Isole australiane: Phillip Island. Pinguini, koala, motori e biondaggine

Tra le isole australiane più belle da vedere nel Sud del continente, impossibile non passare una giornata a Phillip Island. Questa è la cronaca di un giorno sull’isola del tempo sospeso, dove tra avvistamenti di koala, pinguini, pellicani e altri animali selvatici, bionde interiori e motori, sembra sempre Natale!

Phillip Island, un gioiello tra le isole australiane del Sud

Per chi come me si trasferisce pieno di speranze nel Victoria, Phillip Island è uno di quei posti di fronte ai quali ci si sente come l’eroe riluttante di fronte alla Suprema Prova di Valore. Tutti non fanno che ripetere che bisogna assolutamente amarla, alla stregua dei regali sotto l’albero! Quindi se, come me, si diffida per natura, la si immagina come minimo come una malefica trappola per turisti che inghiotte il viaggiatore, tramutandolo irreversibilmente in un Minion o in un Umpa Lumpa. Al contempo, però, la forza delle aspettative è possente, perciò si approda sull’isola già sovraeccitati, con il terrore di perdersi qualche parte dell’esperienza.

wallaby sagoma nel bush

Ringrazio dunque il mio Ospite Eminente, che proprio come Babbo Natale ha solcato i cieli di tutto il globo per venire a visitare me e la mia dolce metà (che da qui in avanti compariremo con le identità alternative di Bionda Dentro e Guidatore Interdetto). Grazie a lui, per desiderio di impressionarlo, ho avuto l’occasione di organizzare una ricca gita di un giorno nel magico regno naturale delle creature selvatiche, dei paesaggi spettacolari e delle attrazioni accattivanti. Insomma, della felicità ultranatalizia. Il momento che aspettavo per decidermi ad affrontare l’isola e partorire un responso al quesito: vale davvero la pena visitarla?

cigni neri coppia nella palude

Per cosa è famosa Phillip Island

Assai nota anche internazionalmente tra le varie isole australiane, Phillip Island è lunga 29 km, quindi la si gira in auto.

È così chiamata in onore del signor Phillip, primo governatore del New South Wales, la prima colonia britannica sul continente. Da lì partì l’avventurosa esplorazione, a bordo di una baleniera, delle coste meridionali; l’isola fu scoperta nel 1798, e fu subito considerata come punto di insediamento ideale per pescatori e agricoltori. Un lato sull’oceano e uno rivolto alla baia; pascoli, spiagge, wetlands, bush, foreste di eucalipti, animali selvatici… “non manca niente!”, devono aver pensato. Intorno al 1850, la comunità bianca si era ormai ben stabilita qui, e subito si dava al fish & chips.

spiaggia deserta phillip island

Oggi ci si aspetterebbe un luogo sovrappopolato e ricolmo di seconde case dove venire a svernare se si è ricchi e nullafacenti, invece non è così. Al di là di qualche paesino, il territorio è poco abitato, verdissimo tra zone selvagge e pascoli, e ha tutta l’aria di voler rimanere tale. Meno male!

pecore che brucano il prato

Girare la zona ricorda lo scartare i pacchi natalizi: stesso umore esaltato, stessi gridolini di felicità, quella di coloro a cui piace vincere facile. Quindi, ecco i “doni” ricevuti:

Incontri con gli animali selvatici

Appena messo piede sull’isola, dopo il tramonto, Guidatore Interdetto esclama all’improvviso da dietro al volante “WOMBAT!”. Fu così che Bionda Dentro incontrò il suo primo vombato in libertà, che attraversava la strada a passo svelto. Non uno morto investito come al solito, né uno dentro a un parco faunistico… ma proprio uno vivo, vegeto e selvatico!

impronte orme wombat
Impronte di vombato!

The Nobbies, il punto di osservazione all’estremità Ovest

the nobbies phillip island scogliera

L’estremità occidentale di Phillip Island è abitata da un gran numero di maestose oche di Cape Barren, che scorrazzano libere con pulcini al seguito nei paraggi delle loro casette apposite. Tra tutte le isole australiane, le particolarissime oche hanno eletto questa come la loro preferita.

