STRANGE AUSTRALIA

The Ghan, o il treno del cambiamento

Vissuto attraverso il deserto o dal proprio divano di casa, un viaggio che sarà soprattutto interiore

IMG-20180227-WA0000

Tramonto a Sandringham Beach

CLIMI CHE MUTANO

Qui a Melbourne, il clima lo possiamo immaginare come un soggetto folle che gironzola schiamazzando e pestando i piedi lungo i corridoi di un manicomio: non si sa mai attraverso quale porta irromperà, e a chi farà la prossima scenata isterica o sorriderà con calore.

Nel dubbio, io lo adoro: mi insegna a convivere con l’inatteso, a stare all’erta, a sorridere sempre e a mantenere la calma.

WP_20170716_09_59_51_Pro

Il cielo dello You Yangs, nel Victoria

LE “FOUR SEASONS IN A DAY”: FASTIDI…

Gli australiani del mio Stato, i Victorians, sono fissati col meteo tanto quanto un vecchietto lo è con il “suo” cantiere, nell’illusione che una sovrabbondanza di logos – nella forma di discorsi e aggiornamenti radiotelevisivi – aiuti l’episteme. Ciononostante si esce tutti di casa dotati di oggetti antitetici quali crema abbronzante spray e ombrello, occhiali da sole e felpa, pronti a queste famose four seasons in a day (diversamente da come uno si immagina, essendo Melbourne ben più a sud dei Tropici le stagioni ci sono tutte e quattro: il punto è che non si sa mai quale si presenterà ogni giorno, o meglio ogni paio d’ore).

IMG_20171213_195929367

St Kilda Beach

… E CERTEZZE

Contrariamente ai piagnistei dei Melburnians (che non appena tira un po’ di vento stagionale lamentano stizziti “it’s freeeezing!!”), per me non esiste nulla di più rassicurante di un ambiente del genere, in cui è possibile scorrazzare felici nella certezza che il décor cambierà più velocemente di un fondale di scena. Si è obbligati a godere di ogni atto del volatile right here, right now, anche quando piove: passa subito, come si direbbe a un infante con la bua. Ma poiché molti detestano tutto questo, io sono forse un’ottimista sotto la cenere delle apparenze?

IMG_20180101_183728461

Il vento dal molo di St Kilda

COSA C’È NEL CAMBIAMENTO?

E da un osservatorio più esistenziale che metereologico, mi chiedo: il cambiamento è da temere, o è piuttosto un’istanza su cui poter contare, no matter what? O una scusa per non concludere? Una strategia per sopravvivere? Un tentativo di riassumere e apporre un contorno sull’infinita pluralità dell’essere, becchettandone piccole dosi qua e là, in un’illusione di temporanea sazietà? Tout passe, tout lasse? Scelta o inevitabilità? Forse una rete intrappolante? E in che modo ci tiene avvinti, ce ne si può affrancare? Conosco persone così terrorizzate dal cambiamento, da vivere nella più ortodossa delle paralisi joyceiane. Peggio questo, o il dover mutare per forza, per una pulsione ancestrale? O magari è la stessa patologia, solo invertita di segno? E se invece il cambiamento fosse un’immunità, grazie a cui attraversare il susseguirsi delle stagioni senza mai voltarsi indietro, restando integri?

19731959_10155363848446544_2728435295533122995_n

Il cielo sul molo di St Kilda

Cosa c’è nel divenire, che attrae così tanto? E qual è il divenire più appropriato a ciascuno: un montaggio ultraserrato o un ralenty esitante? O un moto rettilineo uniforme, senza attrito alcuno?

WP_20170813_16_25_20_Pro

Binari da e verso il centro di Melbourne


IL GHAN

In Australia, soprattutto se si è attratti da quest’ultima opzione, e si vuole far pace col tempo e col divenire attraverso lo spazio, si può salire sul Ghan e partire.

14184413_10154393886416544_2499917799999915295_n

Il Ghan è un po’ l’Orient Express locale: un mitico treno che, in tre giorni, trotta lungo tutto il continente da Sud a Nord, da Adelaide a Darwin, con brevi soste in qualche cittadina iconica del deserto centrale – una tra tutte: Alice Springs –, dove è possibile scendere e fare un giretto esplorativo (da soli o con un’opzione organizzata). E poi, con calma, se ne torna indietro e ricomincia la tratta.

650px-The_Ghan_route_map

(Image credit: Bidgee, via Wiki Commons)

PERCORSO

Si chiama Ghan perché fino a fine Ottocento la via era percorsa, sempre più parzialmente, dai cammellieri di origine afGHANa (e sì, ancora oggi nel deserto australiano ci sono i cammelli!), fino al completamento della ferrovia.

The_Ghan,_Alice_Springs,_2015_(06)

(Photo credit: Bahnfrend, via Wiki Commons)

Il Ghan corre dritto dritto, con il suo lungo chilometro di vagoni rossi fiammanti come il sole dell’outback, attraverso l’ocra del surplus di ferro della terra australiana, che al passaggio delle ruote prende forma nel rettilineo infinito del binario. Non ho ancora fatto il viaggio di persona, ma non appena accadrà ve lo racconterò da quella prospettiva dettagliata. Però il bello del Ghan è che nel frattempo, e nel tempo, lo si può guardare in tv, e si viaggia comunque. E si cambia, anche.

