STRANGE AUSTRALIA

Queenstown, TAS. Non è tutto ferro quello che luccica

Down Under, sentendo “Queenstown“, di solito il pensiero vola subito alla città della Nuova Zelanda. Ma ne esiste un’omonima anche nell’Ovest della Tasmania: una cittadina diversa, fatta di una pasta al contempo iperspecializzata e ultraselvatica, dalle grosse fibre integrali e tenaci.

queenstown orr street street art

Si tende a visualizzare la Tasmania in mille sfumature mentali di azzurro e di verde, e in inverno anche di bianco; Queenstown invece è arancione, come si prodiga di avvertire subito anche la Lonely Planet. È del colore del rame, scoperto in zona intorno al 1880, pochi anni dopo l’oro; del colore del dubbio e della riflessione del tramonto, ma anche del pragmatismo dell’alba. E irradia altre numerose squillanti tonalità, grazie alle nuove pitture a cielo aperto che la adornano.

tasmania verso queenstown terra erosatasmania verso queenstown terra brulla

Queenstown trattiene e mostra, tra vergogna e sfrontatezza, un altro lembo di storia dell’Australia, e un pochino anche della mia. È uno di quei luoghi in cui ci si sente ricondotti al nucleo di se stessi, nel bene e nel male. Qui, la turbina furiosa che mi ruota rumorosamente nel petto ha percepito degli ioni speciali nell’aria, che le hanno consentito di spegnere i motori e di mettersi per qualche attimo a riposo, inebriandosi di un passato e di un futuro operosi, e interrogandosi su un presente in sospensione. Come a dire: non ti preoccupare, niente è perfetto e molto è in rovina, ma nell’attesa di tempi migliori fermati pure un momento e guarda un po’ che colori, guarda cosa diventerà.

iron blow particolare lago e pietrecaffè nel nulla con felci ed edificio fantasma

La vita della cittadina, come le colline e le montagne tutt’intorno, nacque con l’attività mineraria. Le tracce dell’industria estrattiva sono ovunque anche oggi che è rimasto poco di attivo, in mano a compagnie soprattutto indiane. L’arancione e l’ocra sono quelli della terra disboscata per fare spazio alle faccende umane, una terra rimasta brulla ma che resiste con orgoglio; una terra grigia e giallastra scavata dall’erosione e dai fumi industriali, dalle piogge abbattutesi sulla sottrazione di alberi; una terra messa alla prova, che in parte offre ancora protezione e in parte, sfruttata, punisce e condanna; ma che in ogni caso mai si nega, e che ha in sé ancora tanti germogli.

queenstown monumento all'attività estrattiva

Le case, che non celano le loro riparazioni e gli interventi sul tempo, sono quelle di gente che ha sempre lavorato sodo, che guardava alla sostanza; gente caparbia, resistente, ben disposta. Poi però, si sa, il mondo cambia. E cambia ancora, purtroppo o per fortuna.

queenstown streetart su casa

Uno spaesato e un po’ ammosciato Babbo Natale gonfiabile saluta da un balcone i pochi passanti che si aggirano lungo la via principale, esaminando una confraternita di attività commerciali molte delle quali hanno appeso le chiavi al chiodo. Le più baldanzose, non ancora svuotate degli arredi, già offrono se stesse in vendita. Dappertutto occhieggiano speranzosi numeri di telefono di contatto su fogli spiegazzati, appesi con scotch annerito ai vetri degli ex-negozi. Eppure qualcosa si muove. L’aria deve mutare e saprà farlo. Un’automobile si ferma. Arrivano dei visitatori.

queenstown street art per terra

Per la mia notte di passaggio, alloggio nell’hotel/pub storico centrale, dal nome e dallo stile molto british, l’Empire Hotel. Una regale scalinata doppia in legno scuro, patrimonio storico del National Trust; l’imponenza predatrice delle teste di cervo alle pareti; mobilio d’epoca, vecchie carte geografiche con borghi non ancora ideati; dettagli prima curati e poi lasciati invecchiare, quadri e suppellettili antiche.

pubblicità australiana antica

Vestigia di un passato energico e fiducioso i cui pronipoti, oggi, si anestetizzano alle slot machines della sala accanto, dove il mellifluo erogatore di caffè gratuito ritarda il loro oblio mentre li separa dagli ultimi spiccioli della settimana. I più socialmente inseriti giocano a biliardo, bevono starnazzando da prima delle cinque del pomeriggio; alle nove e mezza sono ancora lì, pronti per fare chiusura. Forse una consolazione per non essere migrati altrove, a differenza di tanti altri. Oggi restano solo millesettecento abitanti; all’inizio del Novecento erano cinquemila.

