LUCY WAS IN PARIS

Matrimonio a Parigi. Un polletto alle Buttes-Chaumont

A Parigi

Sulla terra

La terra che è un astro.

Jacques Prévert

Cos’hanno in comune un expat e un polletto allo spiedo

Chi come me si è trasferito molto lontano dalla propria base affettiva, forse si riconoscerà in un certo tipo di lotta, che io chiamo affettuosamente la lotta del polletto.

A volte, ricevendo la notizia di un evento felice e speciale, la forza del pensiero si trova a dover combattere contro uno squadrone di tutte le grandi Forze della contingenza (di gravità, centripeta, vincolare, di inerzia, degli eventi) che tengono insieme i due emisferi. È un combattere invano, naturalmente.

Invano perché, malgrado gli sforzi mentali per svincolarsi dalla materia, si resta lo stesso inchiodati agli antipodi, anche quando altrove accadono cose importanti. Proprio come un inerme polletto allo spiedo, rimasto solo a girare e rigirare a testa in giù. Contro Necessità, Destino e distanze stellari, un misero polletto è destinato alla sconfitta.

Amore

Ho iniziato a sentirmi un polletto appena trasferitami quaggiù. I primi giorni andavo in giro con due orologi, per far quadrare i tempi miei e delle persone che portavo nel cuore, portandomele anche al polso. Ogni tanto inclinavo anche la testa di novanta gradi, come un cane che cerca di capirci qualcosa, sperando di emanciparmi dal magnetismo terrestre all’incontrario; ma niente.

Un mattino, proprio mentre mi perdevo in calcoli temporal-trigonometrici, ho ricevuto da un caro amico una fotografia. Una bambina rossiccia, con la pelle nuova nuova, gli occhietti chiusi e le manine minuscole. Era arrivata. In risposta, di nascosto, mi sono fatta un pianto commosso, smodato, maledicendo gli scienziati che ancora giocherellano a colonizzare pianeti invece di sbrigarsi a inventare, più opportunamente, il teletrasporto intraterrestre in favore di noi polletti; finché le lacrime non mi sono arrivate alla punta del naso, restandosene lì a penzolare, sconsolate.

Quella era la prima manifestazione dell’effetto polletto, che mi sorprendeva lasciandomi a girare rovesciata insieme al mio spicchio di terra. La terra che, è bene ricordarlo, è un astro.

E gli astri, si sa, ogni tanto si allineano con cura, per offrire ai sentimenti grandiose occasioni di strabordare.

Eventi che non aspettano

Un’altra di queste occasioni – di emotività, di impotenza, mai di rassegnazione – mi aspetta al varco proprio oggi, in pompa magna, in diretta dalla città rosso fuoco dell’Amour fou, Parigi. Confesso che, all’idea, alcune lacrime precoci mi sono già scappate, allenandosi nello sport olimpico del salto dal naso.

Oggi, a Parigi, sulla terra, la terra che è un astro, due tra i miei più cari amici si sposano.

Una cerimonia piccola e intima, per la quale non hanno nemmeno pensato di coinvolgere persone che, per farsi coinvolgere, sarebbero dovute salire su voli intercontinentali.

E io lo so, lo so che la forza del pensiero è perdente in partenza, ma per quello che vale voglio usarla lo stesso. Perché anche dal mio remoto, solitario lato del crudele spiedo inclinato, in me si è risvegliato qualcosa che mi rende immensamente grata, persino felice. E come ormai sapete, “Parigi” e “felicità” sono termini che, per un bel po’, hanno evitato di farsi vedere insieme a braccetto in mia presenza. Non potrò essere lì, ma posso e voglio ricordare e immaginare.

La magia delle Buttes-Chaumont

Il matrimonio sarà al Municipio del XIX arrondissement, proprio di fronte alle Buttes-Chaumont. Le Buttes (letteralmente, le colline) sono un parco pubblico scolpito come una gemma luminosa, creato nell’epoca dell’onnipotenza haussmaniana ottocentesca con il preciso scopo di carpire un “ooooohhhh” di meraviglia ai visitatori. Se passate da Parigi, vi prego, fateci un salto, per il bene della vostra anima.

