2020 in 00:07
    Permalink

    Cuoro ❤
    Io mi metterei insieme a Lucy sbadigliante, sotto la tua scrivania. Un libro, un thermos di thé ed un cuscino. Se posso attingere anche io al cesto di Nutella, vi faccio le fotocopie e vi porto il caffé.

    Rispondi
    • 22 Febbraio 2020 in 22:59
      Permalink

      Ma la scrivania accanto alla mia, quella del tizio sparito in Queensland, è rimasta vuota! Vieni proprio lì!!

      Rispondi
      • 23 Febbraio 2020 in 02:45
        Permalink

        E’ vero, accidenti!
        Il tempo di tirar fuori la valigia dall’armadio e mi avvio 😉 Però voglio una Lucy personale.

        Rispondi
        • 23 Febbraio 2020 in 21:17
          Permalink

          Avresti l’imbarazzo della scelta. Le scrivanie sono grandi e c’è spazio per le bestie personali. :)) ;**

          Rispondi
  • 23 Febbraio 2020 in 01:53
    Permalink

    La Ragazza Meraviglia si ritrovò nella bolla temporale dove tutti erano gentili ma posticci: ti aiutavano ma non ti cagavano di pezzo.
    Un esercito di androidi fingeva di essere umani, però umani non erano, né mai lo sarebbero stati. Lei era l’unica umana lì dentro, tanto che per farsi compagnia, come prevedendo quello a cui sarebbe andata incontro, si era portata appresso uno dei suoi simpatici, sonnacchiosi animaletti tenerosi domestici.
    Aveva pregato con tutte l’anima per un avvio soft, con pochi contatti umani e poco stress, certo, ma questo era talmente esagerato che quasi la indignava.
    Lei era l’anomalia. Perché lei?, si domandava incessantemente. Perché lei era l’umana più normale di tutti in un mondo di affettate artificiosità umane.
    Philip K. Dick si sarebbe subito innamorato di lei, l’avrebbe fatta la sua eroina senza starci a pensare nemmeno un secondo.
    Comunque la Ragazza Meraviglia accolse quella sua nuova straordinaria e inimmaginabile realtà senza corrucciarsene troppo (che sennò sentiva che avrebbe fatto la parte di quella che non era mai contenta di niente).
    In fondo aveva esattamente quel che desiderava, oltre le sue più rosee previsioni. Era il luogo perfetto per lei, in quel momento.
    Poi forse un giorno non le sarebbe più bastato. Allora avrebbe abbandonato Finta-Siti mandandoli tutti repentinamente affanculo.
    Oppure no. Quel lavoro alienato se lo sarebbe fatto bastare all’infinito concentrandosi e approfittando dei numerosi vantaggi ottenuti nel tempo libero.
    Così la Ragazza Meraviglia se la godeva. Oh sì!, stavolta decise di godersela proprio fino in fondo.
    C’è vita su Marte?, si chiese quel giorno prendendo la sua Lucy in braccio, spegnendo il computer, dopo aver attaccato la gomma da masticare sotto la scrivania come emblematico, supremo gesto di insubordinazione per vedere se qualcuno avrebbe osato dirle qualcosa, avendo imparato a ignorare l’impalpabile gente intorno a lei, come la gente ignorava seraficamente lei.
    :-* ❤

    Rispondi
    • 23 Febbraio 2020 in 21:23
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      Ma tutto questo è bellissimo!! Tanto tanto love!!! Grazie!! *__*
      Il dettaglio della gomma poi vince tutto. :))
      (Quanto al mio essere, al momento, soddisfatta, va anche detto che in Italia e pure in Francia, lavorativamente parlando, ho spesso avuto a che fare con gente talmente molesta che ora questi droidi mi vanno benissimo. Però davvero, in sé è una cosa agghiacciante :D)

