SIX FEET UNDER

Un festeggiamento, nessuna coda e centomila Instagram

Della mancanza della coda negli umani

In un vispo mattino melbourniano, Lucy, svegliandosi, ha scoperto di aver patrocinato cento post del blog, tondi tondi. Si è messa a ruotare di corsa su se stessa, felice, come il cane quando si insegue la coda, solo che lei non ha la coda: il sedere del vombato è troppo duro, dovendo servire alla bisogna da scudo integrato per tappare l’accesso alla sua tana. Uno scudo con la coda? Meglio di no.

Il che mi riporta al lutto che mi assale al pensiero che nemmeno noi umani siamo dotati di quest’espressiva, sinuosa, utile, volendo prensile parte del corpo. Se invece così fosse stato, la Moda se ne sarebbe subito impossessata, come di ogni altra parte dei nostri imperfetti e freddolosi corpi umani, e noi tutti avremmo potuto godere di un accessorio da urlo per ogni nuova stagione autunno-inverno: il copricoda.

coda di lemure
(Pixabay)

A volte mi perdo a immaginare quanti copricoda fashion avrebbe potuto ospitare un guardaroba femminile oltre a sciarpe, scarpe e borse, e mi pervade un inconsolabile senso di ingiustizia. Copricoda colorati, total black, coordinati; fluo e rétro per l’Australia, senza timore di giudizi di cattivo gusto.

Ci avete mai pensato? Una coda! Sedili con buchi o nicchie di design, pensati appositamente per metterci la coda. Stigma sociale tutto italiano per piercing e tatuaggi sulla coda. Code ondeggianti all’unisono ai concerti. Per non parlare del piacere di intrecciarla con quella della persona amata, mentre si torna dalla spesa con i sacchi pieni e le mani occupate. L’assenza della coda è la prova che non siamo fatti a immagine e somiglianza della Perfezione.

(Pexels)

Lucy invece, pur essendone sprovvista, sta benissimo così, e anche in questo è un wombat fortunato.

Follia celebrativa

Per festeggiare il centinaio di articoletti a cui ha fatto da mascotte le ho dato una pannocchia, che ha accuratamente spolpato. Intanto io, che evidentemente non so stare senza contraddire i miei propositi, imparare cose nuove e accertarmi del disagio sociale che fluisce possente, ho azzardato una mossa rischiosissima: ho aperto un profilo Instagram. Per far conoscere un po’ di più questo blog, e per certe mie foto del mio habitat australiano che vorrei mostrare, ma che non trovano spazio né qui né su Facebook. (Segretamente anche per guardare, nei momenti di sconforto, grosse quantità di video di cacatua).

Però. C’è un però.

Della presenza di Instagram negli umani

L’eccezionale immagine del buco nero che circola in questi giorni, mi spiace rivelarlo, non è altro che la fotografia dello sgomento che mi ha assalita da allora. Talmente consistente da implodere e farsi immortalare, per errore, da un algoritmo che passava per l’etere proprio in quell’istante.

Un blog è uno spazio personale, e una pagina Facebook può avere anche lei una certa precisa identità. Ma Instagram? Instagram è la moltitudine, l’infinito, la serialità. Di fronte a Instagram rimpiango l’horror vacui, le regioni di mondo inesplorate, la luce rossa sulla porta della camera oscura, l’attesa, il negativo bruciato. C’è tutto, troppo, uguale. Il singolare inglobato nel plurale, ma con due hashtag separati. E poi ci sono i travel blogger. Migliaia. Molti bravi. Molti “Oggi vi porto a”. “Oggi ti svelo”. “Turista o viaggiatore?”. “Insegui i tuoi sogni”. “Noi che viaggiamo”, “Uno stile di vita”.

L’unica cosa che manca davvero, su Instagram, sono il logos e le fotografie ritoccate dei copricoda.

#CentoDomande

Instagram e i suoi miliardi di cancelletti mi sbattono in faccia tutte le contraddizioni del reale: la sovrappopolazione, l’abitudinarietà, la manomissione. Sembrano chiedere implicitamente: “Perché proprio tu? Dove ti situi? Cos’hai da offrire di speciale?”.

