STRANGE AUSTRALIA

L’Attesa del koala è essa stessa il koala

wp_20180406_10_14_38_pro.jpgLa strada si restringe via via che scendiamo verso il faro; l’emozione è la stessa di quella di Indiana Jones mentre cerca L’Arca.

A. guida per i tornanti, nel fitto degli eucalipti, e io dal sedile accanto scruto il paesaggio, per entrambi. Vigile, col naso in su e gli occhi trasformati nel visore di Robocop, che convertono la massa verde e confusa di rami e fogliame in un’elettronica griglia mentale luminescente, da me accuratamente scandagliata in cerca di pallotte mentre già scorre via: qui no – qui no – qui no – qui no – sìì!! Eccone uno! Giubilo e sorrisi liquefatti, postcoitali.

Eccola, la felicità, concentrata in una pallottina grigia (sì, dorme proprio a forma di pallina, in equilibrio circense). Si può essere strambi in infiniti modi, per dire: c’è chi ama le bambole reborn, chi le barchette fatte con i fiammiferi, chi i biglietti dei concerti comprati su Viagogo a seicento euro… e niente, io amo gli orsetti koala e mi va bene così.

E sì, si chiamano davvero così (qui, insieme ai basics e a curiosità su queste iconiche bestiole, spiegavo perché, io non ho inventato niente!).

Allora, come funziona?

IMG_20180406_160155109_HDR

Riuscite a vederlo? Questo è da considerarsi uno facile!

Dimenticate le dimensioni distorte dei social dove si fa a gara a chi ce l’ha più grosso (il koala). La forma più realistica di incontro naturale con uno di loro è questa, a distanza, che avvenga dalla macchina per un fugace istante o a piedi, durante una passeggiata, con voi giù e loro lassù, e con tutto il tempo per squagliarvi in santa pace e spalancare la bocca per la sorpresa come davanti alla Cappella Sistina, trattenendo strilletti per non disturbare (il torcicollo è lo stesso: ancora a distanza di qualche giorno il mio collo si muove a scatti come quello di Robocop). Se va ancora meglio, l’animale è sveglio e fa cose adorabili a vedersi (si nutre, vi osserva, si dà una grattatina, salta su un altro ramo);

IMG-20180406-WA0002

Clementina. Le ho dato un nome perché era la più vispa di tutti <3

se siete ancora più fortunati, fa anche il suo tipico, buffissimo verso (io non ho ancora assistito, ma l’ho sentito risuonare in lontananza, e se non fossi stata preparata non avrei mai capito quale ne fosse l’origine, c’è gente che si spaventa):

ASCOLTA QUI IL VERSO DEL KOALA! (da Youtube)

img_20180402_222542262-e1523419436987.jpg

Certo, ci sono anche i parchi faunistici dove i koala si possono contemplare da molto vicino, a volte accarezzare in tutta la loro soave morbidezza in maniera controllata (cioè con uno zookeeper accanto che vi guarda male, e che se non muovete la mano piano piano come vi indica lui vi fa brutto). Se la policy locale sceglie di mercificarli a dovere, li si può persino prendere in braccio per una manciata di secondi – ma non di più, per garantire il benessere dell’animale, che è pur sempre wildlife e si stressa in fretta, e infatti ogni esemplare “lavora” al massimo mezz’oretta al giorno e poi si riposa; e ciò naturalmente a caro prezzo (per voi), mica gratis. A seconda dei fiumi di denaro che sarete disposti a spendere, vi verrà proposto un pacchetto experience personalizzato, potreste avere persino la photo opportunity professionale (fanciulle: sempre che vi siate truccate e imbellettate a dovere, io ad esempio non me la sentirei mai, visto che troppo spesso mi aggiro per l’Australia allo stato brado, nelle mie stu-pen-de mise anni Novanta). È una questione di casta, come in ogni cosa. Io per ora mi limito a sognare di smettere di fare foto con lo smartphone dei povery e di comprarmi una macchina fotografica con uno zoom almeno decente, per raggiungere anche i rami medio-alti (la butto lì, così Lui capirà che è una spesa essenziale che s’ha da fare!).

wp_20180402_13_52_34_pro.jpg

Ma perché amo così tanto i koala? Come per tutte le passioni più strampalate, anche l’origine di questa è avvolta da un certo nebuloso mistero, ma so che la felicità di star lì a rimirare queste bestiole, perfettamente a loro agio nel loro habitat (un po’ come me quando sto sul divano a fissarmi le doppiepunte, ma non sono affatto sicura che il paragone regga), è una delle più pure che abbia mai provato.

