LUCY WAS IN PARIS

Bataclan, tre anni dopo. Keep calm, live and spread the inclusion

13 NOVEMBRE

UNA RICORRENZA E QUALCOSA DA DIRE

Per il primo anniversario volevo soprattutto essere bellissima. Il corpo, la materia di cui siamo fatti e che diamo per assodata, fatta di muscoli e ossa e nervi e forma, quel corpo che sarebbe potuto uscire sfregiato o senza vita da quella notte, per tanto così era ancora tutto lì, e ancora stentavo a crederlo.

fiammelle

Allora il 13 novembre 2016 mi sono messa il mio rossetto e i vestiti preferiti e ho portato il mio corpo in un posto speciale, con vista sulla Tour Eiffel e sui tetti di tutta Parigi, per realizzare o almeno provarci. Il dolore dentro, ma la necessità vitale di restare concentrata sul bello. Perché era un anniversario più grande di me, un momento nella sofferenza soprattutto altrui, di chi aveva perso ben più che l’innocenza; ma anche una sorta di funesto compleanno all’incontrario, una celebrazione di ogni nuovo sguardo sul mondo e di ogni respiro non scontato.

fiammelle candele

Per il secondo anniversario non è andata molto diversamente.

NORMALITÀ?

E nemmeno quest’anno, sebbene ora mi sia trasferita dall’altra parte del mondo, il mio 13 novembre potrà essere un giorno come gli altri. Se avete mai vissuto un incidente, un lutto, un qualcosa di molto brutto, saprete che è difficile fare come se niente fosse. Ci si vorrebbe a tutti i costi alleggerire del peso trasparente di una data simbolica, eppure tutto e tutti sono lì a rievocarla. Se poi la data è quella di un evento collettivo, i conoscenti si rifanno vivi per sapere se ci sarete, gli amici vi scrivono che mancate, chi vi sta vicino e vi ha visti adombrarvi giorno dopo giorno sin dall’inizio del mese si assicura che possiate trascorrere una giornata speciale, lontana dai ricordi traumatici e vicina a una parvenza di serenità.

Ci si domanda se sia meglio fare lo struzzo, vivendo la propria giornata con il profilo più basso possibile, oppure esprimersi, anche in virtù dell’ovvia legittimità per farlo. Dire qualcosa libererebbe un po’ e, data l’occasione, magari ci sarebbe pure qualcuno in ascolto.

Alla fine ho ceduto e questo è il mio messaggio, che il mio accesso a internet mi consente di depositare fin nel vostro emisfero. Contiene l’unica cosa davvero importante da dire.

fuoco


COS’È SUCCESSO

LA TEORIA…

Ricordo che, settimane dopo l’attentato, quando mi arrivò a casa la lettera che spiegava che volendo potevo costituirmi parte civile nel processo, mi avevano colpita due cose. La prima erano le date di nascita degli assassini, praticamente miei coetanei. La seconda erano i loro luoghi di nascita e di residenza, località della Francia e del Belgio.

Questi ragazzi, talmente deviati e colmi d’odio da ritenere che altra gente a caso meritasse di morire un venerdì sera qualunque, erano della stessa nazionalità della maggior parte delle loro vittime. Non venivano da lontano, parlavano la loro stessa lingua.

… E LA PRATICA

Tuttavia noi sappiamo che un conto è la teoria su carta, un altro la realtà dei fatti. Nella realtà, si può crescere in un ambiente e avvertirne tutta la precarietà, l’ostilità, la segregazione, le disparità di trattamento. Se cresci in banlieue e hai un nome arabeggiante e la pelle un filo più scura, il rischio di tutto questo è maggiore. Per i più deboli può essere molto difficile non cadere nelle reti degli odiatori professionisti. Nessuno là fuori, soprattutto “dall’alto”, deve aver detto (credendoci) a questi ragazzi che contavano come gli altri, che avrebbero avuto le stesse possibilità, la stessa accettazione e lo stesso successo sociali, o che con l’impegno sarebbero potuti arrivare a occupare posizioni di primo piano nel mondo. Gli esempi, per loro, erano ancora troppo pochi. Già è stato difficile crescere per noi, figuriamoci se avessimo fatto parte di un gruppo sociale più svantaggiato, quello dei figli degli immigrati. Figuriamoci se anche a noi avessero detto che non dovevamo stare dove stavamo, che eravamo troppi, che non c’entravamo niente con una cultura già radicata, che rubavamo il lavoro, che vestivamo male, che non era giusto che godessimo degli stessi diritti. Per qualcuno dalla personalità fragile e i contatti giusti, è un attimo imboccare la strada del rancore e della distruttività. Il mondo poi ne fornisce così bene i mezzi, a lui non importa di cosa c’è nei nostri miliardi di piccoli cuori pulsanti.

scintilla

RABBIA

Eppure io non sono arrabbiata con questi ragazzi che sono andati in giro a sparare sulla gente (anche perché sono morti anche loro, quindi tanto furbi non erano). Sono arrabbiata con lo ieri e con l’oggi che hanno permesso e continuano a permettere tutto questo, con il mondo che invece di creare condizioni migliori per tutti (o, più realisticamente, almeno di provarci), cosa fa? Emargina, ostacola, preclude. Mette in giro più armi, fa credere che siano essenziali per difenderci. Sono arrabbiata perché troppe persone non sembrano aver chiari questi meccanismi, nonostante oggi esistano categorie e strumenti che dimostrino l’ovvio.

