Sisifo e il quokka

Anche Lucy concorda: questa cosa della felicità attribuita ad altri, con la stessa arbitrarietà del lancio di una manciata di coriandoli, deve finire, o almeno ridimensionarsi. Uno è lì che campa più o meno tranquillo, tira avanti da buon cristiano, finché un bel giorno qualcun altro salta su esclamando “ma guardatelo, quello lì, sembra farsi i fatti suoi e invece è felice, che cosa fuori dal comune! facciamone un simbolo!”, e per il soggetto in questione inizia lo stress. Lo tirano in ballo ovunque, gli affibbiano pure un hashtag.

Catene arrugginite sulla pietra

Prendiamo Sisifo: sin dall’antichità, il giovanotto vive rassegnato e abitudinario nell’atto di scalare la montagna con il suo masso in spalla, imprecando contro la permalosità di Zeus, per poi ridiscendere appena arrivato in cima all’inseguimento del suddetto masso, prontamente rotolato a valle per la miliardesima volta. E così all’infinito, tutto si ripete alla faccia del Panta Rei, e nessuno ha niente da ridire tranne il poveraccio stesso, che non smette di tirar giù tutti i santi i quali però prontamente ritornano su.

Ma un bel giorno compare Albert Camus, che tra un assedio e un’epidemia di peste, decreta: “No, voialtri non avete capito niente, Sisifo è la felicità in persona! Non è colpa sua se lo disegnano così, rantolante, ma noi dobbiamo immaginarcelo con lo smiley nel cuore, conviene!” (e aggiunge in calce: “Anche perché altrimenti rischiamo di suicidarci tutti per il male di vivere, e non è il caso”).

Montagna con vista su cime di montagne al tramonto

E cosa succede? La gente, dopo un attimo di perplessità, inizia a crederci e a rallegrarsi, sollevata. Anch’io ero tra quelli, e tra i più convinti, per diversi anni. Mi sembrava un ragionamento inoppugnabile, anche se Sisifo, di suo, non si esprimeva. Poi beh, mi è successo quel che è successo, e adesso mi tocca ridiscendere a cercare il mio masso e valutare daccapo la situazione; però, a lungo, il pensiero della felicità di Sisifo era proprio una certezza confortante, cristallina, salvifica.

Ma cosa c’entra il quokka?

Quokka serio figura intera

Da un po’ di anni a questa parte, anche il quokka è protagonista di una rinarrazione (nata dal basso e collettivamente, stavolta) in grado di instillare nell’ascoltatore ottimismo e fiducia; il terzo millennio ha fatto il resto. La prima persona a parlarmi di lui fu la mia amica C. (la stessa saggia persona che per prima identificò il mio disturbo cronico giovanile), con un accenno divertito all’animale “più felice del mondo” che avrei incontrato venendo in Australia. Ne fui subito incuriosita.

La storia del quokka è molto semplice: se ne stava da sempre appartato e pacifico, docile e selvatico, nel suo ruolo di piccolo marsupiale australiano dal corpicino a metà tra quello di un piccolo wallaby e di un grosso topo, capace non solo di saltellare ma anche di arrampicarsi sugli alberi. Scorrazzava in un’area piuttosto circoscritta ma confortevole dell’Australia occidentale, in cerca di fogliame e piante grasse da mangiucchiare e di una distanza accettabile da porre tra sé e i suoi predatori – quasi esclusivamente dingo e volpi. Insomma, si occupava dei suoi affari senza dar fastidio a nessuno. Poi però è stato raggiunto da una grave patologia: la gente. In particolare dai turisti, in cerca di un po’ di oblio delle proprie magagne.

I primi coloni europei prendevano ancora la bestiola per ciò che era, un innocuo topolone, tanto da ribattezzare l’isola a maggior concentrazione di quokka come “Rottnest” – dall’olandese per “Nido di ratti” – e smettere di curarsene.

Solo che dopo un po’ sono comparsi gli smartphone. E si è notato che il quokka, nei selfie, viene benissimo. Meglio di chiunque altro, umano o animale. Non è che si sforzi, ha proprio quella faccia lì di default, un’espressione genuinamente benevola e incuriosita, da ammaliare anche il peggiore dei misantropi facendogli credere che finalmente ci sia al mondo una creatura in grado di amarli.