      Rispondi
      • 24 Febbraio 2020 in 18:31
        Permalink

        L’Australia credo sia un ottimo posto per lavorare (me lo disse anche un mio amico che ci andò in viaggio di nozze, facendosi pure un giretto in Nuova Zelanda), ovvero per far soldi, ma effettivamente è un altro pianeta! E’ tutto diverso! Compresi i rapporti umani!
        Già la stranezza del tappo delle birre che si svita, ora questo… ;-D
        E a proposito del Signore degli anelli (monte Fato in un posto di cui sopra), ti do questo aggiornamento: qui a Roma gli “anelli dell’umore” non si trovano. Ho chiesto anche nei negozi dei cinesi (sì, ho messo a repentaglio la mia vita pur di venire a capo di questa spinosa faccenda) ma non ce li hanno neppure loro, che vuol dire che al 99,99% a Roma non ci sono. Certo potrebbero trovarsi dei residuati in qualche caratteristico negozietto del centro, che però la mia pigrizia mi impedisce di visitare per non fare troppa fatica…
        Ciao! Tienici aggiornati sugli animaletti e il lavoro. 😉 :-* ❤

        Rispondi
        • 25 Febbraio 2020 in 06:37
          Permalink

          Ahah prova al mercato!! O forse a Rimini!! 😁 Ma te l’ho già detto che io invece me lo sono comprato? Con tanto di foglietto esplicativo che dettaglia mille umori diversi… Anche se l’anello al massimo cambia tre colori. Però mi sento quindicenne again quando lo indosso 😂
          Effettivamente l’ho sempre percepita e sentita questa cosa che in Australia il valore supremo sia fare soldi. Che altro gli resta, se la socialità fa schifo?? Il primo fattore di morte tra i 15 e i 45 anni è il suicidio! (Dato relativo perché sulla popolazione giovane è chiaro che al massimo sono fattori particolari a contare, ma cmq!).

          Rispondi
          • 25 Febbraio 2020 in 19:05
            Permalink

            Di certo non vado fino a Rimini a cercarli (immagino tu abbia voluto alludere alla canzone di De André 😉 ) anche se Riccione, che è proprio lì vicino, lo ricordo con molto affetto e ci ho trascorso diverse vacanze aumentando ogni volta di peso (si mangiava molto bene e le razioni erano extra large). 🙂
            No, non me lo avevi detto, anche se sapevo di averti fatto tornare questa voglia. Che poi penso che il fatto che cambi di colore sia relativo, cioè per me conta molto di più il design dell’anello! 😉
            Quella statistica che citi è molto esplicativa. Credo che in alcuni paesi nordici (tipo Svezia) le cose possano stare più o meno così, ma lì hanno meno sole (che si sa che influisce sull’umore). Invece qui, la prima causa di morte in quella fascia sono gli incidenti stradali…
            A proposito, sai che l’italia ha la qualità dell’aria peggiore in Europa, compresi i pesi più disagiati?

            Rispondi
            • 25 Febbraio 2020 in 17:18
              Permalink

              Non lo sapevo 😱 Ma come?? Beh che ormai ci metterei dentro anche noi, tra i paesi più disagiati, è tempo 😅

    • 23 Febbraio 2020 in 21:51
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      Carissima ti aggiorno sugli usi italiani, ormai anche qua salutare e dire buongiorno/buonasera sta diventando un lontano ricordo. Il telelavoro sta prendendo piede e ogni tanto si materializzano colleghi in camicia e cravatta ma sotto non si sa. I tuoi racconti sono divertentissimi, sono contento che ti sia sistemata, cura bene il vombato. Ma non è che nei piani inferiori c’è una prigione dove vengono buttati i colleghi che non si vedono più, magari per un piccolo sbaglio? Interessante il manifesto con Megan Gale, mi fa pensare che tu sia in un ambiente sano, bene!

      Rispondi
      • 23 Febbraio 2020 in 21:30
        Permalink

        Gio, grazie!! Effettivamente un po’ temo che dietro a tutte queste ottime maniere un bel giorno decidano di mandarmi via senza farmelo intuire 😀

        Rispondi
  • 23 Febbraio 2020 in 03:21
    Permalink

    Buonissimo lavoro, Lucy, buon inizio! Mi sa che ti raggiungo presto! <3

    Rispondi
    • 25 Febbraio 2020 in 06:30
      Permalink

      Sai che sono fan dei mutamenti radicali!! 😍 Se hai bisogno di info scrivimi eh, anytime!!

      Rispondi
  • 24 Febbraio 2020 in 07:25
    Permalink

    Complimenti Lucy, sono felicissima per te ! Sento che il lavoro ti piace e l’ambiente, pur con le sue stranezze, ti permette di lavorare con serenità.