COSA SUCCEDERÀ

Sono arrabbiata perché vedo che quello che io e altre persone abbiamo vissuto non è servito, non se ne trae nessuna lezione, o alla peggio si cerca di strumentalizzarlo. Da tutte le parti, troppi continuano a sostenere che l’altro sia sbagliato, e che se non fosse per questo altro, allora sì che si starebbe meglio; e in molti continuano a crederci invece di zittire immediatamente, con indignazione e scherno, chi propaga questi ideali per i propri fini di controllo e arricchimento.

fuoco e tizzoni ardenti

Non ce la posso fare a pensare che nel 2018, con tutti i problemi gravi di questo mondo, ci sia ancora gente che odia gli altri. Che sogna di decidere chi è di serie A e chi di serie B. Che si arroga il diritto di uscire di casa e di sparare su qualcuno senza nemmeno conoscerlo.

NOI

Ho paura che quello che è successo a Parigi, un domani succeda anche in Italia, se continuiamo a dimostrarci un popolo così pieno di astio e di rifiuto. Perché alla fine avremo detto, a chi oggi è ancora piccolo, che merita di meno, che non è gradito. E non c’è messaggio peggiore che si possa comunicare.

fiammiferi accesi

Però voglio pensare che molti di noi siano meglio di così, e allora vorrei dire a chiunque non si senta parte di questo discorso di ostilità onnivora: fatevi sentire, zittite chiunque anche solo provi a sostenere tesi inaccettabili, lasciate che certe idee malsane si ritrovino sole e isolate. E prendetevi cura dell’altro, per quanto in vostro potere, non fatelo sentire solo là fuori. Non siamo soli, nonostante sia più comodo per chi odia farcelo credere. Il mondo non fa così schifo, il bicchiere è mezzo pieno, cambiare si può, se ognuno fa qualcosa nel suo piccolo.

Forse servirà.


Segui Lucy the Wombat su Facebook 🐨

Torna alla Homepage del blog 🛴

 

119 risposte »

  1. I traumi restano e si risvegliano quando meno te l’aspetti. Non conosco bene le vicende di Parigi, quindi non so le condizioni economiche degli attentatori, ma quelli delle torri gemelle erano laureati e ben integrati. Ogni nazione ha la sua particolare forma di immigrazione e la popolazione locale sconta le scelte del governo che ha. Con tutta la buona volontà possibile di cercare l’integrazione sono i governi stessi a essere responsabili di situazioni di disagio a cui il singolo risponde con la chiusura.

    • Già. Ma finché il governo è ancora eletto dalle persone, la responsabilità è di tutti. Ed è proprio la reazione di chiusura quello che si dovrebbe evitare per fare il salto di qualità, secondo me.

  2. Il tuo scritto è toccante e centrato. Hai detto delle cose davvero importanti.
    L’odio è forse connaturato all’umano, e il fornirne un pretesto strutturato, attraverso la politica o la religione, lo accredita anche presso le persone più integrate, acculturate e raziocinanti.
    Non si verrà mai a capo della dicotomia repressione/integrazione in termini di contratto sociale, possiamo solo farlo individualmente, ma ciascuno di noi avrebbe il potere di decidere se dare retta a chi semina odio, morte, distruzione oppure no.
    Bisognerebbe almeno provare ad insegnare a ciascuno ad usarlo, questo potere.

  3. Un attentato non è mai giustificabile, che sia commesso da “uno dei nostri” o da uno straniero. Ma è anche vero che la mescolanza di razze, religioni, culture molto diverse è impossibile da ottenere! Non sta scritto da nessuna parte che dobbiamo mescolarci e andare d’ accordo. L’ integrazione DEVE essere una scelta, non una imposizione. Se guardiamo al mondo animale abbiamo tutti gli esempi che vogliamo: ogni razza sta con la sua razza. Poi un giorno una gatta può decidere di allattare un cucciolo di cane o un criceto, ma è stata QUELLA gatta a scegliere di farlo…spero di essermi spiegata. Ti abbraccio forte, spero che la distanza distanza fisica che hai messo fra te e quell’ evento un giorno possa diventare una distanza della mente ❤️