Da qui si percepisce la presenza della grossa colonia di otarie orsine che sta di casa poco lontano, ma senza davvero vederla: la manutenzione dei binocoli a disposizione è stata dimenticata, perché non ne funziona neanche uno. Ma il miracolo avviene ugualmente: nella calma, ogni traccia di misantropia che solitamente abita Bionda Dentro viene spazzata via. La fanciulla, in assenza di qualsivoglia altra presenza umana, si scopre persino serena e amante del prossimo! Ciò grazie al fatto che qui si respirano solo natura, vento, onde, uccelli e lepri saltellanti (il vantaggio di non essere agricoltori: si possono non odiare le lepri, non ci distruggeranno il terreno!).

anatra di cape barren con anatroccoli
oca di cape barren che vola tra mare cielo e prato phillip island

San Remo: lo spettacolo del pasto dei pellicani

Trattasi della cerimonia durante la quale Bionda Dentro scatta le sue prime foto con un vero zoom, e gioisce con la stessa intensità di quando da piccola ricevette il castello Lego con il fantasma. La nutrizione dei pennuti si svolge ogni giorno alle dodici in punto, non proprio sull’isola ma nel villaggio dall’altra parte del ponte che la collega alla terraferma, San Remo (non stupitevi del nome, poco lontano c’è anche Sorrento!).

I pellicani si confermano creature educatissime e rispettose: a mezzogiorno si sono già tutti radunati, senza strepitare, in attesa della ranger che compare puntualissima con un enorme carico di casse di pesce, in modo che nessuno rimanga a digiuno. Succede questo:

san-remo-pellicani-e-ranger-pelican-feeding
ranger-lancia-pesce-ai-pellicani
pellicani-ricevono-pesce-becco-allargato

Poi i pellicani, grati, si disperdono in mare, da dove erano arrivati, mentre il piccolo capannello di spettatori umani si avvia in direzione opposta, pronto a sua volta per andare a pranzo. Di nuovo sulle sponde di quella che, per quanto non si sappia se lo sia più delle altre isole australiane, di certo è bizzarra quanto basta.

Il Centro Protezione Koala

koala conservation centre phillip island ingresso

In quest’area protetta aperta al pubblico nel 1992, Ospite Eminente può finalmente assistere con i suoi occhi allo scalpitare di Bionda Dentro di fronte alla prospettiva di vedere nuovi orsetti koala. Lei uggiola e pigola, prima di impazienza e poi di scioglimento di fronte ai pallottini grigi appisolati sui loro rami, ammirabili da vicinissimo grazie a un sistema di passerelle tra gli eucalipti. Koala pronti da scartare, senza neanche lo sforzo e la sorpresa di quando li si cerca e trova in natura. Ma a Natale non si va troppo per il sottile… orsetti koala, basta questo!

koala che dorme su un albero

Il Discovery Centre realizza il sogno di chiunque voglia informarsi su vita, morte e miracoli delle sempre più rare bestiole, introdotte sull’isola nel 1870 e poi, a partire da un secolo dopo, in declino per numero di esemplari. È spiegato proprio tutto: che verso fa il koala, come interagisce, com’è fatto alla nascita, e pure come fa la cacca! Si esce espertissimi. (Se anche voi volete diventarlo senza dover venire fin quaggiù, potete leggere questo post!)

koala-appena-nato-riproduzione
Dopo 35 giorni di gravidanza, la koala partorisce il cucciolo: un centimetro per mezzo grammo. Questo si infila subito nel marsupio e ci rimarrà per 180 giorni, senza mai uscirne, per finire di svilupparsi.

Nota: un posto del genere è simile a (almeno) quello che si trova su un’altra delle isole australiane del Sud: la meravigliosa Kangaroo Island. Ma non per questo è meno fantastico.

