Prendere un cane al canile non si scorda mai

Chi cerca chi?

La prima volta che ho messo piede in un canile, a Milano, avevo quindici anni e con i miei genitori avevamo deciso di prendere un cane. Al tempo (erano gli anni Novanta) procurarsene uno era molto semplice: bastava presentarsi lì, avere un’aria rispettabile, dare un’occhiata agli ospiti, firmare qualche scartoffia, possibilmente fare una piccola donazione, e tornarsene a casa con il proprio quattrozampe nuovo di zecca. 

Non dimenticherò mai il giro conoscitivo che ci fecero fare per il perimetro del cortile, lungo il quale erano disposti tutti i box ricavati dalla rete metallica. I cani che vi abitavano intuivano che noi umani venuti in visita eravamo forieri di qualcosa di bello; non capivano realmente cosa fosse, ma accorrevano ugualmente alla rete saltando su, abbaiando per farsi notare più dei compagni. “Bau, bau!”, “Guardami! Sono bello! Voglio venire con te!”, “No, io! Qui!”, “Anch’io! Sono così bravo!”, e via dicendo, senza fine.

Ovviamente mi squagliai alla vista della cagnolina che meno di tutti sembrava aver compreso il perché di quella giostra, e che pur agitando la coda e volendo partecipare se ne rimaneva dietro gli altri, intimidita dal suo stesso non capire. La portammo a casa e fu adorabile, sempre. Prima della scelta, però, era possibile chiedere ai volontari di aprire qualche box, per conoscere più da vicino i suoi residenti. Quella fu l’immagine che più mi è rimasta scolpita nella memoria. 

cane che corre libero
Foto di Herbert Aust da Pixabay

Quel minuto di felicità

All’apertura, i cani del box selezionato (quattro o cinque al massimo) si precipitano fuori; non fanno nemmeno più caso a te, ma si mettono a correre velocissimi per il cortile, all’impazzata. Sanno per esperienza che, tempo pochi istanti, verranno rinchiusi di nuovo; allora corrono al massimo delle loro possibilità, come schegge, assaporando l’illusione di libertà. Corrono, corrono che quasi vanno a sbattere – contro un muro, contro una persona, quello che capita – ma non ci badano, per un attimo sono felici e respirano l’assenza di costrizione, la inalano a pieni polmoni e la inghiottono tutta. Fino al minuto successivo in cui vengono fatti rientrare, e la loro stasi ricomincia. Molti – belli, meno belli, giovani, meno giovani, “di razza” e non – campano così per anni: sospesi, interrotti, chiedendosi cosa sbagliano per non vincere mai un biglietto di uscita che intravedono essere portatore di una gioia speciale.

Cani nella torre d’avorio

L’anno scorso, in cerca del mio attuale cane, sono stata in un altro posto del genere nel Milanese. Piovicchiava, con un vento umido penetrante che sembrava anticipare lo scoramento che avremmo provato. Gli alloggi canini erano costituiti da una serie di mini-casette in mattoni sparpagliate per un grosso prato, collegate tra loro da sentierini in pietra; lo stile era simile a quello di alcune toilette pubbliche extraurbane ben riuscite. Ciascuna casetta conteneva fino a una decina di animali, tutti separati tra loro o al massimo in coppie; ma a noi visitatori non era permesso avvicinarli, perché a detta dei gestori si sarebbero stressati. Perciò bisognava guardarli relativamente da lontano (tre-quattro metri, quando andava bene), rimanendo sui sentierini e senza fare movimenti strani, potenzialmente allarmanti per questi esseri così sensibili. Altri cani erano in passeggiata qua e là, al guinzaglio, guidati da volontari che li facevano sgranchire; ma anche lì, dovevamo tenerci a debita distanza. A quanto pare erano tutti animali molto disagiati, che andavano abituati lentamente a qualsiasi novità.

cane disagiato
Foto di Tom und Nicki Löschner da Pixabay

Lì non ho trovato la cagnolina che speravo di incontrare, anche perché ancora più che incontrarli risultava difficile proprio vederli in maniera sufficiente; ma un’altra coppia ha riempito lo stesso il modulo per un bel cagnolone, ed è stato rincuorante. A un animale che esce da quel tipo di reclusione, ti verrebbe da chiedergli: ma cosa ci facevi lì? Tu che sei così bello, amoroso e meritevole, proprio come tutti gli altri? Perché esci solo adesso? E che ne sarà dei tuoi compagni? Torneranno mai a fidarsi di noi?