Quando abitavo anch’io lì vicino, ci andavo spesso. Indagavo sul segreto di quel Genius loci che impregnava del suo profumo le foglie gialle bagnate, e che era capace di parlare fino alle mie vene tingendone allegramente il rosso di sfumature bianche e blu. Alle Buttes, il mio sangue due volte tricolore si faceva tutto fiero, ed esclamava internamente “oh là là là là”, sempre un po’ indeciso se aderirvi del tutto o scimmiottarlo; forse, grato proprio per la libertà di quella doppia opzione.

Vita e ricordi

Alle Buttes-Chaumont, la terra è più che mai un astro. Mentre gli innamorati poco lontano suggellano la loro unione, lì si può essere meravigliosamente vivi in vari modi. Vivi, riconoscenti, persino felici. Io alle Buttes lo sono stata, anche se per poco, prima che cominciasse il Male.

Alle Buttes-Chaumont si può bere vin brulé e mangiare dolcetti ammiccanti. Leggere il buon vecchio Verlaine lamentarsi della propria linfa maledetta (dagli astri, toh). Piangere chiedendosi perché in francese sia tutto così nasale e ineluttabile. Rimirare le oche cignoidi mantenere la linea retta lungo lo stagno, tenaci e geometriche. Inerpicarsi su al tempietto della Sibilla e attraversare fiduciosi il ponte malizioso, rimirando il manto ondulato dei tetti che salgono fino a omaggiare il Sacré-Coeur all’orizzonte.

Alle Buttes si può canticchiare, ridere nervosamente, perdere il telefono, andarsene con i pugni in tasca e pensare con nostalgia a Rimbaud e ai suoi colori. Intravedere un alterco su un autobus, anzi non uno ma novantanove, come i diversi modi in cui uno stesso episodio può essere raccontato. Correre sotto al sole e nel vento gelido, nella buona e nella cattiva sorte. Stizzirsi contro i parigini che stanno tra i piedi, nonostante il passaggio dei runner a tutta velocità, prossimi all’impatto, inevitabile anche quello; e invidiarli, perché a noi occorre una vita per possedere ciò che a loro è già dato – il diritto di popolare quel meraviglioso luogo che sono le Buttes.

Le Buttes-Chaumont per me sono Parigi, e Parigi è essere vivi e immaginare e amare. E se i miei amici non avessero deciso di sposarsi, lì dove posso pensarli sorridere d’amore, non mi sarei mai ricordata di tutto questo, dei momenti felici spinti con la forza sotto al manto opprimente dei ricordi di morte. Invece, a sorpresa, un’immagine festante viene a togliere i sigilli a quella bellezza che avevo chiuso a chiave nel cassone della memoria. Ora zampilla fuori, pulsa e scintilla.

Alle Buttes-Chaumont, la bellezza si trova concentrata, stratificata, raggrumata, appesa alle stalattiti della grotta del parco e affacciata al belvedere; ed è lì per tutti, in tutti, anche in chi non lo sospetta. Nella passeggiata dei pensionati smemorati e nelle endorfine degli sportivi, nel signore elegante che scarta un avverbio ridondante, nei bambini mulatti con il triciclo sporco di fango e le dita nel gelato, nelle stagioni che litigano e cicatrizzano tutto, nelle ragazze testarde in monopattino, negli occhi fieri degli sposi e nei loro anelli scintillanti, negli applausi degli amici presenti e nel cuore di quelli lontani. Nel legame che resiste agli anni, ai chilometri e all’inclinazione terrestre.

Vedo in sogno tutto questo mentre penso ai miei amici. Per me anche loro sono Parigi e, proprio come Parigi, sono speciali in tanti modi. Mi hanno sorretta quando ne avevo un disperato bisogno e non c’era nessun altro a farlo. Mi hanno resa felice ogni momento passato insieme a loro. Mi fanno sentire a casa in qualunque parte di mondo ci incontriamo. Grazie a loro oggi rimango pur sempre un polletto, sì, ma un polletto che sa di nuovo amare non solo le persone, ma anche i luoghi, senza più eccezioni.

Di qua o di là da Parigi, sulla terra, la terra che è un astro, io vi auguro tutto il bene e vi ringrazio, amici miei adorati.