Di recente, sedevo in una stanza insieme ad altri. Ci è stato chiesto: che differenza volete fare nel mondo? Ci sono state solo non-risposte o mugugni confusi. Con altrettanta perplessità, ho replicato di non avere la pretesa di cambiare il mondo, ma di tenerci che una qualsiasi persona, dopo che ho fatto qualcosa per lei, vada via di umore migliore rispetto a quando era arrivata. È troppo poco? È mancanza di ambizione? Di speranza? Dovremmo tutti voler essere dei piccoli Greta, dei giovani fotografi di buchi neri, dei rodati megainfluencer, dei benefattori su scala mondiale? Dobbiamo farci carico di questa responsabilità? È giusto che ci venga chiesto? E ancora, tutto deve per forza passare attraverso raccolte di immagini e parole chiave? Autocertificarci al mondo è sufficiente?

attrazione per instagram

Una voce può sostituire un autoscatto? Oppure si possono mettere a tacere per un attimo l’ipervigilanza e le domande ansiogene, dimenticando l’universo del sapere parcellizzato, degli individui atomizzati, per mettersi a rimirare spensierati le ultime stories altrui e immaginare un mondo sempre in perfetta buona fede?

E soprattutto perché, volendo, potrei non solo photoshoppare i miei zigomi, ma cambiarli con qualche aiutino persino nella realtà, e però non posso in nessun modo farmi spuntare una coda?

Che poi, la motivazione principale per cui vorrei tanto una coda non l’ho ancora nemmeno scritta: è la facoltà di scodinzolare. Nonostante tutto.


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80 risposte »

  1. da un punto di vista proprio linguistico, influencer è una parola che mi dona una certa ansia.
    Pero’ sono andata subito a followarti su Instagram, cosi puoi “influenzare” la mia home piena di roba da mangiare con animali e altre bizzarre cose australiane.
    ps: non si seguono i travel blogger, si finisce solo per rosicare.

    • Anche a me “influencer” crea angoscia, credo sia un buon segno di sanità mentale, vediamola così. Sarò molto felice di comparire sulla tua home, grazie mille! <3 L'importante, anche se io non vedo, è che non ci compaiano foto di gente immortalata mentre salta con le braccia alzate, pure quelle mi mettono angoscia 😀
      Di travel blog mi piace leggerne, ma su Instagram devo ancora farmi scendere lo shock del tutto prima di avere opinioni (come se non fossi gà stata acida qui sopra)!

  2. Mi chiedo però: perchè la si sarebbe dovuta coprire la coda? Perchè accomunarla ad un volgare pisello? In fondo una coda avrebbe benissimo potuto essere una sorta di elemento distintivo come i capelli…quindi…mmm…ok…code punk…rasta…cotonate…laccate…con brillantina…spelacchiate…ok…ok…ho capito perchè l’abbiamo persa!
    Per Instagram…non ce l’ho e non ti potrò seguire ma sono certo che quel che metti qui basta ed avanza per descrivere il tuo fantastico mondo capovolto!
    Ps…anche grazie al tuo post dell’altro giorno poco fa ne ho fatto uno nuovo: capiscimi…era troppo tempo che non mi sfogavo…:-P

    • Ma infatti ultimamente pubblichi meno o sbaglio? Vado a vedere, sicuramente mi piacerà quello che hai scritto! Quanto alla coda, non intendevo che fosse da coprire per pudicizia ma unicamente per il freddo, quando c’è… Le code che ipotizzi tu le visualizzo eccome, capisci che perdita? Non mi rassegno, è troppo ingiusto. 😀

      • No, non sbagli, sono stato impegnato per lavoro e se riesco chi faccio anche un post visto che ora è finita anche questa fatica!
        E si si, non intendevo quello ma magari avrebbero trovato il modo di trovarle oscene e chissà!😬
        Comunque l’immagine di tenersi per la coda è bellissima e pure quella di tre che scodinzoli fa molto wow!😂

        • E’ una cosa che dico spesso alle mie amiche, quando sono felice: che scodinzolo. Tanto che ora lo dicono anche loro. 😀
          Meno male che almeno avevo capito/intuito bene sul tuo lavoro. Invece ti immagini “Ma come, ho scritto moltissimo in questo periodo, non hai visto nulla?” ;D

        • Ah beh, in effetti quando scrivo tanto non è che vi sia la…coda per leggere quindi tutto sommato l’andamento statistico della mia pagina è più o meno costante!😂
          A volte però a qualcuno non arrivano proprio le notifiche e finiscono per dimenticarsi di me pensando che abbia lasciato WP e sia finito in qualche isola sperduta!😬😈