queenstown cinema

Poco lontano c’è persino un grosso cinema ocra, attivo solo alcune sere, per ottimizzare le forze. Promette film belli, film d’essai, film che fanno pensare. Sono stupita di trovarlo qui, in mezzo al torpore. Invece scopro che ospita anche un festival.

queenstown cinema particolare

Dall’altro lato di quello che è indubbiamente l’incrocio urbano principale (all’angolo opposto sorge un grosso ristorante ancora aperto e con ottimo cibo – probabilmente anche l’unico, dopo la chiusura alle 17 di tutte le serrande ancora attive) sonnecchia la stazioncina, con annesso museo. Oggi rappresenta uno dei due capolinea del Great Scenic Railway, un trenino d’epoca restaurato che congiunge Queenstown alla costa Ovest (con Strahan, una leziosa cittadina portuale sulla baia delle crociere). L’itinerario che attraversa la foresta pluviale sui binari pare che sia pazzesco, e sta riabilitando una zona a lungo ignorata dalle rotte turistiche (comprensibilmente: perché deviare per passare proprio di qui, quando il resto dell’isola è un sogno naturale e paesaggistico senza tempo?), insieme ai tour che consentono visite alle miniere, alle segherie e alle recenti centrali idroelettriche della zona. Meritano, e completano la conoscenza del più freddo tra gli stati australiani.

queenstown segheria ingresso

A Queenstown, numerose e rivendicate sono le tracce dell’orgoglio identitario industriale, disseminate qua e là in punti topografici che omaggiano il carattere e la dedizione di più generazioni verso i propri macchinari-simbionti. E sarà che il mio animale-totem, Lucy, è un’abilissima scavatrice artigliata che di giorno vive sottoterra, ma non posso che provare fascinazione per tutto ciò che ha a che fare con il sotterraneo. Perché a volte la terra che si ha sotto ai piedi è l’unica certezza su cui si può contare. Anche se a dire il vero nemmeno la Madre Terra semper certa est, come testimonia l’incendio alla miniera del 1912 nel quale morirono 42 operai, ai quali disse addio il funerale di massa più imponente di tutta l’Australia.

Ma qui si respira anche un orgoglio più ampio, quello della gente del posto unita contro le avversità e le forze ostili. È il caso dello Spion Kop lookout, un punto di osservazione a 360 gradi, su una cima, che commemora vecchi tempi guerreschi, quando prima della Federazione del 1901 ogni stato del continente mandava autonomamente i propri soldati volontari in supporto delle truppe britanniche. Un cannone sorveglia l’entrata ricostruita di una galleria ferroviaria e della bocca di una miniera; ma poi la piattaforma-belvedere più in alto ripulisce lo sguardo dalle nubi nere che si affacciano alla mente. Non solo terra, dunque, ma anche cielo, vento, e uccelli che se ne fanno traghettare, lungimiranti, guardando oltre.

queenstown spion kop lookoutqueenstown spion kop lookout panorama

Infatti a trionfare è una fierezza ancora più vasta: quella non solo australiana, ma umana e universale. Quella delle creature con cui il mondo è condiviso, gli animali che è toccato in sorte che popolassero questa zona e non altre, e che vengono omaggiati sui muri delle case e dei capannoni, dipinti con allegria e carattere.

queenstown street art pappagalli galahqueenstown street art tilacino

È una street art che saluta dalle superfici più inattese, che vuole riaffermare la propria giovane esistenza, farla ammirare, farne parlare. L’orgoglio dell’individuo che, nonostante la decadenza e le difficoltà di adattamento, conserva uno spirito ben lungi dall’essersi estinto, ma che anzi proprio nell’andare avanti rinnovandosi ha ritrovato i propri colori.

queenstown capannoni con street art

Sta imparando ad esprimerli e a scoprire ciò che non gli aveva detto nessuno: che valgono la pena, che la gente ci sosta per guardarli meglio, che rendono quella realtà più interessante, speciale, laggiù in Tasmania. E così, da un po’ di tempo, a Queenstown oltre ai murales c’è anche una vera, rispettabilissima galleria d’arte nota anche oltre i confini della sua terra, che onora soprattutto incisioni e pitture ispirati ai paesaggi selvaggi della West Coast.

queenstown street art in centroiron blow passerella sulla cava

L’immagine in cui questa strana natura locale si riflette più compiutamente si trova poco più in alto della città, tra i tornanti, al culmine di una stradina che conduce all’Iron Blow, una panoramica allegoria dei tempi che mutano. Solo alla fine di una passerella a picco sul vuoto si rivela generosamente lo spettacolo nascosto: quello che era stata una ruvida cava a cielo aperto, a furia di riempirsi d’acqua piovana, oggi è un lago segreto che sembra riempito di smeraldi. Ed è una delle visioni più belle di tutta la Tasmania.

iron blow lago smeraldo

Ma è tempo di ripartire.