La parata dell’amore

Il terzo posto che ho visitato è quello da cui proviene la creatura che in questo momento, mentre scrivo, mi siede accanto a forma di ciambella, il muso appoggiato sul mio fianco, e che ogni tanto mi rivolge penetranti sguardi di un amore contemplativo e inesauribile. 

Questo non era propriamente un canile pubblico, ma un rifugio privato di periferia, frequentatissimo da tenaci volontarie che andavano e venivano indaffarate. Una di loro ci ha guidati per il lungo corridoio, facendoci entrare in ogni box in cui ci fossero cani femmine e di taglia non enorme (i miei due unici requisiti per l’adozione). Qui i cani, tutti bellissimi nelle loro forme, colori e dimensioni, più che abbaiare o saltare energizzati cercavano coccole; si avvicinavano festanti, offrendo tenerezza e chiedendo in cambio carezze. Alcuni si mettevano proprio a pancia all’aria per ricevere qualche grattatina. Qualcun altro, più timoroso, non osava avvicinarsi, e tuttavia chiaramente moriva dalla voglia di prendere coraggio. Come sceglierne solo uno, e non un altro o un altro ancora? Sarà quello giusto? Mi amerà?

Sarai mio?

Al termine del giro, una volontaria anziana dall’aria mesta si è avvicinata, chiedendo: “Scusate, lo so che è una richiesta forte, ma una nostra collega è appena morta dopo una lunga malattia e i suoi due cagnolini sono tra quelli finiti qui. Mica potreste adottare loro?”. Ma al cuor non si comanda, e noi avevamo messo gli occhi su Petra. Una segugina tutta spettinata con due grossi biglioni d’ambra al posto degli occhi, che per giunta parevano truccati con la matita kajal. Tanto dolce e timida che nel conoscerci si era sottomessa appiattendosi a terra, livello da cui riusciva comunque a dispensare svariate leccatine. Un piccolo cane da caccia non era quello che avevo immaginato, ma l’incontro giusto nasce spesso da quella cosa lì, dall’inatteso.

Solo che gli anni Novanta sono ormai lontani, e questi posti hanno imparato a non affidare cani al primo che passa, malgrado il sovrannumero. Hanno visto troppe schifezze umane (gente che all’ultimo sparisce, gente che intende tenere il cane in maniera indegna, e persino chi dopo un po’ lo riporta indietro senza ragione) e ora ci vanno cauti. Gli interessati a un cane devono quindi compilare un questionario, fare un colloquio telefonico, talvolta anche mostrare le fotografie della propria casa per provare di poter offrire un contesto adatto. Per Petra, oltretutto, c’era già una famiglia interessata in valutazione. Avrei dovuto lottare, entrare in gara e sorpassarli.

La conquista

Ora, io sapevo bene che se avessi detto tutta la verità sui miei disagi mentali difficilmente qualcuno mi avrebbe affidato un animale – pur sbagliando, perché la mia bestiaccia ora fa la vita appagante che auguro a chiunque, ma è così che funziona là fuori. Perciò avrei dovuto mettercela tutta per riuscire in quella cosa che tra intimi chiamo la performance: cioè sembrare normale e assolutamente a mio agio in tutto. In gergo neurodivergente si dice anche masking. Mi sentivo enormemente sotto esame, anche perché le volontarie del posto avevano avvertito: “Attenti, la referente con cui parlerete ama mettere le persone alla prova, per vedere se lo vogliono davvero”. Ed era proprio il volerlo davvero ad agitarmi così. Un’ora interminabile di telefonata sudatissima con la volontaria per dire chi sono, che stile di vita ho, parlare di come l’Australia mi abbia cambiata, del mio amore per la natura e per le bestie; per raccontare di quante belle passeggiate avrei fatto fare a Petra, che ci ho il parco sotto casa, e per conversare in maniera spigliata di tutto e di più. Ce la dovevo fare! 

E ce l’ho fatta. “Ma sì, sai che c’è? Mi hai convinta! Petra la daremo non a quegli altri, ma a voi due”. Mi sono riempita di orgoglio: ho ottenuto qualcosa – qualcuno – con la mia parlantina, fatto pazzesco e rarissimo. Io e Petra avevamo vinto.

Verso Casa

Tre giorni dopo siamo andati a prenderla. Per l’occasione l’avevano ben toelettata tutta, tosandole anche quella sua barbetta incolta che suggellava la sua aria randagia, per darle l’aspetto di una signorina di buona famiglia. Barba che poi ovviamente le abbiamo lasciato ricrescere senza più toccarla – che mica è un’umana. L’aspetto ordinato le è durato poche ore, poi è tornata se stessa: selvatica. Come me.

