STRANGE AUSTRALIA

Il meglio e il peggio di Melbourne: Aldi vs il Grand Prix

Due vessilli a confronto

UN PALAZZO SPECIALE

Il mio condominio australiano (che come racconta una targa all’ingresso, all’epoca delle carrozze era una fabbrica di bombole a gas, poi riconvertita in un bowling tamarro – questa la memoria storica locale) assomiglia a quel rompicapo con cui si giocava da bambini: un cubo trasparente labirintico, con una pallina che bisognava far partire da uno spigolo e far rotolare fino a quello opposto, con più precisione di un tecnico della Ferrari. Quando sono venuta ad installarmici, prima di ritrovare la giusta combinazione di settore, ascensori, piano e appartamento, trascinandomi tutti i miei chili di bagaglio, mi sono persa. Se fossi stata una bestia da soma smarrita, almeno avrei potuto ragliare per lo sconforto, e invece neanche quello.

Albert park.jpg

Melbourne <3 [Web photo]

Per fortuna, però, lo sgomento iniziale è stato rimpiazzato dalla scoperta, dopo i primi tempi passati a vagabondare per orientarmi tra i livelli di questa costruzione asettica (un’arnia bianca e più videosorvegliata di un panopticon, spartita tra appartamenti per famiglie e un residence per turisti, visto che la spiaggia è a un quarto d’ora di passeggiata), di un felice segreto: che un tunnel riservato collega direttamente il mio piano con l’ingresso posteriore di un fantasmagorico locus amoenus, Aldi. Che è tipo il Lidl, ma meglio, come ormai sempre più persone sanno.

ALDI

aln0952_kvb_store_location_opening_hours_708x360.jpg

Improvvisamente sono stata pervasa da pura gioia, sentendomi proprio a un punto di svolta. Non solo nella nuova casa avevo una stanza degli ospiti per ospitare libri e scarpe (indubbiamente meglio delle persone), ma avevo anche Aldi! What else.

Perché Aldi qui è un lifestyle, è the place to be, e per più ragioni:

®) Da Aldi si rinnova quotidianamente il gusto per l’assurdo dell’esistenza. La pasta Barolla; gli smileys da giardino in pietra giallo fluo, grandi quanto un bidet; le statuette-scoiattolo (con variante puzzola) da esterni, dall’espressione ricolma di terrore e male di vivere; il gelato Fiasco, il maxibon Milfina Bonza. Da uscirne rassicurati.

23130913_10155712873786544_6489390152756198898_n

®) Grazie ad Aldi dispongo di: punching ball da picchiare, cuociriso per fare il sushi, aggeggio per fare uscire l’acqua gasata, pesavaligie, sedie col supporto per reggere la lattina di birra, pressa per hamburger e altre mirabolanti (in)utilità che adesso a rileggerle mi sento la peggiore dei consumisti e ho voglia di scappare a nascondermi. E a volte, direttamente dalla Germania: anche dell’Apfelschorle, per rinfrancare e purificare corpo e spirito!

38_2012-02-23-15-18-36


[Web photo]

®) Da Aldi si riscoprono la libertà primigenia, la bellezza interiore e il vero senso del multi-kulti. Ci puoi andare vestito come ti pare e nessuno farà mai caso a te, tantomeno i commessi indiani, spagnoli, sudcoreani e australiani che ti accolgono con il loro automatico “hi, how’s it going” (senza punto interrogativo essendo troppo meccanizzati per curare l’intonazione, che quindi scende verso il basso). Sono mesi che metto alla prova il sistema, sfidandolo con outfit sempre più assurdi, ma ancora non l’ho mandato in crisi. La mia mise più ovvia, pigiama, ciabatte e scatolone per trasportare i prodotti, è sempre superata dalla gente scalza, vestita da spiaggia o da Hare Krisna, convinta che quello che le manca in fatto di suola le ritorni indietro in coolness e mindfulness. Ma anche quando mi impegno al massimo, tipo con la combo di pantofole brillantinose, pigiama di Pusheen, vestaglia maculata in pile, chiavi appese al collo con ciondolo di peluche, e cuffiona hipster su una pettinatura da drogata scappata dalla clinica, nessuno mi nota nemmeno per sbaglio, e comunque c’è sempre qualche vecchietta che riesce a fare di meglio (quella di oggi aveva un caschetto blu, e una rete da pescatore come maglia – i miei due soli ricordi, per il resto è amnesia traumatica).