Prévert ambientava la sua poesia in un altro parco cittadino; ma sono certa che anche lui avrebbe capito perché qui non vado troppo per il sottile.

Le Jardin


Des milliers et des milliers d’années
Ne sauraient pas suffire
Pour dire
La petite seconde d’éternité
Où tu m’as embrassé
Où je t’ai embrassée
Un matin dans la lumière de l’hiver
Au parc Montsouris à Paris
À Paris
Sur la terre
La terre qui est un astre.




Jacques Prévert

124 risposte »

  1. Quelle frustration que de devoir passer par ce capricieux traducteur ! Je vais finir par me mettre à l’italien. Toute mon affection à notre sœurette du bout du monde 🙂

  2. Io detesto la poesia normalmente, ma Prevert è sempre stato la mia eccezione, il beniamino, perchè poeta ma ben concreto nel contempo, comprensibile e quotidiano.
    Per il resto, alla così malinconica e nel contempo accorata, eppure veemente – insomma post caleidoscopico – un saluto sorridente e solidale: ciao, polletto!
    (La prima volta nella mia vita e forse l’unica in cui ho appreso il termine “polletto” è stato da un film di Woody Allen…)

    • Che film era? 🙂 Pensa che io “polletto” lo dicevo sempre proprio con questi amici, tanto che non sapevo se si usasse correntemente in italiano. Prima di scriverlo ho chiesto una consulenza ad altri amici 😂

      • Dont worry, “polletto” funziona. Circa i tuoi scrupoli…. pensa che proprio in questi giorni, l’Accademia della Crusca ha ammesso e riconosciuto corrette in sede colloquiale le espressioni “Esco il cane” e “Siedi il bambino”!!!! Pare siano usuali al Sud, a me arrivano sconosciute, generalmente espressioni di quel genere, finora, le avrei attribuite a degli extra-comunitari freschi di sbarco.
        Del film di Woody Allen, ricordo esattamente la frase “Mica male sto’ polletto” 🙂 ma non il titolo. Oscillo tra Hollywood Ending e Io e Annie… però, non ci scommetto…

        • Hollywood Ending è uno dei miei preferiti, ricordo di aver riso tantissimo con esplosioni di appagamento nel cervello!
          La Crusca ha fatto bene! 😃 Sarà che una buona percentuale delle mie amiche è del centro-sud Italia, e che in francese quei verbi vanno bene anche in quell’uso, ma alla notizia ho pensato “era ora” 😜

  3. “andarsene con i pugni in tasca e pensare con nostalgia a Rimbaud e ai suoi colori”. Qui, COM’È TUA ABITUDINE, ti sei superata. Mi dispiace per chi ha scritto che detesta la poesia e che ama solo Prévert (con l’accento altrimenti diventa prvrt e onomatopeicamente potrebbe offendersi!): non c’è solo Prévert ad essere comprensibile e quotidiano: ci sei anche tu con il tuo poetico polletto che va girando per tuffarsi nei colori di Rimbaud”. Ciao e grazie di questi poetici e fantasiosi post che ci fanno girare il mondo con gli occhi colmi di dolci lacrime!

    • Signor Comitini, non è per caso che le piaccia dispiacersi? Vero che lei “gira il mondo con gli occhi colmi di dolci lacrime”, ma io ho rispecchiato esattamente il suo pensiero. Infatti, oltre ad amare Prévert (con l’accento e anche senza), amo anche … “ci sei anche tu con il tuo poetico polletto…” come lei appunto dice.
      E mi scusi se mi permetto di mettere l’accento su quanto da lei affermato.

      ,

      • Certo, Signor Sperandio! Mi piace dispiacermi perché se qualcuno si accorge che mi piace dispiacermi vuol dire che gli ho insegnando qualcosa. E fa bene a mettere l’accento, soprattutto là dove la lingua lo richiede!

        • Sì, eccome, mi sta insegnando che c’è chi (uso il suo “Chi”) fa il saccente con toni di superiorità, una superiorità peraltro che si arroga, eccesso di autostima anche fuori luogo data la sede spigliata e leggera. Che se voleva dirmi che sono un ignorante – al suo eccelso cospetto – lo dica. Mi si rimanda in francese? Okay, ripasso a settembre. E qui chiudo, che di tempo e parole ne ho già persi abbastanza.

