STRANGE AUSTRALIA

La Menzogna, il Greater Glider e il suo beffardo destino

Dopo bombardare per la pace, il delitto passionale, l’obbligo flessibile: una nuova, strabiliante narrazione ossimorica dall’Australia

Questo post parla di un cortese e delicato animale, che vive solo in Australia e che risulta sempre più vittima del precariato; e di una pratica di falsificazione della realtà che rasenta il capolavoro.

petauro maggiore su un ramo greater glider

(Da Flickr)

C’È MENTIRE E MENTIRE

Ma prima, poiché non oserei mai assurgere al ruolo di castigatrice di costumi senza un certo margine di elasticità, farò accenno a qualche situazione di vita vissuta in cui, per sfangarla, ho fatto uso io stessa dell’impostura. Giudicherete voi alla fine quali menzogne siano accettabili e quali no.

  • L’omissione menzognera.

    • Scopo: un puro, intimo e innocuo diletto personale.

    • Vittima: conoscenti che spero non si riconosceranno.

    • Grado: light

Quella volta che mi presi con falsa modestia mille complimenti per la gustosa pietanza che avevo servito per cena ai miei ospiti, senza mai rivelare la nuda verità, il diabolico slogan che mi avrebbe ricollocata nell’insipido guazzetto dei cuochi mediocri e scansafatiche: “È un sugo pronto”.

  • La bugia ai danni altrui.

    • Vittima: amici che stranamente sono ancora miei amici.

    • Scopo: sottrarre il proprio organismo al patibolo.

    • Grado: intermedio

Restiamo per comodità nella mia cucina. Un giorno un’ex amica permalosa si presentò a un pranzo con una pirofila piena di mousse casereccia fatta da lei, ma già dal primo cucchiaino assaggiato in anteprima mi fu evidente che la gentile offerta sapeva trionfalmente di piscio di gatto. Ne fui così costernata che iniziai a servirla spasmodicamente a tutti i presenti trillando “sentite che buooona!!” finché i piatti non tornarono vuoti e gli amici non si misero a boccheggiare, stravolti e ammutoliti dal tradimento; e così, con viltà, salvai me stessa dall’ingestione di ulteriore urina felina. Sono passati anni, e c’è chi ancora non ha mandato giù il piscio di gatto e la mia mossa sleale.

  • La falsa assunzione di colpa.

    • Vittima: la famiglia (io stessa).

    • Scopo: non infierire sul prossimo.

    • Grado: imbarazzante

Quando ero ragazzina, per qualche tempo mia nonna fu ospite a casa mia. Le sue giornate, tra solitudine e difficoltà deambulatorie, venivano alleviate dalle lunghe ed esose chiamate interurbane ai parenti del Sud (erano ancora i tempi del telefono fisso grigio con la rotella per comporre il numero, sì, sono praticamente un dinosauro). Mia madre, non sapendo come arginare la pratica senza apparire senza cuore, pensò bene di mettere un bel lucchetto al telefono – un lucchettino vero, comprato appositamente dal ferramenta! –, con la seguente motivazione del tutto inventata: impedire a me di sollazzarmi con le linee erotiche dell’144 (qualche altro dinosauro tra chi mi legge ricorderà l’esplosione del fenomeno, e le assemblee di genitori preoccupatissimi per l’innocenza dei loro pargoli). Con la minaccia, mi fu impedito di ristabilire la mia innocenza: mia nonna prese a guardarmi con sospetto, e non smise mai. Ma almeno non si sentì mai offesa.

(Sarò felice di leggere nei commenti le vostre migliori menzogne, scatenatevi!)


LA MENZOGNA SUL GREATER GLIDER

Ma torniamo seri, dopo questi fatui episodi rivelati giusto per controbilanciare un po’ il tono e impedire alla mia bile di tracimare su quanto segue. Veniamo al dunque e al 2018.

Tra le mille tipologie di menzogna esistenti, ce n’è una di grado super-mega-iper-ultra-plus: la menzogna piena di merda.

La storiella che la incarna ha per protagonista un ente chiamato VicForests. Vic perché lo stato australiano da dove scrivo è il Victoria; Forest, beh, si capisce.

