Pandemia, Depressione e Godimento. Come vivere l’isolamento con gusto

(e senza bisogno di panificare all’impazzata)

pandemia, depressione e godimento. come vivere l'isolamento con gusto

Disclaimer: se siete stati direttamente colpiti dal coronavirus, se lo sono stati i vostri cari, se siete a rischio di violenza domestica, se vivete in dieci in un bilocale o se vi sentite crociati anti-nichilismo, naturalmente questo post non è per voi. Piuttosto leggete quest’altro


Prendete uno con un disturbo, ad esempio la depressione. Ditegli che, per via di un virus salterino e birbantello, da un giorno all’altro non deve più uscire, andare al lavoro, parlare con la gente. Stasi totale a tempo non troppo determinato. Come starà uno con la depressione?

Ve lo dico io: benissimo. 

Un burro.

Coincidere con se stessi

cielo viola, sole rosa e palo dell'elettricità

Il mondo a mia immagine e somiglianza, il mio pianeta violaceo che detta la mia orbita, si è allineato ai miei desideri, e finalmente respiro. Inspiro. Espiro. Nel frattempo non succede nulla. Nulla di nulla. L’estasi.

Non produrre, non consumare. Non mischiarsi. Sottrarsi. Non incontrare aspettative. Non affrettarsi. Sul mio pianeta viviamo io, l’umano che amo, un wombat immaginario e due caviette molto reali da coccolare, che chiedono spighe di fieno e popcornano. Se dal divano faccio partire un video, nel sentire la voce estranea fanno “prrrr”, infastidite. Schiava, mi metto le cuffie. Gli uccelli là fuori si fanno delle gran chiacchierate. Socchiudo gli occhi e sono in un giardino fiorito.

Scricciolo azzurro splendente che canta

Aria

Dal balcone mi investe una folata di aria pulita, di passato generoso, di indulgenza. Mi inebria e mi dà alla testa. Sento solo l’aria ma non vedo il luogo: dove vivo, again? Oblio gentile. Non devo neanche chiudere gli occhi per pensarmi non più in un angolo remoto a testa in giù, ma lì con voi, a due isolati di distanza. Mi mancate di meno.

Scrivo, disegno, studio, imparo cose. Davvero vi annoiate, in spregio a internet? Lo sapete che ci sono più connessioni neuronali nel vostro cervello che atomi nell’universo? Ah già, è un’enfasi, ma un’enfasi non è una scusa. 

Il mondo prende fiato, si spurga, espunge. La filosofia e la letteratura osservano zelanti e prendono appunti. Cosa si inventeranno? E la poesia? La pandemia più bella sarà in versi? Dove? Quando? Saremo ancora vivi?

schiuma di mare

Spettatori

New York butta i suoi morti in fosse comuni. Embè? Tanto sono morti. Il problema era prima. Quando sarà il momento, se mi mettete in una cassa semplice semplice accanto ad altri, giuro che non mi offendo.

Da tutta la vita noi millennial eravamo preparati a un evento del genere. Sopravivvevamo in perenne bilico tra scimmiottare l’indolenza o aderirvi, in attesa di una catastrofe in cui provare finalmente di valere qualcosa (che fa molto mal du siècle dei giovani napoleonici, già), in cui dimostrare che stringere i denti avesse un senso compiuto. Poi il patatrac è arrivato, e noi non solo siamo stati chiamati giusto alla grande impresa di starcene in poltrona, ma ci tocca pure lo zio che crede al complotto sul 5G. Forse la pandemia non è abbastanza?

Millepiedi pelosi

Vorrei solo non doverne leggere ovunque come di un “evento traumatico“. Vi siete ribaltati in macchina? Evento traumatico. Vi hanno aggrediti? Evento traumatico. Dovete restare a casa in un contesto privo di bombe che piovono sui tetti? Non evento traumatico; opportunità. La resilienza, invece di invocarla, incarnatela, e state zitti. Aiutate come potete.

Keep calm and distanziamento asociale

Di rado mi avventuro fuori dalla tana per procacciarmi il cibo. Mi ricordo di avere un corpo fatto per muoversi e faccio piroette nelle corsie del supermercato. Unica, o quasi, con la mascherina, e che tiene le distanze: bravi, continuate così, fatemi sognare. Che forse domani devo tornare a lavoro (ringraziando pure), col favore delle tenebre.


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Lucy the Wombat

Human. Italian. Survived a mass shooting in Paris, moved Down Under for a life reboot. Blogging about Australia, Europe, Italy, beautiful creatures, post-trauma, and this strange world. (Avatar created with: "Le Bouletmaton" by Zanorg).

117 pensieri riguardo “Pandemia, Depressione e Godimento. Come vivere l’isolamento con gusto

  • 13 Aprile 2020 in 19:14
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    Sarà che sono tendente all’asociale di mio, sarà che basta un minimo di raziocinio e ci si dovrebbe arrivare, ma tutto questo trauma lo vedo solo nelle altrui teste. E soprattutto, dopo tutti con glicemia, trigliceridi, colesterolo alle stelle perché qualche triste social ha detto loro di panificare, cucinare e ingozzarsi al fine di non annoiarsi. Povero pianeta, infestato da una sovrappopolazione di intelligenti asintomatici…
    Me ne sto in mezzo a gatti e prati.

