STRANGE AUSTRALIA

The Ghan, o del cambiamento

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Sandringham Beach

Qui a Melbourne, il clima è un soggetto folle che gironzola schiamazzando e pestando i piedi lungo i corridoi di un manicomio: non si sa mai attraverso quale porta irromperà, e a chi farà la prossima scenata isterica o sorriderà con calore.

Nel dubbio, io lo adoro: mi insegna a convivere con l’inatteso, a stare all’erta, a sorridere sempre e a mantenere la calma.

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You Yangs, Victoria

Gli australiani sono fissati col meteo, come un vecchietto con il suo cantiere, nell’illusione che una sovrabbondanza di logos – nella forma di discorsi e aggiornamenti radiotelevisivi – aiuti l’episteme; e ciononostante si esce tutti di casa dotati di crema abbronzante spray e ombrello, occhiali da sole e felpa, pronti a queste famose four seasons in a day (essendo Melbourne ben più a sud dei tropici, le stagioni ci sono tutte e quattro, il punto è che non si sa mai quale capiterà ogni giorno, o meglio ogni paio d’ore).

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St Kilda Beach

Contrariamente ai piagnistei dei Melburnians (che non appena tira un po’ di vento stagionale lamentano stizziti “it’s freeeezing!!”), per me non esiste nulla di più rassicurante di un ambiente del genere, in cui è possibile scorrazzare felici nella certezza che il décor cambierà più velocemente di un fondale di scena, obbligati perciò a godere di ogni atto del volatile right here, right now (anche quando piove: passa subito, come si direbbe a un infante con la bua). Visto che molti detestano tutto questo, io sono forse un’ottimista sotto la cenere delle apparenze?

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View from St Kilda Pier

E da un osservatorio più esistenziale che metereologico: il cambiamento è da temere, o è piuttosto un’istanza su cui poter contare, no matter what? O una scusa per non concludere? Una strategia per sopravvivere? Un tentativo di riassumere e apporre un contorno sull’infinita pluralità dell’essere, becchettandone piccole dosi qua e là, in un’illusione di temporanea sazietà? Tout passe, tout lasse? Scelta o inevitabilità? Forse una rete intrappolante? E in che modo ci tiene avvinti, ce ne si può affrancare? Conosco persone così terrorizzate dal cambiamento, da vivere nella più ortodossa delle paralisi joyceiane. Peggio questo, o il dover mutare per forza, per una pulsione ancestrale? O magari è la stessa patologia, solo invertita di segno? E se invece il cambiamento fosse un’immunità, grazie a cui attraversare il susseguirsi delle stagioni senza mai voltarsi indietro, restando integri?

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St Kilda Pier

Cosa c’è nel divenire, che attrae così tanto? E qual è il divenire più appropriato a ciascuno: un montaggio ultraserrato o un ralenty esitante? O un moto rettilineo uniforme, senza attrito?

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Melbourne CBD


In Australia, soprattutto se si è attratti da quest’ultima opzione, e si vuole far pace col tempo e col divenire attraverso lo spazio, si può salire sul Ghan e partire.

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Ready. Steady. Go!

Il Ghan è un po’ l’Orient Express locale: un mitico treno che, in tre giorni, trotta lungo tutto il continente da Sud a Nord, da Adelaide a Darwin, con brevi soste in qualche cittadina iconica del deserto centrale – una tra tutte: Alice Springs –, dove è possibile scendere e fare un giretto esplorativo (da soli o con un’opzione organizzata). E poi, con calma, se ne torna indietro e ricomincia la tratta.

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[Image credit: Bidgee, via Wiki Commons]

Si chiama Ghan perché fino a fine Ottocento la via era percorsa, sempre più parzialmente, dai cammellieri di origine afGHANa (e sì, ancora oggi nel deserto australiano ci sono i cammelli!), fino al completamento della ferrovia.

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[Photo credit: Bahnfrend, via Wiki Commons]

Il Ghan corre dritto dritto, con il suo lungo chilometro di vagoni rossi fiammanti come il sole dell’outback, attraverso l’ocra del surplus di ferro della terra australiana, che al passaggio delle ruote prende forma nel rettilineo infinito del binario. Non ho ancora fatto il viaggio di persona, ma non appena accadrà ve lo racconterò da quella prospettiva dettagliata. Però il bello del Ghan è che nel frattempo, e nel tempo, lo si può guardare in tv, e si viaggia comunque. E si cambia, anche.

Una sera, su SBS (uno dei pochi canali di stampo europeo), in via sperimentale, ne è stato mandato in onda un montaggio di tre ore. Sul Ghan c’erano telecamere piazzate ovunque, sopra, dentro e anche intorno ai vagoni, su dei droni, a coprire ogni prospettiva; ma naturalmente la soggettiva frontale rimaneva di gran lunga la preferita, come nella vita, con la sua focalizzazione interna singola.

L’esperienza ha diviso gli spettatori: alcuni vacui australiani borbottavano contro l’inutilità e la tediosità di una trasmissione del genere, mentre altri più illuminati ne avevano compresa la bellezza e ne chiedevano ancora.

SBS è stata magnanima, e qualche giorno dopo, dall’alba fino al tardo tramonto estivo (qui in gennaio siamo in piena estate) ha trasmesso una porzione più estesa del viaggio originale, della durata di una giornata intera (17 ore, circa un terzo della lunghezza integrale). E’ stato un viaggio magnifico.

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Solo binari, rumore di fondo, arbusti, deserto, calore rovente, cieli e nubi in corsa. La perfetta occasione per riflettere in soggettiva sull’andare avanti, ma anche sul cambio di focalizzazione e di stagioni. Il tutto comodamente da casa, longtemps.

Il programma non era un’invenzione nuova in assoluto, ma comunque una prima TV australiana (la trasmissione più simile la fece per prima la Norvegia dal 2009, mandando in onda le riprese di una tratta di treno prima di cinque ore e poi di cinque giorni, la “slow tv“). Nonostante le perplessità di alcuni (magari anche la vostra?), è stato un successo. Forse è (anche) nell’immobilità e nella contemplazione che è possibile meditare sul cambiamento?

Se soltanto un montaggio del suo percorso, guardato dal divano di casa, è capace di proiettare in uno stato di entusiasmo sognante e consapevolezza, il Ghan vissuto dal vivo cosa dev’essere?

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[Photo credit: SBS, via SMH]

Se mi leggete dall’Australia e l’avete preso, fatemi sapere!

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Il sito ufficiale: http://www.greatsouthernrail.com.au/trains/the-ghan 

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