    E’ una meraviglia leggerti, ma più ancora sentirti serena!!!! Ti abbraccio! ❤ ❤ ❤

    Rispondi
    • 25 Febbraio 2020 in 06:33
      Permalink

      Ma ciao!! Grazie mille del pensiero!! ♥️♥️ Sì, effettivamente ci voleva proprio, ed è anche andata bene perché all’inizio sembrava che dovesse toccarmi un’altra mansione nello stesso posto, che poi ho scoperto essere molto meno tranquilla! Yay! 😅
      Bacio!!

      Rispondi
  • 24 Febbraio 2020 in 21:50
    Permalink

    Tralasciando il fatto che non ho capito una cippa di che genere di lavoro tu stia facendo( amministrativo? Tecnico? Marketting?) leggo solo ora perchè fino adesso iper impegnato e ti faccio comunque le mie congratulazioni per questa meta raggiunta! Brava e complimenti, un po’ di stabilità credo proprio che dopo tanto penare te la meriti!

    Rispondi
    • 25 Febbraio 2020 in 06:39
      Permalink

      Grazie grazie caro Claudio!! 😊 Eheh, non è che non hai capito cosa faccio, è che non l’ho scritto 😜 Perché è irrilevante ai fini di tutto quello di cui scrivo in questi luoghi 😁 Mi fa piacere che qualcuno sia rimasto impegnato in giorni in cui la percezione è che si sia immotivatamente bloccato tutto!! 🆘

      Rispondi
      • 25 Febbraio 2020 in 09:02
        Permalink

        E si, ma io sono curioso di default e cerco di immaginarmi le persone che leggo nei loro vari momenti di vita compresa quella lavorativa. Non che sia importante ma mi incuriosisce, e del resto mica uno deve vergognarsi di ciò che fa a meno di lavori disonesti o moralmente deprecabili no?
        PS, ne ho parlato proprio stamane nell’ultimo post: più che sensazione qui è in atto una pandemia mostruosa che ha colpito ed annientato i cervelli o ciò che ne restava. Siamo a livello di follia over the top.

        Rispondi
        • 25 Febbraio 2020 in 12:12
          Permalink

          Già già! Però girano dei meme bellissimi, non trovi? Stanotte non riuscivo a dormire dal ridere! 😅
          (E ci mancherebbe, mica mi vergogno, solo che dico così tante cose di me che devo per forza non dirne altre 😜)

          Rispondi
          • 25 Febbraio 2020 in 14:55
            Permalink

            Si ma così fomenti la curiosità che se una cosa la dici subito, quella viene archiviata, magari (nel mio caso) pure dimenticata e via andare! Invece così…tarliamoci pure eh!😁
            I meme sono in generale una delle cose che adoro, nuova forma di ironia e sarcasmo!

            Rispondi
            • 25 Febbraio 2020 in 16:33
              Permalink

              Sono le nuove barzellette. Solo che oggi la soglia di attenzione da involuti non le permette più. E allora ben vengano i meme 😂

            • 25 Febbraio 2020 in 18:46
              Permalink

              Stamattina mi sono svegliato guardando quello classico con John Travolta che si guarda intorno messo davanti agli scaffali vuoti di un supermercato! 😁

            • 25 Febbraio 2020 in 18:58
              Permalink

              Ahah! Io che ho un senso dell’umorismo brutto brutto sto malissimo con quello di Wuhan (il pupazzo rosa di Bim Bum Bam) 😀

            • 25 Febbraio 2020 in 20:20
              Permalink

              Questa mi è sfuggita! 🙄

            • 25 Febbraio 2020 in 23:27
              Permalink

              😁 impossibile vederle tutte!

  • 25 Febbraio 2020 in 07:03
    Permalink

    Diommioooo che meraviglia! E pensare che qui nel Bel(bel?)paese ci son pendolari talmente sfigati da cercare in un inedito e sicuramente irripetibile spiraglio di smart working causa emergenza una “good side” del panico dilagante da Coronavirus…ahahhaha!

    Compilmenti, complimenti di cuore Lucy, e tanta tanta nvidia nel senso più buono e festoso del termine. Perché sai…io non credo che certi ruoli, certi uffici, certi maxibarattoli di Nutella (ahhaha) arrivino per puro caso. Credo invece che ce le si sia meritati, tutti, con lacrime e sudore. Perciò ora, che ne hai tutto il diritto….goditela, goditela tutta.