    • Però se per gli animali si parla di diverse razze, di umani no, qui sta il punto 🙂 La diversità è una cosa bellissima e il molteplice anche, i gruppi sociali sono un fatto in moltissime forme di vita animale, ciò che secondo me è deplorevole è il livello di ostilità non meditata, spesso pilotata, che negli umani arriva a circondare certi comportamenti in sé naturali. Grazie Cristiana, mi prendo l’abbraccio ;*

  4. Le grandi ricorrenze non si possono dimenticare…è come dici tu: che sia un lutto, un incidente o una terribile esperienza vissuta, come nel tuo caso, il loro ricordo si fa più vivo “quel giorno”. Ignorarle è inutile, meglio imparare, reagire, dargli un significato e vivere un domani consapevoli, piuttosto che ignorarle e fuggirle.
    Questo è il mio pensiero e quello che faccio io :non ho avuto la tua esperienza, ma ho vissuto il lutto della mia bimba e, per quanto diverso, il concetto è lo stesso

    • Cara Silvia, non ho le parole adatte a commentare, la mia esperienza non è niente in confronto a un lutto come il tuo. Ti ringrazio solo di essere passata a lasciarmi queste parole, forti e profonde, che rivelano un percorso umano da leonessa. Ti abbraccio forte, anche se non ci conosciamo.

  5. In tanti anni di pratica di blog ecc. non mi sono mai incontrato con un post così difficile. Alla tua esperienza personale che già di per se stessa mi impegna, non so come dire… a tu per tu con te – si affianca però anche un problema generale, enorme, che peraltro tu svisceri con intelligenza e distacco, e sensibilità e tali che il discorso si allarga.
    Ce n’è abbastanza perchè se ipotessimo frequentarti, qui, di persona, avremmo di che parlarne per una serata, la serata dopo e dopo ancora. (Con piacere!… sei una rara magnifica interlocutrice).
    Non so da che parte incominciare, e dato lo spazio punitivo, posso solo dire che molto dipende anche dall’efficienza. Efficienza è la parola cui sempre più ricorro, perchè ammesso che i buoni propositi possano prevalere, ammesso che il bene possa prevalere sul male, IDEOLOGICAMENTE… ammesso che gli speculatori che dell’odio fanno strumento di denaro o di potere vengano neutralizzati in minoranza- se poi i “buoni” non uniscono anche efficienza, cioè sapere organizzare e mettere in pratica – la bontà resta utopia, oggetto di derisione e prova che la bontà non funziona.
    È un discorso, ahimè, solo agli inizi – nostro tra me e te – ma anche generale, dagli sviluppi tutti aperti e che chissà quanto durerà. Restringendolo al nostro Paese, l’Italia, e agli attuali eletti (ed elettori!!!!) non vedo molta preparazione intellettuale, competenza, capacità di riflessione e morale – e devo dirti che sono molto pessimista al punto da invidiarti, sebbene straniera ma in un posto lontano, dove puoi essere osservatrice neutra e non coinvoltà quotidianamente in quella che sintetizzo in: ignoranza rozza ciarlatana.

    • Grazie mille Guido, commento prezioso, da leggere e rileggere. Ho scritto il post di getto, consapevole dell’impossibilità di dire qualcosa di ampio respiro, per motivi di spazio e di tempo (e forse anche di voglia). La questione che sollevi tu è di grande importanza, e sono del tutto d’accordo. Però abitare all’estero non toglie pesantezza alla questione: si segue tutto allo stesso modo di prima, si parla e si discute quotidianamente con chi vive “di là”. E in più magari si assiste anche a un secondo posto, quello d’adozione, che non è che si comporti proprio benissimo. Prima o poi racconterò qualcosa del sistema dei visti australiani, riflesso delle politiche migratorie, o del trattamento di chi cerca di entrare nel paese come profugo. I nostri in confronto son dilettanti. 🙂

      • Sì, nella foga non avevo considerato il vivere “in un secondo posto”. Ero fermo, davo per scontato, che l’Australia, avendo il privilegio di essere lontano dai focolai del pianeta, potesse essere isola-continente (o viceversa) felice; inoltre e per quanto amministrata su paradigmi anglo-sassoni che ho sempre ritenuto senz’altro più degni di quelli borbonico-mediterranei. Oddio, il discorso già ampio si amplia ulteriormente!!!:-)
        Post scriptum: ci definisci (visti) dilettanti, oh com’è buona lei, signora! Direi come minimo pasticcioni. (e qui torna il discorso efficienza ecc. ecc. ecc.)

        • Ahah è vero, discorso amplissimo! 🙂 Che poi noi siamo pasticcioni, sì, ma ci portiamo anche dentro (/dietro) una capacità di fare le cose con eccellenza di cui nemmeno siamo consci, almeno finché non andiamo all’estero. Quindi è ancora più triste che stiamo facendo questa fine.