In auto, con i movimenti un po’ limitati dal suo cinturino di sicurezza, Petra si guardava in giro con gli occhioni d’ambra spalancati, senza capire dove fosse finita la buona signora che fino a quel momento era stata il suo punto di riferimento. Io sedevo dietro con lei per rassicurarla; mi saliva addosso con tutte le zampe e mi si appoggiava sopra, voleva guardare fuori dal finestrino. Un po’ per cercare la volontaria e un po’ per guardare avanti, verso la strada che la portava a casa, verso la novità di una vita che ripartiva. L’inizio della rinascita, per lei come per me.

il mio cane a casa
A casa!

Perché prendere un cane al canile

I canili sono tra le postazioni di trincea dove più si combatte l’entropia del mondo. Luoghi ancipiti, duplici. Da un lato, discariche piene di scarti dei gusti umani; serbatoi di quadrupedi non-giovani, non-sani, non-adatti, non-voluti, non-ritrovati. Ma al contempo, luoghi di raccolta di creature che, nonostante tutto, restano perfetti esemplari di bellezza, energia, gioventù, salute, fiducia, amore, vita. C’è tutto, ai canili. C’è anche il fatto che i cani li abbiamo creati noi, e continuiamo a crearli, a suon di millenni e incroci selezionati; e quindi che, se si vuole farne entrare uno nella propria vita, non resta che andare a cercarselo lì, volendo essere persone decenti.

Se state cercando un animale da prendere con voi, trovatelo nei canili, nei rifugi; magari ci metterete qualche momento in più rispetto all’entrare in un negozio che smercia animali e non farvi fare domande, ma sarà l’unico modo in cui sarete nel giusto.


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Lucy the Wombat

Human. Italian. Survived a mass shooting in Paris, moved Down Under for a life reboot. Blogging about Australia, Europe, Italy, beautiful creatures, post-trauma, and this strange world. (Avatar created with: "Le Bouletmaton" by Zanorg).

38 pensieri riguardo “Prendere un cane al canile non si scorda mai

  • 12 Dicembre 2022 in 19:34
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    Mi hai istruito anzi aggiornato su quella che è oggi una vita da cani.
    Infatti, nella mia lontana vita c’è stata una Lupasky, così da noi chiamata perchè manifesto incrocio di un husky e un lupo. Era stata liberata dai Carabinieri in quanto finita con altri cani in mano a un carrozziere pazzo. La Lupaski ne riportava le conseguenze, era impossibile portarla fuori, vittima del panico al passaggio di ogni auto o persona. Non è stata un’esperienza ripagante, nonostante le attenzioni non ha mai recuperato. Ha sempre vissuto chiusa nelle sue nevrosi.
    È morta serenamente soppressa civilmente da un veterinario, aveva un tumore.

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  • 12 Dicembre 2022 in 20:19
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    Brava, brava, brava! Mi chiedo spesso come si fa a fare a meno di un cane, perchè privarsi di questa fonte di gioia inesauribile. E anche ora che la mia vecchietta è diventata cardiopatica, si perde la pipì, non ci sente quasi più, non c’è niente di più bello di vederla scodinzolare spensierata e felice, quando mi porta la palletta e mi guarda con quel musetto che dice “dai, giochiamo!”

    Rispondi
  • 12 Dicembre 2022 in 21:06
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    Purtroppo al momento non posso prenderlo perché non ho una stabilità tale che me lo consenta, ma appena potrò non vedo l’ora di farlo, è forse il mio desiderio più grande. Altro che trovare l’anima gemella… Intanto mi “accontenterò” del volontariato 🙂

    Ciao Lucy 🌼

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    • 12 Dicembre 2022 in 21:14
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      Ti capisco perché anch’io ho aspettato anni prima di prenderne uno, prima non avevo lo stile di vita adatto. Spero arrivi presto il momento anche per te. 🐾 Intanto il volontariato è bellissimo, proprio oggi ho visto un servizio su questo. Complimenti ♥️

      Rispondi
  • 12 Dicembre 2022 in 21:57
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    Anche il mio Ugo l’ho preso in un canile. E’ stato amore a prima vista, ed anch’io ho subito un terzo grado prima di poter dire ” andiamo a casa!” Credo sia il cane più buono del mondo e fra i componenti della casa, ha scelto ME come capogruppo. Mi commuove il suo amore, i suoi occhi, quel chiedere carezze senza mai essere invasivo. Lui era nato nel canile, non sapeva cosa volesse dire vivere libero, in una famiglia. C’è voluto qualche mese per abituarlo anche ai rumori- E’ stata ed è un’esperienza molto intensa. Ora ha nove anni ( quando l’abbiamo preso con noi aveva otto mesi ) ma a me sembra ieri che è entrato in questa casa! La tua Petra è bellissima, e ancora non sa quanto sia fortunata ad averti come ” mamma ” ! Un augurio e un abbraccio a tutte e due!!! ❤ ❤ ❤ ❤ ❤