E tutti a esclamare all’unisono: “Il quokka!! guarda com’è felice!!! sorride!!”. Nell’epoca globalizzata del Pacific Trash Vortex, dei missili intelligentissimi e delle estinzioni, improvvisamente un animale sorrideva. Si prestava.

La cosa ha incominciato a diffondersi su Instagram, e dopo un po’ tutti erano pazzi del quokka e della felicità che gli attribuivano; volevano volare in Australia apposta per incontrarlo. Giusto il tempo di un click e di un filtro, poi via a una partita degli AusOpen.

Federer selfie con quokka e telefono
[© Getty Images, via BBC]

A furia di comparire insieme a celebrità e a comuni mortali tutti ugualmente in posa col sorriso Durbans, l’intrinseca felicità del quokka si è trasformata sempre di più in un attributo oggettivo e sempiterno, tale da oscurare la notizia che parecchi esemplari si stessero ammalando anche gravemente a furia di ricevere in pasto i panini dei visitatori-ammiratori in cerca di autoscatti.

E nel frattempo, naturalmente, l’uomo deforestava e inurbava, beandosi sullo smartphone della felicità del quokka, il quale col tempo sapeva sempre meno dove andare a stare di casa finché oggi non rimane in the wild quasi solo a Rottnest Island, tra un selfie e un panino.

Anche Instagram ha iniziato a redarguire i propri utenti con un “Occhio, il tuo selfie potrebbe non essere incruento come credi”, come accadde per la mania del Loris, ma a quel punto la gente era fuori controllo. Cercate su Google “quokka selfie“: avrete un’orgia di prove. Un mondo di persone felici con quokka felici. Ma è davvero così? Il quokka cosa dice?

Quokka sorridente su strada asfaltata con ruota di bicicletta

Ma soprattutto, noi cosa diciamo? Perché abbiamo bisogno di questo?


Fact di chiusura: in medicina, i quokka sono stati impiegati (o stagisti, visto che non venivano retribuiti con la scusa che tanto erano felici) nella ricerca sulla distrofia muscolare, poiché questa malattia tocca anche loro. Parola dello Zoo di Perth, dove le photo opportunities vi aspettano, se proprio dovete.


Ps: Albert, qui si scherza, eh, you’re still my one and only.

[Photos: Pixabay]

 

Lucy the Wombat

Human. Italian. Survived a mass shooting in Paris, moved Down Under for a life reboot. Blogging about Australia, Europe, Italy, beautiful creatures, post-trauma, and this strange world. (Avatar created with: "Le Bouletmaton" by Zanorg).

85 pensieri riguardo “Sisifo e il quokka

  • Pingback:Real Badasses: Aussie Birds – LUCY THE WOMBAT

  • 17 Maggio 2018 in 12:57
    Permalink

    Un articolo semplicemente fantastico. La superbia umana talvolta supera qualunque sentimento di compassione. Crediamo di empatizzare con altri ciò che è solo nella nostre menti, ciò che abbiamo bisogno di crede sia così. E come hai detto tu il quokka è proprio diventato simbolo per eccellenza, dell’incuria e della volontà di apparire capace di calpestare tutto.. anche la tranquillità di una povera bestiola che se ha un muso sempre sorridente non è mica colpa sua!

    Risposta
    • 17 Maggio 2018 in 13:13
      Permalink

      Non è mica colpa sua, hai detto bene! 🙂 Grazie mille Judith, sono contenta di essere riuscita a farmi capire, a volte temo di delirare completamente 😀

      Risposta
      • 17 Maggio 2018 in 13:20
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        Beh adoro i quokka quindi quando visto l’immagine già avevi mezzo-sfondato una porta aperta. Ma poi la forma che hai dato all’articolo mi è piaciuta moltissimo. Trovo che la citazione sia bellissima e il collegamento geniale. Hai reso bene tutto in maniera acuta ed ironica!

        Risposta
        • 17 Maggio 2018 in 13:52
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          Grazie davvero!! Spero che il karma mi ricompenserà facendomene scorgere uno in the wild, prima o poi! Ovviamente mi limiterò ad osservarlo alla distanza che lui preferirà ^_^

          Risposta
      • 17 Maggio 2018 in 13:26
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        È il delirio della verità che ormai viene scambiato per follia, giacché l’umanità preferisce sentir parlare di cazzate, per giunta false, che non la banale verità

        Risposta
  • 17 Maggio 2018 in 19:55
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    Che carino questo animaletto! Non l’avevo mai visto prima… Mi dispiace però che come al solito gli umani rovinino tutto.

