LUCY WANDERS

Un ovino è per sempre

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Tempo fa raccontavo di come, nei momenti di crisi, l’assumere anche solo per qualche minuto i panni del canguro contribuisca a stemperare, quando non a dissolvere, lo stress di un’opaca quotidianità. Tradotto: tira due pugni che ti passa.

A volte, però, una presa di posizione tanto attiva e battagliera non è attuabile, né tantomeno concepibile. Vuoi perché non si dispone dell’equipaggiamento da canguro, vuoi perché il disagio che ci affligge non è di quelli estirpabili con quattro salti e una scazzottata ma risiede più all’interno, ben distribuito e radicato nelle vertebre. Dalla soluzione opposta, poi, quella di lasciarsi sopraffare dall’ansia come l’ornitorinco, è meglio guardarsi, per quanto la tentazione sia suadente; perché o vivi male, oppure oggi ti prendi le gocce, domani ne aumenti la dose, dopodomani sei assuefatto e l’ansia sta di nuovo là. Sconsigliato.

E allora che fare? Un verso (per gli amanti della poesia) e un’espressione (per chi predilige le scienze esatte) ci verranno in soccorso.

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  • Verso: “Beeeeeeh!”.
  • Espressione: sguardo vitreo di un ovino calmo, ruminante, con tanto di pupilla a fessura.

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Ora. Avrei composto quest’umilissimo elogio di uno dei miei animali-totem in qualunque caso, ma il fatto che questo blog tratti dell’Australia e delle sue meravigliose creature capita a fagiuolo, perché qui le pecore (le Merinos importate dalla Spagna, dove dal Medioevo si iniziò a “creare” la razza tramite selezione e incroci attentissimi, per ricavarne maglioni sopraffini) sono tantissime e parte del patrimonio nazionale. E così: check.

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Il mio amore per gli ovini non è nuovo: a Berlino ho per amico un ariete nero, pecora nana comunicativa e ormai vecchierella; ogni volta che vado a salutarlo a Görlitzer Park lui mi bela tutto allegro, si avvicina al recinto e mi si porge prima da un lato e poi dall’altro per ricevere coccole e grattini, mentre quando gli altri cercano di toccarlo pesta il piede stizzito. Giuro. Eccolo qui.

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In Scozia e in Irlanda ho avuto numerosi incontri ravvicinati ed emozionati con queste bestie, ammirabili soprattutto nel loro regno personale sull’Isola di Achill, dove imperano con classe su di noi umani-sudditi e circolano liberamente ovunque. Danno il benvenuto negli alloggi ai turisti, ma anche in spiaggia; fanno persino il bagno nei fiumiciattoli.

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Da quelle parti ho scovato il pregevolissimo Sheep and Wool Centre sentendomi come a Disneyland, circondata da pannelli informativi e photobook, arnesi per tosare e filare, con una vecchina-sorvegliante che mi ha permesso di toccare la lana prima e dopo il trattamento di rimozione della lanolina, sostanza impermeabile a tal punto che i pescatori irlandesi erano soliti farsi i maglioni belli lanolinosi, contro l’umidità. Per questo gli ovini restano imperturbabili anche sotto la pioggia; e per questo, per portare un souvenir originale da quaggiù, più volte ho optato per una crema alla lanolina, bella grassa e mai fuori moda, che qui si produce a palate.

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In Australia, finora, la mia esperienza diretta si limita, al di là del fare ciao ciao con la mano ad esemplari campestri per esserne completamente ignorata, a uno show di cani da pastore a cui ho assistito in un parco faunistico. Qui, oltre a toccare con mano quanto sia morbida la lana Merinos prima ancora di qualsiasi lavorazione, ho scoperto che uno sheep dog, per il suo talento nella gestione e protezione delle greggi, può costare anche 14000 dollari, ma non per questo sarà un animale meno alla mano.

E poi in piena Melbourne ho trovato loro,

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le ho potute accarezzare e nutrire, in particolare l’esemplare numero 4 (così diceva la sua targhetta), che si mostrava particolarmente espansivo.

Al che, qualcuno dirà: e quindi?