    Rispondi
    • 13 Aprile 2020 in 19:16
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      La sovrappopolazione è davvero il problema che andrebbe affrontato. Ciao Lu! ^_^

      Rispondi
  • 13 Aprile 2020 in 19:36
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    Ahah, lo zio e il complotto del 5G è un’immagine divertentissima. Grazie dell’articolo 🙂

    Rispondi
    • 13 Aprile 2020 in 20:01
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      Grazie del passaggio! 🙂
      (Non è mio zio, ma quanto ad altro parentame non garantisco 🤦‍♀️)

      Rispondi
  • 13 Aprile 2020 in 19:55
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    A parte a livello lavorativo la quarantena non ha cambiato la mia vita. Ero in quarantena già da molto prima che fosse di moda.

    Rispondi
    • 13 Aprile 2020 in 20:46
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      Idem con patate, come si suol dire nella mia landa.

      Rispondi
    • 13 Aprile 2020 in 22:33
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      Io mi sono rotto le scatole, sarà che non sono millennials… voglio ritornare alla facoltà di starmene per conto mio e di schifare il prossimo perché ne ho voglia io, non perché ci sono costretto. Lavoro da casa ma mi serve per passare il tempo, non lo considero nemmeno lavoro. E pensare di usare il computer per fare qualcos’altro, quando a stento riesco a leggere un libro, è oltre le mie forze. Certo, se dovesse durare ancora qualche secolo, potrei abituarmi… 🙂

      Rispondi
  • 13 Aprile 2020 in 19:57
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    Fantastica. La penso esattamente come te e mi sento a mio agio da vera eremita, la lista di cose da fare anziché smaltirsi, cresce. Ovviamente mi spiace per quelli colpiti direttamente, ma non comprendo la noia di tutti gli altri. Ciaoo dalla Sardegna 🤙☺️

    Rispondi
    • 13 Aprile 2020 in 19:01
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      Ciao!! 🙂 Certo, quelli colpiti direttamente sono tutt’altra cosa. Ma per chi non lo è e si lamenta vorrei la falce. 😇

      Rispondi
  • 13 Aprile 2020 in 20:48
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    Condivido il tuo piacere… home, sweet home… almeno per un attimo ci si può dimenticare della situazione.
    Purtroppo però siamo troppo intessuti con legami, obblighi esterni per cui anche la casa concede oasi relative. Le cose che prima erano facili adesso diventano studio di raffinate strategie per renderle possibili, poi devi pregare di star bene, che non ti capiti di sbucciare un dito…. un paio di banali commissioni diventa la speranza di non dovere fare una doppia eterna coda con mascherina e a distanza, e sempre che non piova a dirotto o non tiri tramontana… ci si rende conto di essere in mano ad amministratori e politici improvvisati quando non in malafede e, in questo senso, vedo che non c’è Nazione o Continente che ne sia esente… Concludo con la tua frase: Keep calm and distanziamento asociale 🙂 (A questo livello il mio inglese ce la fa ancora)

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    • 13 Aprile 2020 in 21:36
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      Tutto vero quello che scrivi. Immagino che in Italia e in altri posti sia più dura. Condivido soprattutto lo sperare di non acciaccarsi o simili. Ma io qui sono piu o meno sempre isolata, per scelta, quindi non mi cambia proprio niente, vengono solo meno gli accolli. La dolce metà lavora da casa ed è felicissima anche lei. Se solo ciò durasse 😅

      Rispondi
  • 13 Aprile 2020 in 21:59
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    …E poi un giorno giunse l’Apocalisse (l’era di Apocalisse)! Nessuno se ne era accorto per tempo, nonostante i numerosi segnali annunziatori come l’invasione delle locuste. Nonostante morgan e bugo… Nonostante… (chi scrive neppure si ricorda più quali fossero gli altri segnali; per dire quanto la pandemia assunse un ruolo centrale nell’esistenza globale che cancellò via tutto il passato!).
    Certo, poi incombeva sempre quella certa questioncina di quel certo asteroiducolo che forse avrebbe spazzato via la Terra dalla faccia del Sistema Solare, ma la gente era tutta rinchiusa dentro casa e se l’era già dimenticato, in barba agli Avanguardisti Testimoni di Genova della Chiesa Sacra del Nuovo Millennio Millenario, che lo avevano sempre sostenuto nei loro bigliettini da visita…
    Insomma, c’era un gran casino, proprio bello grosso! Ma, a sorpresa, la Ragazza Meraviglia si rese conto che lei non stava male, lei non si lamentava (almeno una volta che poté risolvere la problematica inerente la carta igienica). Dirò di più: lei stava pure meglio! Meglio del solito, e meglio di tutti gli altri esseri viventi e real-cyborg che infestavano il mondo.
    Il suo superpotere di sopravvivere alla merda era infine emerso: nella fine imminente, lei se ne sarebbe sbattuta il bubbolo. Lei aveva già dato ampiamente prima, quindi che cosa poteva esser per lei una semplice pandemia mondiale? Lei, essendo preparata già al peggio, si rese conto che era la persona che più di tutte la vedeva “rosa”.
    E forse un giorno il mondo avrebbe avuto bisogno di lei e del suo superpotere per sfangarla, questo lei lo sapeva, sì. Ad ogni modo, per ora si godeva quella santa pace…