    Rispondi
    • 25 Febbraio 2020 in 06:42
      Permalink

      Che cosa bella che hai scritto, grazie di cuore!! ♥️ Leggevo anch’io di questa corsa allo Smart working dove possibile, insieme allo svuotamento di supermercati… Mah??? 🆘🆘

      Rispondi
      • 26 Febbraio 2020 in 03:31
        Permalink

        Ci mancherebbe, è tutto penasto, sentito, frutto di letture compulsive e atnti sospiri al cospetto del tuo bellissimo ( a tratti struggente) diario.
        Ma tornando a queste spettrali lande, qui la situazione è da non credere, nel senso che se non sei in città, a sentirlo raccontare, non ci credi. Ho amici torinsi che nel weekend erano in montagna, a 50 min da qui, e ridevano quando lo raccontavano : “AHAHHAHA ma che dici, noi siam qui che ci facciamo gli spritz, una marea di svedesi appena atterrati e già ‘briuachi….”
        Ecco. Qui, no 😦

        Rispondi
    • 26 Febbraio 2020 in 11:10
      Permalink

      Ciao caro!! 🙂 Ma grazie!! Sono giusto in pausa con il mio romanzone e WP 😁

      Rispondi
  • 28 Febbraio 2020 in 18:45
    Permalink

    E niente, quando leggo i tuoi articoli sul mio paese del cuore vivo un misto di nostalgia e pace interiore, con rabbia e frustrazione. Mi manca da morire l’Australia!

    Rispondi
  • 28 Febbraio 2020 in 21:15
    Permalink

    Sto pensando seriamente di trasferirmi in Australia. Tra l’altro mi sono già riprodotta, quindi non me lo chiederebbero nel colloquio di lavoro, ma per il biglietto aereo e l’armadio nuovo indubbiamente comincerebbe a pesare sulla spesa. Sapevo già che in italia stiamo mille anni indietro a livello di qualsiasi tipo di organizzazione e tutela, ma I’ll tuo articolo me l’ha sbattuto nuovamente in faccia, dando però un opportunità di scelta.

    Rispondi
    • 29 Febbraio 2020 in 22:46
      Permalink

      L’Italia purtroppo è il Male su certe cose… ma basta andare oltralpe o poco lontano e le cose migliorano! Tieni conto che qui gli armadi che trovi di default nelle case sono piccolissimi (dove le mettono le cose?!? Boh!!), quindi ti inciderebbe sì, sulla spesa 😀

      Rispondi
  • 28 Febbraio 2020 in 23:59
    Permalink

    Sono veramente super contenta per te! Finalmente un lavoro che ti piace e ti da sicurezza. Great! Se fossi australiana finirei qui, ma sono italiana e se fossi qui davanti a me salterei e ti abbraccerei e ti bacerei e di direi che dobbiamo festeggiare e farci un aperitivo in centro (corona virus permettendo…). Fortuna tua che sono lontana, ti mando un abbraccio virtuale e attendo sempre con piacere i tuoi racconti!

    Rispondi
    • 29 Febbraio 2020 in 22:45
      Permalink

      Grazie mille Anto cara!! Eccome se ci starei per l’aperitivo e per i bacetti, altro che corona di qua e corona di là 😀

      Rispondi
  • 29 Febbraio 2020 in 01:16
    Permalink

    Che bello tornare a leggerti! Sai rendere interessante e divertente anche una giornata in ufficio con colleghi “ologrammi”. 😉

    Rispondi
    • 29 Febbraio 2020 in 22:44
      Permalink

      Meno male va’! 😀 Comunque, c’è un momento in cui lo diventano tutti davvero: la sera del drink di fine mese in cucina, in cui finalmente compare dell’alcool! 😀

      Rispondi
  • 29 Febbraio 2020 in 20:23
    Permalink

    In bocca al lupo per la nuova avventura! Anche se i colleghi ologrammi sono un poco inquietanti…

    Rispondi
    • 29 Febbraio 2020 in 22:42
      Permalink

      Danke sehr 🙂 Inquietano, già già. Per fortuna che ci sono anche italiani qua e là con cui, data la situazione, è anche piacevole fermarsi a scambiare due chiacchiere (!). Altrimenti sarebbe la trasparenza totale.