Per le vie semideserte di Queenstown, ho respirato quel senso di corrispondenza e di appartenenza che si sprigiona dai posti più impensati, in cui il nesso è lampante e possiede già una sua autocoscienza, ma aspetta che te ne accorga anche tu; e che allora per aiutarti ti accompagna a vagare per le sue strade, dove ancora in pochi ritengono interessante spingersi. Ti accoglie e ti si svela senza mentire, urlandoti le sue fratture e la sua voglia di rinascere – e a te fa l’effetto armonioso di un sussurro, di una carezza.

queenstown edificio tipico verde

Ciao e grazie, Queenstown, take care. Ci rivedremo e avremo entrambe più colore.

queenstown street art bambino su un diavolo della tasmania


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118 risposte »

  1. Ho letto molto in fretta perché mi gasavano le immagini!
    Poi giro il link ad Alck (gli piace la street art. Anche il Fantacalcio, purtroppo, ma è un’altra storia)

      • NOOOOO! 😂😂😂

        La mia soglia d’attenzione è troppo misera per avere lo sbattimento di capire come dovrei fare!
        Non sono neanche appassionata di street art, ma quella almeno basta guardarla! 😬😬😬

        • Sono d’accordo! 😄 Anche se la street art è subdola, perché inizi a guardarla qua e là, la volta dopo la guardi meglio, e avanti così finché non diventi una sua umile ancella! 😱
          Quanto al Fantacalcio, lo trovavo molto simpatico, ma ero una ragazzina e non sapevo cosa fare prima dell’avvento di Internet 😄

        • Sì, è contagiosa ed endemica, alla fine!

          Comunque, ora con internet il fantacalcio si è addirittura IMPLEMENTATO.
          Mi fa effetto Beautiful: non mi piace, ma ormai so troppo per chiamarmene fuori 😒

        • Ahahah allora custodisci con cura questo sapere specializzato, potrà tornarti utile un domani! 😄
          Mi sembra di aver già sentito dire questa cosa sul Fantacalcio e l’internet, ma mi ha così turbata che l’ho subito rimossa. Andrà così anche stavolta, spero 🤣

        • Ti prego, ora dimmi che negli archivi hai un post sull’argomento o che lo farai! 😄

  2. Ammirabile pazienza a rendere immagini e a riportare notizie e sentimenti, vero che sono luoghi strani con accostamenti inediti di modernità e natura integra selvaggia o commistioni tra le due cose, che si prestano a suggestioni – però la tua tastiera ha indubbiamente il tocco della bacchetta magica.
    (Ho appena beccato un paio di refusi, rileggendo… Urca! da quando quella volta ti ho letto, rileggo, sì, attento… )
    Happy New Year

    • Guarda, anch’io leggo e rileggo, ma il refuso è una bestia svelta, che si fa sempre più astuta e più veloce. Grrr!
      Mille grazie anche stavolta caro Guido, e buon anno nuovo anche a te! 😊

  3. Non so ma ho come l’impressione che tu riusciresti a trovare cose interessanti anche se ti portassero nel posto più deserto, sperduto e inospitale del mondo! Come tu faccia è un mistero tanto più che non deve essere facile da descrivere un luogo che non esiste!😂

    • Ahah fair point! 😅 Ti ringrazio, il mistero comunque è di facile risoluzione: meglio i posti delle persone 😇👾

        • Pensavo che l’Australia, a parte.le grandi metropoli è tutto sommato scarsamente abitata quindi tutto sommato deve essere abbastanza un posto per orsi! Anche dalle foto che metti, vedo che, anche nei posti che dovrebbero essere turistici, folle non se ne vedono! Prova a fare lo stesso a Firenze o Roma!