    Risposta
    • 17 Maggio 2018 in 20:03
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      Già! In certe zone hanno introdotto multe salate per chi interagisce con i quokka in maniera poco ortodossa, ma non credo che servano a molto!

      Risposta
    • 17 Maggio 2018 in 20:19
      Permalink

      No, soprattutto sull’isola, non avendo predatori. È tranquillo con tutti! Però qua la gente che fa ingozzare le bestie di cibo è un problema all’ordine del giorno. Qualche giorno fa due tizi son finiti all’ospedale perché in una certa zona i canguri venivano sempre nutriti male dagli umani, diventando come dei junkies e attaccando la gente per avere più cibo. Uno dei malcapitati aveva la pancia sventrata 😂

      Risposta
  • 17 Maggio 2018 in 21:09
    Permalink

    Passerà anche la moda dei selfie…prima o poi!:-P

    Risposta
      • 18 Maggio 2018 in 01:30
        Permalink

        😂😂😂 è difficile trovare qualcuno più pessimista di me ma eccoti!😁

        Risposta
        • 18 Maggio 2018 in 12:25
          Permalink

          Ta-daaah! 😂 Guarda, la cosa assurda è che a lungo sono stata una persona assai ottimista e piena di giuoia. 🤔Poi un giorno ti ritrovi a finire una serata camminando tra i cadaveri e ti ammali. Cambi continente e vedi comunque gente che boh. Un po’ di pessimismo ti viene 😅

          Risposta
          • 18 Maggio 2018 in 23:34
            Permalink

            Io credo che il pessimismo sia molto meglio dell’ottimismo e ti spiego perchè!
            L’ottimista si prepara sempre per vivere qualcosa nel modo migliore ma, essendo che nella vita non conta solo ciò che facciamo noi, ma anche quel che purtroppo fanno gli altri, se le cose vanno male si prendono enormi tranvate sui denti.
            Il pessimista invece sa che le cose potrebbero anche andare male quindi è già preparato a qualsiasi tranvata ma ciò non gli impedisce di gioire ogni volta che le cose vanno bene quindi se van bene…se la gode e se van male…scrollata di spalle alla Blues Brother e via…già non ci pensa più! 😀
            E per oggi abbiamo finito con la demonfilosofia! 😛

            Risposta
            • 19 Maggio 2018 in 10:39
              Permalink

              Allora, ti seguo ma non concordo del tutto… perché il pessimista vive male date le sue aspettative realistiche, o anche solo pensando alla specie umana, l’ottimista mal che vada si prende una mazzata sui denti ma per il resto sta bene! E lo dico avendo fatto esperienza di entrambe le condizioni! Però… sul fatto di ritornare ottimista non sono così ottimista ;D

            • 19 Maggio 2018 in 18:33
              Permalink

              Secondo me esistono due tipi di pessimisti, quelli che come dici tu se la vivono male perché sono disfattisti e arrendevoli e quelli che invece se la vivono perché comunque sono combattivi.Della serie c’è chi vede il bicchiere mezzo vuoto e si lamenta e chi come me lo vede mezzo vuoto ma se lo beve comunque e se ne fa riempire un altro!😂🍷

            • 21 Maggio 2018 in 15:34
              Permalink

              Anche qui la vedo diversamente 🙂 Secondo me proprio quando sei combattivo hai tanto a che fare con cose nauseanti (e parlo in grande ovviamente, tipo l’ottusità del mondo 😋), se invece sei arrendevole alla fine paradossalmente lasci perdere, te ne disinteressi e vivi meno peggio! Ma forse semplificare in qualunque modo non ha senso 🙂

            • 21 Maggio 2018 in 16:01
              Permalink

              Non lo so cosa ha senso o cosa ne abbia, di certo il mio software comportamentale è configurato così e ormai mi trovo bene tanto che ogni volta che ho provato ad essere ottimista ho preso delle sonore bastonate!😬

            • 21 Maggio 2018 in 16:11
              Permalink

              😀 Il concetto di software comportamentale è bellissimo!

            • 21 Maggio 2018 in 16:17
              Permalink

              Beh sai, in realtà non è proprio un concetto ma qualcosa di reale.A tal proposito ho letto un libro scritto da un neuro scienziato che spiega come funzioniamo.Una delle letture più interessanti e sorprendenti mai fatte!