  6. C’est très frustrant de te lire via le prisme d’un traducteur Google plus que nonchalant, mais je ne peux que souscrire à ta colère. Même si je suis un peu nul à l’exercice du froncement de sourcils. Et oui, cette année encore, comme les années à venir, ça va être un anniversaire spécial. Et je commence à avoir du mal à le faire comprendre à ceux que j’aime. J’aurais une pensée pour toi, sois en sûre, je lèverai bien un verre à ta santé (probablement plein de verres, on va pas se mentir).

    • Carrément 🙂 Merci, ça me touche beaucoup. D’autant plus que oui, la traduction de Google est nulle (je l’ai testée, la honte !). Figure-toi que j’avais même envisagé des billets en français, puis après t’avoir lu en ces derniers jours (merci !), je me suis dit qu’il vaut mieux laisser la langue de Molière à ceux qui la maîtrisent pour du vrai 😅🦄
      Cette année je me sens un peu troublée par ces 17000 kilomètres, du coup oui, ta petite pensée va m’être très chère. Passe une bonne journée demain, moi je passerai le bonjour aux koalas de ta part. 🙂

      • Pour t’avoir deja lu sur FB, tu n’as nullement à rougir de ta maîtrise du français. D’autant que je suis autant sensible à ton propos qu’à ton style et humour. Passe une aussi bonne journée que possible avec les koalas. On fêtera ça plus dignement si tu daignes repasser sur Paris un de ces jours 🙂

  7. Invece ti auguro tra qualche anno di pensare il 14 novembre….”uh! Ma ieri era il 13!” Avrai voltato pagina, non so quando, ma vedrai che succederà! Per ora un abbraccio forte e grazie che ancora pensi a noi quassù, perchè effettivamente ne abbiamo bisogno, con questi cialtroni che ci governano

    • Io penso SEMPRE a voi! 😉 Ti ringrazio, magari l’anno prossimo non succederà, ma quello dopo sì 🙂 Quanto al resto, tutto il mondo è paese, all’incirca!

  8. Non deve essere stato facile scriverne con questa lucidità e, soprattutto, trovare la forza e la capacità di voler capire. E’ facile, per chi è estraneo, dire che la colpa di un evento simile sta anche nel modo in cui il mondo è diventato, ma – penso – ci vogliono una forza incredibile e un cuore enorme per dirlo quando hai vissuto le conseguenze sulla tua pelle.
    Credo profondamente in quello che hai scritto nella conclusione del tuo articolo: nel nostro piccolo, l’unica cosa che possiamo fare è cercare di arginare l’odio e, per quanto sia banale, il modo migliore è sempre l’amore.
    Un pensiero di affetto da lontano in questa ricorrenza, non so come tu ti possa sentire, ma mi sembra di capire che hai la fortuna di essere molto amata 🙂

  9. Sei stupenda. Non tanto per la forza (o per lo meno quella che traspare dalle tue parole) con cui affronti questo anniversario e ogni giorno dopo quel terribile 13 novembre, ma per la profondita’ del messaggio che trasmetti… messaggio che, da immigrata in Australia, non posso che condividere a pieno e che cerco di fare mio ogni giorno Down Under! Un abbraccio

  10. Anima bella e cuore gentile, malgrado il male ti abbia schiaffeggiato e lasciato a terra. Ti sei rialzata e adesso le tue parole sono piene d’amore vero per la vita e l’umanità. La risposta più inattesa e disarmante all’odio che hai visto e vissuto. ❤

  11. Starei ore ad applaudirti! Non ho altro da dire se non che per una volta ho fatto una eccezione ed ho rebloggato questo post condividendone ogni singola parola. Servirà? Non lo so ma so che noi, a dispetto del momento storico siamo nel giusto. Di questo ne sono fortemente convinto e spero, che nel futuro le cose cambino anche grazie a quei pochi che oggi hanno il coraggio di andare controcorrente.

  12. Sei arrivata dritta al cuore. Hai smosso e mosso. Hai portato a considerazioni cui non avevo pensato prima. Hai una apertura mentale bellissima. E non posso che ringraziarti per avere scritto con tanta saggezza da aprire cuore e mente.

  13. Alimentare rabbia e paura è un sistema sicurissimo per governare le masse. Ci si stanno esercitando in tanti, troppi, e spero che non si stia prendendo una china irreversibile. Spero che i giovani intelligenti come te ci mettano una pezza… un abbraccio

    • Grazie mille! Confido anch’io nelle giovani menti di oggi e domani (io ormai non sono tanto giovane, diciamo media :D)

  14. Non riesco ad immaginare che cosa voglia dire sopravvivere ad un’esperienza come questa.
    Non posso parlare perchè non l’ho vissuto ma, le tue parole come sempre sono riusciete a toccarmi, il modo in cui ne parli, come lo esponi il modo in cui mi fai riflettere.
    Il mondo corre troppo e spesso non ci si sofferma a dovere su quello che lo sconvolge e ne cambia l’aspetto per sempre, come un giro di boa, dal quale non è più possibile tornare indietro.
    Traumatizzati forse lo siamo un pò tutti, per ragione differenti e disparate, che ferite e cicatrici più o meno evidenti ..