      Rispondi
  • 29 Febbraio 2020 in 22:15
    Permalink

    Forse esco dal coro ma io ho provato un’enorme ansia a leggere questo post… tutto così meravigliosamente normale, funzionale e funzionante, luccicoso… era come guardare un fim e aspettarsi da un momento all’altro il colpo di scena… sarà che in fondo sono abituata al casino, all’imprevisto a una meravigliosa disomogeneità (pure in riunione in biblioteca in 4 siamo riuscite ad essere tutte meravigliosamente in disaccordo l’altra settimana… ad andare via tutte belle incattivite… per poi ritrovarsi in totale sintonia programmatica la settimana dopo). Detto questo ovvio che ti auguro gioia e serenità e che sono felice che tu ti stia ambientando e creandoti una tua indipendenza anche economia (che non guasta).

    Rispondi
    • 29 Febbraio 2020 in 22:39
      Permalink

      Ma grazie, Sandra bella! ;***
      No, pensa che io invece non ce la farei con il casino. Cioè, ho lavorato nel casino per tanto tempo, ora ho bisogno di calma e quiete. Quindi questo va benissimo 🙂 Però, ora, non dico che sia un colpo di scena, ma la gente che tratta gli altri come fossero trasparenti non dirmi che è una cosa bella? 😀

      Rispondi
      • 1 Marzo 2020 in 00:49
        Permalink

        Ciao tesoro,
        no, certo che non è bello ma ci sta nell’ambiente che hai descritto… comunque nemmeno io vorrei il casino ma ho sempre avuto titolari idioti che non capivano che se la vita in ufficio era migliore tutto migliorava anche da un punto di vista di produttività… sempre grandi discorsi su aperture mentali di stile scandinavo e poi se osavi usare anche solo una gomma colorata scattava l’urlo selvaggio… quindi meglio essere trasparenti sommersi da splendide gommine colorate e magari pure gommose se poi sanno anche di fragola faccio firma 😀 😀 😀

        Rispondi
        • 1 Marzo 2020 in 20:39
          Permalink

          In che senso una gomma colorata no?
          Comunque hai scritto la verità suprema: con un ambiente sano e positivo la produttività aumenta. Niente di più vero. Noi ad esempio in certi momenti mettiamo addirittura un auricolare con la musica (bassa), e nessuno dice niente perché è qualcosa che aiuta a stare svegli e attivi di cervello, non che distrae! Oppure: la pausa la possiamo fare quando vogliamo, senza comunicarlo a nessuno, basta che stiamo via un’ora. Capito?!? 😀

          Rispondi
  • 1 Marzo 2020 in 01:11
    Permalink

    Che bello che tu abbia trovato un lavoro che ti piace laggiù in Australia! Speriamo che l’entusiasmo dell’inizio si mantenga e che piano piano i colleghi diventino più individui e meno ologrammi

    Rispondi
    • 1 Marzo 2020 in 20:35
      Permalink

      Grazie Virginia 🙂 Speriamo davvero. Le premesse ci sono e io sono (stranamente?) ottimista 😀

      Rispondi
  • 1 Marzo 2020 in 17:54
    Permalink

    e poi….o ti fai piacere quella routine o torni dal punto di partenza di nuovo per uscire dalla routine, DI NUOVO, come sto facendo io. Per non morire dentro.

    Rispondi
    • 1 Marzo 2020 in 20:40
      Permalink

      Sicuramente oggi come oggi non è più pensabile, per i più, fare tutta la vita la stessa cosa. Io ho già cambiato più volte 🙂 Però per ora ho bisogno proprio di routine e tranquillità, quindi spero che duri a lungo!

      Rispondi
  • 1 Marzo 2020 in 21:25
    Permalink

    Leggerti è sempre un piacere. Però continuo a non piacermi la cultura anglosassone e il tuo racconto conferma i miei pensieri. Anche a lavoro siamo persone e non macchine. Tutto perfetto si, ma, a quanto scrivi c’è un prezzo da pagare.

    Se sei felice va benissimo, vivere in Australia può essere stimolante. L’ho vista l’Australia .
    Io credo che l’unica cosa che ti fa decidere di restare in un posto, qualsiasi posto sia trovare con chi ci vuoi stare, poi tutto il resto è noia.

    Buona vita cara

    Rispondi
    • 1 Marzo 2020 in 21:28
      Permalink

      Sono assolutamente d’accordo. Anche per me l’importante è stare con il mio umano, poi qui o là conta solo secondariamente. Grazie Esther ;* ;*

      Rispondi
  • 2 Marzo 2020 in 17:59
    Permalink

    I colloqui all’estero, o fatti da persone che non sono Italiane, sono spettacolari per aprire davvero gli occhi su quello che dovrebbe essere un colloquio di lavoro. Anni fa, venni selezionata da un’americana che mi chiese “perché scrivi che non sei sposata su cv? Non è personale?”.