Il parco circostante è pieno di galah, i tipici pappagalli rosa svolazzanti, che a coppiette entrano ed escono dai nidi ricavati nei tronchi degli alberi. Da lontano ridacchia persino un kookaburra!

pappagallo rosa galah su un ramo

Un vanto tra le isole australiane: il circuito del Gran Premio di Phillip Island

grand prix circuit visitor centre phillip island ingresso

Bionda Dentro (qui verrà rivelata l’origine del suo alias) ha deciso che in onore di Ospite Eminente, grande fan di motori, si visiterà il circuito delle gare di motocicletta (e Supercar). Percorso che affaccia direttamente sul mare e promette viste spettacolari, suggestive e panoramiche nello stile proprio delle isole australiane meridionali.

Il primo Australian Grand Prix è del 1928: al tempo non c’era ancora il circuito vero e proprio, ma solo un rettangolo di quattro strade chiuse al traffico per l’occasione. Le vetture da corsa erano trasportate sull’isola in traghetto, perché il ponte è arrivato solo nel 1942! Poi negli anni Cinquanta il sito si dota delle caratteristiche di Circuito Internazionale e diventa proprio cool a tutti gli effetti (tranne agli occhi di Bionda Dentro, che durante la visita sospende il giudizio, ma che continua a ritenersi perplessa sulla necessità di uno sport tanto rumoroso, tanto più in un locus amoenus come la nostra isola).

auto d'epoca phillip island

Il Museo del Circuito di Phillip Island

Nell’annesso museo, Bionda Dentro osserva dunque le moto con aria finto-acuta, osserva le auto, di nuovo le moto, le auto, le moto, le targhe commemorative, le foto d’epoca e non capisce niente; tranne la tamarrissima Kawasaki verde fluo, che non serve comprenderla, è verdissima e bellissima e questo basta. Parcheggiata è ancora più bella, così, come simpatico complemento d’arredo.

motociclette cagiva phillip island museo

Poi Bionda Dentro costringe con crudeltà Guidatore Interdetto (altrettanto incompetente e disinteressato) a farsi fare il book di foto sul podio con in mano il casco, la coppa e la bottiglia di champagne, mentre Ospite Eminente rimira il tutto al culmine della felicità natalizia. Infine è la volta della visita al circuito, a cui si può accedere direttamente in macchina e senza pagare, perché è giorno di prove. “Che fortuna!”, pensano i nostri, subito pentendosene.

moto in corsa al grand prix circuit phillip island

Dentro, è la totale inintelligibilità: le indicazioni sono assenti o incomprensibili, Guidatore Interdetto procede a caso tra capannoni, auto parcheggiate e percorsi criptici, e si fa assalire dall’ansia di finire per errore sulla pista; seguono discussioni concitate “Vai di qua!”, “No vai di là, lì passano le moto!”, finché a due passi dal cedimento nervoso, Guidatore Interdetto esclama “Bionda, mi stai facendo sbagliare tutto!”, che lei interpreta come un vortice di significati esistenziali sottesi, che la spediscono in paranoia totale per le successive due ore.

stemma phillip island auto racing club

Ospite Eminente, indeciso se chiamare il Dottor Stranamore o tentare di appisolarsi sul sedile di dietro per la frustrazione, nel dubbio si fa cogliere da inattesi conati di vomito (l’unico sbocco panoramico sul mare di cui i tre riusciranno a testimoniare), sempre nel terrore condiviso che all’improvviso spunti una Kawasaki a fare di tutti una bella frittata. Meglio ritirarsi, scornati, senza nemmeno aver provato i go-kart, né veri né al simulatore. I canguri ornamentali all’uscita salutano pigramente, beffardi.

La Penguin Parade, la sfilata dei pinguini!

