LUCY WANDERS

Elogio anacronistico della Russia e del russo

Non avrei mai capito bene il Vietnam, che ho visitato quest’anno, senza conoscere la Grande Madre di tutti i regni di Spacoland. Ergo, la prendo da lontano, parlando di Russia e di russo!

Scegliamo noi una lingua straniera? O è lei a scegliere noi?

Quando da entusiasta giovincella raccontavo che stavo imparando il russo, l’interlocutore di turno mi immaginava animata da un afflato filosofico, trascendente o almeno hipster o comunista.

Invece la mia triviale verità era solo una: che nell’intensivo decennio della mia formazione di spettatrice hollywoodiana, i migliori cattivi li pescavano quasi sempre dalle fila del sovietismo, e parlavano una lingua spaco che, a sorpresa, vibrava alle mie orecchie come se Mozart, Wagner e Čajkovskij si fossero uniti per creare il brano ultimo e definitivo, da lanciare nello spazio a riprova di una civiltà dotata di senso musicale.

“Lo Schiaccianoci” di Čajkovskij

(Chi non conoscesse i fondamentali concetti di spaco e Spacoland li trova in questo mio post sull’Ucraina).

La percepivo come una lingua piena, onesta e battagliera. Un po’ da gangster resistente, ribelle e criminale ma in fondo dal cuore d’oro; e un po’ romantica, appassionatamente e devotamente infelice. Un’arma infuocata con cui combattere la patina di questo presente posticcio.

Fu una passione ardentemente naturale, come tutte le cose giuste. Mi misi a riempire quaderni in cirillico, a collezionare abecedari e a sfoggiare orecchini colorati a forma di matrioska, acquistati nei peggiori mercati delle periferie di Mosca Nord.

Nel giro di qualche mese, pur restando una novellina, ero in grado di argomentare meglio la supremazia esteticomorale del russo. Qualche esempio (o se volete, appuntamento subito dopo, al paragrafo sui miei disagi russi):

Supremazia del russo

  • In russo non esiste propriamente il concetto di possesso. Per dire che “io ho un panino” si dice, traducendo letteralmente, “presso di me è un panino”. È il panino che si trova lì da me, non sono io che lo posseggo, il rapporto è alla pari. Il russo ha colto il valore della sharing economy secoli prima che diventasse di moda.
  • In russo, le richieste si esprimono con uno schietto e diretto imperativo. Laddove noi al bancone ordiniamo “mi dà un panino?”, “vorrei un panino”, un russo invece direbbe “datemi un panino!” (ci si dà del voi, non del lei). Senza fronzoli: se voglio un panino, dammi un panino, e ci separeremo da amici. Poi, se vogliono essere proprio gentili, lo chiedono per favore aggiungendo “siate buoni!”.
  • Ogni suono immaginabile, il russo ce l’ha. Suoni morbidi e zuccherini come le coccole tra innamorati, suoni duri come i mattoni gelidi e inespugnabili del Cremlino: presenti. Se il russo fosse una persona, sarebbe un antieroe errante, mitico e leggendario per cui struggersi di desiderio, non un signorino qualunque che in bagno legge Men’s Health; ma comunque un antieroe che combatte controvento in tuta Adidas sotto al cappotto di lana, instancabilmente e freddolosamente al servizio dei suoi ideali – con un romanzo stropicciato in tasca e calzini di spugna dentro a scarpe di sottomarca made in Taiwan. Terribile, ma necessario ed essenziale come tutte le cose destinate a durare, e a dissolvere le superfici per arrivare meglio ai nuclei.
Mosca, teatro Bolshoj
  • In Russia, sul classico cartello “Attenti al cane!” c’è scritto, letteralmente: “Abbi paura dei cani cattivi!”. Cuori.
  • L’intonazione della frase russa racconta qualsiasi cosa, dalla forma delle basette di Puškin all’ultimo comma di un regolamento autostradale, con il mistero e il coinvolgimento di una fiaba magica di Natale. Il fatto che poi l’accento russo in italiano sia terrificante è uno di quei misteri inspiegabili che si possono solo accettare come una tragica fatalità.
  • Il russo non teme nessun argomento: dai vermi dei tuberi al potere del cristallo di luna, possiede sempre un lessico adeguato, fine e terrigno. Dal trash alla metafisica, in russo si può, e si argomenterà sempre come se si cantasse da un palcoscenico illuminato da un fascio di luce diamantata.
  • Il russo corsivo scritto a mano è una delle più balorde perversioni umane, una sorta di scrematura degli utenti, una selezione naturale. Chi non è in grado di decifrarlo verrà gettato in un lago ghiacciato in preda a famelici salmoni siberiani, e tanti saluti. Ancora in anticipo sui tempi, il russo ha avuto chiara la necessità di misure contrastive alla sovrappopolazione, e infatti in Siberia son quattro gatti, bontà loro.
russo corsivo scritto a mano
(Foto presa dal web)
  • Il russo, come il latino o il tedesco, si declina in vari casi (sei) (Ho provato a spiegare ciò a un australiano, ho ottenuto in cambio uno sguardo vitreo da preda che si finge morta). Significa che parlandolo non ci si può distrarre, mai, o si manderanno in vacca tutte le terminazioni delle parole, che racchiudono il senso finale. In cambio, a furia di allenare il cervello ad allargarsi come un palloncino, migliorerà la capacità mentale di perseverare. Ecco perché i russi sono da sempre grandi resistenti e grandi speculatori, anche senza saperlo. Sono abituati ai concetti grandi e infiniti, non solo perché abitano una terra grande e infinita, ma anche perché la loro mente può contenerli senza sforzo. E poi, con quel freddo cane, si può solo pensare o soccombere (la terza opzione è bere il sangue caldo di qualche compagno più sfortunato, come raccontava qualche romanzo sui gulag di cui non ricordo il titolo, ma lo sconsiglio).
  • In russo, per dire “candela” e “supposta” si usa lo stesso termine (svičà). L’illuminazione non si sa mai da dove arrivi!