    • E’ vero, il mondo corre troppo. Ci sta cambiando proprio cognitivamente secondo me. Ciao Ale, grazie ;*

  15. Quanto ti è toccato, ti ha toccato nell’anima, suscitandoti un’intensa risonanza positiva. E questo non è da tutti. Per quanto dolore possa costarti, siine fiera.

  16. Cosa mi hai ricordato, con questo toccante articolo, con le tue lancinanti parole. Un evento che mi ha scioccata, mi ha interdetta. Un pensiero va a loro. Un pensiero sincero.

  17. Dopo un post cosi prezioso, essere paragonati agli animali per scegliere con chi stare è davvero demoralizzante. Come ha detto Rossella la nostra razza è una sola, quella umana. E inoltre l´uomo si distingue dagli animali perché sa far funzionare il cervello. In questo caso non c´è nessuna scelta da fare. La terra è di tutti. Brava Lucy per questo post lucido e toccante.

  18. Te l’ho già detto: non so nemmeno immaginare quello che hai provato quella sera. E pensa che io sarei dovuta essere a Parigi quel giorno ma poi il viaggio saltò per una questione di lavoro. Io sono perfettamente convinta che il mondo non faccia schifo. Molto sta alle scelte degli uomini. Forse il problema è questo.

  19. Parole meravigliose, che toccano il cuore e, nonostante tutto, mi rendono felice, sai perchè? perchè ho trovato qualcun altro al mondo che pensa che il mondo non sia così brutto e soprattutto che se ognuno di noi fa qualche cosa si possa migliorarlo. Il problema è che in molti ci si arrende, ci si arrende alla politica, si ha il brutto vizio di dire ” eh è cosi da anni, cosa vuoi fare?” .. ed invece bisogna dire basta e reagire! grande Lucy, ce la facciamo a migliorarlo questo mondo, ne sono certa!

    • Ti ringrazio tantissimo… Per me non c’è nulla di meglio di scrivere certe cose così delicate e constatare che possano “parlare” a qualcuno. Grazie davvero.

  20. Tu scavi alle radici del problema: perchè un uomo può arrivare a tanto odio, a tanta follia. La risposta forse è in parte nelle politiche sciagurate americane che hanno devastato il medio oriente generando, cone se l’emigrazione postcoloniale non avesse già fatto danni, altre ondate di disperati-ma in parte anche nel senso di smarrimento indotto da una società sempre più materialista, incapace di generare ideali cui orientare la vita, omologante, rispetto a cui sentono la necessità di una radicalizzazione per illudersi di incarnare quei sentimenti eroici e quella tensione spirituale che sono alla base della vita. Se cercassimo meno melting pot e più valorizzazione della vera cultura europea, e favorissimo uno sviluppo nei loro paesi che dia quella serenità di tornare al fermento che fu della cultura araba di un tempo, forse perderebbe appeal la cultura della morte dell’Isis.

    • Grazie mille per queste osservazioni, Valeria. Sono solo un po’ in disaccordo sull’ultima parte: il mondo è troppo cambiato e non mi sentirei di parlare di “vera cultura europea”, soprattutto in contrapposizione ad un melting pot visto come esterno e negativo. Sono discorsi molto interessanti e molto complessi ma temo proprio che l’opzione “aiutiamoli a casa loro” sia la meno praticabile, dal momento che certe zone di mondo tanto sventrate e instabili ad alcuni fanno comodo 🙁

  21. Grazie Lucy per la tua condivisione e le tue parole. Io sono un’altra convinta che nulla di bene vada sprecato, anche se nel nostro piccolo non ci sembra di cambiare molto. E’ ancora sempre valido quanto diceva Madre Teresa Sono una goccia nell’oceano, ma se non faccio niente l’oceano ha una goccia in meno. Avanti sempre, così, controcorrente, e con coraggio. Un abbraccio dall’altra parte del globo.

  22. Sto riscrivendo e cancellando il commento da cinque minuti, perché le mie parole mi sembrano sempre inadeguate nei confronti di un evento così terribile, sopratutto se scritte a chi, come te, lo ha vissuto in prima persona. Ed è una cosa che non dovrebbe mai succedere a nessuno, perché nessuno deve essere privato della sua libertà di andare a un concerto, a una cena, a una parata.
    In questi tempi di governanti che usano parole e slogan di un’epoca della nostra storia di cui andare poco orgogliosi, quello che mi spaventa maggiormente è la facilità con cui la maggior parte della gente si lascia trascinare e si lascia coinvolgere in questa ondata di odio verso tutto ciò che è “diverso” da noi. Questo odio e questa scarsa apertura mentale mi spaventano tantissimo.
    Ti abbraccio.