            • 21 Maggio 2018 in 16:28
              Permalink

              Vero!! Anch’io ho dovuto fare letture di neuroscienza per un progetto a cui lavoravo. Mi ha aperto un mondo!! E sempre siano lodati il moscerino della frutta e la lumaca di mare! 😀

            • 21 Maggio 2018 in 16:57
              Permalink

              Ah per me è stata solo una lettura da curioso ma la materia mi affascina! Quindi sei una ricercatrice nel settore? Il libro che ho letto è di David Eagleman, in incognito, ma New ne sono scaricato un altro! Lo conosci?

            • 21 Maggio 2018 in 17:48
              Permalink

              No, l’ho googlato e mi sembra interessantissimo! Cmq no no, mi sono avvicinata a quel settore solo per una cosa di cui mi occupavo tempo fa, e che richiedeva conoscenze che non avevo minimamente. E’ stato bellissimo e in un certo senso mi manca! Qual è l’altro che hai scaricato? (e-book, giusto? sempre sia lodato!)

            • 21 Maggio 2018 in 18:37
              Permalink

              Il tuo cervello l’ha tua storia, ma ancora non l’ho iniziato che devo prima finirne altri!Mannaggia!😬
              E si, e-book! In questo senso non sono un purista della lettura su cartaceo…uso entrambi ma ovviamente se sono in viaggio nel cellulare ci stanno tutti i libri che vuoi mentre in valigia dovrei rinunciare ad altro! E poi alla fine credo che quando si legge la cosa più importante è ciò che ti rimane e non il supporto di cui è scritto.Poi per carità, un libro cartaceo è piacevole ma essere intransigenti e volere solo loro lo trovo limitante e poco utile!

            • 21 Maggio 2018 in 18:48
              Permalink

              Mi trovi d’accordissimo. Non ho mai capito le querelle in favore dell’uno o dell’altro sistema… sono strumenti ed è bello che ci siano entrambi 🙂 Ovviamente è frustrante non poter tenere in mano l’oggetto libro, annusarlo, annotarlo a mano… Non ho mai pensato che sparisse in favore del kindle (ti ricordi che i primi anni c’era un po’ questa ansia in giro?), ma oltre alla praticità di trasporto una cosa che trovo favolosa è l’immediatezza. Ad esempio ieri ho letto qui su WP un bellissimo post su Virginia Woolf. Cinque minuti dopo avevo tutti i suoi racconti sull’ebook, e stasera li inizio! Vuoi mettere? ^_^

            • 21 Maggio 2018 in 19:58
              Permalink

              😁 esatto!E poi soprattutto con titoli vecchi spesso è anche difficile trovarli a meno di non trovarsi in città che hanno grossi mercatini dell’usato! In Internet invece trovi praticamente tutto e spesso anche a gratis che non è male neppure quello!😝
              Comunque si, certe preoccupazioni sono infondate e credo che bisogna sempre apprezzare sia il vecchio che il nuovo.

            • 21 Maggio 2018 in 22:09
              Permalink

              A volte la gente si schiera su cose che non lo richiedono 😉

            • 21 Maggio 2018 in 22:27
              Permalink

              Ma quanto è vera sta cosa che hai detto!

            • 21 Maggio 2018 in 22:34
              Permalink

              😈

  • 18 Maggio 2018 in 02:23
    Permalink

    Sono adorabili COME POCHI, ma non concepisco la fissa delle foto, vanno rispettati! Poi a quel punto la vorrei anche con il Dingo! 😂😍😅

    Risposta
    • 18 Maggio 2018 in 12:29
      Permalink

      Ahah! Proprio ieri guardavo una cucciolata di dingo appena nati sul sito di un reptile park, da piccoli sono bruttini! Quanto ai quokka il problema maggiore è che la gente davanti a loro tira fuori proprio intere confezioni di pane che sparisce in un attimo 😱

      Risposta
      • 18 Maggio 2018 in 21:37
        Permalink

        Noo, ho scritto su google “dingo puppies” e sono degli amorini! xD ❤
        Poveri quokka, ma se la gente lo sa, perché non evita di dargli troppo da mangiare? :/