E quindi, ora dirò del perché amo tanto questi esseri, che mi affascinano come tutti quelli rimasti vittime, per un motivo o per l’altro, di un malinteso socioculturale.

Ancor prima, li amo perché parlarne mi riporta alla bellezza della lingua italiana e al suo stupendo manifestarsi nei termini che li definiscono: sono mammiferi, erbivori, ruminanti, cavicorni (le corna del maschio sono vuote), artiodattili (hanno le dita in numero pari). Ma prendiamo anche parole come: mangiatoia, abbeveratoio, mungitura, ovile, bestiame. Non sono bellissime? What else? Oh sì: gli ovini sono docili, mansueti, riservati, schivi; ma nonostante le apparenze, sanno sempre cosa succede intorno a loro e si ricordano di chi si possono fidare e di chi invece ha fatto loro uno sgarro.

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A tal proposito, infatti, trovo l’insistito paragone, più che mai odierno, tra gli ovini e il popolo bue ingiusto e inadeguato. Non entro nel merito, ma ci siamo capiti: anche qui i poveri ovini sono illegittimamente sminuiti. Certi astiosi populismi con gli ovini non avrebbero attecchito, sarebbero semplicemente rimasti ignorati, ne sono certa.

Ma soprattutto, le pecore hanno compreso la lezione più saggia che ci sia: e cioè che a fronte di persone e situazioni moleste, non serve prendersela, non farà che avvelenare noi stessi e non inciderà sulla sorte del nostro più o meno consapevole avversario. Voglio dire, nessuno – umano o animale – è il karma, tranne il karma stesso (o bisognerebbe dire la karma, ché un’entità così tenace ed accurata non può che essere femmina, scusate eh).

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Davanti a un fastidio che non possono controllare, le pecore rimangono zen. Non che non temano il pericolo, altroché, vorrei vedere voi se vi inseguisse qualcuno al fine di divorarvi, ma non appena il rischio svanisce tornano placide come un agnellino (e ci credo, spesso sono agnellini). Non stanno lì a rosicare, a detestare, a covare odio e rancore. Sanno istintivamente, e senza arrivarci via inferenze astruse, che questo nuocerebbe a loro per prime. E quindi eccole di nuovo a ruminare placide, a belare, a pascersi, tra le poche cose sensate da fare se ti capita di nascere ovis aries, aka mammifero, ruminante, erbivoro, eccetera.

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Già diverse religioni, erroneamente, scambiarono questa saggezza ovina con un’eccessiva purezza e innocenza, e quindi ecco trovata la scusa perfetta per accanirsi contro i più giovani esemplari (“è così innocente, sacrifichiamolo!“, pensiamoci: ma WTF?) nonché per scofanarsi agnelli su agnelli (almeno gli amici abruzzesi sono più onesti nel loro edonismo da arrosticini). E vogliamo parlare dell’unico giorno da leone di cui molti sognano di godere, barattandone indietro cento da pecora? Io, per me, me li terrei ben stretti i miei cento giorni da pecora, una bella pecorella di prato australiano, serena e al sole, con la mia erbetta da brucare e il venticello che mi accarezza il manto, e soprattutto con a disposizione il Tempo, e nemmeno sentirlo.

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Vorrei invece che, sebbene qualche pecorella ogni tanto si smarrisca, non si perdesse per strada la nozione di superiorità ovina, ossia di quella virtù di atarassica imperturbabilità, di abilità nel non lasciarsi scalfire dai guai, quali che siano. Il saper conservare un proprio spazio di tranquillità ovunque ci si trovi. Ecco perché la pecora è straricca senza bisogno di alcun vello d’oro, con gran dispetto di gente come Nietzsche che non si faceva una ragione di quel suo semplice essere animale, quel riuscire a stare al mondo senza turbe, semplicemente brucando, esistendo.

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La prova della sua impermeabilità lanolinosa all’ansia? Alla pecora nera non vengono i capelli bianchi.


Fact: appena arrivata a Melbourne, tra le mille cose strane che ho fatto per imparare a interagire in Aussie English capendoci qualcosa, un giorno durante una fiera ho fatto la guardiana a un recinto di pecore. È stato bellissimo, peccato per tutti quegli umani!

