Sogno o son Ansia? Meet the Platypus

Ed eccoci al platypus. Fino ad oggi, questo animale:

È stato tirato in ballo per dimostrare l’esistenza del senso dell’umorismo di Dio;

Gli è stato affibbiato il leggero e per niente intimorente aggettivo “filosofico”, a formare un binomio inossidabile che ancora interpella i più;

È stato eletto a modello di comportamento, e a mascotte dell’astutissimo neomovimento multipotenziale;

È stato selezionato per confrontarsi retroattivamente con Kant, e per mandarne in crisi concetti piccini e trascurabili quali la categorizzazione dell’intero mondo;

Se solo Leopardi lo avesse conosciuto in tempo, ce lo saremmo ritrovato senz’altro in qualche Operetta Morale, a dialogare con un elettricista o con un impiegato postale;

Gli aborigeni, quanto a loro, narrano che il primo esemplare sia nato dalla violenza fatta ad un’anitra da parte di un rakali, o topo d’acqua.

Molto bene.

Insomma: capirete che per questo post ci ho un po’ l’ansia.

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Ma figuriamoci lui! L’ennesimo post su di me, e questa mo’ che vuole? Lui che magari, dentro, si sente un fatato cavalluccio marino, e nessuno che abbia mai colto questo tratto fondamentale della sua persona. Ansia.

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Lui che, la prima volta che ai naturalisti inglesi fu dato di osservarlo, arrivato fresco fresco d’Australia ormai bello imbottito di paglia e pronto per essere esposto in una teca, sembrò talmente inusitato che tutti lo liquidarono con uno sbrigativo “nah, è uno scherzo”, prendendosela con il povero imbalsamatore che con una cinesata tarocchissima ante litteram li avrebbe gabbati. E invece.

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L’eccezionalità del platypus riesce a mandarci in crisi tutti quanti: noi, la nostra pazienza, il nostro sistema di conoscenze e persino il linguaggio. Il platypus è la rabbia di Calibano che vede il proprio volto riflesso in uno specchio, e insieme che non lo vede, come piacerebbe a Schrödinger. Pertanto molti non reggono, impazziscono (mi viene il dubbio di essere tra questi) ed ecco che fioccano strali a caso da ogni dove, ma anche slogan, in stile “stay hungry, stay foolish, stay platypus”.

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Eppure ricordo bene come mi sono sentita alla prima comparsa di questo inconfondibile animale davanti ai miei occhi, allo zoo di Melbourne (perché per trovarlo in the wild senza aiutini ce ne vuole), poco dopo il mio arrivo Down Under.

Mi sono sentita esattamente come quando, a scuola, la prof di filosofia iniziò a spiegarci Cartesio, la prof di francese a spiegarci Descartes, e solo dopo un po’ di lezioni dell’una e dell’altra, a furia di rilevare somiglianze tra i due personaggi (ma pensa: questo pensa, dunque è! quest’altro cogita, dunque est!) mi resi conto con sgomento che si trattava dello stesso individuo, senza che mi avessero avvertita; e che per di più ero costretta a restarmene nell’omertà. Mi sentii più tradita di quando, alle medie, mi dissero che quel dottore pronunciato “Froid” che interpretava liberatoriamente i sogni era lo stesso che si scriveva “Freud” e che aveva inventato quel simpaticone del Super Io, con la sua elegante valigetta con cui se ne andava in giro a distribuire ansia. O di quando scoprii che il signor Nietszche dei libri era nientepopodimeno che quel pazzo furioso che dalla cattedra veniva chiamato, e non a torto, “Nice”, e che però si diceva che avesse ucciso Dio, quindi tanto nice forse non era.

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Insomma, il mondo è piccolo (sebbene non così piccolo come quello di una mia ex collega, che da adulta era convinta che Cartesio fosse Erasmo da Rotterdam, non chiedetemi perché), eppure quel che sappiamo a volte non basta.

Ma torniamo con ansia al platypus, ché anche lui oltre che ansioso è piccolo, pesa giusto un chilo o due:

Eccolo.

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[Photo: Oceania Tours]

Ta-daah! L’ornitorinco. Dai, l’avevate capito.

Ornito=uccello, rinco=muso. Ha il becco. Se poi sia anche rinco alla maniera di molti il lunedì mattina, non è dato saperlo, ma a giudicare da come si muove lesto, al limite dello schizzato, non direi, anzi probabilmente è assai sveglio. O forse è solo l’ansia.

Il platypus abita in Australia, dove si annida vicino ai fiumi o a zone paludose, così può starsene un po’ in acqua come un anfibio, nuotando con le sue manine palmate e la coda da castoro a fargli da timone insieme alle zampe di dietro, e un po’ fuori dall’acqua, gironzolando a riva con quel corpicino da lontra (e per questo la membrana delle sue manine palmate è retrattile, così oltre a sguazzare riesce anche a correre e scavare).