        • Che poi è così brutto quando succede. Ti affezioni a un blog e quello dopo un po’ sparisce! Oppure capita di trovare un blog per caso, prenderci gusto e poi scoprire che è online ma che non pubblica più circa dal 2011. Comunque io non ho le notifiche attivate, di default proprio, leggo i post altrui scorrendo il reader… o se per un po’ qualcuno che mi interessa non mi compare dopo un po’ me lo vado a cercare. Però forse è vero che sei un po’ boicottato da forze maligne perché avevo iniziato a leggere il tuo post sulla famiglia tradizionale ma poi è diventato tutto bianco, anche se ricarico la pagina. Meh!

        • Ma sai che la stessa cosa succede anche a me? Mi affeziono proprio così e quando queste persone di colpo spariscono mi rimane un senso come di vuoto o di incompiuto!Insomma resto dispiaciuto e spiazzato ma poi sotto sotto spero che prima o poi tornino!☺
          Sul mio post…boh…ho verificato dal mio cel e l’articolo c’è ( https://klaudiomi.wordpress.com/2019/04/12/famiglia-tradizionale/ ) ma non mi stupisco più di nulla…se chi son di mezzo io succedono le cose più strane!😬😈

        • Ora lo vedo! Comunque quanto ai blog c’è un ricambio normale, credo. Scrivere per anni senza cambiare mai dominio, piattaforma ecc. non è per tutti (non nel senso che in sé sia una virtù, eh).

        • Ne discutevo ieri con una cara amica:sicuramente esiste un ricambio/riciclo fisiologico ma è anche in atto da tempo una sorta di fuga dal mondo del blog in favore di forme di social più immediate e che non richiedano troppo tempo e sforzo.Un blog devi leggerlo…seguirlo…capirlo…commentare…troppo sforzo!La gente va di like, di tag, di retweet, al massimo legge vignette, aforismi, frasi brevi, guarda una foto e mette il mi piace distrattamente, magari abbinando la richiesta di amicizia. Per non parlare poi di chi va a caccia di numeri o di altro. Qui tutto ciò non c’è, quando lo capiscono vanno via. La forma blog non interessa se non a pochi e tra quei pochi per la maggior parte l’interesse va verso chi fa post leggeri. Quando faccio post del genere aumentano visitatori e commenti…tra i post più visti c’è quello sulle mamme pancine…Ma io non so essere sempre leggero, a volte ho anche bisogno di parlare di cose serie per sfogo o per confronto!

        • Ma io lo capisco che sia in atto questa cosa, cambia il nostro cervello e cambiano i meccanismi dell’attenzione. Dicono che dopo dodici secondi se non è scattato qualcosa, uno abbandoni la lettura del testo. O che se una pagina non si carica in tre secondi un utente passa alla successiva. Certo in queste condizioni è una bella sfida scrivere con le nostre modalità, chi lo fa più per gli altri o per un seguito secondo me prima o poi molla. Io guardo anche i social, se usati bene possono arricchire, anche se sono lungi dall’aver raggiunto lo zero spreco di tempo…. potrei fare di meglio. Però proprio per tutto questo dobbiamo scrivere, serve a mantenere la capacità di pensare, nel mio caso vivendo all’estero serve anche per mantenere una lingua, e poi mi serve leggere altri e leggerli tanto. E questo si fa solo con i testi scritti, non con le immagini 🙂

        • Ecco, mi ero dimenticato di parlare dei blogger autoreferenziali, quelli che scrivono perchè devono sentirsi al centro dell’attenzione ed allora vanno continuamente a caccia di follower! A me tutto ciò non è mai interessato e preferisco sane chiacchierate con chi ha reale voglia di farle che tutto il resto. Poi certo, se un blog non mi interessa magari leggo anche ma poi passo oltre ma se mi interessa…ecco…mi ci attacco come un koala!

        • Non so nel mio caso quanto ciò che ha a che fare con me possa definirsi normale ma va bene così, almeno finché mi sopportate! 😀

        • È quello che dico sempre anch’io di me stessa… Quindi vedi, è normale! 😁

        • Anche perché sul proprio blog ciascuno è Dio, quindi 😀

        • Ahahahah son proprio scemo lo so!
          Ps appena finito nuovo post sul mio ultimo periodo!