La parata dei pinguini è sponsorizzata come attrazione numero uno di tutta l’isola. Attira visitatori non solo da tutto il Victoria, ma anche dagli altri stati australiani. Ogni sera, subito dopo il tramonto, gli esemplari della colonia di pinguino minore blu (i più piccoli pinguini esistenti!) tornano a casa dopo la giornata trascorsa in mare, passando veloci lungo la spiaggia, e passettino dopo passettino raggiungono i loro nidi tra gli scogli e i cespugli. È possibile assistere alla scena da alcune piattaforme di osservazione, per sentirsi infine completi.

dépliant pinguini phillip island

Sounds good!, IN TEORIA.

Qui però entra in gioco l’essenza natalizia dell’isola, quella del business degli acquisti, con l’introduzione del lucro su uno spettacolo naturale che con l’uomo non ha proprio niente a che fare.

Come si assiste alla parata dei pinguini

Forte della consapevolezza che il turista ami spendere soldi in esperienze, ancor di più se il gesto gli consente allo stesso tempo di esprimere anche il livello del proprio benessere economico, i gestori del Phillip Island Nature Park hanno escogitato pacchetti differenziati a seconda del grado che l’ego del visitatore ritiene di dover occupare nella stratificazione della Kasta:

  • Sei un poraccio? Seggiolino di osservazione in piccionaia. I pinguini non sapranno neanche che esisti.
  • Sei medio? Posto a distanza media. Come la tua esistenza media da persona media.
  • Sei ricco? Posto Premium in prima fila. Ok, ci vedi bene. Bravo. Clap clap.
  • Sei V.I.P. (o cinese e ricco)? Posto deluxe scavato nel terreno con visuale ad altezza suolo, protetto da una barriera di plexiglas antivento per una experience ancor più ravvicinata. Con un piccolo extra, sedili rivestiti in pelle umana. I pinguini faranno finta di non conoscerti.

Il tutto sempre se il turista riesce a superare la preselezione all’ingresso, ovvero il Test della Volontà: uscire vivo dal megaparcheggio (in fase di iperampliamento), dal quale si evince perché il resto dell’isola sembri deserta (sono tutti qui, in barba alle leggi della fisica!). E poi affrontare la coda chilometrica con due ore di anticipo per garantirsi il posto.

Qui il rigurgito di ribellione dei tre protagonisti viene improvvisamente a galla; tutta la misantropia che sembrava essere evaporata dai loro cuori ricompare in grande stile. Si interrogano alla maniera di Sean Connery che, in punto di morte, chiedeva a Kevin Costner “E tu? Cosa sei disposto a faaare?”, per poi spirare dissanguato. No, loro non sono disposti. Anche perché vivono a St Kilda, dove i pinguini fanno la stessa cosa ogni sera, gratis. Tiè. Responso: Natale sì, consumismo classista e smodato no. Dietrofront e ritorno a casa, in tempo per il tramonto!

Grazie per avermi seguita fin qui, till next time!

onde su scogli

[Ultimo aggiornamento: 25/07/20]


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Lucy the Wombat

Human. Italian. Survived a mass shooting in Paris, moved Down Under for a life reboot. Blogging about Australia, Europe, Italy, beautiful creatures, post-trauma, and this strange world. (Avatar created with: "Le Bouletmaton" by Zanorg).

44 thoughts on “Isole australiane: Phillip Island. Pinguini, koala, motori e biondaggine

  • 20 Settembre 2018 in 18:25
    Permalink

    trop cool! 😀

    Rispondi
    • 20 Settembre 2018 in 19:06
      Permalink

      J’avoue 😊

      Rispondi
    • 20 Settembre 2018 in 19:54
      Permalink

      Grazie a te per la visita! 😊

      Rispondi
      • 20 Settembre 2018 in 19:56
        Permalink

        Ogni tuo articolo mostra mondi di meraviglia che si stenta a credere siano reali. Un grande dono da parte tua!

        Rispondi
        • 20 Settembre 2018 in 20:06
          Permalink

          Sei gentilissima. Sharing is caring ❤️😉

          Rispondi
    • 20 Settembre 2018 in 21:30
      Permalink

      Mi sa che il mare è ugualmente freddo!