        Risposta
  • 18 Maggio 2018 in 07:08
    Permalink

    Ma povero quokka, lo lasciassero un po’ quietare, e sarebbe sì felice. Lieta per Albert 🙂

    Risposta
  • 19 Maggio 2018 in 17:00
    Permalink

    “Poi però è stato raggiunto da una grave patologia: la gente.”
    Questa è da incidere ovunque a Rottnest Island, dove le povere creature non vengono lasciate in pace neanche a morire.
    Ottima rilfessione, mi sono sempre chiesta pure io se al quokka piacesse davvero farsi i selfie con la gente! 😀

    Risposta
    • 19 Maggio 2018 in 17:19
      Permalink

      E chi lo sa… Io credo che si avvicini agli umani solo perché non li conosce bene! :/

      Risposta
  • 21 Maggio 2018 in 15:13
    Permalink

    Ottimo, divertente e allarmante nello stesso tempo ! Sei bravissima !!

    Risposta
  • 22 Maggio 2018 in 22:04
    Permalink

    hai questo modo splendido di parlare di sciocchezzuole e intanto inietti nel lettore pensieri più profondi
    ml

    Risposta
  • 15 Ottobre 2018 in 18:22
    Permalink

    Era da tempo che mi chiedevo come fosse fatto un quokka, sapevo che l’ avrei trovato nel tuo blog. Non sapevo però che fosse così tristemente famoso

    Risposta
    • 15 Ottobre 2018 in 17:24
      Permalink

      Eeh inizialmente nemmeno io! Non ne ho nemmeno visto uno dal vivo, persino nei parchi faunistici non ci sono, ora che ci penso (almeno in quelli dove sono stata finora)! Speriamo che almeno quelli rimasti si conservino bene!

      Risposta
  • 26 Ottobre 2018 in 18:39
    Permalink

    Ma che carino la cuoca conoscevo il nome ma sinceramente non gli avevo mai dato un volto e una forma

    Risposta
    • 26 Ottobre 2018 in 21:57
      Permalink

      La cuoca 😁

      Risposta
  • 26 Ottobre 2018 in 22:55
    Permalink

    Cosa non si fa per avere un minimo di celebrità. Poi mi chiedo ma che senso ha farti il selfie se tu passerai sempre in secondo piano?

    Risposta
    • 26 Ottobre 2018 in 21:56
      Permalink

      Già! Anche per questo io fotografo un sacco ma raramente entro nel campo!

      Risposta
  • 1 Febbraio 2019 in 03:47
    Permalink

    Brava come sempre. Mi hai fatto venire in mente che i quokka non sono gli unici animali che si ammalano per colpa degli “umani che li amano”. Penso ai cigni che vengono amorevolmente nutriti di pane secco dai bambini e che alla fine scoppiano di cibo e di malattie legate alla digestione. Dovremmo essere tutti un po’ più rispettosi verso la natura.

    Risposta
    • 1 Febbraio 2019 in 03:50
      Permalink

      Se solo! Il pane secco è il Male, per fortuna mooolto lentamente si sta diffondendo la consapevolezza del male che fa agli animali! Certo che finché non si vuol capire… Ciao Raffi ☺️

      Risposta
  • 1 Febbraio 2019 in 23:40
    Permalink

    Oddio, è bellino da morire il quokka! Io adoro gli animaletti, chissà se andrebbe d’accordo con la mia gatta XD p.s. la foto con Federer mi fa schiantare XDDD

    Risposta
    • 2 Febbraio 2019 in 09:38
      Permalink

      Quello di Federer è l’unico selfie, di tutti i quokka selfies, che non mi disturba 😅

      Risposta
  • 5 Febbraio 2019 in 00:06
    Permalink

    Effettivamente è un animaletto davvero simpatico e dolce! Certo noi come al solito esageriamo e andiamo alla ricerca dell’eccezionale senza avere rispetto per quello che ci circonda e senza renderci conto che abbiamo il dovere di proteggere la natura e non di distruggerla per farci un selfie! Assurdo!

    Risposta
    • 5 Febbraio 2019 in 09:24
      Permalink

      E la moda non passa, a quanto pare…

      Risposta
  • 11 Febbraio 2019 in 01:09
    Permalink

    Lucy, sei dissacrante e perfetta in ogni cosa che scrivi. A questo punto mi toccherà davvero venirti a trovare down under.