    Rispondi
    • 13 Aprile 2020 in 21:32
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      Eheh 💗💗 Non lo so, quel che è certo è che quando ci sarà da riabituarsi al fuori saranno dolori. Se penso che potrebbero richiamarmi già domani per tornare a lavoro, nonostante il mio post precedente sull’ufficio fosse assai entusiasta, mi sento male 😅😅 Ah, un’altra cosa certa sono le locuste!! Aiuto!!

      Rispondi
      • 14 Aprile 2020 in 15:22
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        Comunque di una cosa puoi esser certa: forse potrebbero richiamarti a lavoro già domani, però non sarà una cosa breve. Nel senso che se anche dovessero scoprire un vaccino, ci vorrà un sacco di tempo per tornare alla normalità, sempre ammesso che ci arriveremo un giorno. Per cui, misure come la distanza sociale e il divieto di assembramenti ce li porteremo dietro per chissà quanto tempo! Forse proprio fino alla fine del mondo.
        Sai ti volevo quasi scrivere una lettera “dal futuro” da quel sito che hai segnalato tu, ma poi ho pensato: ma tanto il mondo entro cinque anni non esisterà più, perlomeno quello degli umani… 😀 😉 :*

        Rispondi
        • 14 Aprile 2020 in 23:40
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          Dici? 😊 Secondo me di pandemie ne avremo altre, e insomma, sono tutt’altro che ottimista su quel che accadrà di anno in anno. Vorrei l’ottimismo (o la scelleratezza?) di quelli che hanno messo al mondo tipo quattro figli (qui si riproducono come pazzi!).

          Rispondi
          • 15 Aprile 2020 in 17:41
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            A me piacerebbe molto avere figli, ma se non ci sono le condizioni, non ci sono le condizioni e ne prendo atto. Non metterò mai al mondo un figlio solo perché a me piacerebbe l’idea di farlo (che se poi davvero tornassero ipoteticamente a esserci le condizioni, forse mi sentirei di adottarne uno, visto che ce ne sono tanti senza famiglia). Pure io disprezzo chi fa tanti figli come fosse sfornare il pane (e poi da mangiare che gli dai? e poi che aria gli fai respirare? ecc…), Tuttavia, voglio spezzare una lancia nei confronti dell’Australia: per anni è stato un “pianeta” felice, immune da tante brutture del resto del mondo. Con tanto spazio e tanto lavoro, perlomeno. Dunque un po’ li scuso (ma non troppo). 😉

            Rispondi
            • 15 Aprile 2020 in 19:33
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              Hai ragione. Hanno la scusa dell’ignoranza. 😅 (Cioè praticamente ce la sto mettendo tutta a scacciare dal blog i lettori australiani che parlano italiano – qualcuno in passato mi ha scritto, quindi so che ci sono – a furia di connotazioni generose 😅😅).
              In un mondo ideale penso anch’io che sia molto bello avere dei figli. In un mondo ideale. Anche adottarne, secondo me è un gesto grandissimo.

            • 15 Aprile 2020 in 21:21
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              Ti volevo chiedere una cosa sulle cavie che hai (visto che facebook qualche volta fa le bizze e non so se riuscirò a rientrarci presto). Non tremano più? Si sono finalmente rilassate? Si intuisce questo da quel filmato che hai postato. ❤

            • 15 Aprile 2020 in 20:44
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              Oohh 💕 Aspetta, in che senso tremano? Sì, all’inizio erano spaventatissime, povere! Mantengono sempre l’indole da preda, ma ora si sono decisamente tranquillizzate, è bellissimo vedere aumentare la fiducia in due esserini così piccoli. Ora si fanno persino accarezzare come se niente fosse da dentro la casetta, e popcornano sempre più spesso! La grande poi, che è meno iperattiva, si fa di quelle gran sessioni in braccio a prendersi tutti i grattini, gode così tanto che le esce tutto il bianco dell’occhio. 😂😂💗

  • 13 Aprile 2020 in 22:27
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    Personalmente da asociale quale sono mi cambia poco o nulla e non mi sono mai lamentato della situazione. Unica cosa che mi fa incazzare è l’idiozia.Un classico esempio è quella di chi non vede che il contagio si propaga la dove la gente lavora perché costretta, in ambienti chiusi e in strutture sanitarie e di ricovero per anziani ma le proteste e l’odio social ( e di conseguenza politico) si sono riversati contro chi già normalmente solitario se ne andava all’aria aperta a correre. Questi atteggiamenti li odio. Detto ciò ok…me ne sto a casa ma trovo la cosa comunque stupida come è stupida ( ne ho parlato di un post di qualche giorno fa) la polemica, ancora una volta da social, sul 5G. Ma che dire, qui di polemiche ce ne sono per ogni cosa, una al giorno…e quello è sempre un motivo valido per stare lontano da tutti anche se, avrei preferito stare tra i boschi.