La vittima e il boia

petauro maggiore su un ramo

(©Jasmine Zeleny, da ABC)

Guardatelo: questo è un greater glider, o se preferite un petauro maggiore. È un marsupiale molto educato, discreto, notturno. Morbide orecchie giganti, occhioni curiosi, musino elegante e una lunga e folta coda. È l’unico animale insieme al koala che si nutre esclusivamente di foglie e boccioli di eucalipto, anziché predare altre bestie o competere con molte di esse per il cibo. Il greater glider dunque non importuna proprio nessuno, anche perché, piuttosto che rumorose vocalizzazioni, preferisce diffondere odori muschiati per comunicare con i suoi vicini di casa.

Abita nelle cavità degli alberi (specialmente in quelle più alte), da cui dunque dipende interamente per vivere; per spostarsi da un ramo all’altro, all’occorrenza può planare, grazie a un’apposita membrana tra gomito e ginocchio, simile – ma non altrettanto sviluppata – a quella del piccolo petauro dello zucchero (il quale però, per strano che possa sembrare, non è un suo parente stretto).

I gliders un tempo erano comuni nelle zone forestali dell’Australia del Sud e dell’Est, ma negli ultimi due decenni il loro numero totale si è ridotto di un terzo; da alcune aree sono già scomparsi. Per i soliti motivi: la perdita di habitat naturale e i nuovi predatori introdotti dagli europei, soprattutto gatti selvatici. Oggi è ufficialmente una specie vulnerabile.

Entra ora in gioco Vic Forests, la compagnia governativa del Victoria, incaricata di disboscare e bruciare foreste per ricavarne terreni e legname.

Non entro nel merito, più ampio, del disboscamento in generale, perché probabilmente ci vorrebbe un blog solo per quello.

Vic Forests si è inventata un esperimento. Lo ha chiamato proprio così, con un colpo di genio: un esperimento.

Vic Forests si è messa a disboscare alcune aree con uno scopo preciso: per vedere se i greater glider sopravvivono, e in che percentuale. Capite la genialità?

In pratica disboscano, vedono come reagiscono i glider ( = in che percentuale muoiono) per individuare strategie migliori per i disboscamenti futuri.

Non fa una piega, no?

Prima ancora vengono fatte delle stime: se in una certa zona che nei calcoli corrisponde a un certa quantità di esemplari vengono trovati più di dieci gliders, la si mette in sicurezza. Se invece risultano, mettiamo, solo otto o nove animali, viene concesso il via libera alle operazioni.

(La ricerca si effettua con lampade speciali che se dirette verso i petauri ne fanno brillare gli occhi da lontano, insieme a registrazioni di suoni di predatori per farli uscire dalle tane).

petauro maggiore greater glider su un albero notte

(©Doug Beckers, da WikiCommons)

Facile, no? Imbattibile. Radiamo al suolo le loro case per vedere se possono essere messi al sicuro. Inoppugnabile. Mi inchino a tanta grandezza.

Ecco, forse quando si sceglie di mentire bisogna puntare in alto e farlo direttamente a questi livelli. Forse devo mettermi sotto per migliorare. Forse.

Sta di fatto che in questa società qualcosa puzza, e ben più forte del piscio di gatto.


(Fonti: la notizia è stata riportata da VNPA – Victoria National Park Association, The Age, e ABC qui, qui e qui).

Se mi leggete da Down Under e volete firmare la petizione, il link per invitare chi di dovere, se non altro, a mentire meglio, è qui.


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42 risposte »

  1. Mio nonno diceva sempre di “puntare alto, che a calare si fa sempre in tempo”

    ma questa è una puttanata francamente esorbitante…

    Menzogna:

    vittima = io
    carnefice = mia zia

    Avevo circa quattro anni. Mia zia ventenne, che dormicchiava sul divano, molla una scoreggia da competizione.

    Dato che venivo sgridata se lo facevo io, le dico che non era una cosa da fare in salotto.

    Lei – serissima (da sempre maestra elementare, gran truffatrice di bambini) – mi guarda e mi chiede: “Ah davvero? Non me ne sono mica accorta! A volte può capitare sai, che ne parte una e non te accorgi”.

    Quindi io, da quel momento in poi, in più di un’occasione, addussi questa teoria come motivo delle mie medio-frequenti flatulenze, pensando di aver sfoderato un grande stratagemma.