  23. Non posso che darti ragione Lucy! E sono fermamente convinta che dobbiamo ciascuno di noi nel nostro piccolo far qualcosa, perchè se non cominciamo da noi stessi.. allora da chi ?!

  24. Mi sembra che questa terza ricorrenza ti veda più proiettata al mondo esterno che non al tuo io ferito. E questo tentativo di comprendere l’altro (e comprendere non significa giustificare) non solo ti fa onore ma soprattutto fa bene sperare in un mondo migliore.
    Un abbraccio
    ml

  25. Mi hai fatto ricordare di un film francese di pochi anni fa, credo che si chiami La Classe. davanti al professore gli alunni di origine araba insorgono: sono stufi i studiare storie in cui i protagonisti si chiamino Pauline o Claude; vogliono storie con protagonisti dai nomi arabi. Ecco io vorrei dire a questi ragazzi che non è possibile per noi qui cancellare Pauline e Claude, ma poter anche dire che non conta quale nome si abbia, che conta solo il valore e la bontà della persona. E vorrei che fosse triplicato lo stipendio a chi insegna in tutte le banlieu d’Europa.

    • Quanto è vero!! A partire dall’Italia… È un mestiere così prezioso e delicato, non tutti sono all’altezza 🙁

  26. I traumi sono rotture con cui è difficile conviverci! I traumi provocano dolore e si sa imparare a convivere con il dolore non è semplice, rimane sempre lì, immobile e ben ancorato nel cervello. L’essere umano ha un grande difetto, non è cosciente che ogni azione provocherà qualcosa, non guarda oltre e la comunità ha lo stesso difetto (non tutti però, sia chiaro). I tuoi pensieri di oggi e le tue azioni, di questo sono sicura, daranno vita a tante scelte che porteranno pace nelle tue comunità perché in fondo sei un segno e sono le persone a fare la differenza nel mondo. In fondo il mondo non è bello o brutto e da come lo vedi tu. Io trovo il mondo straordinario perché ci sono persone che fanno la differenza nel bene che mi circonda e il male? Anche quello c’è ma la consapevolezza del futuro dovrebbe aiutarci a seminare solo bene e buone scelte!!! Continua così e la rabbia può essere anche provata ma solo un attimo però in fondo siamo umani. E secondo me tu hai un dovere e responsabilità più di altri, quando si vivono questi traumi ti attacchi più alla vita e sinceramente scopri un senso a tutto questo girare. Continua così!!!!

  27. Come scrivevo in un post, “siamo una minoranza maggiorata rispetto ad una maggioranza minorata”, ma se vogliamo cambiare il mondo dobbiamo imparare ad esserne consapevoli.

  28. Mamma mia che racconto e che esperienza. Non sapevo questo su di te, quindi complimenti per il coraggio che hai di scrivere di un’esperienza così terribile. Si rimane senza parole, veramente, ma tu hai avuto parole giuste in tutto, davvero complimenti!

    • Ti ringrazio molto! All’inizio scriverne è stata una necessità… Il blog mi ha aiutata parecchio. 🌸

  29. È difficile commentare un post così senza scadere nella banalità. Quello che hai vissuto è al di là dell’umana comprensione, tanto odio, tanta ferocia e tanto male elargito con così tanta indifferenza, sono difficilmente spiegabili. Che tu, nonostante la paura, sia rimasta aperta all’altro e disposta a metterti in gioco, è una cosa bellissima.

  30. Vorrei riuscire anche solo minimamente ad esprimere quanto tutte queste tue considerazioni mi abbiano toccata nel profondo, mi abbiano emozionata, quanto ammiri questo tuo modo di pensare e quanto mi trovi d’accordo con te. Ma ho paura di non riuscire a fare meglio di cosí. Un abbraccio.

    • È che io non mi riprendo da quando alle elementari studiavo che l’Italia era cool e viveva di turismo ecc. ecc. Ci ho creduto, poi non ho capito bene cos’è successo.

  31. Ricordo ancora quando ricevetti la notizia dell’attentato al Bataclan. Ero a letto, col PC sulle gambe ed un film in sottofondo. Ricordo la paura che qualche amico ai tempi dell’Erasmus fosse a Parigi, ricordo il panico cieco perché io, di concerti, ne vedevo almeno uno al mese.
    Quello che ricordo, soprattutto, è l’odio cieco dei giorni seguenti, l’incapacità di creare un dialogo costruttivo, l’evidente incapacità di qualcuno di ascoltare. Leggere le tue parole calibrate, intelligenti ed estremamente lucide, davvero, mi ha fatto sperare. Mi ha riportato alla speranza di poter vedere le cose cambiare, mi ha ricordato che anche chi soffre può scegliere di non odiare.
    Insomma, è di posizioni come la tua che, tutt’ora, abbiamo tanto bisogno. Di persone lucide nonostante il dolore, competenti e calibrate nonostante l’evidente coinvolgimento. Grazie per aver condiviso queste parole con noi, grazie perché ora come allora ne abbiamo veramente bisogno.