    Rispondi
    • 13 Aprile 2020 in 21:39
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      Una casetta tra i boschi sarebbe il sogno. 🙂 Sai cosa mi ha sconvolta un paio di giorni fa? Leggere sui social di tutto un filone di gente (non chiedermi come sia arrivata a loro) che sostiene a gran voce di fregarsene dei divieti e di uscire lo stesso perché il contagio non è come lo dipingono e altri sproloqui che non so ripetere. Se non li avessi letti con i miei occhi non ci avrei mai creduto. Ma tante persone eh! 😱

      Rispondi
      • 13 Aprile 2020 in 23:51
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        Si purtroppo è anche a causa di questi imbecilli che ne fa le spese chi come me già è solitario di natura. Guarda si, sarebbe il mio sogno una casetta tra i boschi anche se, forse vivrei con l’incubo che un incendio mi rovinasse tutto il sogno… 😦

        Rispondi
        • 13 Aprile 2020 in 22:55
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          Oddio. Di certo non è da fare in Australia, va’. In Italia quasi quasi. 🙂

          Rispondi
          • 13 Aprile 2020 in 23:52
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            E chissà comunque se avessi trovato una compagna con cui dividere la vita sarebbe stata una cosa che avrei proposto!
            Ps a proposito di sovrappopolazione ecco la mia soluzione sul mio ultimo post appena fatto.

            Rispondi
            • 14 Aprile 2020 in 23:40
              Permalink

              Allora voglio il divorzio!😄

            • 14 Aprile 2020 in 23:46
              Permalink

              Ahahah dai, cominciate con calma: separazione!! 😂

  • 13 Aprile 2020 in 22:55
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    L’ideale sarebbe una via di mezzo. Alle prime raccomandazioni più che restrizioni mi piaceva uscire e vedere i locali vuoti e le palestre chiuse, ora è la costrizione che pesa e il precedente inquietante di limitazione dei diritti che preoccupa chi alla libertà ci tiene (lo so che molti non sanno che farsene). Però penso a quando si riaprirà e i fighetti potranno tornare a fare i runners sui marciapiedi schizzando il loro sudore sui passanti. Forse in Australia c’è più spazio e i marciapiedi non sono contesi da una minoranza di camminatori e moto parcheggiate e sedie e tavolini di locali e runners e ciclisti che hanno paura di andare in bici e pattini e monopattini e forse ho dimenticato qualcosa. Ecco, quello che mi fa rabbia è la sacralità di queste regole e il disprezzo di tutte le altre fossero pure norme di buona educazione.

    Rispondi
    • 13 Aprile 2020 in 22:45
      Permalink

      Su una cosa dissento: i runners, che io chiamo ancora gente che corre. Mi mette il buonumore vederli (non di questi tempi, ecco) 🙂 e nemmeno a Milano nessuno mi ha mai sudorato addosso. Svariate vecchiette invece hanno tentato di passarmi davanti in fila. 😤

      Rispondi
      • 14 Aprile 2020 in 05:12
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        Ho usato il termine runners proprio per limitarmi a quelli fighetti, che proprio perché devono ostentare i muscoli hanno più epidermide sudata scoperta e poi hanno anche manifestazioni di insofferenza per quelli che gli sono di impiccio. La maleducazione non è una questione di età e infatti per certe famiglie è difficile dire se siano più incivili i genitori o i figli (o i nonni).

        Rispondi
        • 14 Aprile 2020 in 11:58
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          Ah ho capito!! 😄 Quelli di solito me li immagino in palestra. Dove effettivamente ora non possono andare. Da cui eccoli in giro. Non fa una piega 😄

          Rispondi
      • 14 Aprile 2020 in 17:02
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        Non solo dici gente che corre invece di runner… inventi persino espressioni creative a base italiana come “sudorare addosso”… ma non sai che si dice ormai droplet (almeno da 20 girni)? Oddio poi quelle sarebbero le goccioline della respirazioni e gli sputazzi, però si potrebbe per lo meno dire droplet ascellare, a voler essere creativi e moderni!

        Rispondi
  • 13 Aprile 2020 in 23:31
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    Hai scritto la ola per parola ciò che penso si può continuare fino a metà maggio ?
    Ma da voi già è finita ?