    Non vado fiera di averci messo circa 15 anni, per capire che mia zia mi aveva bellamente perculata 🤷🏼‍♀️

  2. Che dire…il punto e’ molto chiaro. Per l’effetto farfalla, se tu disboschi le foreste australiane e amazzoniche, noi ci ritroviamo qui in Lapponia senza neve! Povero pianeta…

  3. per anni ho raccontato un sacco di panzane, a volte anche mettendo in mezzo altre persone. non erano “blague”, erano proprio bugie, come se avessi una vita parallela.
    poi sono cresciuta e sono diventata un giudice spietato nei confronti della menzogna.
    adesso sto studiando la sottile arte della supercazzola, che non guasta mai, ma è tutto un altro mondo.

    • Quella è un’arte veramente, fai benissimo ad affinarla! Può portare grandi soddisfazioni 😎
      Comunque è vera questa cosa che ci si comporta in un modo sbagliato e poi, quando si impara che non è il caso, non lo si sopporta proprio per niente negli altri. 🙂

  4. È un po’ come mandare al governo una massa di incompetenti senza alcuna conoscenza specifica per vedere se sono in grado di fare peggio di chi l’ha preceduto. No, mi sa che ho sbagliato paragone….
    P.S. Per le bugie ci devo pensare!

    • Fine paragone! 🙂
      Quindi finora per le menzogne abbiamo: “non ricordo” e “ci devo pensare”, volpi! ^_^

  5. Io invidio voi che sapete dirle le bugie! E si perchè a dirle son capaci tutti ma il vero bugiardo sa convincersi di ciò che dice, sa convincere gli altri ma soprattutto sa ricordarsi di ciò che dice! E qui casca l’asino(io) visto che non mi ricordo nulla se poco poco provo a dire una palla è matematico che quella palla verrà sgamata alla prima occasione della serie…ma non avevi detto che…ehm…come…chi…io…figura di merda! Inoltre quando provo a dirle (ci provo giuro!A volte credo siano anche necessarie!) ho il dannato difetto seriale di fabbrica per cui la mia pelle bianca livello esquimese di colpo diventa rossa livello gabibbo! E quindi nulla…per la mia sopravvivenza e la mia dignità evito di dirle e al limite ho imparato a non dire…a dissimulare…a far finta di nulla!
    E ora mi hai anche ricordato un film di cui parlai qui:
    https://klaudiomi.wordpress.com/2013/03/25/io-non-dico-mai-bugie/

  6. ho un rapporto particolare con la menzogna. per alcuni anni, quando ero un po’ più piccolina dicevo tante di quelle bugie che faticavo a ricordarle io stessa. ora invece non riesco più a farlo, preferisco dire la verità e prendere tutto quello che arriva.

  7. devo ammettere che anche a me – molto raramente – capita di dire la verità …. però dopo seguono settimane di tristezza e depressione. Oh beninteso che tutte le bugie e le menzogne servono in qualche modo a dissimulare la mia esagerata superiorità rispetto a qualsiasi essere umano: per sopravvivere devo mentire …. ma a volte cedo alla tentazione, come in questo momento 🕺🙉🤠 ah, Lucy …. mi pare che Victoria stia per mettere in campo VicInternet per fare degli “esperimenti” sui blogger …….. occhio!!! 😀 😀 😀

  8. Bugie, si tante da adolescente, ma solo per spirito di sopravvivenza dato che avevo dei genitori che ci impedivano pure di respirare. Quindi tutte le cagnolerie che si fanno a quell’età le ho fatte lo stesso, bugiardando a più non posso. Ma ho sempre odiato dover mentire, per cui un giorno sono andata via di casa per fare la mia vita senza essere costretta a mentire e da allora, avevo 23 anni, non ho mentito mai più. Il tuo post è veramente speciale, proprio come te.🤗

    • Grazie, che bello! 😀 Però mi avvalgo della facoltà di non rispondere perché le mie risposte non sarebbero brillanti come le tue ;P

        • Comunque volevo dirti che quando ho letto la tua risposta sull’amore unica cosa che conta, mi sono venuti gli occhi lucidi. E non sono neanche in premestruo! 😀

  9. Mi è capitato di dire qualche bugia, ma non sono per nulla brava, si capisce subito che sto mentendo… meglio lasciar perdere 🙂

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