        • Gli unici due posti affollati che ho trovato finora sono stati Phillip Island (quella del moto GP e dei pinguini) e la Great Ocean Road… E infatti sono quelli che mi sono piaciuti meno! Per il resto è verissimo, la questione dello spazio qui è molto diversa ed è facile abituarsi, con il risultato che però al ritorno in Europa sta tutto ancora più stretto! 😱😅

        • Ma ci torni spesso in Europa allora! Beh si, immagino che la differenza sia notevole…a me poi figurati…già fare fila check-in,fila controlli, fila imbarco…gente da tutte le parti, caos,bambini che urlano, madri, comitive, gente che ti deve raccontare la loro vita, banalità, maleducazione…naaa non ce la potrei fare…io riesco ad incazzarmi pure quando vado a correre al mattino e la gente ti sbatte contro perché non è capace di tenere la destra!🙊😈

        • Figurati qua, che tengono la sinistra ma non tutti l’hanno capito… Un delirio! 😄

        • Ahahahah ci ho pensato subito dopo aver premuto invio che nel mondo anglofono è tutto al contrario! Però ecco…io se corressi li…mi adeguerei ed andrei a sinistra! E’ farlo qui che proprio non va bene anche perchè se io non mi sposto in tempo…son cazzi tuoi poi che ti piombano addosso 92 chili di orso! Ed invece ti guardano pure storto ed è quella la cosa che più mi fa incazzare!

        • Comunque capisco cosa intendi. A Parigi uscivo spesso a correre e passavo da una via molto in discesa e molto stretta. I passanti ovviamente mi sentivano arrivare in velocità, ma mai uno che si mettesse su un lato, rimanevano tutti in mezzo al marciapiede, apposta, dovevo fermarmi anche di colpo. Odio profondo! Che ci vuole a scansarsi se arriva uno correndo?!? 😡

        • Si, ma il bello è che, a parte i rari casi in cui devi passare in un budello normalmente se ognuno tenesse la destra (o la sinistra nei paesi anglofoni!) sarebbe matematicamente impossibile scontrarsi! Invece, non solo vanno contro mano ma ti guardano pure con l’aria di chi ha ragione e a me scattano istinti omicidi! 😛

        • So che non dovrei, ma un po’ mi rallegro, perché significa che non sono solo io, ma è proprio la gente a non farcela! Invochiamo Kim Jong-Un! 😄

        • E ora che ci penso te hai già fatto anche capodanno o se non lo hai fatto sei li li…buon anno! 😀

        • Esatto, già fatto… Perciò, buon anno a te dal futuro!! 😄😘

        • Azz, non ci avevo pensato! In effetti sei nel futuro oltre a non esistere! Con te c’è da andare al manicomio! 😀

  4. Ci sarà un tempo in cui finirò di stupirmi leggendo le descrizioni dei luoghi che visiti ma anche e soprattutto del tuo integrarti con loro? Oggi ho sgranato gli occhi apprendendo della turbina furiosa che ti ruota nel petto e del suo potere di indicarti cosa diventerà il luogo che stai visitando.
    Ho deciso che domani non mi meraviglierò apprendendo che conservi lungo la spina dorsale due ali di farfalla che all’occorrenza dispiegherai per cogliere il nettare di quel fiore australiano scoperto nel cuore di un deserto desolato ma abbellito appunto da tanti di quei fiori dal nettare inebriante.E volando su di essi e forse trasportata da un ippogrifo bianco ci mostrerai altre meraviglie che mai altrimenti potremmo conoscere
    È dunque normale che adesso io ti faccia tanti cari auguri di un sereno 2019 portatore di meraviglie.

    • Che parole bellissime, grazie di cuore, Marcello! Tanti tanti auguri anche a te da questo angolo sperduto di mondo! 😘

  5. Ciao Lucy, bellissimo il tuo racconto di viaggio! Esistono dei posti di cui non ne conoscono neanche l’esistenza e Queenstown è uno di questi! 🙁 Spero che con il 2019 riuscirò a viaggiare di più…ti seguo per prendere qualche spunto interessante 😉 Auguri di Buon Anno 🙂

  6. Amo il modo meraviglioso con cui racconti del tuo viaggio a Queenstown, e delle caratteristiche della città stessa! ❤ Trasmetti tanto, e sono riuscita a riconoscermi nelle sensazioni che hai provato trovandoti lì, nella naturale necessità di fermarti un attimo a guardare e respirare..cosa che solo pochi, pochissimi luoghi ci impongono. Ogni viaggio ci insegna qualcosa di importante, e sono felice che tu abbia trovato in questo angolo di mondo “un senso di corrispondenza e appartenenza” così particolare e importante.
    Ti auguro un 2019 di meraviglia, bellezza, di tanti altri luoghi con cui entrare in sintonia, e di colore Lucy!
    Un abbraccio ❤