    Rispondi
    • 13 Aprile 2020 in 22:47
      Permalink

      Ho scritto la ola? 😄
      No no, andiamo avanti almeno per un altro mese. Va detto che qui il lockdow è iniziato ben più tardi, quindi è il minimo:)

      Rispondi
  • 13 Aprile 2020 in 23:53
    Permalink

    Niente…non riesco a risponderti! Mi succede sempre e solo con te…

    Rispondi
    • 14 Aprile 2020 in 20:52
      Permalink

      Ma insomma… 😂 Ti SEMBRA di non riuscire a rispondere perché fino a che non approvo i commenti, non sono visibili!! 😜😜

      Rispondi
      • 15 Aprile 2020 in 00:45
        Permalink

        Noooooo…mi appaiono proprio dei messaggi di errore che dicono o che sto scrivendo troppo velocemente ( e succede anche dopo ore…) o che non posso inviare il messaggio per non si capisce quale motivo o che il traffico è così intenso che devo riprovare più tardi! Anche altri hanno le moderazioni…scrivo…invio… commento inviato( you reply to…) non lo vedo e sticazzi so che è partito! Con te non partono proprio!🙄

        Rispondi
        • 14 Aprile 2020 in 23:48
          Permalink

          Nooo mi dispiace allora!! Sai cosa faccio? Domani scrivo all’assistenza vippp e chiedo lumi!! Quel che ti ho scritto sopra è perché alcune persone che capitano qui per caso senza frequentare troppo i blog non vedono subito il loro commento e rimangono interdetti 😅

          Rispondi
  • 14 Aprile 2020 in 18:02
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    Questa cosa che la giornata doveva assolutamente essere riempita con sessioni di cucina, ginnastica e lavoro secondo ritmi programmati per non rischiare la noia e la depressione io l’ho vissuta solo un pochino all’inizio e forse per colpa del martellamento social. Adesso mi concedo di non vestirmi, non truccarmi, non pettinarmi e fare quello che mi pare quando mi pare e, credimi, non mi annoi per nulla. I motivi per cui vorrei che la pandemia finisse sono altri.

    Rispondi
    • 14 Aprile 2020 in 20:50
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      Certo 🙂
      Pure non “tenersi” dentro casa propria è un lusso! Almeno finché non partono le videochiamate 😉

      Rispondi
  • 14 Aprile 2020 in 21:09
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    Ti adoro sopra ogni cosa… il paragrafo su new york e quello finale lo incornicerei… eanche il discorso sullo state zitti e aiutate… caspita a casa si sta da Dio

    Rispondi
  • 14 Aprile 2020 in 21:27
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    Come hai ragione. Bisognerebbe approfittare di questo tempo per fare tutto quello che non siamo riusciti a fare prima… Ma c’e davvero chi è traumatizzato di dover stare a casa?????

    Rispondi
    • 14 Aprile 2020 in 20:47
      Permalink

      Per me va benissimo sia recuperare tutte le cose non fatte sia starsene in panciolle in relax immacolato… Ma proprio non capisco chi usa termini estremi per definire questa clausura. Partendo dal presupposto che lo si fa per il bene comune.

      Rispondi
  • 14 Aprile 2020 in 21:43
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    A me il fatto di non dover incontrare altra gente, non dover parlare con le persone ed essere costretti a far finta che mi interessi non dispiace per niente. Non amo la compagnia, i gruppi, la folla, le pacche sulle spalle e gli sconosciuti che ti baciano tre volte quando ti vedono quindi da questo punto di vista tutto ok (anzi spero che finalmente la smetteremo di baciarci e abbracciarci a caso). Essendo però ansiosa di natura, non ti nascondo che la notte verso le quattro mi sveglio pensando al futuro lavorativo e inizio con le domande del tipo: il mio ufficio riaprirà e avrò ancora uno stipendio e ci saranno ancora clienti?
    Ah, mio zio crede sul serio al complotto del 5G 🤣

    Rispondi
    • 14 Aprile 2020 in 20:46
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      Oddio 🤦‍♀️😱😂
      No ma ti capisco benissimo. Io faccio la tranquilla prima di tutto perché in casa entra comunque un altro stipendio e poi perché lavorativamente non mi dispiace affatto una pausa sapendo che quando i tempi miglioreranno avrò diverse opzioni essendo in Australia (spero… ci conto, ecco! 😅). Ma da quel punto di vista le preoccupazioni ci stanno tutte.

      Rispondi
  • 14 Aprile 2020 in 23:14
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    L’unica cosa che mi crea ansia in questa situazione è la questione lavorativa ossia avere il laboratorio orafo del mio compagno chiuso, è l’unica nostra fonte di reddito. Per il resto io sono una persona che ama i posti solitari, forse un po’ asociale che sta bene nella sua solitudine.

    Rispondi
    • 14 Aprile 2020 in 22:57
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      In effetti, aver perso temporaneamente il proprio unico reddito era tra le condizioni che avrei dovuto aggiungere all’inizio. Tenete duro!

      Rispondi
  • 14 Aprile 2020 in 23:40
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    Leggendo i commenti vedo che hai dato la stura a un sacco di gente in controtendenza, che nella reclusione forzata ci ha fatto la cuccia. Comunque sono anch’io nel gruppo, la mia vita non è cambiata molto. Anche se mi manca il lontano (soprattutto i viaggetti e la mia famiglia berlinese) ho riscoperto cose notevoli nel vicino, e questo mi piace.