      Rispondi
      • 20 Settembre 2018 in 22:17
        Permalink

        non so il tuo, ma in Istria si faceva il bagno in un mare tiepidino, sai, Fuffi quanti ignari turisti si è mangiato?

        Rispondi
        • 20 Settembre 2018 in 22:33
          Permalink

          Bene! No io ricordo i bagni più gelidi del mondo da quelle parti!

          Rispondi
          • 20 Settembre 2018 in 22:38
            Permalink

            il clima sta cambiando e con esso la temperatura delle acque, pensa, vicono a Rovigno ho intravisto pure meduse, Fuffi le odia.

            Rispondi
  • 20 Settembre 2018 in 21:07
    Permalink

    Sei sempre più brava a far le foto! Il posto lo conoscevo proprio per le gare di moto dove c’è un punto in cui la prospettiva sembra far finire la pista dentro l’oceano! Ma ovviamente ignoravo tutto il resto ed anche che fossi bionda dentro! 😀
    Ps tu che sai tutto degli animali(:-P) mi spieghi perchè se si vedono delle pecore in Australia o Nuova Zelanda ma anche Scozia, Argentina ecc le vedi tutte belle paffute, candide e bianche poi, ne incontri in italy, e vedi delle cose brutte , zozze, smagrite e che lasciano dietro il loro passaggio una tonnellata di pallini neri da paura!?

    Rispondi
    • 20 Settembre 2018 in 21:35
      Permalink

      Partiamo dalla fine, in effetti le pecore australiane che ho visto finora erano tutte molto ben pasciute (diciamo con le ossa grosse :D), ma le più belle le ho viste assolutamente in Irlanda. Lì le vedevo come delle divinità da adorare! Sono bellissime quando hanno il manto marchiato con i vari colori per distinguere le varie greggi!
      Al sito del Grand Prix non sarei mai andata di mio, ma sinceramente è stato interessante, anche se ho più che altro guardato le figure (bionda dentro giusto quando serve :D). In effetti la posizione è strapanoramica, però noi dopo un po’ ci siamo spazientiti e ce ne siamo andati 😀

      Rispondi
      • 20 Settembre 2018 in 21:44
        Permalink

        Quelle nostrane non mi sono mai piaciute! In questo caso le pecore del vicino sono sempre migliori! E per le gare certo, se non ti interessano è normale…è come se a me mi portassero a vedere una mostra dell’uncinetto…:-D

        Rispondi
        • 20 Settembre 2018 in 21:46
          Permalink

          Tremendo! 😀

          Rispondi
          • 20 Settembre 2018 in 22:00
            Permalink

            Rabbrividisco al solo pensiero! 😀

            Rispondi
  • 20 Settembre 2018 in 22:47
    Permalink

    Ti ho letto fino alla fine, facendo un po’ di casino tra Bionda dentro e altre Eminenze, sempre guardando prima di tutto le figure (tendenza la mia all’analfabetismo o praticità? non so).
    Continuo ad ammirare la tua meticolosità, che io trovo mirabilmente anglosassone (sì, potrei anche essere razzista in certi casi e in più di uno), e anche perchè l’Australia che anche rientra nella sfera anglosassone, me la stai dimostrando molto più attenta rispetto al mio Paese di bandiera (che ha voglia il Papa di benedirlo).
    Riflessione: tu scrivi «I pellicani si confermano creature educatissime e rispettose: a mezzogiorno si sono già tutti radunati, senza strepitare», ecco, fossero gli Italiani pellicani (c’è anche la rima)… forse varebbe la pena mandarci le nostre scolaresche, sarebbe un investimento fruttuoso per avere delle future generazioni migliori (sopratutto al governo).