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    • 12 Dicembre 2022 in 22:43
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      Piccolo, nato dentro al canile! Chissà che bello andare con voi nel mondo vero. Quante cose da scoprire e sì, anche qualcosa da temere, ci sta ♥️ Petra ti ringrazia, ovviamente anche ora è attaccata a me… È un cane-scotch 😄🌈

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      • 13 Dicembre 2022 in 22:35
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        E’ giusto che voglia stare sempre con te, deve recuperare il tempo perso!!!! 🙂 ❤ ❤ ❤

        Rispondi
        • 13 Dicembre 2022 in 22:38
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          Eheh forse sì, tra l’altro è stata abbandonata in malo modo, poi ne scriverò… È bello quando ci scelgono come umani di riferimento ♥️

          Rispondi
  • 13 Dicembre 2022 in 10:20
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    Mi fa piacere che ci hai parlato del tuo bel cane, che ha anche un nome stupendo. 😉
    Una delle esperienze che mi farebbe più paura fare è proprio quella di recarmi in un canile (eppure di esperienze negative ne ho collezionate diverse e ormai più nulla dovrebbe intimorirmi). Perché so che in quel luogo vedrei un mucchio di cani tristi (per quanto le tue parole sugli odierni canili mi abbiano in parte rincuorato). Temo che vedere quegli sguardi così infelici e sapere che potrei “salvarne” solo uno mi deprimerebbe e poi non potrei mai scordarmi di loro…
    Al momento non ho cani con me. Il mio Fiocco sarà sempre nei miei ricordi. Spesso lo sogno. Spero che un giorno potrò adottarne un altro. Perché i cani sono davvero fantastici. Sono compagni fedeli e inseparabili. :)))

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    • 13 Dicembre 2022 in 10:37
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      Già, l’esperienza per me sta superando le aspettative. Comunque l’importante è adottare quando è il momento giusto e non a caso, sapendo che magari non stareste bene né tu né lui/lei. Magari prima o poi ti succederà di nuovo. 🙂
      Il nome Petra non mi sarebbe mai venuto in mente, ma siccome erano già tanti gli stravolgimenti che ha passato non ho voluto cambiarle pure il nome! Anche se probabilmente non aveva ancora capito di chiamarsi così, ma insomma, perché non inventarci esigenze che non ci sono 😂

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  • 13 Dicembre 2022 in 10:30
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    Bellissimo articolo e sto piangendo! Alcuni anni fa io e la mia compagna abbiamo adottato Elly da un rifugio che ospita cani prevalentemente randagi. La presenza nelle nostre vite di quella cagnolina timida e un po’ “selvatica”, ci ha regalato ricordi indelebili. Manca da un anno ed entrambe continuiamo a commuoverci quando ne parliamo. Penso che adottare un cane dovrebbe essere un’azione molto pensata e affrontata con responsabilità. Mi auguro che sempre più persone valutino l’opzione di adottare da canili e rifugi e che soprattutto lo facciano tenendo ben presente che anche gli animali hanno sentimenti, esigenze, bisogni, e un proprio carattere con preferenze e interessi diversi. Sono contenta che tu abbia tutto l’amore di Petra!

    Rispondi
    • 13 Dicembre 2022 in 10:38
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      Ciao, grazie di quello che hai scritto, mi dispiace che Elly non sia più con voi. ❤ La commozione rimarrà, io a volte ho ancora gli occhi lucidi pensando ai miei porcellini d’india che ho dovuto lasciare due anni fa 🙁

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      • 13 Dicembre 2022 in 10:42
        Permalink

        Caspita, mi dispiace tantissimo! Ricordo che avevi fatto un articolo su di loro 🙁

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        • 13 Dicembre 2022 in 10:48
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          Sono state solo un anno con me, prese da un rifugio, e ho dovuto riaffidarle perché non sarebbero mai sopravvissute al viaggio intercontinentale quando ho lasciato l’Australia. Loro con me si erano trasformate da bestiole paurosissime a esseri super coccolosi e gioiosi, è stata dura separarmene ma so che sono state amate tanto anche dalla signora che le ha prese poi. Non importa la forma esteriore delle bestie quando ci si affeziona, grandi o piccole sono sempre speciali!

