STRANGE AUSTRALIA

Sydney, un altro strappo alla vita – 1/2

Un weekend improvvisato in giro per la “capitale morale” dell’Australia

PRIME IMPRESSIONI

Immaginate una milanese in gita a Roma per la prima volta: ecco, Sydney vista da una che abita a Melbourne è un po’ così (ok, dai, quasi). Colline, fronde strabordanti, nubi di calore umido, disordine e una certa insospettata pienezza di cuore.

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Ci sono liane che pendono per strada, libellule rosse, cani un po’ meno brutti ma pur sempre brutti come tutti i cani australiani, fiori profumati color cacatua da mettersi nei capelli, pelle scottata nonostante un fenotipo da profondo Sud e una crema FP+50 sempre in uso.

Tropicana yé yé, mezzi pubblici ignoti o non pervenuti, ed ecomostri che nemmeno in Albania – forse giusto a Genova quando arrivando da quell’orribile ponte, insieme al mare compare anche la corruzione, o la totale assenza, di un piano regolatore. Lo scempio edilizio è perdonabile giusto perché a differenza di Melbourne qui un vero centro storico c’è, a misura d’uomo, con pietre e massi sui quali poter girovagare senza sentirsi esseri minuscoli sbarcati su un pianeta integralmente recente e artificiale; e dove poter far pace momentanea (crediamoci, per un minuto) con gli invasori britannici e con un generalizzato senso di colpa, almeno finché si assomiglia più a un inglese che a un aborigeno.

GIRI ESPLORATIVI

L’esclusiva iconografia navale, l’univoca e altisonante retorica della First Fleet –  il primo gruppo di imbarcazioni della colonizzazione – rimbombano in ogni dove, dal nucleo dell’insediamento originario (The Rocks) fino ai grattacieli sullo sfondo passando per il pub più antico della città, il First Fleet guardacaso, dove i primi galeotti impiantati discutevano il da farsi e, nel dubbio, se le davano di santa ragione e trasmettevano malattie sconosciute agli indigeni, oltre che sterminarli. E se quello servito qui è l’ottimo cibo tradizionale, ora capisco perché è Melbourne l’indiscussa capitale gastronomica australiana, non Sydney.

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Flipper d’epoca

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Corrispettivo odierno della First Fleet è questo schifo militare (che sarebbe vietato fotografare). Con tanto di stemma pop del canguro.

PUNTI DI DOMANDA

Inizialmente, tutto questo lo percepisco senza entusiasmarmene troppo, causa postumi di un volo turbolento che mi reinnesca, insieme all’ansia da vuoto d’aria, un malessere venuto da chissà dove, quasi nostalgico; che mi porta a chiedermi il perché di questo viaggio come il perché di tutti gli altri, e se non sarebbe il caso di fermarmi e fare i conti con me stessa, ché il mondo là fuori – ad avere tempo – è finito, quello dentro no. E a domandarmi se mai amerò qualcosa di australiano come ho amato certi luoghi del passato, perché life goes on, you know.

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IL MEGLIO CI GUARDA DALL’ALTO

Ma ai Sydneysiders – così si chiamano i residenti – i miei questionamenti non importano; loro pensano solo al tramonto che sta arrivando, e si affaccendano. Ma loro chi? I pipistrelli a sciami che volteggiano liberi alla luce del sole calante, e i cockatoo, i cacatua gracchianti (non li conoscete? Fate un salto dai pazzi uccelli australiani al punto #2 e adorateli) che petulano com’è loro abitudine, svolazzando vigili. A nessuno di loro importa delle mie mute domande esistenziali, e meno male, perché loro sono il futuro inconsapevole. Seguo con sguardo avido l’esemplare più vivace di cacatua, un novello Spiderman che sorveglia instancabile l’etere, si posa sulla cima più alta di un palazzo e guarda giù, dispiegando attento la sua crestina gialla. È il giustiziere di Sydney, e nessuno sembra farci caso. Simply the best.

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Sydney Harbour Bridge

NATURA vs ARTE

Natura batte arte, e anche per questo, all’indomani di una prima sera esplorativa passata a gironzolare intorno allo Harbour Bridge, questo famoso ponte metallico francamente brutto (ok i proclami sui suoi record mondiali, ok che lo si può scalare, ma oh, brutto è, e brutto rimane), e a immortalare un’Opera House che brilla sfocata e sopravvalutata in lontananza (o almeno così sembra prima della necessaria smentita), faccio la turista media: spengo il cervello e me ne vado a timbrare il mio cartellino dell’hakuna matata alla celeberrima spiaggia (almeno da quando ho letto la Lonely Planet) Bondi Beach.

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(Vai alla seconda metà della visita, con: The Beach, l’incontro con i cacatua, le vele a.k.a. la Valva, e un’epifania).


 

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7 risposte »

  1. Peccato che la mia amata Sydney non sia riuscita a farti innamorare come Roma fece innamorare la me milanese! Ma spero che nella seconda parte tu ti sia ricreduta! Vado a vedere!

    • Nemmeno Roma, che pur mi piace, mi ha fatta realmente innamorare 😅 Però dai, nel seguito Sydney ha recuperato bene! 🙂 Comunque devo tornare, un weekend è davvero troppo poco!

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