    Rispondi
    • 14 Aprile 2020 in 23:49
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      Che bella espressione “farci la cuccia” 😊 Le riscoperte non sono mai scontate, quindi bene così, dai 😊

      Rispondi
  • 15 Aprile 2020 in 00:01
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    Mi sono presa una pausa di un paio di giorni…un detox dalla panificazione, ma tra qualche giorno ricadrò nuovamente nel baratro del lievito e delle mani in pasta. Sto imparando tanto in questa quarantena, soprattutto in cucina. Mai avrei pensato di mettermi a fare i cornetti, o la polenta…eppure mi sono usciti davvero bene. L’unica cosa che mi angoscia è che tra meno di 2 settimane dovrò imparare ad essere madre in questa pandemia, visto quello che mi lievita in pancia e questo mi alletta decisamente meno perché vorrei vivere questo momento con le persone che amo.

    Rispondi
    • 14 Aprile 2020 in 23:37
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      Ahi, proprio il momento ideale per la creatura! In bocca al lupo! 💪💪💪

      Rispondi
  • 15 Aprile 2020 in 02:24
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    Sarà che non amo la confusione, sarà che sono sempre stata bene anche da sola. Ma a me il senso di isolamento non è ancora venuto. Anzi secondo me non mi verrà mai. Io sto benissimo sul mio balcone o in giardino con il mio pc con cui lavoro e scrivo per il blog. Non potrebbe andarmi meglio! 🙂 Scherzi a parte, spero davvero che finisca tutto presto e auguro a te e ai tuoi lettori il meglio!

    Rispondi
  • 15 Aprile 2020 in 02:25
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    Vivendo in tre (io lui e la gatta) da oltre un mese in quaranta metri quadri, quasi quasi mi perdevo il post: poi invece ho fatto bene a leggerlo XD

    Rispondi
  • 15 Aprile 2020 in 07:03
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    Io sono divisa tra il “ah! Finalmente del tempo per fare quelle cose che non ho mai tempo di fare e rimando da sempre” ed il “mi sento inutile, non servo a nulla, anche il mio lavoro non è indispensabile” . Vivo in bilico così ed intanto leggo, scrivo, guardo, progetto e penso 🤷

    Rispondi
  • 15 Aprile 2020 in 15:06
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    La televisione con le cuffie? Le vorrei anch’io per non sentire tutti quelli che parlano quando riesco a guardare la tv 🤣 Lo zio e il 5g dovevo inserirlo nel mio articolo in uscita a brevissimo.. non era così marcato per me è rispetto ad altri lo sopporterei.

    Rispondi
    • 15 Aprile 2020 in 14:08
      Permalink

      No no non la tv, il pc. La tv con le cuffie c’era solo a casa di mia madre perché non sia mai che disturbassi 😑

      Rispondi
  • 15 Aprile 2020 in 17:53
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    A me non è lo stare a casa in sé che mi crea problemi, asociale prima e asociale ora non cambia poi molto. E’ tutto questo stato di non sapere quando si potrà tornare alla normalità che mi disturba e non mi permette neppure di fare tranquillamente a casa quello che avrei fatto in un altro momento. Lo spettro di una crisi economica perché non è che tutti abbiamo un lavoro così stabile, lo spettro di una scuola non più come prima e se io lavoro e mio marito pure, il piccolo di 6 anni in tasca non possiamo metterlo. Ecco tutto questo mi crea disagio e non mi fa godere la quarantena…