    Risposta
    • 11 Febbraio 2019 in 11:04
      Permalink

      Aww 😊
      Dai dai vieni!! Sarei curiosissima di sapere cosa ne pensi di quaggiù! ☺️

      Risposta
    • 15 Febbraio 2019 in 08:36
      Permalink

      Dai che poi comincia a tirarsela! 😁

      Risposta
  • 14 Febbraio 2019 in 17:02
    Permalink

    Un animale di cui avevo sentito parlare, ma che purtroppo non hi incontrato durante il mio viaggio in Australia… toccherà tornare!

    Risposta
    • 15 Febbraio 2019 in 08:03
      Permalink

      Purché tu non faccia come la gente di cui parlo qui 🤔😁

      Risposta
  • 14 Agosto 2019 in 23:05
    Permalink

    Devo ammettere che quel faccino si fa proprio amare! Ma allo stesso tempo odio la noncuranza dell’uomo, il suo mettere l’apparenza davanti a tutto. Sono del parere che gli animali dovrebbero vivere come tali, in pace. Tempo fa mi è capitato di vedere un video in cui un uomo dava una merendina al cioccolato ad una volpe perché sembrava avere fame. Lui avrà voluto fare un gesto carino in cuor suo ma non ha pensato una cosa. La volpe si è fidata avvicinandosi e magari farà lo stesso con un cacciatore che vuole soltanto ucciderla. Quindi siamo sulla stessa lunghezza d’onda 🙂 Scusa il poema ahahah

    Risposta
  • 16 Ottobre 2019 in 06:13
    Permalink

    Amo il tuo stile, ironico e irriverente, ma allo stesso tempo spunto di riflessioni! Chissà se i quokka sono davvero felici di tutto questo affaccendarsi di umani a caccia di selfie con loro? Devo ammetterlo, però, lì trovo così adorabili da tenere tantissimo all’idea di avere un giorno una foto insieme a loro! 😊

    Risposta
    • 16 Ottobre 2019 in 21:50
      Permalink

      Innanzitutto ti ringrazio molto 🙂 Poi capisco l’essere combattuti, eh! Intanto da quando ho scritto questo post a oggi, ci sono effettivamente andata sull’isola dei quokka… Riflessioni in arrivo! 😀

      Risposta
  • 18 Ottobre 2019 in 18:22
    Permalink

    Bellissimo e articolato pezzo! Grazie 🤗
    L’umanità non ha limiti nella stupidità. L’altro giorno ero in una prigione/museo e la guida ha dovuto specificare di non farsi selfie nella zona dove venivano fucilati i ribelli del paese, in segno di rispetto per i deceduti.
    Ha dovuto dirlo. Io ero allibita o forse neanche tanto… 🤔

    Risposta
    • 18 Ottobre 2019 in 18:47
      Permalink

      Omg! Tipo quelli che si son fatti i selfie ad Auschwitz… O quelli che ho visto con i miei occhi farsi le foto al memoriale berlinese per gli ebrei, salendo sui blocchi di cemento… Gulp °_°

      Risposta
  • 20 Ottobre 2019 in 15:49
    Permalink

    Eh povero quokka, lui magari vorrebbe la sua vita tranquilla e invece fa simpatia e tutti vorrebbe abbracciarlo e fare un selfie con lui. Lo confesso: anch’io. Ma io sono un po’ così con tanti animali esclusi i rettili, prova a chiederlo alla mia povera Dolli che deve sopportare i miei strapazzamenti (ché in fondo lo so che piacciono anche a lei e mi sembra un giusto prezzo da pagare in cambio del mio divano, ma questa è un’altra storia).
    Altro discorso il mangiare, io sono molto rigida su questo anche con animaletti domestici e anche quando fissano con aria sognante il mio panino. Ma sono certa che lei penserà che certo junk food ucciderà anche me ma io scelgo di mangiarlo lo stesso, chissà davvero loro cosa vorrebbero?

    Risposta
    • 20 Ottobre 2019 in 21:54
      Permalink

      Non fa una piega! Comunque anch’io sono super rigida sull’alimentazione degli animali, per il loro bene. Pensa che a volte se vado in posti dove ci sono certi pappagalli, che io amo moltissimo, porto il loro mangime specifico e gliene do un pochino pochino, solo se in quell’area non ci sono divieti (qui dove sto io in alcune zone si può, in altre no):D

      Risposta

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