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NB: questo post risponde anche alla domanda che mi viene spesso rivolta da due anni e mezzo a questa parte: come fai a non odiare chi ti ha sparato?

Voilà voilà.

Beeeeeeh.

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76 risposte »

  1. Post fantastico… Amo le pecore… Una volta mi ci trovai in mezzo…. Un po’ ho avuto paura ma nemmeno mi guardavano troppo…. Il post di Parigi è proprio bello… Mi piace il tuo stile… Mi fa impazzire… Bello il tuo animale totem💖

    • Anche i loro versetti sono adorabili, concordo! Ho un video di me che belo a delle pecore e loro mi rispondono, appena lo ritrovo lo aggiungo al post 😀
      Per le capre ho avuto una certa diffidenza fino a un po’ di tempo fa, ma da quel giorno a fare l’omina degli ovini le ho rivalutate… erano furbissime, non appena mi distraevo un secondo perché qualche visitatore mi faceva una domanda loro partivano a razzo e cercavano di fuggire dal recinto. C’era molta premeditazione e sorveglianza del mio comportamento, le ho stimate un sacco 😀

    • Grazie del commento… era finito in spam! Misteri! Anche me piacciono tanto i conigli, ma soprattutto le lepri *_*

  2. Ho conosciuto persone che hanno adottato iguana, serpenti vari, pappagalli, un corvo, ma mai le pecore. Mai pensato di adottare un cane? È il mio antistress. Quando torno inc… nero e lui mi viene incontro felice e scodinzolando.. passa tutto. E poi se è vero che cane e padrone si assomigliano, mi viene un dubbio. Che sia io il cane e lui il padrone?

    • Dubbio legittimo per tutti i compagni umani dei cani! ^_^ Li adoro e ne ho avuta una a casa con i miei, ma adesso per il mio stile di vita non sarei adatta a tenerne uno. Da tempo sogno un gatto ma per anni sono stata troppo nomade, e ora qui in Australia se abiti in appartamento in affitto è un delirio, la legge protegge molto di più i proprietari… per prendere un animale devi chiedere il permesso scritto e loro possono rifiutarsi senza motivo reale di concedertelo! Adesso per fortuna stanno ripensando la legge. Appena diventa effettiva vado al centro d’adozioni ^_^

  3. Sei un mito! A proposito di linguaggio e ovini hai tralasciato una delle poche cose credo che non siano in generale dispregiative ma anzi, molto amate!😂 Te la devo dire o da karma a kamasutra il volo pindarico è chiaro?😈
    E come colonna sonora a questi paesaggi impecoriti direi che questa ci sta tutta:
    ( https://youtu.be/bFRBPNEt6Hs )

    • No no, è che avendo la moderazione dei commenti attivata, spesso quando lì è ancora pomeriggio io son già andata a dormire, e chi s’è visto s’è visto fino al giorno dopo 😀

      • Ah ecco!E staccala!😂 Che poi è strano, ieri, a pochi minuti di distanza ho commentato due post, in entrambi ho messo il link a dei video.Ora vedo che a te è passato mentre l’altro è stato cancellato da Wp e c’era rimasta solo la frase introduttiva di commento.Altre volte sparisce proprio tutto! Insomma così si vive nell’incertezza!😁😈

  4. Le nostre pecore siciliane sono diverse, meno simpatiche, meno innocenti e con occhi gialli dallo sguardo ebete ma … il formaggio che si ricava dal loro latte è squisito 😊

  5. Come scrivere un post affascinante, in un italiano perfetto, parlando di pecore, citazioni, viaggi ed esperienze. Non ho ancora capito se sei una biologa, un’insegnante, una filosofa o una storica. In ogni caso sei forte! ^_^

  6. Povera pecora! offesa per la sua mitezza. Sei una pecora se segui il tuo branco silenziosamente. In realtà ci sfama, ci scalda e ci fa compagnia. Sono molto più pecore alcuni uomini che seguono gli altri e non servono a nulla!

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