    • Ti ringrazio tanto ❤️ Guarda, proprio ieri sono finita su un blog di una che sproloquiava sul fatto che invece che di manifestare, nei giorni post-13/11, con lumini e palloncini, bisognasse secondo lei scendere in strada per rifiutare il terrorismo o qualcosa del genere (eh??). Alla mia richiesta di spiegazioni sui termini “invasione” ecc., mi sono beccata della razzista (giuro! 😂😂) “con le fette di salame sugli occhi”. Non ho insistito per ovvi motivi di irrecuperabilità, non ho nemmeno scritto perché fossi lì a leggere e domandare, ma ho pensato che alcune persone dovrebbero davvero smettere di spandere odio e frustrazione facendo finta di parlare a nome della società tutta.

  32. Un articolo che mi ha commossa! Non avevo mai letto un post del genere e non sapevo nemmeno che tu fossi a Parigi quel 13 novembre di 3 anni fa!

  33. Ciao Lucy, sono arrivata a te passando dal blog di Demonio. Quello che hai scritto l’ho sentito fino sotto la pelle. Avevo già letto “Non avrete il mio odio” e ne ero rimasta colpita. Tu sei riuscita ad andare oltre. Posso solo sperare che le cose possano cambiare, che noi stessi possiamo farlo. Ti mando un abbraccio

    • Ciao, grazie mille per essere passata e per questo commento! Anch’io ho letto il libro di Antoine, e alcuni altri di persone che hanno vissuto direttamente quella nottata schifosa. Quasi nessuno prova astio e rancore, non c’è proprio spazio per sentimenti del genere. Quanto alla speranza… Chissà 🙁 Un bacione!

  34. In questo preciso momento non so cosa scrivere. Ci ho pensato per qualche minuto ma tutto quello che mi viene in mente non mi sembra per nulla all’altezza del tuo post. Hai saputo trasmettere emozioni da far venire la pelle d’oca ma al tempo stesso hai avuto la lucidità incredibile di considerare i fatti con razionalità andando a puntare l’accento sul vero problema che è purtroppo alla base di tantissimi eventi spiacevoli nel mondo intero. L’odio. L’odio tra persone che porta a vedere le differenze, a classificarci e a dividerci come animali invece che come persone. Un odio che sembra ingigantirsi sempre più, un odio ingordo che non ne ha mai abbastanza. Come ci siamo arrivati a questo punto? Me lo chiedo spesso sai? Cosa ci ha portato ad una situazione così incontrollabile? Eppure dicono che l’uomo nel corso dei secoli si sia evoluto. Allora mi chiedo se per assurdo non avevano ragione quando dicevano che si stava meglio quando avevamo poco. Forse a quell’epoca si creava più aggregazione, forse esistevano (per assurdo) meno barriere che ai giorni nostri. Io sinceramente non lo so. Non me lo spiegare per davvero. Sono solo fermamente convinta che la violenza non risolve mai i problemi, qualunque la sua forma sia. E sono anche anche convinta, fermamente ed estremamente convinta, che apparteniamo tutti nessuno escluso, alla stessa identica razza (se proprio razza è la parola che si vuole usare). Siamo tutti esseri umani!
    ps. Non ho nemmeno lontanamente idea di cosa questa data significhi per te e di cosa tu abbia vissuto quel giorno. Il mio non fare riferimento a questo è consapevolezza di non avere le parole per farlo. Ti abbraccio forte e spero che tu possa andare Oltre quell’abbraccio e leggerci tutto il mio affetto! ❤

    • Simona 💕 Cosa dire? È un messaggio così bello che non so come commentare. Davvero. Ti ringrazio tanto per essere venuta a leggere e per avermi detto la tua. Non so nemmeno io come si sia arrivati a questo oggi così oscuro. Io credo che gli umani si siano evoluti a livello di tecnologie e strumenti, ma che per tanti altri aspetti rimaniamo più primitivi di quel che crediamo. Ti abbraccio anch’io 💕💕