    Rispondi
    • 2 Marzo 2020 in 17:14
      Permalink

      Ma davvero… Qui non vogliono neanche la data di nascita, perché giustamente si valutano le capacità e le esperienze, non l’età anagrafica in sé!

      Rispondi
  • 3 Marzo 2020 in 01:08
    Permalink

    Wow! Non ci ho capito nulla, ma vorrei approfondire!
    Che lavoro fai dunque? Come mai sei capitata li?
    Ecco, mio fratello è stato un anno in Australia, è tornato esaurito, non gli piace parlare di quel posto, ma dalle sfaccettature ologrammi e quant’altro mi pare di percepire qualcosa! Noi siamo così socievoli, che trovarsi in un collettivo dove si è individuo singolo deve essere frustrante, l’ho ben percepito dal tuo post, partito con una carica estrema e positiva, che non denigrava affatto i precedenti lavorativi, anzi, era uno sguardo tutto al positivo, ma dal centro in poi, sprofondavi, pian piano, sempre più giù come se tutto quello che può sembrare bello e per molte cose lo è, alla fine è triste! O la mia percezione è sbagliata?
    Piacere di conoscerti ☺️

    Rispondi
    • 9 Marzo 2020 in 14:10
      Permalink

      Ciao, piacere mio! 🙂 Mi dispiace per tuo fratello. Di solito chi viene qui per un anno torna appagato ma ci sono anche i casi di chi è felice di rientrare. Io qui non ho davvero di che lamentarmi, ma la carenza di rapporti umani autentici si fa sentire. Quanto al cosa faccio, sono stata vaga di proposito, forse un domani ne scriverò ;))

      Rispondi
  • 11 Marzo 2020 in 00:18
    Permalink

    Ecco, la domanda vera è proprio quella: ma la gente vive davvero tutta la vita cosi? E la risposta aimé è si. Da impiegata d’ufficio in Italia però posso dirti che qui col vicino di scrivania si parla (a volte anche troppo) e che le pause caffè sono ingranaggio della vita quotidiana… e anche da noi, essendo in città di mare, qualche infradito nei mesi caldi compare 🙂

    Rispondi
    • 15 Marzo 2020 in 17:49
      Permalink

      Poi bisogna vedere anche il contesto. Diciamo che da me, dove c’è un dress code e una certa formalità, le infradito non ci azzeccano nulla proprio mai!

      Rispondi
  • 11 Marzo 2020 in 19:13
    Permalink

    Qui la vita inizia spesso con la pausa caffè – senza quella difficilmente si inizia davvero a ingranare. Ma in queste ultime settimane lo smart working ricopre un ruolo di primo piano. E a me piace da morire …. anche io in infradito e nutella.

    Rispondi
    • 15 Marzo 2020 in 17:45
      Permalink

      Spererei anch’io che ci facessero lavorare da casa, la piega sta peggiorando ogni giorno che passa! Anche se credo che per darmi una disciplina a casa e non farmi distrarre, mi preparerei e vestirei esattamente come se dovessi uscire.

      Rispondi
  • 11 Marzo 2020 in 23:53
    Permalink

    Penso che aver raggiunto un obiettivo così gratificante come un lavoro assicurato in una terra lontana sia per lo meno rimarchevole. Se poi la vita è così piacevole… beh aspetto che qui la situazione si calmi e prendo il primo aereo!! Davvero piacevole leggere il tuo articolo.

    Rispondi
    • 15 Marzo 2020 in 17:43
      Permalink

      Ciao Helene, grazie! 🙂
      Vorrei dirti “vieni, vieni”, ma è di oggi la notizia che ogni persona che entra nel continente deve sottoporsi ad auto-isolamento di 14 giorni. Lo so, non c’entra, ma sono ancora in subbuglio per la piega che sta prendendo il mondo.