Disagi russi

Avendone abbastanza della teoria, un bel giorno ho preso coraggio. Sono andata un mese a Mosca, da sola. Prima degli smartphone; c’erano giusto pochi internet-café sparsi per la metropoli. Un’epoca oscura.

A sostenermi: un primo viaggetto turistico di ricognizione; quelle poche certezze di cui sopra; e svariate letture atte a compromettere la gioventù (non ditemi che assorbire Dostoevskij nei primi, impressionabili vent’anni di vita sia innocuo! Sono ancora turbata da personaggi disagiati come Kirillov che si uccide per pura logica, Ivan Karamazov che esige il perché dei bambini che muoiono, o Svidrigajlov e quel suo prefreudiano sognarsi i topi, tutti addosso).

Perché ci sono andata? Probabilmente per poter poi biascicare, con il ghigno della vecchia volpe di mare con la benda da pirata sull’occhio: baby, sono sopravvissuta a un attentato terroristico e a un mese a Mosca.

Perché la Russia ti forgia e ti tempra eccezionalmente, sempre se nel frattempo qualche macchina che passa a 150 all’ora non ti investe sulle strisce: allora no, non ti tempra. Al massimo, se ti chiami Lenin, ti conserva nella formaldeide e ti mette in mostra dietro a un vetro a spettatori paganti, che si incodano per ore sotto la neve della Piazza Rossa.

Tutto questo lo affermo non solo rimembrando con orrore le fatiche che mi occorrevano laggiù per sfangarla nel quotidiano, ma anche ricolma di un’inafferrabile affezione, perché l’amore vero sfugge a una totale comprensione. O forse sono masochista, chi lo sa.

Disclaimer: è stato qualche anno fa, forse ora certa bestialità è stata un pochino estirpata. Se avete esperienze recenti raccontatemele!

Icone russe: personaggi tipici

Puškin guarda il cielo di San Pietroburgo

Se siete stati in Russia, scommetto che avete conosciuto anche voi alcuni di questi variopinti esemplari:

  • L’autista ubriaco che mi viene a prendere di notte all’aeroporto, servizio concordato. Guida a 170/h in tangenziale a sei corsie. Davanti all’affronto personale del mio allacciarmi la cintura di soppiatto, alza la voce sdegnato: “Ma che fate? Non serve!”
  • Le truci vecchiette-guardiane dei musei, pensionate dalla fede assoluta nel loro lavoro, che riterrebbero più completo potendo disporre di una mazza ferrata. Una signora si siede per sbaglio su una sedia che fa parte dell’esposizione? Quelle accorrono urlando: “Donna! Che fate?!? Questo è un museo! Un MUSEO!!!”, scacciandola con l’aria di volerla macellare e servire nel borsch.
  • Gli infermieri chiamati a portarsi via la giovane straniera della stanza accanto alla mia, una poverina in preda a convulsioni. Cosa escogitano per rianimarla? Le gridano in faccia sempre più forte “Cosa aveeteee?”. Poi se la portano via a spalla fino all’ambulanza, dritto all’ospedale locale degli orrori. (Pubblicità progresso: in Russia, mai andare senza assicurazione medica! MAI!)
  • La signora dello sportello informazioni che insulta la gente. Alla mia domanda di rispiegarmi un percorso sibila: “Ma ce la fate? Ma siete sorda?!?” – Oookay.
  • Gli impiegati che, dopo l’esperienza di cui sopra, cercano di trattarmi male ma non ci riescono, o perché li zittisco subito, oppure perché proprio li tratto male prima io – necessario a quanto pare per guadagnarmi il loro rispetto.
  • Il popolo della maršrutka. La maršrutka è un pullmino urbano più piccolo di un autobus, con itinerari integrativi e flessibili e fermate su richiesta, adatto a una decina di passeggeri (o a quasi il doppio di russi intestarditi). Le persone, non appena la maršrutka si avvicina, sgomitano e si strattonano, cercando di rimuoversi fisicamente l’una con l’altra per riuscire a salire. I fortunati che trovano posto, per fare il biglietto, fanno passare ciascuno i propri spiccioli di mano in mano fino all’autista, il quale dopo un po’, guidando senza guardare la strada, rimanda indietro le monetine di resto, altrettanto di mano in mano. È tutto un “Passate, siate buoni!” tra sconosciuti che ancora si massaggiano i lividi della lotta. Più esotico di una crociera alle Maldive.
Prezzi di ingresso alle attrazioni: molto più cari per gli stranieri!
  • I vari addetti alle biglietterie che riesco a ingannare facendomi passare per una russa del Caucaso (grazie ad aria di scazzo + imperativi + zero formule di saluto e ringraziamento). Evito così di pagare le gonfiatissime tariffe per stranieri, doppie o triple rispetto ai residenti. Chi mi conosce sa che, nonostante non mi senta mai all’altezza (della vita, proprio), per questa cosa me la tiro tantissimo. Una gioia.

Altre stravaganti attrattive russe

A questo punto di sgradevolezza russa potreste pensare che io sia pazza, invece no. Tolta via la corteccia di ruvida inospitalità nelle interazioni superficiali, chiaramente un test di sopravvivenza per i forestieri, in Russia ho trovato una profondità e un calore pari solo a quelli italiani.

Prospettiva Nevskij, San Pietroburgo

Sì, in giro si respira il fascino dei combattivi retaggi di paese ex comunista, che cerca di tirare avanti nello sforzo di far dimenticare alle masse la nuova oligarchia milionaria, ancora con la retorica della condivisione, dei razionamenti per la prosperità promessa, dei negozietti di riparazioni meccaniche; e con la salvifica consolazione dell’alcool a buon mercato.