        • Scusate, non ho vegliato abbastanza sul tono che deve regnare in questi spazi virtuali, dove fraintendersi è un attimo e capita anche ai migliori. MA questa (immaginatela) è Lucy che dall’alto della sua gioconda, irsuta e tonda (è una cit., prima o poi ne rivelerò l’origine) vombatitudine (!), dichiara lo stop ai bisticci, pur riconoscendone l’inevitabilità ad ogni matrimonio che si rispetti…
          Buonanotte con un grugnito 😛

  4. Conosco bene l’effetto polletto, ne sono stata vittima anche io per un periodo. Di buono c’è, nel tuo caso, che questo avvenimento a cui purtroppo non hai potuto assistere ha risvegliato in te momenti felici, e non malinconia. Davvero davvero bello! E viva gli sposini!

  5. Mi sono davvero goduto questa tua bella dichiarazione d’amore, mi hai fatto venir voglia di tornare a Parigi per salire su quella collina…

  6. Non dimenticare di indossare la tuta da sci uscendo dal teletrasporto intraterrestre. Già andare a fare le foto di matrimonio alle Buttes-Chaumont in doposci, ma in più accompagnati da un polletto congelato. Ci si sciava oggi alle Buttes secondo i telegiornali o quasi! 😉

    Buongiorno Lucy,

    Alex

  7. Scrivo e non vedo bene le parole perchè ho gli occhi annebbiati dalle lacrime. Le tue bellissime parole d’amore per i tuoi amici e per una Parigi incredibilmente bella e romantica, hanno toccato il mio cuore!

    Sono felice nel sentirti parlare così, nel sentirti così viva e piena di emozioni. L’amore sa fare veri miracoli! Viva gli sposi, viva Parigi, viva Te!!!! ❤

    • Che cara che sei 💖 Che poi, conoscendo i miei amici, potrebbero ridere molto di gusto con questo post 😅😄

  8. Molto bello il tuo racconto, come tutti i tuoi post scritti con questo particolare modo di descrivere le cose! Mi piace! Forse sono anche io un polletto…ma i viaggi che faccio di solito sono tutti troppo brevi per sentire la nostalgia di casa e delle cose care…sono più sopraffatta dall’entusiasmo!

  9. Come ti capisco! Nostalgia e senso di lontananza, compagni perenni di chi si è costruito una vita molto lontana dalla terra natale. E una volta che l’hai fatto, sei fregato: se torni indietro, ti mancherà il posto in cui eri andato a vivere, se resti, ti mancherà il tuo paese. Avrai amici e compagni e forse familiari da entrambe le parti, e non c’è soluzione a questo dilemma, a parte in effetti il teletrasporto, che sarebbe anche ora.

  10. Il paragone con il polletto all’inizio mi ha fatto sorridere. Poi però è arrivata la commozione. Le mie lacrime non sono allenate per il salto dal naso e come mio solito ho fatto un macello. La cosa bella è che io non ho mai vissuto veramente da qualche altra parte, eppure tu sei riuscita a farmi provare quelle sensazioni. Il mio massimo sono state brevi sessioni di massimo tre mesi mi hanno portato di tanto in tanto a vivere temporaneamente in luoghi a cui non sentivo di appartenere, ma mai per più di tre mesi. Non posso neppure immaginare cosa significhi e come ci si debba sentire. Vivo in un paese molto molto piccolo a due passi dalla conosciuta costiera amalfitana. Quei pochi passi però lo rendono completamente diverso. In montagna, senza turisti, con una calma da far quasi paura a volte. Non c’è un cinema, non c’è un centro commerciale, pochi locali, pochi eventi. A volte mi viene da pensare che in una città grande avrei più opportunità, in fondo è quello che mi sento ripetere ogni giorno. Eppure, eppure nonostante tutto una vita fuori dal mio piccolo paese non riesco ad immaginarla. Potrei partire per qualche anno ma non so se riuscirei a stare lontano a lungo. L’unico posto ce ha fatto vacillare questa mia convinzione è stato Malaga. Lì non so perché riesco ad immaginarmici ma il forse è sempre pronto a strizzarmi l’occhiolino!