      Rispondi
  • 12 Marzo 2020 in 03:16
    Permalink

    Aw, i bellissimi colloqui stranieri. Sono stata fortunata perché non ho mai lavorato in Italia ma ho sentito storie che mi hanno fatto accapponare la pelle. Ho sempre fatto colloqui nel Regno Unito e nessuno qui penserebbe di chiederti di matrimonio, figli ecc. La sfera privata non si tocca. Ed anche qui una volta che si finisce, un semplice ciao ed ognuno per la sua strada.
    La staff room è piena di gente che si isola dietro lo schermo del telefonino quindi, da asociale come sono, posso leggere in santa pace.
    La domanda esistenziale alla fine però mi ha portato un’angoscia… Direi che ama e vive sono abbastanza importanti come main goals, no? Aggiungi anche un bel viaggia and I’m sold.

    Rispondi
    • 15 Marzo 2020 in 17:41
      Permalink

      Eh, sì, devo solo capire come organizzarli, i viaggi che facevo prima, con un tempo pieno fuori casa. Però so bene che è un problema da privilegiati. 🙂

      Rispondi
  • 12 Marzo 2020 in 08:52
    Permalink

    Innanzitutto complimento per aver ottenuto senza troppa fatica il fantomatico posto fisso, che anche se non sarà fisso (nel senso di “per sempre”) certamente ti offrirà più di qualche soddisfazione. Certo leggendo ciò che scrivi sul luogo di lavoro e i tuoi nuovi colleghi, non riesco a non pensare che se fossi al tuo posto inizierei a stuzzicarli per vedere se si arrabbiano sempre via email o se sanno dare di matto anche di persona.

    Rispondi
  • 12 Marzo 2020 in 14:46
    Permalink

    Complimenti per il lavoro! Sono proprio contenta per te 😀
    È davvero carina l’idea della nutella. Forse piuttosto del buongiorno d’obbligo che vige qui è meglio il loro far finta di niente!

    Rispondi
    • 15 Marzo 2020 in 17:38
      Permalink

      Dici? Non lo so. Qui ci sono quelli che non salutano e quelli che dicono il buongiorno d’ordinanza. Ma è tutto posticcio! Però una cosa va detta: si lavora bene. La gente non cazzeggia e questo è rincuorante, per essere abituati alla mentalità in cui ad ogni costo si cerca di fregare il sistema.
      Ah, e grazie! :))

      Rispondi
  • 12 Marzo 2020 in 20:05
    Permalink

    Uffi ma io ci avevo pure provato a lavorare in ufficio in AUS! Ma con il mio micro student visa..non c’è stato verso! Però mi sono goduta il campus universitario..e anche lì c’era il biliardo!

    Rispondi
    • 15 Marzo 2020 in 17:35
      Permalink

      Eh, con lo student o hai già competenze e un progetto allargato o è davvero dura inserirsi in un modo decente, d’altronde nessuno vuole investire su qualcuno che pochi mesi dopo se ne va!

      Rispondi
  • 18 Marzo 2020 in 05:02
    Permalink

    Non so che lavoro tu abbia ottenuto, ma complimenti vivissimi! Mi pare di capire che l’Australia sia una sorta di Paradiso perduto, con solo qualche difettuccio (quelli che, due scrivanie più in là, non ti salutano). Per come sono fatta, i difetti descritti sono pregi 😀 Buona avventura!

    Rispondi
    • 18 Marzo 2020 in 13:09
      Permalink

      Grazie Roberta! Non so, di sicuro si vive meglio per tante cose ma Paradiso perduto proprio no, dai 😅

      Rispondi
  • 28 Marzo 2020 in 00:52
    Permalink

    Hai trovato il lavoro per te ! Che meraviglia !! Spero che con questa situazione adesso vada comunque tutto bene e che tu riesca a proseguire il tutto con serenità. Qui in Italia la situazione non è per niente bella, ma vabbè su con la vita , sorridiamo, anche grazie al tuo blog 🙂

    Rispondi
    • 27 Marzo 2020 in 22:55
      Permalink

      Ma grazie 💗 In realtà in una serie di rocamboleschi stravolgimenti, ovviamente collegati alla pandemia, le cose sono già cambiate… Ma sto ancora elaborando il tutto per scriverne! Sorridiamo sempre, nel bene e nel male! 🙃

      Rispondi
  • 28 Marzo 2020 in 11:29
    Permalink

    Ciao Lucy,

    nono conoscevo il tuo blog! Ho letto qua e là un po’ di cose che hai scritto e devo ammettere che hai uno stile sopraffino, un’ironia tagliente e picchi di genialità unici! Mi hai fatto sorridere molto, e in questi giorni di isolamento non è poco! Grazie 🙂

    Rispondi
  • 31 Marzo 2020 in 07:15
    Permalink

    Io ci vivrei in Australia! mi sono trovata benissimo, anche la mia famiglia. E poi lì ho mia cugina e il mio figlio adottivo.
    Sidney…perchè no?