    • Ma che bell’augurio, me lo prendo tutto!! Grazie! 😍 Ricambio anch’io, con le stesse cose che hai scritto, e tante tante farfalle 😊💕😘

  7. Caspita, come adoro la street art, i murales, e le rappresentazioni artistiche in genere fruibili a tutte le persone. Purtroppo in Italia sarebbe quasi un’utopia, di solito vengono considerati atti di teppismo, preferendo così muri grigi, sporchi e vecchi. Avendo vissuto all’estero ho potuto vedere diverse forme di street art, cosa che non posso purtroppo dire del “bel paese” retrogrado.
    Ora sarai già entrata nel 2019, la prima di noi 🙂 tanti cari auguri.
    Mi sono riscritto per la ventordicesima volta al blog, speriamo che stavolta non mi disinscriva da solo come al solito.

    • Non so davvero perché accada, ma ti ringrazio del rinnovo di fiducia! 🙂 Buon anno!!
      Dove hai vissuto? In un altro commento menzionavi l’Atlantico… In Italia certamente c’è più conservatorismo anche sulla questione della street art, ma non perderei del tutto la fiducia. Invece ricordo l’abbondanza di tag sui muri senza nessun altro scopo se non quello di marcare il territorio imbruttendolo. A Milano ne vedevo tantissime e mi si gonfiava la bile.

      • Ho vissuto principalmente in Francia, più un altro lungo periodo in Grecia, dove purtroppo sono dovuto tornare prematuramente per colpa della gravissima crisi che l’ha colpita. Ero lì quando tutto è cominciato e ho visto un paese letteralmente distruggersi sotto ai miei occhi. In passato avevo provato anche l’Inghilterra e la Germania, ma non mi ero trovato a mio agio. Ora il mio più grande sogno è poter ripartire per l’estero quanto prima, non importa dove.

        • Un percorso molto interessante! Non dev’essere stato facile vivere il tracollo greco dall’interno… Ma sono convinta che anche per l’Italia questo sia un periodo nero che la affosserà ancora di più. Tanti auguri di trovare una nuova casa all’estero, allora!

  8. Rendi sempre i tuoi posts ricchi di dettagli e per niente pesanti da leggere… anzi, sono molto scorrevoli e piacevoli!! Una vera scrittrice! Non sapevo di questa cittadina! La Tasmania mi ispira moltissimo, soprattutto dopo aver visto delle bellissime foto di una mia amica che è andata laggiù per un progetto di volontariato!

    • Grazie mille Valentina! *_* Sono molto felice per la tua amica che di sicuro ha passato dei bei momenti… Se fossi partita da sola probabilmente sarei andata anch’io a fare volontariato da quelle parti!

  9. Finalmente ho la calma necessaria per godermi il tuo post, molto interessante come sempre! Grazie per tutti i luoghi nuovi che mi fai scoprire senza spostarmi da casa😀… e buon 2019, Elena

    • Ciao cara! Grazie a te, per la visita e per il tuo bel blog, ricambio gli auguri! Un bacione 😊😘

  10. Reportage ricco che trasmette tante sensazioni su quel luogo sospeso, un po’inprigionato nel passato. Ma I colori ci sono, sono quelli dello smeraldo del lago, basta ricercare nel profondo della natura che non delude mai. Buon 2019 e continua a regalarci emozioni.

  11. Attraverso la lettura dei suoi articoli evinco che Lucy è una pittrice lessicale che ci disegna immagini stupefacenti al limite dell’inverosimile. Spero non la disturbi essere suo compagno di viaggio… 👏👏👏

  12. Non avevo mai sentito parlare di Queenstown. Sei riuscita a tenermi appiccicata allo schermo dalla prima all’ultima parola, dalla prima all’ultima meravigliosa foto. Ancora stento a credere a quanto sentimento ci abbia trovato. Ci sono luoghi che sembrano aspettarci. A volte però mi chiedo se siano questi luoghi così unici ad aspettare te o se sia semplicemente tu a vedere l’unicità di un posto. Non è da poco il talento che hai, e te lo dico con il cuore credimi. Hai un modo di scrivere che mi appassiona sempre. Saranno state le foto dei graffiti che sbucano ad ogni angolo, la sorpresa del cinema di spessore quando non me lo immaginavo, o saranno stati i panorami.Cosa sarà stato non lo so, ma adesso ho la pelle d’oca e voglio andarci anche io! Buon anno nuovo e che sia un anno meraviglioso per te! ❤