    Rispondi
    • 21 Settembre 2018 in 00:05
      Permalink

      Che bel commento! 🙂 Ma magari insegnassero ai piccoli italiani a diventare bravi pellicani! (Prima o poi devo fare un post sulla mia stupenda scuola elementare che aveva un metodo sperimentale, una cosa pazzesca, vorrei che potessero andarci tutti). Interessante quello che percepisci sull’Australia, certo io mi concentro sulle cose belle (mi considero già pure troppo cinica 😊), ma siamo ben lontani dal paese perfetto… Ora che sono qui da più di un anno potrò iniziare a parlare anche di questo, perché sto vedendo cose che non mi aspettavo assolutamente. Grazie per avermi letta, sono meticolosa o anche pignola, dipende dal punto di vista 😉

      Rispondi
  • 21 Settembre 2018 in 01:07
    Permalink

    Visto che ne accenni ne approfitto: mi interesserebbe sapere l’altra faccia quella oscura della Luna (leggi:Australia).
    Raddoppiera il già notevole interesse per i tuoi post.
    Grazie a te.

    Rispondi
    • 21 Settembre 2018 in 02:07
      Permalink

      Prossimamente in arrivo! 😉

      Rispondi
  • 21 Settembre 2018 in 19:27
    Permalink

    Ecco, lo sapevo! Mi sono appena innamorata di quegli educatissimi e rispettosi pellicani, e pagherei cifre da cinese milionaria per vedere il momento del loro pranzo! ❤ E ovviamente, proprio come Bionda Dentro, anche io avrei tirato fuori la parte più frivola e peggiore di me alla vista dei koala! Insomma, per quanto la minaccia del trappolone turistico sia sempre dietro l’angolo, Phillip Island mi sembra un vero spasso! 🙂

    Rispondi
    • 21 Settembre 2018 in 20:35
      Permalink

      Lo è, lo è! Ci sono anche altre cose belle, tipo una fabbrica di cioccolato, un labirinto… È proprio piena di meraviglie, sinceramente mi aspettavo peggio! Però ecco, con i pinguini proprio non ce l’ho fatta, saperli anche vicino a casa mia ha fatto vincere la stanchezza e la pigrizia. Ciò detto non significa che non sia uno spettacolo più che adorabile da osservare! Sono così piccoli! 😊 E concordo con te, i pellicani sono magnifici 😍

      Rispondi
  • 28 Ottobre 2018 in 21:42
    Permalink

    Posso piangere un po’ ??? Ecco non vale nulla vivere se non si è stati a Phillip Island, è un incantesimo la tua cronaca (immagini comprese). Ecco, ho deciso: la prossima vita la vivrò in Australia o in Irlanda.

    Rispondi
    • 28 Ottobre 2018 in 22:28
      Permalink

      Sono contenta che il mio resoconto ti sia piaciuto! Secondo me il meglio sarebbe vivere un po’ qua e un po’ là… Almeno finché non inventano le vite multiple come nei videogiochi!

      Rispondi
  • 10 Dicembre 2018 in 03:51
    Permalink

    Per posti del genere mollerei tutto e prenderei il primo volo per l’Australia. Posso invidiarti un pochino? E ti prego, dimmi che anche un misero turista può mettersi a lanciare del pesce a un pellicano, o ad abbracciare uno di quei dolci koala che dormono indisturbati… sono talmente belli! Prima o poi riuscirò a fare un viaggio laggiù, in qualche parte di quell’enorme “continente”, e ti scriverò se incontrerò un piccolo wombat 😁

    Rispondi
    • 10 Dicembre 2018 in 03:56
      Permalink

      Sì ti prego, ne sarei felicissima! 😊 Ti auguro di fare presto un viaggio favoloso da queste parti allora! Di solito vige la regola di non nutrire da soli gli animali selvatici, anche perché pazzi come sono non si sa mai come potrebbero reagire, però sappi che ci sono un po’ ovunque dei wildlife sanctuaries e molti permettono incontri ravvicinati con le varie bestiole! A seconda di dove ti trovi ti basta consultare qualche sito locale e potrai accarezzare il tuo koala 😍😊