    Rispondi
  • 31 Marzo 2020 in 18:39
    Permalink

    Innanzitutto complimenti per il nuovo lavoro! Soprattuto in questo periodo in cui vorrei andare a lavorare in ufficio, anche a costo di aver a che fare con i peggiori clienti ever, proprio solo per interrompere questa routine. Comunque, questo ambiente mi ricorda tantissimo quello di un ufficio a New York dove sono stata per una decina di giorni come “ospite” in trasferta per il mio pretendete lavoro. Gente che non si saluta quando arriva o quando va via, e poi nelle email sembra la tua migliore amica. Mah, misteri da cultura di stampo anglosassone?

    Rispondi
    • 31 Marzo 2020 in 16:43
      Permalink

      Mi state rassicurando con questi racconti di ambienti affini… Mal comune mezzo gaudio! 😀

      Rispondi
  • 1 Aprile 2020 in 01:55
    Permalink

    Congratulazioni per il nuovo lavoro! La cultura australiana sembra davvero molto diversa dalla nostra, un rapporto così distaccato con i colleghi non fa proprio parte della nostra idea di lavoro. Il lato positivo è che se sei in una giornata no e non hai voglia di parlare con nessuno non devi giustificarti ahah

    Rispondi
  • 2 Aprile 2020 in 17:37
    Permalink

    Come al solito è un piacere leggerti, hai uno stile che adoro. E poi congratulazioni per il nuovo lavoro! Ok ha i suoi lati positivi e negativi, ma almeno hai un secchio di Nutella 😀😀😀

    Rispondi
  • 3 Aprile 2020 in 02:30
    Permalink

    wow, per me che non amo molto il “bavardage” negli ambienti lavorativi sarebbe veramente l’ideale.
    Auguri di cuore per questo lavoro, spero tu possa trovarti bene… nonostante la collettiva trasparenza eheheh

    Rispondi
  • 8 Aprile 2020 in 06:22
    Permalink

    Molto interessante questo articolo… offre una vista su come si lavora in Australia. Immagino per te sua davvero una bella esperienza 😊

    Rispondi
    • 8 Aprile 2020 in 12:15
      Permalink

      Grazie! 🙂 Decisamente sì. Adesso le cose sono in stallo per il coronavirus, speriamo bene per il dopo!

      Rispondi
    • 19 Aprile 2020 in 16:38
      Permalink

      Dunque… io in infradito MAI, solo in piscina (quindi mai 😂😂)… il caffè era buonissimo!! Parlo al passato perché nel frattempo il simpatico coronavirus ci ha lasciati a casa 🤦‍♀️😂😂😂

      Rispondi
  • 29 Aprile 2020 in 07:50
    Permalink

    Intanto felice per il tuo nuovo lavoro!!!! Hai mostrato uno scorcio davvero interessante di uno stile di vita completamente diverso dal nostro. Devo dir la verità, un po’ invidio quest’aria rilassata che traspara dalla tua descrizione 🤣🤣(come vorrei fosse così anche quiiii)

    Rispondi
    • 29 Aprile 2020 in 22:05
      Permalink

      Ti ringrazio! 😊 In realtà al momento non sto già più lavorando lì, hanno tagliato un sacco causa pandemia… ma sto seguendo vari progetti quindi va bene lo stesso 😊

      Rispondi
      • 29 Aprile 2020 in 22:10
        Permalink

        Sei riuscita a rimanere lì comunque? Immagino non sia facile 🥺 .. qui abbiamo la “cassa integrazione” almeno, se solo arrivasse!

        Rispondi
        • 29 Aprile 2020 in 22:54
          Permalink

          In Italia stanno (tutti) facendo sforzi sovrumani, spero che la gente sia aiutata nel migliore dei modi! Io per fortuna ho una residenza permanente e abbiamo un altro reddito in casa (che è buono quindi io non ho diritto a sussidi), però tutti coloro che sono qui con visti temporanei se la son vista piuttosto brutta. Speriamo che torni la normalità quanto prima!

          Rispondi
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