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  • 15 Aprile 2020 in 18:46
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    Ciao, innanzitutto 2 cose: mi ha fatto ridere il riferimento alla panificazione e co., che pare infatti siano diventate un rimedio adottato da molti, come misura anti ansia,durante questo periodo di distanziamento. Chissà quale nesso c’è, comunque ho constatato che anche mia madre quando è in preda ad ansia e depressione, si mette a cucinare, soprattutto per me (purtroppo qui non si possono inserire le faccine o ci avrei messo quella scocciata con gli occhi all’insu’). Poi mi è piaciuto molto il tuo disclaimer: a volte anch’io quando scrivo qualcosa, penso che scrivo da una posizione di “privilegio”, e che non vorrei che qualcuno sentisse sottovalutata la sua situazione o il suo sentire.
    Non sono riuscita a commentare subito ieri e le tue parole mi hanno” lavorato” dentro in questo tempo.. e condivido che, sì anch’io provo un certo godimento in questa situazione. Mi ha colpito molto l’espressione e il concetto “coincidere con se stessi”.. Io mi sento come dentro un bozzolo dove sto bene, ho tutto quel che mi serve (o quasi, il sogno dei viaggi quello mi manca), i ritmi sono rallentati rispetto a prima e il tempo è sufficiente, faccio sport piu’ di prima, su zoom, ho piu’ contatti di quanto avessi prima con amici e parenti, in videochiamata, le persone le sento anche piu’ vicine, e non sono piu’ necessari tempi lunghissimi per vedersi, per far coincidere gli impegni di tutti. Fare cose futili, oziare, senza avere l’impressione di star perdendo tempo. Siamo anche tutti piu’ tranquilli in famiglia, io esco una volta alla settimana per la spesa e finalmente riesco a stare di piu’ nel qui ed ora, senza guardarmi troppo in giro. Perché poi, siamo tutti situazione comune, e tutti come in uno stesso contenitore, e io, finalmente, non ho il cruccio di perdermi qualcosa, mi sento piu’ serena, anche se non so cosa faro’ o dove andro’ questa estate. So che puo’ sembrare un po’ follia, o forse veramente vivo una sorta di depressione (non dovuta al periodo, perché comunque la mia vita si svolge prevalentemente a casa, con i vantaggi/svantaggi di lavorare da casa, e il privilegio di avere uno spazio fuori, che ci induce spesso pero’ a non muoverci), ma quasi provo un senso di dispiacere al pensiero della riapertura.
    Per il resto, anch’io penso che sia importante vivere questa pandemia come un’opportunità, ma c’è un rumore assordante tutto intorno che a volte mi infastidisce, e attendo che lo sia ancora di piu’ nella fase due. E il pensiero, che già si faceva avanti prima, prende sempre piu’ consistenza: che se l’umanità non coglie l’occasione di cambiare nemmeno questa volta, veramente diventerà forte il desiderio per me di emigrare altrove, con la mia famiglia, in un’isola deserta magari, senza piu’ contatti fuori con il mondo, visto che posso essere brava a tenere le distanze fisiche, ma quelle mentali e sociali, e da certi pensieri, no, li’ sono una frana.

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    • 15 Aprile 2020 in 19:41
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      Allora temo tu possa preparare la valigia 🙁 Che poi dovresti spostarti proprio su un un’altro pianeta, perché il problema è ovunque. Non cambierà nulla secondo me, delegheremo solo un po’ di più al web (in senso buono). Quel benessere che sentiamo, probabilmente è perché stiamo fiutando una scintilla di quella che potrebbe essere la vita se l’economia non fosse il motore di tutto; ma la fiuteremo per qualche attimo, poi scomparirà di nuovo.
      E grazie di aver colto perfettamente il senso del mio disclaimer, che poi vorrei che aprisse ogni cosa che esprimo: non scrivo mai con la pretesa di parlare a tutti, e sempre con la consapevolezza che le realtà là fuori sono persino di più di quelle che immaginiamo. Un abbraccio 💕💕

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  • 15 Aprile 2020 in 22:10
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    Devo ammettere che questo isolamento ha anche per me un aspetto positivo. Mi crogiolo tra i miei interessi e i miei silenzi e riscopro vecchie passioni. Tutta la mia famiglia si sta ritagliando spazi appartati nelle solite stanze e apprezziamo anche i momenti in comune. Forse non tutti i virus vengono per nuocere,,,

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  • 16 Aprile 2020 in 07:07
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    Distanziamento sociale = basta ipocrisia. Quarantena = tempo per le cose importanti. Con tutto il rispetto per chi ha perso qualcuno o chi è stato ammalato, ma a me questo coronavirus ha portato cose belle.

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  • 16 Aprile 2020 in 16:12
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    Io lotto molto con la mia ansia, attraverso dieta scarsa in zuccheri complessi e tante tante tisane. Ma devo essere sincera, non è la quarantena il problema.Il punto è che fuori c’è una pandemia, non è la quarantena in sé. Il pensare alla gente che on può abbracciarsi, alla gente che sta male e a chi muore (per cause varie) e i cari che non possono avere il conforto di un funerale con vicinanza fisica dei propri cari. Certo, restiamo positivi… ma senza prenderci in giro. Non c’è una quarantena, c’è una pandemia.

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    • 17 Aprile 2020 in 14:23
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      Certo, quello è un discorso a parte. Però anche quello mi lascia relativamente tranquilla, non so. Sarà che ci ho fatto il callo alla merda.

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  • 16 Aprile 2020 in 16:26
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    Io sto vivendo la quarantena (55 giorni oggi) in un modo strano: da un lato sono totalmente stranita e mi sento dove non vorrei (più) essere. Dall’altro, invece, sto iniziando a conoscermi di nuovo. Ed è bellissimo.

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  • 16 Aprile 2020 in 17:15
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    Anch’io, che sono nata qualche anno prima di te, non ero affatto preparata ad un evento del genere. Sto cercando di vivere questo periodo con relativa tranquillità, lavoro da casa, passo più tempo con mio figlio, mangio e cucino un sacco (e pazienza se i jeans nuovi non si chiuderanno più). Però lo ammetto, non vedo l’ora di tornare alla normalità!