Come quando (momento cheesy) dopo un’attesa durata ore, correvo più veloce degli altri dentro al palazzetto e toccavo la transenna, e ce l’avevo fatta, ero di nuovo in prima fila per il mio concerto preferito (biglietto preso non da quei bagarini di Viagogo, ovviamente!). Quell’esultanza interiore lì, per intenderci. O come quando il giorno dopo la laurea, realizzavo che era successo davvero, che era stato bellissimo e piangevo di gioia.

La felicità di aver desiderato una cosa di valore, che a suo modo costa fatica, che devi proprio volerla e conquistartela, e di averla finalmente ottenuta. Quel bonheur così raro, che te lo devi sudare. E che è in te, prima ancora che nell’oggetto.

WP_20180402_14_13_34_Pro

Come quando trovi un raro echidna in the wild!

Lo ammetto, a volte sono una brutta persona. Così come a fare file per piazzarmi in pole position ai concerti (tranne quella volta in cui per sbaglio sono arrivata un po’ in ritardo e non ce l’ho fatta, e forse anche questo mi ha salvato la vita), o come a studiare (almeno fino a prima del trauma), sono diventata piuttosto brava a individuare i koala (che vanno proprio cercati, non sono mica tanti ormai! Se solo nella vita facessi tutto con la stessa determinazione con cui vado in cerca di orsetti!). E quindi a volte compio azioni biasimevoli, per esempio, se in un parco si avvicina un branco di turisti vocianti e molesti, mollare il binocolo con cui sto osservando il mio animale e far finta di non aver visto nulla finché non si allontanano, ignari della creatura. Forse sono una koala nazi, ok, fair enough. Oh, le cose speciali vanno meritate, i koala non sono per tutti, ciò detto peace and love. 🙂

WP_20180402_13_52_46_Pro

Ma c’è di più che contemplarli. Come c’è di più che assistere al concerto del cuore, o ricevere finalmente a casa il diploma. Ci sono l’amore, la dedizione, la spensieratezza che ci metti mentre aspetti, mentre ti prepari. L’attesa. Come quando tocchi la transenna, osservi sognante il palco vuoto a pochi metri da te e i microfoni già posizionati, e sai che tra poco sarai in paradiso. O quando stai per dare l’esame che più ti piace, e ripassi tutto nella mente sentendoti onorata di poter andare a discutere di argomenti così nobili. Similmente, cercare i koala, ancor prima di trovarli, è altrettanto magico, perché è un privilegio, esattamente come poter passare una giornata in fila o poter studiare una materia amata. Credo che siate rimasti in tre a seguirmi, ma non importa quando sono persa nel mio iperuranio marsupiale 🙂

E insomma, a un certo punto, a guardare bene, una pallottolina grigia compare tra le fronde. La maggior parte degli alberi sembrano un’ostrica senza perla, ma ogni tanto… eccone uno. Così. Felicità pura, infantile, primitiva; silenziose esplosioni di meraviglia e stupore. Riuscite a trovarlo qui?

WP_20180402_13_23_20_Pro

E quindi, in questo road trip, mentre me ne stavo a testa in su, tutta contorta verso l’alto, piena di speranza, ero felice già per il fatto di essere lì; e perché una sera di parecchio tempo addietro avevo rischiato tangibilmente di morire e ora, anche per via di quei fatti, mi ritrovavo a testa in su in un bosco al limite dell’oceano antartico, a ricercare morbide pallottoline di tranquillità, accanto al mio umano preferito (che era ugualmente felice anche se, mentre lui era al volante, riuscivo a scorgerle solo io). Non mi serviva nient’altro. Ecco, è per tutto questo che amo i koala, e ne gioisco in ogni momento.