    • Il “forse” è uno degli strumenti migliori di cui disponiamo senza nemmeno saperlo! 🙂
      Io comunque ti ringrazio di avermi parlato di te e ti immagino su in alto, nel tuo paesino con l’aria buona, il venticello e il fiore nei capelli. ^_^ :*

  11. e giardino

    Migliaia e migliaia di anni
    Non può bastare
    Per dire
    Il piccolo secondo di eternità
    Dove mi hai baciato
    Dove ti ho baciato
    Una mattina alla luce dell’inverno
    Al Parc Montsouris a Parigi
    A Parigi
    A terra
    La terra che è una stella.

  12. Sono stata N volte a Parigi e ho un fidanzato parigino (ma trapiantato al Sud da un decennio) e non ero a conoscenza di questo luogo ameno. Lo metto nella lista dei posti in cui andare la prossima volta che mi trascinano nella capitale, se non fa un tempo atroce.

    • Spero che tu riesca ad andarci e soprattutto che ti piaccia! Ecco magari non con il tempo atroce 😉

  13. Mi è sembrato quasi di essere a parigi, in quel luogo speciale, a sbirciare il matrimonio dei tuoi amici, mi è sembrato di essere li, con il tuo racconto…eppure non ci sei stata nemmeno tu!
    Devo dire che sei un coraggiosissimo polletto. Pur sempre un polletto, ma con tanto coraggio, nel trasferirti letteralmente dall’altra parte del mondo! Ti ammiro!

  14. Ti capisco… anche io quando ero stata due mesi in Australia giravo con due orologi: uno con l’ora di Melbourne e l’altro con l’ora italiana!

  15. È bello che questo matrimonio ti abbia portato a pensare a Parigi positivamente! Il paragone con il poletto mi ha fatto davvero sorridere, anzi, ridere!
    Per il teletrasporto mi
    Metto in fila per testarlo!

    • Pensa che stasera ero fuori a cena e sul menù, nella sezione antipasti, compariva: pollo, mezzo o intero. Antipasti. 😱🤦

  16. Conosco troppo poco Parigi e il poco che conosco si limita purtroppo alle cose più turistiche. Les Buttes non l’ho mai nemmeno sentito nominare, però sono andata a cercarlo su google maps per farmi un’idea più precisa. Mi ricorda un po’ il Mission Dolores Park a San Francisco, non so se ci sei stata: un posto dove la gente si mangia un panino in pausa pranzo, dove va a leggere un libro e magari anche lì a sposarsi.

    • Sìì, ci sono stata anni fa! Che bell’accostamento, direi che ci sta! Un altro bellissimo posto dove sposarsi *_*

  17. Non avevo mai sentito parlare di questo parco… Dalle tue foto sembra proprio meraviglioso e fiabesco😍😍😍

  18. Non conosco questa zona di Parigi (anzi grazie per la scoperta!), ma capisco perfettamente la sensazione del polletto. Nonostante il continente sia lo stesso, anch’io sono lontana da casa e soffro tutte le mancanze, eventi saltati, persone care che vedi invecchiare sempre di più, nuovi arrivati che crescono senza sosta e così via. Facciamo forza da tra noi espatriati!

  19. Bé, sul teletrasporto, se la cosa potesse essere bio-vitale possibile, c’è di mezzo l’enorme quantità di dati da memorizzare prima che, vaporizzata la persona, sia trasmessa e non ce la farebbero neanche tutti i server attualmente presenti nel nostro “astro”.

    C’è da dire però che un ingegnere inglese, esperto di sistemi radar, da tempo cerca di convincere a finanziare la sua ricerca sul propulsore a microonde, utilizzando lo stesso congegno a microonde dei sistemi radar. I calcoli della sua teoria prevedono, per un volo da Londra a Sidney, solo il tempo di alzarsi in quota e subito atterrare: più o meno un quarto d’ora. Calcoli non smentiti, se fosse vero realizzare un simile propulsore.

    Si potrebbe però ripiegare sul sistema usato da padre Pio, ora santo, che, a mio parere, è il tuo metodo mentale di sorvolare i luoghi con molta più concentrazione. Il padre diceva ai suoi fratelli di ritornare sempre estremamente spossato da questi suoi viaggi.