  3. Ho sempre pensato anch’io alla coda e alle conseguenze che avrebbe potuto portare. Sarebbe stata una parte da coprire per pudore o da sfoggiare orgogliosamente? Si farebbe a gara a chi ce l’ha più lunga? E nello sport sarebbe una penalità afferrarla?

    • Che meraviglia, qualcun altro che pensava alla coda! Grazie di essere venuto qui a scriverlo, mi rendi molto felice! 😀 Secondo me noi l’avremmo sfoggiata ma magari in certi paesi avremmo dovuto coprirla. Oppure solo le donne. Mah? I parametri di bellezza della coda sarebbero variati con le epoche storiche e poi con le mode. Quanto allo sport non so, però il fallo di coda suona bene!

    • E allora hai fatto benissimo! Io voglio proprio vedere quanto durerò, ma intanto lo voglio comunque imparare. 🤓 E che bello, anche tu volevi la coda! Adoro! 😊

  4. D’accordo, ma solo a patto che la coda degli uomini non sia colpito da “calvizie”. Perché, francamente, cominciare con una bellissima coda di lemure e finire con una coda di elefante. No grazie. 😉

    Bonne nuit Lucy,

    Alex

    • Le ho messe apposta in quell’ordine per instillare questo sospetto, ma sai, in realtà la coda umana la immagino piuttosto implume. 😄
      Bonne soirée à toi 😊

  5. Ah Instagram… tante potenzialità, ma poche che vengano sfruttate. Ho un account privato in cui seguo due persone che mi interessano per contenuti, ma anche in quel modo vengo bombardata da ciò che odio di questo social: la piattezza. Non dovrei lamentarmi, è un social creato per mostrare in tutto e per tutto, attrae, ne vuoi far parte e immancabilmente delude. Ogni volta che ci entro (molto raramente, a dire la verità) ne esco con l’amaro in bocca o una sensazione molto simile.

    Quanto vorrei avere la bellissima coda (e non solo) di un panda rosso! Loro sì che sono Perfezione.

    • Grazie mille per avermi scritto il tuo parere! Vediamo come va, spero di non restare delusa in fretta 🙂
      Il panda rosso è meraviglioso! Mi hanno regalato dei calzini alti con sopra questo animale, con la sua lunga coda che va giù avviluppandosi tutto il polpaccio 😀

      • Bisogna seguire la gente giusta e navigarci con molta moderazione e senza troppe aspettative, secondo me. Come dici te, un profilo Fb mantiene di più la sua identità, anche se ormai si sono spostati tutti su Ig lasciando Fb ai cinquantenni e pochi altri. Forse sono io che mi stanco subito di qualsiasi cosa. XD
        Bellissimo regalo, ti invidio moltissimo! Indossali e vanne fiera. 😉

  6. Sai che io provo raccapriccio all’idea di uomini con la coda? Mi sa che sono troppo poco dotato di immaginazione, sto perfino pensando alle eventuali difficoltà motorie.

    • Ti dirò: li ho dimenticati da anni, da ben prima di lasciare fisicamente la zona! 😀 Tutto online. E se non si può fare online… online lo stesso! In ufficio postale mai! 😛

  7. Instagram non è luogo dove si “gioca” di parola scritta… Tutto ciò che è immediato, veloce, d’impatto, molto ritoccato, commerciale, poco impegnativo trova casa su instagram… è immagine! Ma soprattutto è la rappresentazione di un mondo che non c’è, di vite che non esistono. Io ci sono con scarsissimo entusiasmo però a modo mio… cioè ostinandomi a raccontare, di luoghi e vite vere… in un luogo d’immagine che non ammette riflessione.

    • L’importante è trovare un proprio modo con cui essere a proprio agio, che può anche variare (deve) nei diversi contesti. Lo studierò per un po’ questo nuovo social, voglio proprio vedere cosa succede. Grazie mille del commento ^_^

  8. Accidenti, far sì che chi incontriamo vada via di umore migliore rispetto a quando era arrivata mi sembra un proposito buonissimo per cambiare il mondo!
    Così come Roma non è stata fatta in un solo giorno, il cambiamento nel mondo va portato goccia a goccia.
    Già il semplice fatto di ricevere una gentilezza può cambiarci la giornata, sono sicuro che tutti lo abbiamo sperimentato.
    Direi che se rendere di buon umore gli altri è il tuo proposito, allora stai già contribuendo a rendere il mondo un posto migliore 🙂