Vi lascio con una (very nerd, I know) simulazione di una foresta di eucalipti: in ogni foto c’è un koala, riuscite a trovarlo? Alcuni sono facili, altri meno 🙂

WP_20180406_15_20_31_ProWP_20180405_12_34_31_ProWP_20180405_12_12_39_ProWP_20180405_10_53_52_ProWP_20180402_13_44_16_ProWP_20180402_13_34_55_Pro

WP_20180402_13_25_50_ProWP_20180405_12_49_00_ProWP_20180405_12_49_50_Pro


Ps: immaginatemi nell’attesa di visitare, tra un paio di settimane quando passerò a Brisbane, il famoso Lone Pine Koala Sanctuary, che ospita centotrenta orsetti koala. CENTOTRENTA. Da vicino. 😀

IMG_20180406_160534244

23 risposte »

    • La domanda da porre sarebbe in primis: perché uno dovrebbe volerlo fare? 😀 Diciamo che, se crescono con l’aiuto umano sin da piccoli perché vengono trovati e salvati, si abituano al contatto e a una certa interazione (ma solo con quell’umano lì, non con tutti). Però in tutte le mie letture e video guardati non ho mai sentito di un koala a cui fossero state insegnate cose. Restano animali selvatici nonostante le apparenze. Sono davvero troppo poco intelligenti per l’apprendimento 🙂 (ma almeno evitiamo che la gente se li prenda in casa illegalmente, come con i famosi Loris!).

  1. Mai titolo fu più azzeccato! 😀
    L’emozione di scorgere il sedere tondo e dall’aria batuffolosa di un koala mentre si cerca di farsi venire il torcicollo stando con il naso all’insù a scrutare tra gli alberi di eucalipto è un qualcosa di indescrivibile…
    Chi si ferma alla foto col koala in braccio non sa cosa si perde!

    • Vero!! E’ sempre magnifico vedere gli animali nel loro habitat naturale, ci si guadagna in consapevolezza su tante cose (e le mie vertebre del collo hanno smesso di scattare meccanicamente dopo una settinana buona! °_°). Che poi va beh, anch’io ho la mia brava foto mentre accarezzo una koala in un sanctuary (e sono così sciolta che sembro stare per piangere, mentre lei non fa una piega :D), ma l’emozione di andarseli a scoprire da soli è tutta un’altra cosa!

  2. Ti consiglio anche Raymond Island per un’osservazione totalmente gratuita e senza dover guidare attraverso eucalipti, così anche il tuo lui può godersi la “caccia al tesoro”! Noi ci siamo stati e … sì, la silenziosa esplorazione a testa in su ripaga con la meraviglia e lo stupore che descrivi così bene nell’articolo!
    Il Loane Pine di Brisbane invece ci ha lasciati perplessi e imtristiti, perché trovo che la parola santuario sia solo un modo “politically correct” di dire zoo… fammi sapere cosa ne pensi!

    • Ci sono stata proprio oggi! Ne parlerò presto, devo ancora scendere sulla terra dopo tutte quelle visioni 😅 Però diciamo che condivido il tuo pensiero, anche se ho amato tantissimo andarci! Ma “sanctuary”… Uhm!!
      Mi segno l’isola che mi consigli, grazie mille!! 😉

        • Devo ancora rifletterci ma diciamo che più passano le ore più sono turbata da alcune cose. La “koala forest”, soprattutto. Troppo poco spazio, troppi animali! Poi l’assenza di una prospettiva almeno vagamente storica sul luogo. C’è dal 1927 e poi? Non dicono quasi nient’altro. C’erano anche cose magnifiche eh, però forse tutta la santità con cui si illustrano al mondo, anche no!

        • Mi fa piacere leggere che anche tu hai le stesse perplessità che ho avuto io (posto che possa far “piacere” condividere un pensiero negativo su un luogo che a tutti gli effetti è per me uno zoo. Un non-luogo che disapprovo in tutte le sue varianti…). Sarà che ho avuto la fortuna di vedere i canguri scorrazzare nel loro habitat naturale dove ho vissuto e lavorato per mesi… Certo, meglio nel “santuario” che sulle highway 🙁

        • Quello sì. Li ho incontrati qualche volta i canguri nel loro habitat, ed è tutta un’altra cosa in effetti. Al Lone Pine ho trovato comunque cose belle, tipo i lorikeets liberi, la barn e gli uccelli da preda, che se ho capito bene erano esemplari feriti che in nessun caso potevano essere reintrodotti in the wild. Però quanto ad altri animali non mi è piaciuto, il povero platypus ad esempio, in quella casetta così piccola! E poi i pappagalli nelle voliere, sembravano tranquilli però non so, sono animali molto sociali, alcuni non erano neanche in coppia… spero che almeno i keepers se li coccolino a dovere!

  3. Avresti già vinto tutto con gli orsetti koala e l’echidna MA nel caso avessi un articolo simile sul wombat… standing ovation.

Commenta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.