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    • 17 Aprile 2020 in 12:06
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      Ecco, parlerei di questo problema dei vestiti che andranno stretti! 😱😱😱😅

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  • 16 Aprile 2020 in 22:04
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    Fare le cose con il favore delle tenebre state of mind. ❤

    Sto vivendo la quarantena come un’opportunità. L’ho bramata a lungo, visto che qui nel Regno Unito all’inizio si è parlato di immunità di gregge e la paura era tantissima. Adesso che è arrivata, prendo un giorno dopo l’altro con calma. Mi sono riappropriata del tempo e penso che il vero trauma sarà proprio tornare alla routine di prima tra lavoro e responsabilità.

    Ps: sta storia del 5G qualcuno me la deve spiegare perché ancora non mi sono raccapezzata, tipo nonna a cui devi insegnare ad usare whatsapp ahaha

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    • 17 Aprile 2020 in 12:03
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      Ma nemmeno io ho capito in realtà. Pare che questo 5G faccia cascare gli uccelli dal cielo 😂😂
      Non sai che ansia all’inizio pensando a voi lassù! Almeno il karma ci ha pensato con Boris 😈

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      • 17 Aprile 2020 in 21:56
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        Oddio, non mi dire che adesso si allarmano pure e gridano al complotto per questo 5G. People.
        Eh, non me ne parlare. Poi ci facevano lavorare senza mascherine, guanti. La gente che non si mette neanche una mano davanti quando starnutisce o tossisce… Lo schifo insomma.

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  • 16 Aprile 2020 in 22:36
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    Vivo a Bergamo, il Covid ha raggiunto anche i miei polmoni e sono in pieno stato ansioso, ma sapevo che dovevo leggere questo post perchè mi avrebbe fatto sentire meglio. E avevo ragione. Continua a scrivere che mi fai felice.

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  • 17 Aprile 2020 in 08:10
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    Una delle poche cose intelligenti e sensate lette su tutta sta storia assurda.

    Rispondi
  • 21 Aprile 2020 in 08:37
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    Anche io sto benissimo. Faccio quello che mi piace nel posto in cui mi sento meglio. Purtroppo non per tutti è così. La mia amica è in quarantena da 50 giorni ormai, e ha perso una figlia di sette anni da poco in un incidente bestiale. Immagina la sua testa e il suo corpo chiuso un quarto mura senza alcuna distrazione, se non il rumore i suoi pensieri.

    Rispondi
    • 21 Aprile 2020 in 18:39
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      Oddio 😱 Beh, ecco, la facciamo rientrare tra coloro a cui questo posto non è rivolto. My gosh.

      Rispondi
  • 21 Aprile 2020 in 18:46
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    Mamma mia, posso scrivere che finalmente sono riuscita a dare una giustificazione al mio stato d’animo. Finalmente non mi sento strana o fuori dal comune ad aver trovato una sorta di mio equilibrio in tutta questa situazione. E’ meraviglioso. Cioè, non lo è oggettivamente, ma finalmente mi sento a posto con me stessa. Dormo meglio la notte, non ho attacchi d’ansia o il fiato corto, sento di non dover rincorrere aspettative o essere pressata da aspettative altrui. Sì, rientro anche io nella filosociopatia

    Rispondi
    • 21 Aprile 2020 in 18:47
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      È esattamente così: sapere che là fuori è oggettivamente un disastro, eppure sentirsi tranquille e in pace come non mai. Siamo strane, eh!!

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  • 22 Aprile 2020 in 00:13
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    Vero, noi Millennials ormai se non ci becchiamo almeno una crisi economica ogni tot non ci sentiamo a posto con noi stessi…
    Però vogliamo parlare della piaga dei gruppi Whatsapp che spuntano come funghi e mandano meme del 2010?

    Rispondi
    • 22 Aprile 2020 in 01:48
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      Ne sento parlare, e con i toni della vera pandemia, ma per fortuna il mio numero su cui WhatsApp ancora funziona ce l’hanno in pochissimi, quindi non mi arriva niente di male 😍😄

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  • 22 Aprile 2020 in 01:33
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    Anch’io in tutta onestà non la sto vivendo come un trauma. Certo se non ci fossero i tanti compiti da far fare ai figli con meno voglia del solito sarebbe meglio, ma pazienza. Quel che è certo è che non mi annoio e, anzi, vorrei giornate fatte di 36 ore per farci entrare tutto quello che vorrei!

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  • 23 Aprile 2020 in 19:32
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    Io invece faccio fatica a stare chiusa in casa da quasi 50 giorni. Le cose da fare non mancano, ma inizio a sentirmi soffocare, a perdere ogni tipo di motivazione.

    Rispondi
  • 23 Aprile 2020 in 21:48
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    Io ho passato momenti altalenanti di creatività, positività e attività. Ora invece sono solo stufa ed annoiata, inizio a non vedere la fine di tutto questo

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  • 30 Aprile 2020 in 18:06
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    Che bello avere un wombat immaginario, in questa situazione poi! Lo voglio anche io! 😀

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  • 1 Maggio 2020 in 18:15
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    no vabbè, ho adorato ogni singola parola…

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  • Pingback: Pandemia, Depressione e Godimento. Come vivere l’isolamento con gusto — Lucy the Wombat | l'eta' della innocenza

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