10363934_10152374122931544_935785194232847456_n

Particolare di una mise sobrissima rispetto a quelle che sfoggio da Aldi

Solo una volta un signore ha indicato ripetutamente i miei pantaloni finti pitonati con aria raggiante: pensavo di star perdendo qualcosa dalle tasche, e che lui avesse raccolto di nascosto i miei venti dollari per poi canzonarmi, invece no, era proprio genuinamente felice per i miei pantaloni, e si è allontanato radioso.

®) Aldi stimola la vita sana. Ad esempio ieri mattina (un sabato), invece di una grassa dormita, sono stata costretta a puntare la sveglia per potermi trovare all’ingresso segreto di Aldi dieci minuti prima dell’apertura. Volevo comprare in superofferta il pc da cui ora scrivo, e conoscendo l’andazzo, ho scelto il metodo talebano (avendo atteso innumerevoli ore in ogni condizione fisica e metereologica prima di certi concerti, dieci adrenalinici minuti pronta a scattare davanti a una porta scorrevole non mi hanno certo intimorita). Nonostante fossi la prima in attesa, sono stata superata lungo i corridoi da persone invasate che mi tagliavano la strada alla Schumacher, per correre ad accaparrarsi il megatelevisore con cui guardare la Formula 1 (no, è che il pc qualche funzione cerebrale obbliga ad usarla, quindi per i locals meglio la tv. Ok, sono una brutta persona. Però non è tutto come sembra, e nonostante la pole position e l’ansia da competizione, una volta dentro al supermercato circolavo sobria e composta). Sono risalita in casa, appoggiando il pass al sensore dell’ascensore esclusivo col gesto stanco del vip di serie C in incognito, tronfia del mio nuovo pc mediocre ed economico; e per le forti emozioni ho ridormito fino alle due. Ma ciò non contraddice il fatto che Aldi stimoli una vita sana e regolare, perché chiunque altro a parte me sarebbe rimasto in piedi e avrebbe compiuto un sacco di azioni significative, rendendo memorabile la propria giornata.

IMG-20171219-WA0150 (1).jpg

IL GRAND PRIX

®) Aldi ti protegge. Qui siamo nei giorni del molestissimo Australian Grand Prix, che per voi significa al massimo qualche ora di intrattenimento in tv a orari bizzarri, per noi comporta deviazioni dei già precari mezzi pubblici, l’odioso rumore delle auto da corsa che per quattro maledette giornate, da Albert Park arriva sin dentro casa (e non siamo nemmeno nello stesso quartiere!); elicotteri che sorvolano tutto (fino a convincere il mio ego paranoico dell’evidenza che no, a loro non interessa paparazzarmi, ma solo girare stupidi video di auto in corsa); uccelli nervosissimi e terrorizzati che non sanno dove rifugiarsi. E soprattutto l’orrifico aereo militare che dal nulla compare per mettersi a piroettare rombando su tutta la città, passando a tanto così dalle finestre delle case, facendo tremare tutto e procurando infarti qua e là (anche adesso sta tornando, aiuto, addio!).

L’ho appena intercettato anche in tv, il maledetto:

Avendo notoriamente un problema con i forti boati (nel mio cervello sonnecchia ancora la memoria di spari e granate, cosa che va al di là del mio pensiero controllabile, è proprio un riflesso neuronale), mi sono messa a ringhiare, chiedendomi istintivamente sotto a che cosa mi sarei potuta nascondere. Ma avendo i mobili strani e non potendo scivolare sotto al letto o al divano, e non disponendo di un bunker né della tana di Lucy, ho pensato: “scendo da Aldi”, confidando che nella sua onnipotenza mi avrebbe protetta. Invece sono rimasta paralizzata col battito a mille (come anche adesso, ciao mondo), attendendo rassegnata lo schianto e la morte, ma più tardi ho notato che persino l’inossidabile Aldi mostrava segni di turbamento: Carina, la stakanovista commessa-robot importata direttamente da Berlino Est, indossava un badge con scritto “James”, e l’ho sentita dire: “I’m a human, too”. Ha tenuto duro per noi.

IMG_20171224_140412799

Comunque, per organizzare un Gran Premio a due passi dal centro città, presso un laghetto abitato da cigni neri, opossum, pappagallini e cacatua (per non parlare del Gran Premio di Phillip Island, che non è lontano da qui e che va a terrorizzare i pinguini e tutta la wildlife), bisogna proprio essere delle bestie.

6283316-3x2-940x627.jpg


[Photo credit: ABC]

3 risposte »

  1. Ecco, adesso voglio un Aldi sotto casa! Quello che mi manca dell’Inghiletrra, è che anche lì puoi andare in giro conciata come ti pare. Qui, l’unica volta in cui mi sono azzardata a fare la spesa con una maglietta di dubbio gusto, alla casa dietro di me c’era il più figo del paese!

Commenta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.