  35. Un attentato è un attentato, a prescindere da colore della pelle, dalla religione, o dall’estrazione sociale e io non riesco a giustificarlo con un semplice “è colpa nostra, dovevamo includerli di più”. L’integrazione deve essere qualcosa che si vuole, da entrambi i fronti, nel rispetto reciproco delle tradizioni, delle culture e delle religioni.
    L’odio genera odio; si può combattere con l’istruzione e il rispetto reciproco.. ma solo se c’è appunto il rispetto reciproco, nessun sentimento di inferiorità o superiorità nutriti da una determinata cultura o scelta religiosa, si può riuscire ad arrivare a uno status di pace.
    Ovvio che, stare in comunità della stessa cultura e tradizione, aiuta la pace perchè non ti devi scontrare con qualcosa che non fa parte del tuo essere e della tua storia. Se poi decidi o sei costretto per qualsiasi ragione a infilarti in un’altra comunità, allora secondo me bisogna mettersi l’anima in pace e imparare ad essere tolleranti e talvolta a digerire dei gran rospi.
    PS: lo dico da persona che viaggia e che ha anche lavorato all’estero, sentendosi dire dal capo tedesco “tu sei una brava italiana”… non è anche questa discriminazione? Ed eravamo tutti e due decisamente pallidi!

    • Ciao, ti ringrazio del commento articolato! Però non è che io stessi “giustificando con un semplice ‘è colpa nostra, dovevamo includerli di più'”, chiaramente non ho detto questo. Uccidere gente a caso non è mai giustificabile.
      Stare in comunità della stessa cultura e tradizione aiuta la pace? Ottima domanda, senza avere la pretesa di rispondere diciamo che secondo me di sicuro aiuta la noia, comunque ;P

      • Per chi è dinamico e mentalmente aperto, sicuramente non è un problema immergersi in un’altra cultura e anzi, diventa fonte di apprendimento.
        Quando mi ritrovo in mezzo a una comunità di tradizione molto lontana dalla mia, mi adeguo e mi “mimetizzo” il più possibile, in modo da non urtare la sensibilità di nessuno.
        Però ci sono persone che non sono così e che si trovano bene solo in mezzo alla loro stessa “gente”. Come dicevo prima: si tratta di scelte 🙂
        Ovviamente noi viaggiatori non possiamo rientrare nella seconda categoria: sarebbe contro-natura!

        • Non so. Ci sono risvolti che mi lasciano perplessa, tipo l'”urtare la sensibilità” che si presta a molteplici letture, ma è uno di quei discorsi che non finirebbero mai 🙂

  36. Vedo prima del mio tantissimi commenti. Ho letto questo post non recente perché mi sono appassionata al tua storia personale così toccante. Hai avuto la fortuna di sopravvivere ma ti porterai dentro per sempre la paura e la rabbia. La tua riflessione così lucida e profonda non può che essere condivisibile ma quanto è difficile capire bene il significato della parola integrazione. E i francesi, non me ne vogliano, hanno fatto grossi errori in questo campo. Ti abbraccio Lucy e continua la tua coraggiosa battaglia a testa alta!

    • Grazie mille Anto 😘 Gli errori nell’integrazione li stiamo facendo un po’ tutti, chi in una maniera chi in un’altra. E pensare che è una questione vecchia come il mondo!

  37. Ho i brividi. Non sapevo minimamente che avevi vissuto direttamente una cosa così atroce. Ed ho ancora più i brividi, perché leggo queste tue parole dopo l’attacco in Sri Lanka, a Colombo, città che ho chiamato casa, compresi i luoghi presi di mira.

    Onestamente io sono stata fortunata: tutti i miei amici sono salvi, compreso l’unico amore della mia vita. Ma il sentirli tristi, arrabbiati, increduli mi fa troppo male.

    Concordo con la rabbia che hai, ma non concordo (ahimé) sul tuo pensiero che quelli erano solo giovani presi dall’odio. Purtroppo, e ripeto purtroppo, devo dare ragione a mio padre, quando mi diceva che questo mondo fa schifo perché è tutto manipolato dalla sete di denaro.

    Quei ragazzi, tuoi coetanei, erano soltanto pedine di un gioco molto più grande di loro, di tutti noi.

    Continua comunque a crescere la tua forza interiore. <3

    • Ciao Federica, mi dispiace per quello che hai vissuto indirettamente, come ogni volta che capita qualcosa del genere. Mi fa schifo che stia diventando una cosa sempre più comune, questo è un fatto che nel 2015 non avrei concepito potesse arrivare a questo livello. Grazie mille delle tue parole, credo che quello che dici su quei giovani assassini non sia in contrasto con il mio pensiero, sono d’accordo anche con il concetto di pedina di cui parli. Un abbraccio! :*

  38. Che dire… trovo molta speranza nelle tue parole e la volontà di cambiare il mondo perché quello che è accaduto a te non accada di nuovo ad altri. Purtroppo escludere è più facile che includere, additare quello che è diverso come un problema e non una risorsa. Credo però anch’io nel bicchiere mezzo pieno e nei piccoli gesti che possono cambiare la giornata delle persone. Grazie per il tuo coraggio e per non esserti fatta sopraffare dalla rabbia.

    • Grazie a te per il bel commento <3 "Escludere è più facile che includere", dovremmo ricordarcelo sempre!

Commenta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.