    Sistema, quello tuo, che dà a noi lettori il piacere di essere tuoi compagni di viaggio…

    • Non ci credo, mi ero persa via questo commento!! Grazie mille in ritardo! ^_^ Molto simpatico questo propulsore a microonde. Chissà che un domani non diventi realtà, farebbe davvero comodo. Ma noi non ci saremo, temo… A presto! ^_^

  20. Bellissimo articolo, mentre leggevo avrei tanto voluto abbracciarti. Sono stata expat per un po’ e so cosa vogliano dire certe cose e certe sensazioni. Ora che sono tornata in Italia, per amore, spesso però rimpiango questo effetto del polletto… Comunque tornando al tuo racconto, Parigi è una delle città che ti entra nel cuore e poi non ti molla più! Non conoscevo questo bellissimo parco, le Buttes-Chaumon penso sarà una delle prossime tappe obbligatorie durante un prossimo viaggio a Parigi.

  21. Bellissimo articolo, mentre leggevo avrei tanto voluto abbracciarti. Sono stata expat per un po’ e so cosa vogliano dire certe cose e certe sensazioni. Ora che sono tornata in Italia, per amore, spesso però rimpiango questo effetto del polletto… Comunque tornando al tuo racconto, Parigi è una delle città che ti entra nel cuore e poi non ti molla più! Non conoscevo questo bellissimo parco, le Buttes-Chaumont penso sarà una delle prossime tappe obbligatorie durante un prossimo viaggio a Parigi.

  22. Non sono mai stata alle Buttes-Chaumont ma dopo il tuo post così appassionato non so come ho fatto a non andarci né come farò a farne a meno fino al prossimo viaggetto a Parigi. Per fortuna, hai raccontato questo luogo in un modo così viscerale che mi pare di esserci quasi stata.

  23. Devi sapere che Parigi è la mia seconda città e raccontata attraverso le tue parole mi ha quasi emozionata, tanto da arrabbiarmi per non esserci stata, nonostante le innumerevoli volte che sono tornata a Parigi.
    Prometto che provvederò la prossima volta!

  24. La sensazione del polletto!! Anche io l’ho sperimentata quando ho vissuto a Barcellona (che è tutta un’altra cosa rispetto all’Australia, ma si prova a suo modo anche lì), e vedevo amici e parenti che organizzavano cose a cui io non sarei riuscita a partecipare! Comunque, se io fossi la coppia di sposi a cui hai dedicato questo post, ti farei un monumento! Hai scritto cose meravigliose <3
    E, tra l'altro, ora voglio andare a Parigi per vivere le atmosfere dei Les Buttes. Mi hai troppo incuriosito! 😀

    • Ciò mi rende molto felice!! So che le ameresti le Buttes!! Comunque Barcellona, hai detto niente… La sensazione del polletto è sempre in agguato, la provavo anche a Parigi visto che Milano mi sembrava comunque troppo lontano, quindi nonostante i gradi del disagio siano variopinti è tutto legittimo! Baci!! 🙂

  25. WoW! Il passaggio sulla terra, gli astri e i sentimenti è super! Leggo ogni volta i tuoi post con molto piacere, complimenti! Capisco benissimo quello che provi, anche se non sono un polletto nel vero senso della parola perché io e i miei cari siamo ancora sullo stesso emisfero! Il lato oscuro del vivere in terre lontane, seppur meravigliose, o di aver vissuto in molti luoghi, è proprio questo. Ma finché non inventeranno il teletrasporto, stringiamo i denti 😉

  26. Non sono mai stata in questo parco, ma da come ne scrivi mi hai fatto venire voglia di tornare a Parigi per vederla con occhi nuovi. Sono tornata da poco dalla capitale francese con molto amaro in bocca. Non ho trovato i meravigliosi fasti di anni fa, ma tanta trasandatezza, un po’ di grigiore ovunque, troppe armi in vista senza che ce ne fosse davvero motivo. La mia prossima visita sarà improntata sulle zone meno turistiche e poco conosciute, come questo parco. Grazie delle info e complimenti per la tua parte romantica. Un post molto molto toccante.

    • Grazie mille a te! 🙂 Ho ben presente la Parigi che descrivi. Ma per fortuna sotto c’è sempre tanta bellezza…

Commenta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.