Sì, si incontrano innumerevoli cani randagi, sonnecchianti all’ombra di muretti ridipinti da inutili squadre di quindici imbianchini per dieci metri.

Sì, c’è l’acqua calda che in agosto però non c’è, tolta per “manutenzione”. Vogliamo mettere lavarsi con l’acqua riscaldata in cucina nella pentola, che lusso? In alternativa, per una doccia calda si fa mezz’ora di fila nel seminterrato di un edificio di trenta piani. Volendo si consegnano i propri panni sporchi alla guardiana, che li peserà per farne il bucato al chilo. Si allungano mance e regalini qua e là agli inservienti locali, come unico modo per ottenere servizi garantiti solo sulla carta.

C’è quel senso ineluttabile di ruggente vittoria quando qualcosa va bene, e di aspra sconfitta quando non va.

Poi c’è il kitsch. Il kitsch russo finora è stato superato, nella mia esperienza recentissima, solo dal kitsch romeno (argomento favoloso di cui naturalmente scriverò presto).

Ma c’è anche, possente, la Cultura. Perché in tutte le case dove metto piede ci sono un sacco di libri. Perché la gente sa tante cose. Perché se chiedo a un passante come arrivare alla statua di Gogol, lui mi ci accompagna e si mette a parlarmi dei suoi personaggi, con gli occhi tutti illuminati. Perché in certi musei ho pianto di bellezza. Perché ci sono ancora figure dell’arte e della letteratura universalmente amate e rispettate, perché c’è un patrimonio da custodire che è tutt’altro che morto. Perché se anche il potere preferisce gente ignorante, loro certe cose le conoscono.

Gogol che ti mette in soggezione

Ci sono i bambini. Non ne ho conosciuti in viaggio, ma ho fatto volontariato con loro in Italia, erano loro a venire da noi, dall’area russa poco lontano da Černobyl’. Così fieramente e naturalmente russi! Sono loro che mi hanno insegnato davvero a parlare la lingua, infilandoci tante altre nozioni al tempo a me nuove su come funziona il cuore umano. Anche loro avranno un post dedicato, prima o poi.

E infine c’è un’empatia speciale con tutto questo. Con un popolo fatalista, abituato a sopportare, ad arrangiarsi al meglio e ad appassionarsi in modo totale e senza compromessi. Con una dignità e una fierezza che ancora mi fanno sobbollire il sangue nel cuore.

Non so se tutto ciò abbia un senso, decidete voi.

Forse sono solo una testa suggestionabile che si fa dei grandi film mentali. O forse qui in Australia ci si annoia un po’, e allora io vago con la mente a terre lontane nello spazio-tempo.

Ma l’obiettivo l’ho raggiunto: ora posso pensare a raccontare del Vietnam.

Do svidanija! 🙂

(Dal web)

135 risposte »

  1. Al solito più che esaudiente, lavori per Lonely Planet? No, loro non metterebbero mai la tua ironia.
    Non ho esperienze dirette ma un’amica ha lavorato un anno in università a Mosca, trovando più o meno le stesse difficoltà che hai descritto tu.
    I problemi più grossi dice di averli avuti con la spesa, non avendo grande padronanza della lingua si trasformava sempre in una giocata al lotto con preghiera di vincita.
    Non capisco se mi ispiri o meno, ho l’impressione di non avere il tipo di diploma di viaggiatore adatto. Resta indiscutibile il fascino di una filosofia di vita -quasi- immutata nei secoli. E poi c’è ‘Dosto’ ovunque, che uomo!
    Grazie per il tour, sotto con il Vietnam 😀

    • Cheers! 😊 Dosto sempre immortale ❤️❤️ La spesa senza sapere la lingua in effetti è dura, già è difficile tornare a casa con qualcosa di buono conoscendola! (Nei ristoranti si mangia benissimo però!) 🙂

  2. Bellissime foto e articolo interessante a tratti spassoso: tutto molto spartano che rientra nel carattere tipico della Russia, che personaggi! 😂
    Ricordo che quando iniziai a studiare lingue all’università, il russo era una delle scelte più gettonate tra le lingue moderne tanto che i numeri degli iscritti arrivavano quasi a pari con quelli di inglese… E ci credo, direi! Molto affascinante.

    • In effetti il russo nell’ultimo paio di decenni ha fatto il boom, pure troppo, non tutti se lo meritano! 😉

  3. Sono stato a Mosca dieci giorni per lavoro e, purtroppo non sono riuscito a farmela piacere.C’era si del bello ma più che altro mi ha lasciato un senso di oppressione, non saprei nemmeno descriverlo ma era come se avessi di fronte qualcosa di incompiuto. Mi ha impressionato la metro con quelle scale mobili infinite e ancora non ho capito come ho fatto a non perdermi e a non sbagliare mai non essendoci che indicazioni in cirillico! La vodka poi nemmeno mi piace! Primo giorno il primo impatto esistenziale fu nel capire come cazzo si attraversassero le strade multi corsie vista l’assenza di strisce…poi scoprii i sottopassi…va beh!😬 Quando ci andai partii da qui che stavo a meno 5°…impaurito comprai maglie termiche e calzamaglie…arrivai li che c’erano dieci gradi sopra lo zero e mi sono sentito tanto Totò e Peppino a Milano!😂
    Li i pochi russi con cui ho interagito non mi hanno destato simpatia, anzi…ma trent’anni fa, da ragazzo, ebbi modo di frequentare in Italia una compagnia di attori, ballerini e cantanti russi e quelli lì ricordo ancora con affetto.Li imparai delle cose.Mai sfidare un russo a bere.Mai.Io quasi finì in coma etilico, lui continuò per altre due/tre ore passando da vodka a vino a birra(io collassai alla settima vodka!) e salì poi sul palco a cantare come se nulla fosse! I gesti innocqui o con un significato…altrove possono significare altro.Io un giorno sovrapensiero mi misi a battere mano a pugno chiuso contro mano aperta.Lo feci di fronte le ballerine.Non sapevo che significasse ho voglia di trombare!Figura di merda internazionale! Però le feci ridere e conobbi Julia, breve ma intenso amore estivo di altri tempi dove a noi ci avevano insegnato che dovevano avere paura dei cosacchi che sarebbero arrivati a Piazza San Pietro e loro per contro temevano che dopo Napoleone e Hitler/Mussolini presto qualcun altro pazzo li avrebbe aggrediti. E invece, eravamo solo gente che vuole vivere.
    Lezioni di vita che non ho mai smesso di seguire…