      Rispondi
      • 10 Dicembre 2018 in 03:59
        Permalink

        Madonna, potrei morire di emozione a fare una cosa del genere! Anche solo vederli lì, di fronte a me, mi basterebbe, magari selvatici e spaventati ma comunque stupendi! Grazie per le dritte 🌸

        Rispondi
        • 10 Dicembre 2018 in 04:03
          Permalink

          E di che! 🙂 Ti capisco sai, è un’emozione stupenda, sia l’incontro in the wild (e se ne fanno), sia nei vari parchi dove puoi anche nutrire e fare i book di foto alle bestie (in questo caso meglio al mattino: al pomeriggio hanno già mangiato in abbondanza, con tutti i visitatori che sono passati, e sono meno motivati! :D)

          Rispondi
  • 26 Marzo 2019 in 19:13
    Permalink

    Mi affascina sempre la dicotomia natura selvaggia/civiltà industrializzata che sembra permeare questo continente

    Rispondi
    • 26 Marzo 2019 in 20:52
      Permalink

      E’ davvero particolare in effetti. Io ancora me ne stupisco dopo quasi due anni! 🙂

      Rispondi
    • 26 Marzo 2019 in 22:46
      Permalink

      Dici bene, non ne hanno 🙂 Rimangono in Australia proprio perché l’isolamento e la mancanza di alcuni predatori hanno permesso loro di sopravvivere più a lungo!

      Rispondi
  • 26 Marzo 2019 in 23:26
    Permalink

    Ancora un idea da segnare sulla mia lista dei posti da visitare in Australia…abbiamo amici li e prima o poi ci organizziamo per andarci…

    Rispondi
    • 26 Marzo 2019 in 23:40
      Permalink

      Se vieni nel Victoria è un must, non te ne pentirai 🙂

      Rispondi
  • 27 Marzo 2019 in 04:04
    Permalink

    Leggo sempre con piacere i tuoi articoli. Non solo parli di cose che mi interessano particolarmente, io che ho gli occhi a cuore per ogni luogo che abbia natura e animali, ma lo fai con l’entusiasmo di chi li ama quanto me. Continua a farlo. A presto!

    Rispondi
    • 27 Marzo 2019 in 08:09
      Permalink

      Grazie di cuore Paola!! 😍🌻

      Rispondi
  • 27 Marzo 2019 in 21:03
    Permalink

    Sto per morire di tenerezza T-T Ma quanti animali bellissimi hai mostrato? *-* Sono particolarmente sensibile, lo ammetto, amo gli animali e vivo il senso di colpa da animale dominante che fa il mondo a propria immagine e somiglianza…

    Rispondi
    • 27 Marzo 2019 in 21:13
      Permalink

      Sono molto felice che ti siano piaciuti! 😊
      Condivido lo stesso senso di colpa…

      Rispondi
  • 12 Aprile 2019 in 21:58
    Permalink

    Mi perdo nei tuoi articoli, più leggo più sento crescere un profondo senso di invidia. Questo sarebbe il
    Mio habitat naturale. In mezzo alla natura selvaggia, a dar da mangiare ai pellicani! Per loro potrei addirittura mettermi ai fornelli, giuro. Sto veramente valutando l’idea di espatriare!!! Perdindirindina!!!

    Rispondi
    • 13 Aprile 2019 in 02:05
      Permalink

      Guarda, capisco cosa intendi perché anch’io davanti a quei pellicani tutti ammucchiati, educati ed espressivi mi son veramente persa via. Però Phillip Island è un luogo tutto sommato artificiale, tanto è naturale. Non so se mi spiego. 🙂

      Rispondi
  • 9 Agosto 2019 in 16:20
    Permalink

    Sono stata a Phillip Island per il primo Natale in terra australiana. Ho un ricordo un pò bitter&sweet fatto di nostalgia di casa e di meraviglia di questa terra che stavo iniziando a scoprire

    Rispondi
    • 10 Agosto 2019 in 12:29
      Permalink

      Per un Natale down under hai avuto un’ottima idea! Brava!

      Rispondi
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