    • Aww, che belle parole! Grazie!! 🌸 C’è chi è destinato a grandi imprese, forse io preferisco agire sui dettagli 😊 Ciao 😘

  9. ragazza ingenua! guarda che le code per gli umani le hanno già inventate. ce ne sono di tutti i tipi. di quelle che somigliano agli animali o nuove di zecca, con colori naturali(stici) o fosforescenti. solo che in genere si usano… diciamo in quei momenti lì. e più che code si fanno chiamare “plug anali” (perché dove le vuoi infilare se non lì?) o in altri modi che non frequento… 😉 😀

    • Ahahah ma no, quelle code lo so che esistono, però parlavo di code che puoi tranquillamente esibire in pubblico, e soprattutto che possono servire per il mio amato copricoda!😂😂

  10. Il copricoda è fantastico! Ho riso tantissimo 😂. Visto che però noi non ce l’abb di potrebbe brevettare per gli animali domestici! Ci mettiamo in società?!

    • Uhm prima dovremmo chiederlo a loro, me li vedo discretamente sofferenti con su un copricoda! Chi ha il pane non ha i denti! 😂

  11. Mi fai morire dal ridere, ogni volta. E, grazie a te, ho ricordato che da bambina volevo avere la coda! Non mi dispiacerebbe averne una, da intrecciare a quella della persona amata. 🙂

  12. Comunque c’è tanta gente che la coda ce l’ha eccome! Di paglia, ma ce l’ha!
    P.s. vado subito a inseguirti anche su Instagramm anche se ancora devo capire bene perchè ho un profilo anche lì, visto che praticamente per me è solo un doppione di FB!

    • Anch’io avevo pensato alla coda di paglia, hai fatto benissimo a citarla! Piuttosto, nessuno ha ancora accennato all’accenno di coda REALE che alcuni (specie uomini) hanno, sai quando l’osso del coggige è un po’ sporgente? Eccola, doveva solo venir fuori un po’ di più! 😀
      Instagram ha senso solo se ne fai un uso diverso in effetti. Ha un suo target, permette di conoscere tante realtà con i tuoi stessi interessi o del tuo stesso luogo. Oppure ha senso se sei appassionato di una certa cosa e vuoi vederne il più possibile (ad esempio io con le calopsitte ahah! ^_^), perché ti fa uscire tantissime immagini all’istante, e in questo è molto meglio di FB. (Scrivo questo senza rinnegare tutto il pippone che ho fatto nel post! :D). Il quale invece rimane migliore per l’informazione e per le relazioni personali.
      Ciò detto sarei molto contenta di trovarti lì (e di seguirti a mia volta se hai il profilo aperto! 🙂

  13. Mi hai fatto ripensare (oltre agli oggetti già citati di oggettistica sessuale) a un film di Pasquale Festa Campanile anni 70, “Quando le donne avevano la coda” (soggetto di Umberto Eco – addirittura – si legge nei titoli di coda), alla coda di cavallo e ai codini delle acconciature, alla coda espressiva del gatto Felix che nei cartoni animati assumeva la forma di punto interrogativo davanti a situazioni incomprensibili… alle file interminabili di automobili davanti ai caselli autostradali in agosto, ai pianoforti a coda e alle code di rondine, alla coda di rospo e alla coda dell’occhio, e come fanalino di coda (in cauda venenum) al mio commento senza capo né coda c’era l’intento di festeggiare i tuoi 100 pezzi con 100 code, ma con la coda tra le gambe rinuncio!

    • Ma che meraviglia! Grazie Antonio, è tutto molto bello! 😀 Quel titolo del film l’ho sempre sentito nominare ma mai visto… Non sapevo che il soggetto fosse di Eco, ma pensa te! Andrò a documentarmi!

  14. Mi fai morire dal ridere! La voglio pure io la coda ora 🙂 Ps. per instagram guarda, il trucco è esser sempre se stessi, mi pare una “baggianata”.. ogni giorno da quando ho fatto repulisti calano i like ecc.. foto artefatte di altri, tutti che fanno le stesse cose e sembrano vivere piu’ online che offline.. no guarda, meglio puntare ai contenuti e “socializzare” con spensieratezza!