    • È tutto bellissimo, adoro! Dai, la vodka è oggettivamente buona! Però a sfidare un russo a bere non ci avrei mai pensato nemmeno quando il mio fegato reggeva 😅
      Comunque ti capisco eh, in dieci giorni hai fatto in tempo appunto a scontrarti con la rudezza che intendevo io… Però vuoi mettere certi malintesi culturali eterni 😄

      • E io son più da ruhm!😂
        Che vuoi fare…ero giovane e incosciente! Che ne potevo sapere allora che quelli sin da piccoli li allattavano a succo di plutonio!😬
        Malintesi a parte le mie figure di merda sono sempre dietro l’angolo…meglio che me ne sto buono buono!😂

  4. Articolo splendido davvero. E mi ricorda il primo anno di Università quando scelsi russo come seconda lingua perché ero innamorata della sua letteratura. Ancora non sapevo le mille sorprese che mi stavano aspettando ….

    • Che meraviglia 😍 Hai continuato? (Ma sai che non mi si apriva il tuo blog per giorni, sin dalla prima volta che volevo farci un giro? Ora ho visto che finalmente riesco ad accedere, non so se aveva a che fare con l’URL o cosa!) 🙂

      • Si! Per un po’ poi ho fatto altro (anche perché università l’ho fatta mooooolti anni fa 🤣). Bello che puoi entrare nel mio blog, grazie! Si, ho scoperto che avevo qualcosa di non corretto nelle impostazioni dell’account 🙄🤷‍♀️ Mi dirai che ne pensi (se hai voglia ovviamente 😅) Grazie !

  5. Non ho parole, compagna. Mi descrivi sempre un mondo incredibile, colmo di bellezza, anche quando è brutto come la fame… Hai voglia a dire “uan coffi” agli americani per farti portare un fottuto caffè, e poi sempre quelli che fanno finta di non capire, seeee… Chissà perché non ti capiscono mai quando stai lì da loro, mentre quando sono in trasferta loro e mi chiedono dov’è la “metro” e io rispondo “sempre dritto”, mi fanno la traduzione istantanea e dicono “straight” (e io penso subito “to hell”!, come in quella canzone dei Clash).
    Ah, спутник путешественника, invece ‘sti russi te dicono “datemi questo fottuto panino, siate buoni (bastardi) e tutto va liscio come l’olio, se non ti accoppano perché gli stai sulla vodka.
    Ah, pankósmio sýntrofo, che poi anche lì le macchine vanno a 150 all’ora, proprio come a Praga, e mi sa che questa della velocità ipercinetica è una prerogativa di tutti i paesi di Spacoland.
    Che poi, compagna giramondo, questi russi sofisticano la realtà dicendo che cani sonnolenti abbandonati a loro stessi sono cattivi. Ah, che faccia tosta che hanno! Prendersela con gli animali indifesi che non possono difendersi!
    Comunque tramite te ho scoperto la verità sul mio medico di base, anzi su tutta la sua loggia segreta massonica di medici: sono tutti crucchi! Evidentemente si sono infiltrati ai tempi della guerra fredda. Poi sappiamo come vanno queste cose: prima vengono, poi cor cavolo che se ne vanno. L’ho capito da come scrivono, si son traditi… Non può essere che così!
    Che Iddio non voglia che mi trovi mai in Russia a chiedere di portare presso di me una candela. Sono sicuro che ne troverei subito qualcuno disposto a infilarmela su per il cu…
    😉 ❤ :-*

    • Ahah speriamo di no! 😄 A livello di non capire i signori del Male rimangono ovviamente i francesi… Fingono di non capire e ti correggono pure quando parli bene! Però l’aneddoto che, non so perché, mi sono dimenticata di citare, è la gente che se per strada chiedi tipo “scusi, dov’è la metro?”, ti ascolta e tira avanti senza fermarsi! Bestie! 😅

      • 😀 Pensavo… Certo che l’hai presa un tantinello alla larga… E dire che dovevi parlare del Viet Nam! 😀 Comunque tornando alla Russia, tendo a pensare che se ti trovi nella tormenta sia un popolo generoso che ti offre di dividere la vodka con loro. Mmm… però meglio non chiedergli della metro a questo punto, delle funivie, dei tram e dei capolinea delle corriere… 😉

        • No, è che in realtà da tempo volevo scrivere il mio piccolo omaggio alla Grande Madre 🙂 Poi in Vietnam ci ho trovato tutta una serie di parallelismi e, non potendone parlare con gli australiani (ah ah ah) mi è venuta voglia di parlarne qui. Però boh, ho tante di quelle bozze su vari posti che non so ancora cosa uscirà next. I russi la vodka te la offrono anche in stazione nella sala d’aspetto! E uno dei motivi per cui vorrei fare la transiberiana, prima o poi nella vita, è anche questo folklore nel condividere food and drinks nello scompartimento 😀

        • Che bello che è il mondo descritto da te. Sembra quasi che l’essere umano non sia quel che penso… Ho ancora nella testa quel tuo post su Berlino (il cui link hai messo su fb recentemente). Dunque tra tutti i posti del mondo, confermi che vorresti viver lì?