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          • 13 Dicembre 2022 in 15:39
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            Mi risolleva sapere che le hai potute lasciare ad una signora che se ne è presa cura! Ps. anche noi non abbiamo cambiato il nome ad Elly quando l’abbiamo adottata, abbiamo fatto lo stesso pensiero, non volevamo aggiungere stress. Penso che Petra abbia trovato una famiglia speciale. Grazie per aver sensibilizzato sull’argomento “canile”. ❤ Un caro saluto.

            Rispondi
            • 13 Dicembre 2022 in 21:28
              Permalink

              Grazie ❤ Ahah che bello che anche voi abbiate fatto lo stesso ragionamento per il nome!
              (Ps.: te lo dico qui perché oggi vedevo che da te hai i commenti chiusi, almeno agli ultimi post che ho visto. Ma volevo dirti che apprezzo molto quello che scrivi, ti sento “vicina”).

            • 14 Dicembre 2022 in 09:15
              Permalink

              Ma grazie! Da un po’ di tempo non scrivo spesso sul blog, mi hai fatto venire in mente che forse quando ero più attiva avevo applicato un’impostazione per cui gli articoli più vecchi si chiudevano ai commenti.. vado a controllare, grazie per la segnalazione!!! Ps. la tua lunga assenza si è sentita. ❤

            • 14 Dicembre 2022 in 11:08
              Permalink

              Oh sono felice di avertelo scritto, allora!
              E ❤!

  • 14 Dicembre 2022 in 09:36
    Permalink

    Anch’io ho avuto un cane preso al canile, una bastardina nera che fu regalata a mia figlia dal suo ragazzo di allora. Era piccolissima e tutti ne furono entusiasti tranne io, che immaginavo che il grosso dell’impegno sarebbe inevitabilmente ricaduto su di me. Così è stato, i figli sono cresciuti e se ne sono andati, la canina è rimasta a casa nostra, è diventata vecchia, sorda, cecata e pure pisciona, è campata 15 anni e non vedevo l’ora che mi liberasse della sua presenza… eppure, negli ultimi tempi, quando costellava il pavimento di suoi “regalini”, uggiolava a lungo e mi faceva disperare, ho provato una grande tenerezza…

    Rispondi
    • 14 Dicembre 2022 in 11:06
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      Mi dispiace sia per te che ti sei trovata per anni un tale accollo non richiesto, sia per lei che probabilmente avrà sentito di essere percepita come tale. Infatti non ho mai capito come si possa REGALARE un animale a qualcuno che non fa parte del nostro stesso nucleo familiare e senza il consenso di tutti… Canile sì, ok, ma con criterio!

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  • 14 Dicembre 2022 in 15:57
    Permalink

    La colpa è stata un poco anche mia, perché quando il ragazzo mi chiese se poteva regalare un cane a mia figlia, pur riluttante gli dissi di sì. Comunque a mia discolpa dirò che l’ho accudita fino alla fine con abnegazione

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  • 19 Dicembre 2022 in 13:10
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    Ieri ho incrociato Pippo, il cagnolino preso al canile, ben diciotto anni fa, da un mio vicino di casa. Prende cinque pillole al giorno perchè ormai ha tanti problemi ma ha lo sguardo quito e dolce di un cagnolino che ha dato e ricevuto amore. Molto bello il tuo scritto! 🙂

    Rispondi
    • 19 Dicembre 2022 in 14:39
      Permalink

      Ciao! Grazie mille! Diciotto anni sono tanti, sono felice per lui e per il suo umano! ❤

      Rispondi
  • 25 Dicembre 2022 in 13:22
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    Grazie per questo articolo, c’è bisogno di queste testimonianze 💙 mi hai fatta commuovere! Io ne ho due, presi tramite staffetta da un canile lager al sud, non so se avrei avuto il cuore di andare di persona e andare via soltanto con uno o due lasciando gli altri 😭
    Ti auguro buone feste, a te ed alla tua cagnolina 😍

    Rispondi
    • 25 Dicembre 2022 in 14:33
      Permalink

      Ciao, ti ringrazio tanto, anche per la scelta che hai fatto! 🐾 Anche la mia è arrivata a Milano da un canile del sud. Dietro queste realtà ci sono dei volontari per cui ho una stima indicibile. Buone feste a voi 💜

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  • Pingback: Quando scoppia tutto. Di spari e affini – Lucy the Wombat

  • 5 Gennaio 2023 in 01:49
    Permalink

    Concordo in pieno con le mie amiche Luisa e Martina, questo post è più emozionante e commovente che mai.

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