Una sera, su SBS (uno dei pochi canali televisivi di stampo europeo), in via sperimentale, ne è stato mandato in onda un montaggio di tre ore. Sul Ghan erano state piazzate telecamere ovunque: sopra, dentro e anche intorno ai vagoni, su dei droni, a coprire ogni prospettiva. Ma naturalmente la soggettiva frontale rimaneva di gran lunga la preferita, come nella vita, con la sua focalizzazione interna singola.

ACCOGLIENZA

L’esperienza ha diviso gli spettatori: dal giorno dopo, alcuni vacui australiani borbottavano contro l’inutilità e la tediosità di una trasmissione del genere, mentre altri più illuminati ne avevano compresa la bellezza e ne chiedevano ancora.

SBS è stata magnanima, e qualche giorno dopo, dall’alba fino al tardo tramonto estivo (qui in gennaio siamo in piena estate) ha trasmesso una porzione più estesa del viaggio originale, della durata di una giornata intera (17 ore, circa un terzo della lunghezza integrale). E’ stato un viaggio magnifico.

IMG_20180114_162443459

LA “SLOW TV”: VIAGGIARE DA FERMI

Solo binari, rumore di fondo, arbusti, deserto, calore rovente, cieli e nubi in corsa. La perfetta occasione per riflettere in soggettiva sull’andare avanti, ma anche sul cambio di focalizzazione e di stagioni. Il tutto comodamente da casa, longtemps.

Il programma non era un’invenzione nuova in assoluto, ma comunque una prima TV australiana (la trasmissione più simile la fece per prima la Norvegia dal 2009, mandando in onda le riprese di una tratta di treno prima di cinque ore e poi di cinque giorni, la “slow tv“). Nonostante le perplessità di alcuni (magari anche la vostra?), è stato un successo. Forse è (anche) nell’immobilità e nella contemplazione che è possibile meditare sul cambiamento?

Se soltanto un montaggio del suo percorso, guardato dal divano di casa, è capace di proiettare in uno stato di entusiasmo sognante e consapevolezza, il Ghan vissuto dal vivo cosa dev’essere?

ghan

(Photo credit: SBS, via SMH)

Se mi leggete dall’Australia, o se l’avete visitata e l’avete preso, fatemi sapere cosa ne pensate!

img-20180107-wa0023-e1521171656793.jpg

Il sito ufficiale del Ghan: www.greatsouthernrail.com.au/trains/the-ghan


 

Segui Lucy the Wombat su Facebook!🐨

Torna alla Homepage del blog 🛴

24 risposte »

  1. Che percorso affascinante, io ci salirei subito sul Ghana. A dirla tutta io partirei subito per l’Australia ma c’è qualche piccolo fattore (tipo un figlio un lavoro una casa) che mi impediscono di mollare tutto e partire. Ma è fantastico pensare che dall’altra parte del mondo c’è un treno ad aspettarmi.

  2. Io sono tra quelle affette da paura del cambiamento. Tutte le domande che poni sono legittime ma il problema è che io una risposta ancora non l’ho trovata. Chissà che salire sul Ghan e viaggiare per tre giorni immersa nei miei pensieri non mi porti a capirci qualcosa di più. Se l’Australia aveva fino ad ora un significato ben preciso per me, adesso si è aggiunta la consapevolezza di voler assolutamente vivere questa esperienza quando un giorno ci andrò!

    • Ciao Simona, grazie del commento! Il Ghan è un’istituzione qui, perciò di sicuro se e quando deciderai di fare un viaggio da queste parti lo troverai! Comunque nemmeno io sono sicura di avere una risposta alle domande… Ma alla fine va bene anche così! 😉

  3. molto interessante questo post e molto ben scritto. Ho imparato tante cose, ma quello che mi ha colpito di più è l’idea di poter viaggiare su un treno attraverso un paese rimanendo comodamente seduta in poltrona davanti alla TV. Io sarei una di quelle persone che rimangono ipnotizzate davanti allo schermo per 17 ore. 🙂

    • Ciao Raffaella, la penso come te: in questa trasmissione (nel senso più letterale) c’è un fascino stupendo! Infatti quella domenica sono rimasta in casa e, anche se ovviamente durante la giornata ho fatto varie cose, ho sempre tenuta accesa la tv “controllandola” di tanto in tanto. Anche solo così era ultrarilassante 😊

  4. Non sapevo ne di questi cambiamenti metereologici giornalieri ne di questo treno che assolutamente vorrei prendere se venissi in Australia. Mi sto appassionando moltissimo ai viaggi in treno.

    • Secondo me oggi il treno si riscopre. Se prima metterci del tempo per andare da A a B era solo un limite, nell’oggi velocissimo può essere una scelta.

  5. Quando abbiamo deciso di attraversare l’Australia in camper ripercorrendo l’Explorers Way, ci siamo interrogati sulla possibilità di prendere invece il Ghan, di concederci un lento poetico viaggio nell’outback. Alla fine abbiamo optato per gli pneumatici, meno eco-friendly purtroppo, ma più versatili nella scelta delle tappe e per le deviazioni. Non so come sia dai finestrini del treno, ma immagino che – esattamente come on the road – l’outback non possa che rapire.

    • Però il camper dev’essere un sogno! Proprio al di là dell’itinerario, il mezzo in sé per me è meraviglioso!

        • Ahah è il motivo per cui quel viaggio probabilmente lo farò in Ghan… Per la mia prima volta in camper partirei con qualcosa di meno impegnativo 😉 (Però anche gli imprevisti si trasformano in aneddoti, no?😊)

Commenta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.