        • Sì ^_^ Forse un giorno accadrà, chissà! Tu dove vorresti vivere?
          Comunque è strano quello che scrivi, perché a me l’essere umano fa schifo e il mondo, in buona parte, pure. Forse trasfiguro troppo, non so!

        • Io? In un posto isolato in mezzo la natura. Mi viene in mente l’Irlanda. Pazienza se piove e se non c’è il wifi. In un posto del genere sarei una persona del tutto diversa, credo, perché mi sembrerebbe tutto molto distante da me.
          Trasfiguro? Beh, se visitando un museo ti commuovi fino a piangere, vuol dire che tu hai perlomeno una sensibilità che ti fa vedere la parte bella della vita, e anche dell’essere umano, di conseguenza. Se facciamo a chi odia di più l’essere umano vinco io, piccola! B-)

        • Odi l’essere umano? Io non credo di odiarlo, diciamo che lo schifo e lo temo, sono sfumature diverse 😀 Ottima risposta l’Irlanda, mi ci vedrei benissimo anch’io tra un pascolo e un gregge di ovini! C’è qualcosa in quella terra, non saprei dire cosa, ma un benessere pazzesco!

  6. No, non ce la posso fare: non sono fatta per il russo e la Grande Russia! Sul serio! Mi bastano i quattro casi del tedesco (che dopo anni di studio, li devo ancora capire!) e le mie peripezie in Germania sono niente a confronto delle tue a Mosca!

    • Però i casi tedeschi, col fatto che sono meno complessi e non si usano nemmeno sempre, possono sfuggire… Là invece non si sfugge e diventano più naturali! 😄

  7. Ciò che hai raccontato con la tua solita appassionata prosa, l’ho sempre percepito leggendo i romanzi russi. Sotto l’asprezza di paesaggi e maschere, c’è un colto fascino antico.

  8. Vacca boia, che bello!
    Poi me lo rileggo, è musica per le orecchie e per i neuroni.
    Dio abbia pietà di me, che avrei potuto scegliere il russo come terza lingua e invece niet.
    Sai che bel paio col tedesco. (Ecco, il tedesco è il mio russo. Ma mi manca la poesia nelle dita per parlarne come sei riuscita a fare tu).
    Magari, se ci ripassi, vedi se c’è un posticino da vecchietta-guardiana in un museo (ho una pletora di mazze, ferrate e non, che dovrebbero fare curriculum): è proprio il lavoro che fa per me, ma chissà perché qua in Italia niuno lo capisce 🙁
    Siccome un briciolo russofatalista lo sono anch’io, piangerò ora sui miei mali bevendo liquori a garganella.

    • Ahah, che bel commento, grazie 🙂 Sai che ho sempre avuto lo stesso sospetto sul lavoro di guardiana? 😀 Purché si possa stare sedute, che sennò poi sai che mal di schiena. Un altro lavoro interessante moscovita è la vecchietta del gabbiotto della metropolitana. Alti livelli anche lì! 😀
      Bello bello anche il tedesco… per anni non mi ispirava per niente, poi sono andata a Berlino ed è andata che mi sono messa ad impararlo. Ho scordato quasi tutto ma per un periodo riuscivo a conversare, era incredibile 😀

      • Non male la metro, ma il meraviglioso contrasto estetico tra eleganza museale ed aggressività ferina è insuperabile 🙂

        E’ la lingua dell’amore.
        Non so come facciano gli altri a non sentire la dolcezza del tedesco – è un po’ come il chinotto, no, amaro ma con un fondo dolce da stordire, ed è così dolce proprio perché l’amaro lo esalta.
        Per altro ho persi arti e pezzi di faccia innumerevoli volte, sentendo ripetere la storia che “il tedesco è difficile”. Diamine, l’inglese per un italiano è molto più difficile. E’ alieno, diverso. Il tedesco è un calco del latino cioè dell’italiano, con la storia delle declinazioni e dei generi, e tu ti lamenti? Mah!

        • Il paragone tedesco-chinotto è perfetto, fantastico! 😀 E’ vero, comunque! Considerando che mi ci sono messa da adulta e per relativamente poco tempo, ho avuto l’impressione (confermata da altri) di esserci portata, e come dici tu, che rispetto all’inglese (maledetto, difficile inglese!) non ci si potesse lamentare 🙂

  9. A conferma di quanto tu racconti della Russia, mi è venuto in mente un episodio che lessi, di un tale, un poeta, che tornando di notte a casa fu assalito per essere derubato. Non ricordo i dettagli, conta che i loschi individui appena apprendono che la vittima è il poeta tal dei tali – si scusano, li rendono il maltolto e si premurano di accompagnarlo a casa perchè vi approdi in sicurezza a scanso di cattivi incontri.

        • Ah, non so se lui mi riconoscerà con quest’alias contratto (al secolo son Denise Cecilia) e l’avatar quasi sublimato, ma c’eravamo pure incontrati (anni annorum, deh).
          Milano è una città strana piena di tipi strani 😉

        • Fantastico!! 😊
          Anche tu di Milano? Ancora meglio, sono di parte 😄

        • Di Brescia (provincia), in realtà, mi son fatta un giro 😀
          Ma Milano è una Signora Città.
          Certo, non è Gotham City, ma se la cava.