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[Photo: Reptile Park]

I suoi quattro arti si sviluppano di lato e non verso il basso, più come un rettile che come un mammifero; però ha un bel manto denso e folto, che fino a un secolo fa faceva sì che ci fossero in giro cacciatori di pelliccia di platypus (come anche di koala). Ma soprattutto, e come lui al mondo solo l’echidna, il platypus è un oviparo e contemporaneamente un mammifero. Cioè fa le uova e le cova (per lui niente marsupio), però poi i figli li allatta, che la vita è una e tanto vale trattarli bene, prima che sopraggiunga l’ansia anche per loro. La femmina platypus non ha mammelle: il latte per i piccoli fuoriesce direttamente dai pori della pelle, in due “zone” mammarie. Quanto a dei pori per far spurgare l’ansia, ci sta lavorando, evoluzione permettendo.

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Cuccioli di platypus [Photo: The Meta Picture]

Il platypus risulta da sempre talmente inconsueto che alla fine i naturalisti, sull’orlo dell’esaurimento nervoso, decisero di inventarsi un sesto ordine di classificazione degli animali oltre ai cinque ormai classici dei mammiferi-ovipari-pesci-rettili-anfibi, e questo ordine si chiama dei monotremi, all’insaputa dei diretti interessati, e comprende appunto solo echidna e platypus, e basta. Ovvero: se non trovi, inventa, e andrà bene, almeno fino a prima di internet.

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Cosa fa il platypus? Ma come, non è abbastanza il farsi carico della proiezione di cotali pretese umane, tipo tener su quasi da solo un’intera categoria? Tipo venir confuso con qualunque altra creatura o persino oggetto? Dovrebbe anche fare qualcosa? E poi?

Il platypus semmai è lì per ricordarci che no, non siamo padroni di tutto, c’è e ci sarà sempre quel quid che sfugge al nostro controllo, alle nostre parole, ai nostri schemi e costrutti – e meno male, aggiungo. Perché se anche non lo si conosce oppure se lo si incontra ma ignorandone il nome, lui esiste lo stesso. Come quel famoso albero che cade nel bel mezzo della foresta disabitata, che ci si domanda se faccia rumore o no fin tanto che non c’è nessuno a sentirlo; eppure il tonfo lo fa ugualmente, con buona pace della nostra pretensione di essere portatori delle uniche orecchie valide. Un po’ come per gli ultrasuoni, o le radiazioni, o il krill, che nessuno l’ha mai visto davvero, ma sta alla base della catena alimentare e se un giorno sparisce son dolori.

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Il platypus comunque pasteggia con un po’ di tutto: vermetti, larve, ma soprattutto ama sondare il fondo dei fiumi per trovarci dei carnosi crostacei da spolpare. Non avendo i denti, si mette in bocca pure dei sassolini presi dal letto del fiume con i quali si aiuta a masticare (da appuntarselo per i tempi duri dell’attesa della dentiera della mutua). In realtà alcuni molari li ha, ma li perde subito, prima ancora di imparare a nuotare. La logica. Ma lo si ama così.

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[Photo: ABC]

Come fa a trovare il cibo, visto che quando nuota tiene gli occhi chiusi, come me? Usa la elettrolocazione. Che non è la corrente A2A in affitto, ma un modo per percepire altri corpi viventi grazie agli impulsi elettrici e meccanici che questi emettono e che lui, agitando la testa di qua e di là in continuazione, sa captare con precisione.

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Scheletro di platypus

Facts: il maschio platypus non può mai prendersi il tumore alla prostata, perché non ha la prostata. In compenso è velenoso! Nelle zampe posteriori ha uno sperone con cui all’occorrenza può iniettare del veleno nei nemici, tale da uccidere piccoli animali e da mandare comunque all’ospedale noi umani. Solo che non lo sfrutta abbastanza, altrimenti avrebbe imparato a sfogarsi su un campione random di detrattori per poi diventare placido come un canguro, e invece niente, si tiene tutto dentro e trabocca d’ansia.

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E così, si capisce anche come da qui al filosofeggiare di qualcuno, il passo sia breve. E anche all’ansia, diamo pure la colpa agli impulsi elettrici.

Bene, ora sapete tutto. Se incontrate un platypus, almeno voi, non interpellatelo, che già così è assai agitato di suo. Al massimo donategli una monetina, così che possa vedersi riflesso nello specchio. O meglio di no.

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Monetina australiana da 20 cents [Photo: Downies]
[Photos: Pixabay. Dipinti: René Magritte]

31 risposte a "Sogno o son Ansia? Meet the Platypus"

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      1. Avevo visto dei video prima di partire, con lui che da baci e si strofina sotto l’acqua!

        Come hai detto tu, dal vivo e’ iperattivo! XD

        Ma soprattutto gli portarono in diretta dei poveri gamberoni… Rip, poveri gamberoni. XD

        Non potrei allevarlo come un figlio come progettavo. 😀

        Liked by 1 persona

        1. 😂Queste scoperte sono una mazzata, concordo!
          Ora che ci penso non ho mai visto dei video del platypus, di solito mi fisso su koala e pappagalli, corro a rimediare! Sperando di non dover ricorrere a un ansiolitico 😁

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      1. non so se mi metterebbe l’ansia, però resta il fatto che è proprio curioso! A me poi ha fato tornare in mente i musi delle macchine di formula uno di qualche anno fa…miii come erano brutte! 😀

        Liked by 2 people

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