    • Grazie per questo tuo riscontro… Quanto al non “essere se stessi”, non ne vedo nemmeno l’interesse, anche se sono sicura che in molti sarebbero pronti a contraddirmi! Ma a me piace troppo mostrare frammenti del mio “habitat”, ben lungi dal suggerire che sia tutto perfetto e patinato ^_^

  15. Non ho instagram, mai avuto, ma sono certa da quello che scrivi qui che sopravviverai 😉 per fortuna non ho la coda per scodinzolare altrimenti certe volte dovrei proprio nascondermi sotto terra per nascondere coda che batte a mille all’ora, imbarazzo, agitazione, gioia etc! 😂

    • Che bella immagine!! <3 Sono sicura che succederebbe anche a me! Ma un motivo in più per volerla! :D

      • Mi sentirei troppo in imbarazzo, la mia coda probabilmente apparirebbe posseduta 😅😅 dimenticavo, non è poco che tu voglia migliorare anche solo l’umore delle persone che si rivolgono a te. È TANTO. <3

        • Ma non lasciare mai che la felicità diventi motivo di imbarazzo, il mondo è già abbastanza al contrario così com’è! 😉 E <3 !!

  16. Non avevo mai riflettuto sul fatti che gli umani non hanno la coda (tranne quella di paglia)ma che possono riflettere sul non averla e sentirsi imperfetti e deprivati di qualcosa. Al contrario gli altri animali hanno la coda ma non possono riflettere sulla loro fortuna. Tutta un’imperfezione, compreso instagram che ci fa dare il peggio di noi facendoci cadere nel tranello di dispensare like a casaccio per farci ricambiare e apprezzare da sconosciuti altrettanto a casaccio.

    • Che bella osservazione, probabilmente nemmeno le bestie con la coda possono riflettere sull’averla. Ma allora è proprio vera questa cosa di Instagram? Mi stanno seguendo profili imbarazzanti, l’ultimo: Autostradale S.p.A.! Che disagio 😀

  17. Boicottiamo l’Instragram con foto di code e copricoda! 😀 Scherzi a parte, sai che anche io ogni tanto, mentre osservo la mia gatta camminare con grande eleganza e sensualità, penso a come sarebbe se avessi anche io una coda?! Credo che mi piacerebbe moltissimo, e la esibirei con orgoglio 🙂
    Comunque, benvenuta Lucy nel magico mondo patinato (e un po’ ansiogeno) instagrammesco! Se riesci, focalizzati sulla tua galleria, sulle tue fotografie e sui profili che trovi interessanti, senza farti condizionare troppo dal contesto glamour e stereotipato.. è l’unico modo per riuscire ad apprezzare, almeno un pochino, questo social! 🙂

    • Grazie mille!! :* Mi sembra un consiglio molto sensato 🙂 Infatti baderò solo a quello. Condividere bei posti. Basta e avanza ^_^

  18. Sarebbe piaciuta anche a me una coda, dal pelo fulvo. Da riprendere nelle stories mentre esco dall’acqua di mare. Scrollo la coda con eleganza, sincronizzando collo e capelli. Un movimento fluido e provocante. Si la coda sarebbe stata una parte del corpo fortemente erotica credo. Se piace alla vaccinara figuriamoci quando spunta da un buco della brasiliana.

    • Vista così, però, un’altra parte del corpo erotizzabile, uhm, può essere anche un po’ stressante per alcuni 😀 Però il pelo fulvo, bellissimo, anche la mia sarebbe così! 😀

  19. La tua risposta a quella domanda è di una pienezza e profondità unica. Per niente banale e per niente scontata. E per una volta, hai saputo trovare una riposta a quelle domande che mi sembrano fatte solo perchè una risposta possibile veramente non c’è. Ecco qua, smentita e bacchettata dalla mia Lucy preferita. E poi, cosa ci può essere di meglio che scodinzolare, sempre e comunque, nonostante tutto e tutti? Eccola la mia Lucy! ❤
    ps. guarda che su ig ti stalkero anche io eh?! ;P

    • Love love! 💖 Comunque hai scoperto il mio trucco: quando non ci sono risposte, fai le domande! 😜😄

  20. Pazzesco! Io e il mio compagno ci siamo in alcune occasioni trovati a discutere del fatto che noi umani non possediamo la coda. E lui ha sempre sostenuto che, se l’avessimo, sarebbe stata una moda. E anche lui aveva in mente millemila copricoda differenti, per non parlare delle acconciature! Lucy è magia, rimuginiamo sulle stesse cose astruse 🤣

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