        • Milano über alles ❤️ A pensarci sarebbe proprio bello abitare a Gotham City! Perché non me la costruiscono qui down under, che c’è spazio? 🤔

        • Sììì e sono bellissime!! 😍 Effettivamente ora che mi ci fai pensare, una volta ho visitato una caverna piena di pipistrelli e relativo laboratorio, avevano pure lo zerbino di Batman con scritto Batcave! 😄😍

        • No! Meraviglia 😍😍😍
          Nemmeno Brescia Underground ce l’ha lo zerbino, scommetto. Però sono tutti molto chic:
          bresciaunderground.com

        • Oh, grazie!
          Oggi ho il pieno di cose belle da leggere 🙂
          (A breve sarai citata e trackbackata in un post.
          Giusto perché ci compaiono di sfuggita dei russi XD)

  10. Ciao, è bello tornare a leggerti dopo così tanto. Ho apprezzato questo articolo. In alcune parti mi ricorda quando mi ero trasferito in Grecia, soprattutto le stranezze linguistiche. Poi ero anche partito non avendo nemmeno le più piccole nozioni dell’alfabeto, ma una volta lì, per forza di cose, lo impari a scrivere e a parlare in meno di una decina di giorni.

    • Ciao, e grazie davvero!! Complimenti per la velocità, il greco è una lingua secondo me oggi cacofonica ma che mi affascina tantissimo. Poi l’alfabeto è troppo bello, mette allegria! Sei stato a lungo in Grecia?

      • Il greco per me è invece una lingua bellissima. Ti ringrazio per i complimenti, ma non ho merito. Se vivi in mezzo a greci che non parlano nessun altra lingua sei obbligato a impararlo in fretta. Purtroppo ci sono stato pochi mesi. Ero andato nel 2009, proprio quando la crisi ha iniziato a soffocarla. Ho praticamente visto morire un paese sotto ai miei occhi. Se non ci fosse stata la crisi non sarei mai e poi mai ritornato in Italia.

        • No… mannaggia 🙁 Mi dispiace, per quello che hai visto e per loro, naturalmente. Come persone mi piacciono un sacco. Peccato che te ne sia dovuto andare.

  11. Ricchissimo questo tuo articolo! 😀 davvero piaciuto.
    Riguardo la Russia, dopo il tuo raccontare, il mostrare foto e tanti altri dettagli, la trovo affascinante. Mi rendo conto che la Russia piaccia a molti italiani, ma io penso sempre che bisogna far parlare un russo che lì ci vive…

    • Grazie Maria 🙂 Io penso che ci siano tanti pareri e idee quante sono le persone… e anche per le singole persone dipende… mi piacerebbe tornare lì (l’ultima volta ci sono stata nel 2013) e vedere cosa è cambiato, oltre a come sono cambiata io!

  12. Mi sarebbe piaciuto tanto ricordare anche la fonte da cui appresi l’episodio, ritengo ciò importante, per condividerne l’attendibilità o meno. Però dai dettagli del quotidiano che tu evidenzi, mi viene proprio da pensare che l’episodio sia vero.

  13. Con tutto il rispetto per le loro santità, ma il cirillico è abominevole: non bastava prendere l’alfabeto greco e aggiungere delle lettere per i suoni mancanti? (Tipo come fecero per il copto).

  14. Mitica Lucy, oh che meraviglia di post! come sempre i tuoi, peraltro: intelligenti, profondi, divertenti e scritti da dio (invidai invidia!!!) Mi fai venir voglia di imparare il russo…

  15. Sono stata una settimana sola a Mosca e ho avuto delle colleghe/amiche russe e bielorusse quindi ho una conoscenza molto superficiale del paese e della sua cultura. Però alcune delle cose di cui parli le ho percepite, dal carattere ruvido della gente, all’uso dell’imperativo e alla mancanza di formule di cortesia. Una mia amica che vive in Italia da anni, ancora oggi per chiederti se puoi darle un passaggio ti dice: “DEVI darmi un passaggio!”. Io smetto sempre di fare quello che sto facendo e cerco con ansia le chiavi della macchina. E poi hai notato che quando tu ringrazi quasi mai ti rispondono con l’equivalente di “prego” o “è stato un piacere”? Al posto, un cenno della testa e un suono del tipo: “mmmh mmmh” come per dire “ok, non è scontato che io faccia qualcosa per te”. Questa e tante altre cose che al primo impatto spiazzano!

    • Hai detto bene, è una questione di primi impatti… in Russia possono essere traumatici 😀 Però poi una volta presa l’abitudine si viene ripagati 🙂

  16. Ciao Lucy,
    Complimenti per questo bellissimo affresco che fai della Russia.
    Sono stato in Russia poco tempo fa e sono tornato a casa con l’idea che questo sia un Paese in rapida trasformazione, seppur ancorato alle sue tradizioni storiche e culturali.
    Lungo l’itinerario da San Pietroburgo a Mosca, nel mio viaggio in solitario, ho conosciuto persone molto interessanti, forse poco inclini ai facili sorrisi ma, tuttavia, disponibili a dare una mano laddove richiesto, ho visto luoghi di una bellezza indescrivibile ed è filato tutto a meraviglia.
    A proposito della lingua, visto che, in generale, il livello di conoscenza dell’Inglese da parte dei Russi è davvero molto basso (paragonabile forse solo a quello degli Italiani…), può tornare utile prima della partenza imparare l’alfabeto cirillico: io ho fatto così e, seppur non in grado di sostenere lunghe conversazioni, mi è risultato utile, utilizzando la translitterazione, riconoscere i nomi delle strade ed esprimere in modo più o meno rudimentale, alcuni concetti di base. In fondo ho sempre pensato che viaggiare sia anche l’occasione per ampliare il bagaglio delle proprie conoscenze 😉

    • Ciao Giovanni, grazie per la visita! 🙂 Hai ricordato un punto fondamentale: bisogna imparare almeno il cirillico! Nel mio primo viaggio c’era con me un mio amico, a lui ho fatto imparare l’alfabeto locale almeno per sapere dove andare nel caso ci perdessimo di vista!
      Certo che fare da solo San Pietroburgo-Mosca dev’essere proprio fantastico *_*

  17. Bello il tuo racconto, mi dice di una Mosca perfida e ammaliatrice.
    Sono passati tanti anni dal mio soggiorno in questa città, ma la sensazione dell’amore respinto non è ancora del tutto sopita. E non mi sono ripresa del tutto dal traffico Moscovita. 🙂

    • Nemmeno io, sai? 🙂 “La sensazione di amore respinto” è un bel modo di metterla giù… però poi per fortuna c’erano anche le soddisfazioni!