    • Sei troppo buona Simona, davvero ❤️ A me sembra sempre che ai miei post manchi qualcosa ma sono felice che le persone si fermino qui a leggere, non riesco ad apprezzare per intero i luoghi se non posso condividerli almeno un pochino in qualche modo 😊
      Quanto alla domanda che fai penso che sia ciascuno di noi a “popolare” un luogo con quanto ha dentro e trovarci delle corrispondenze. Come per i libri i per tutto. Per questo tutto è così soggettivo e alla fine è un bene così, avremo sempre nuovi punti di vista. Grazie mille per questi auguri, auguro lo stesso a te 😘😘

    • It was built at the end of the XIX century, a few years after the mining settlement. Super-historical around here, where mostly there’s just more recent history 😉

  13. Una cittadina poco conosciuta, ma molto caratteristica e ricca di storia! I paesaggi naturali, poi, sono affascinanti e dalle tue foto si capisce pienamente l’esplosione di natura che c’è qui!

  14. Di città come questa che tu descrivi in Australia ne abbiamo incontrate anche noi parecchie. Sottotono, semidimenticate, come un alloggio senza manutenzione da tanti anni. Un po’ desolate, ma affascinanti nella loro decadenza.

  15. Grazie di questo bel viaggio. Mi é sembrato di essere lì con te. Mi dà l’idea di un luogo abbandonato, selvaggio, ma che ha una gran voglia di riscatto.

  16. Articolo estremante vivido ed interessante: sintassi e grammatica corretta aiutano il lettore ad immergersi perfettamente nella realtà che stai descrivendo! Le foto sono molto belle. Io non sono mai stata in Australia tuttavia, amando viaggiare, conto di visitarla. Le informazioni storiche ed i dettagli sono interessanti; fanno trasparire un lavoro di ricerca. Complimenti!

    • Ciao! 🙂 Scusa, il filtro antispam ogni tanto acchiappa qualche commento per sbaglio! Sulle dimensioni più grandi non sono sicura, potrebbero esserci continenti che fanno concorrenza, però posso dirti che qui il problema sembra più grosso di quel che sembra: i ragni dal veleno mortale per noi sono solo due specie, ma sono decenni (decenni! proprio così!) che non si registra più nessuna morte umana per colpa di un ragno. In casa mia (vivo in appartamento) nessun ragno è mai venuto a farmi visita per fortuna, ne vedevo di più a Milano! Comunque anch’io avevo il terrore di questi animali ma poi ho visto una mostra su di loro e mi sono tranquillizzata oltre che divertita! (Questa: https://lucythewombat.com/2018/10/02/tutto-sui-ragni/) 🙂

  17. Articolo davvero ispirante. Mi piacerebbe fare un viaggio in Australia, ma ho paura di affrontare tante ore di volo con una bimba ancora piccola, che nemmeno capirebbe dove l’ho catapultata e non ne apprezzerebbe a pieno le meraviglie. Aspetterò qualche annetto ancora.

    • Ciao, mi sembra una scelta saggia! Se la tua piccola è ancora “nuova” a questo mondo avete tutto il tempo. Le mia amica del cuore ha un bambino di un anno e mezzo e vorrebbe venire, ma sappiamo entrambe che conviene che aspetti qualche anno, sarà più bello per tutti 🙂

  18. 110° commento

    se ne fai un libro per turisti di questi articoli
    al dilettevole per chi viaggia dove scrivi
    aggiungi
    un tuo utile
    di successo più diffuso
    non disgiunto da quello economico

    così
    stephen william hawking
    disse
    di avere assicurati ai suoi figli
    i
    costi

    universitari

  19. Che meraviglia! Hai una scrittura talmente vivida ed efficace da regalare l’idea (il sogno!) di esser lì con te, strade inesplorate che ti si srotolano davanti in un crescendo di sorprese! Brava bravissima!

  20. Mamma mia quante cose ho letto e ad un primo impatto credo di ricordarmene poche…la parte della streeet art ad ogni modo è la mia preferita!!!! La descritta divinamente o mi hai fatto davvero immagine in quella strada che non vuole decadere ma dipingerai di allegria a gioventù! Detto questo ovviamente non sono mai stata da quelle parti e chissà mai……

  21. La convivenza tra un luogo quasi deserto da una parte e la street art dallaldall meriterebbe una scenografia. E la tua capacità descrittiva è talmente espressiva e nitida da arrivare dritta all’immaginazione.

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