  18. Ciao 😊 è la prima volta che commento uno tuo post, ma qui mi sento proprio chiamata in causa, dato che ho studiato russo in università per ben 5 anni. Devo dire che con la lingua ho sviluppato un rapporto di amore/odio nel tempo, amore quando riuscivo a capire e usare correttamente qualche difficilissima costruzione grammaticale russa, odio nella maggior parte dei casi quando non ci capivo un’acca e diventavo preda di sentimenti che passavano dalla frustrazione alla voglia di tirare una testata al muro molto facilmente. Eppure, eppure a anni di distanza dall’università non mi sono data per vinta e proprio quest’anno voglio tornare a studiare quest’affascinante lingua, speriamo in bene 😊 C’è da dire che quando sono stata in Russia ho sempre trovato persone super gentili che si meravigliavano del fatto che avessi studiato russo e che lodavano qualsiasi mio tentativo di sostenere una conversazione medio decente in lingua 😊 in questo senso se la tirano molto meno degli inglesi e dei francesi 😉

    • Ciao Martina, grazie mille per essere passata di qui! 🙂 Studiare russo all’università è il top, in bocca al lupo per la futura ripresa, anche a me servirebbe davvero, ma non ho mai tempo eppure vorrei riprenderlo in mano!
      Concordo con te sul fatto che quando sei laggiù (o lassù) e cerchi di rivolgerti a loro in russo, sono sempre molto sorpresi e ingentiliti. Sensazione bellissima 🙂

  19. Adoro come scrivi e ciò che scrivi. La Russia è un paese pieno di pesanti abitudini e rare gentilezze. Ma tutto il mondo è paese e forse un po’ di sovietico lo troviamo ovunque, scrittura a parte!

  20. Oh mio dio! Ma questo post è meraviglioso, a parte essere molto interessante mi ha fatto spanzare. Non sapevo che avessi questa passione per la Russia. Pure io mi sono messo a imparare il russo, piano piano, e mi piacerebbe poter dire che l’ho fatto per amor della cultura, come te, e non per via di fascinazioni più o meno malsane per una certa qual cosa che inizia per C e finisce per hernobyl … e invece no.
    (come osa questa gente non tradurre tutti i documenti, libri, fogliettini svolazzanti? C’è da diventare pazzi)
    Ora vado a leggermi quello sull’Ucraina.

    • Grazie per questo commento top 😀
      No ma guarda che capisco, eh! Il russo all’inizio mi ha attratta proprio per personaggi hollywoodiani poco raccomandabili. Che bello che anche tu l’hai imparato! Quanto ai fogliettini svolazzanti, ma davvero, poi la percentuale degli avvisi scritti a mano e dunque in corsivo era da delirio 🙂

  21. Spettacolare! Decisamente spettacolare. Ironia, simpatia ma verità assolute. Ti ho immaginata in Russia alle prese con tutte le situazioni che racconti. Top!

    • Che disagio guarda 😀 Tante non le ho scritte, tipo quando aspettavo per attraversare la strada e una macchina ha accelerato APPOSTA per far schizzare la megapozzanghera ai miei piedi, sollevando un’onda anomala che ho in buona parte bevuto. Che gioia! 😀

  22. La Russia è un paese molto particolare. Ci sono un sacco di curiosità su questo paese tu in questo post me ne hai tolte davvero tante.

  23. Lavorando in un hotel internazionale, ho dovuto imparare in meno di tre gironi almeno le parole chiave per la sussistenza dei clienti, e cioè il cibo. Quindi non so scrivere in cirillico, ma conosco krivietcka, dinja e piva alla spina. Karrasció

  24. La tua è una lettera d’amore per il russo, credo di non essermi mai appassionata ad una lingua come hai fatto tu. Se raccontate da te, mi innamorerei di tutte le lingue del mondo probabilmente. Ti prego, fallo, il modo in cui ne parlavi e descrivevi il russo mi ha appassionata. Poi sono arrivata ai disagi e per poco non mi è venuto in colpo. Un mese in quelle condizioni non lo avrei fatto, per quanto possa essere solo un test di prova per gli stranieri. Chapeau!

  25. Ho letto con piacere questo tuo articolo, davvero ben scritto e molto interessante!!!

    Sarò sincera, la Russia, quindi anche la lingua russa, non mi incuriosisce (non ci sono mai stata, ma secondo mia mamma potrei innamorarmi di San Pietroburgo – lei c’è stata da giovane e se ne è innamorata), ma ho trovato molto curiose queste chicche sulla lingua. Non sapevo del non uso del possessivo, così come non pensavo che si usassero tutti questi imperativi!

    Una mia cara amica sta studiando russo, credo che le girerò questo tuo post 🙂

    • Sai che, pur conoscendoti solo attraverso il tuo blog, anche secondo me San Pietroburgo ti piacerebbe eccome! Faresti delle foto stupende, mi raccomando abiti colori pastello! 😀

  26. Anche a me il russo ha sempre affascinato tantissimo, probabilmente perché ignoravo non solo tutto quelo che hai scritto, ma anche la loro scrittura a mano che, sono convinta, ti sei assolutamente inventata. 😉

  27. Ormai è molto tempo che penso ad un viaggio in Russia. Vorrei andarci in primavera o in autunno ma non inverno quando purtroppo ho le ferie. Adesso però dopo averti letta, ho capito che ho cambiato idea. Non voglio più fare un viaggio in Russia, voglio fare un viaggio in Russia con te!!! Ma come ci riesci? Hai un modo di raccontare le cose con ironia e schiettezza pur restando veritiera che è allucinante! Ancora rido con le lacrime agli occhi pensando all’aneddoto del pulmino ahaha. Li avevo visti in Ucraina ma uno non avevo idea di come si chiamassero e due non avrei saputo neppure lontanamente raccontare quell’esperienza come hai fatto tu! Sei davvero unica!

  28. è sempre bello leggerti. Anche io da ragazza ho avuto un afflato verso il russo che però si è spento rapidamente; un po’ lo hai riacceso, lo devo ammettere!

  29. Io sono una grande appassionata di totalitarismi, nel senso accademico. Ovvero: sono stati oggetto dei miei studi universitari e avrei sempre voluto imparare il russo. Non si sa mai che mi ci metta ora.

    • Wow! Adoro anch’io i totalitarismi, e all’università me ne sono occupata indirettamente con gran gusto!
      Spero che ti piaccia il prossimo post in uscita allora, capirai perché! 😀

  30. ahahahaha! Fortissimo anche questo post.
    A proposito, oggi ho letto l’intervista che ti ha fatto Giovy di emotionrit. Oramai ti seguo ovunque. Ma non sono una stalker, giuro. Sono solo una fan sfegatata. 🙂

  31. Sono stata alcune volte in Russia per lavoro e, sempre per lavoro, ho molti contatti con i Russi. Ho adorato le tue descrizioni, soprattutto quella dove per farti passare per una del Caucaso, non usi le formule di cortesia!! E’ vero sono così, molto rudi. Parlo un russo maccheronico imparato per necessità e mai studiato e proprio per questa capacità di capirci e di ridere insieme concordo con te quando dici che i russi sono molto simili agli italiani e hanno un grande cuore.

    • Che bello, anche per i contatti con i russi 😍
      Dicevo il Caucaso perché essendo io mora, di certo non ho i tratti slavi, però ho gabbato il sistema tante volte 😂😎

  32. Quando penso alla Russia mi viene subito in mente Gapon. Cerco di sintetizzare il più possibile la sua storia.
    Nel 1905 il leader del partito operaio russo (un prete ortodosso di nome Georgij Apollonovič Gapon) organizzò a San Pietroburgo una manifestazione popolare di 150.000 persone, che volevano presentarsi davanti alla residenza dello zar (il famoso Palazzo d’inverno) per presentargli una petizione. La manifestazione era assolutamente pacifica, ma l’esercito ricevette l’ordine di disperdere comunque i partecipanti e catturare Gapon: di conseguenza, quando una parte dei manifestanti era arrivata al ponte Poličejskij (che ora si chiama ponte Zelënyj), i soldati li respinsero a fucilate. I manifestanti anziché scappare tentarono eroicamente più e più volte di attraversare quel ponte, pur sapendo benissimo che ad ogni tentativo alcuni di loro sarebbero stati uccisi, ma l’esercito continuò a respingerli a fucilate finché non si arresero.
    Nella stessa giornata un altro gruppo di manifestanti, che non sapeva assolutamente nulla di ciò che era successo al ponte Poličejskij, si mise anch’esso in cammino verso il Palazzo d’Inverno con Gapon in testa. Quando il corteo era arrivato all’arco trionfale di San Pietroburgo, i soldati cominciarono a caricarlo. Tuttavia i manifestanti resistettero alla carica e continuarono ad avanzare, e non si fermarono neanche dopo uno squillo di tromba di avvertimento: di conseguenza anche questi soldati fecero fuoco su di loro. Peraltro non lo fecero una volta sola: infatti ci furono almeno 8 scariche di fucileria, anche se secondo alcune fonti furono addirittura 10.
    A quel punto alcuni manifestanti decisero di fuggire a gambe levate, altri invece decisero eroicamente di proseguire fino al Palazzo d’Inverno, pur sapendo benissimo che lì avrebbero trovato altri soldati pronti a sparare. Paradossalmente tra questi coraggiosi non c’era Gapon, che corse a nascondersi in casa di una sua conoscente.
    Una volta arrivati al Palazzo d’Inverno i manifestanti ricevettero 2 scariche di fucileria, e soltanto a quel punto i superstiti decisero di fuggire verso la strada principale di San Pietroburgo, la cosiddetta Prospettiva Nevskij. I soldati sapevano che sarebbero andati in quella direzione, quindi alcuni di loro erano già lì ad aspettarli, e quando arrivarono aprirono il fuoco su di loro per ben 4 volte: questo è senza dubbio l’episodio più grave tra tutti quelli che ti ho raccontato finora, perché almeno negli scontri precedenti i soldati potevano dire di aver sparato per disperdere i manifestanti, qua invece i manifestanti si erano già dispersi, e quindi è stata una strage totalmente gratuita.
    Il 22 Gennaio 1905 passò così alla storia come la Domenica di sangue, in occasione della quale rimasero a terra migliaia di morti e feriti. Ovviamente lo zar Nicola II per ridimensionare la gravità dell’accaduto divulgò delle cifre molto basse, parlando di 96 morti e 333 feriti, ma i quotidiani internazionali (che non essendo sottomessi allo zar potevano diffondere dei dati reali) stimarono che il numero di morti e feriti oscillasse tra le 6.000 e le 10.000 persone.
    Quando si sparse la notizia di questi fatti scoppiò la prima rivoluzione russa: i manifestanti di San Pietroburgo non erano morti invano.

  33. Questo post mi ha aperto gli occhi su un sacco di dettagli dei miei colleghi Russi che in effetti ora quadrano.
    Sono stata una settimana a Mosca per una conferenza e… in effetti il trash russo si dimentica con molte difficoltà! 😀

    • Vero 🙂 Ho ancora certe compilation musicali o certi bigliettini d’auguri, tutti capolavori del pacchiano!

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