STRANGE AUSTRALIA

Adelaide: gli omini Playmobil col vino più buono

IMG_20180331_093447620

Secondo il mio pensatore preferito (di cui non oso citare l’amato nome in questo umile blog), il quale suggeriva che le migliori armi di cui disponiamo contro il nonsense che ci circonda siano la rivolta, la libertà e la passione, “l’uomo assurdo” non ha mai motivo di dire no a qualcosa, perché tanto un domani crepa e tanti saluti; e quindi tanto vale che si goda tutto quello che c’è senza discriminare, e sempre lucidamente. Ecco, io devo proprio essere una donna assurda, perché ad Adelaide ho detto sempre di sì e mi è piaciuto tutto, anche se oggettivamente il capoluogo del South Australia pare una cittadina in plastilina indecisa se assomigliare a: Santa Barbara, la location posticcia del Truman Show, o un villaggio Playmobil creato da un bambino viziato. Non di Lego ma proprio della Playmobil, quella bruttina e inspiegabilmente altrettanto costosa; e che però al bambino viziato piaceva perché ci ha costruito e costruito, in larghezza, senza fermarsi mai, tanto c’era sempre posto, e se finivano i mattoncini la mamma gliene ricomprava.

IMG_20180331_093759546

Il bambino-demiurgo Playmobil, nella sua Adelaide, ha piazzato più alberi di quanti se ne siano mai visti in una città. Ci ha messo qualche grattacielo in un CBD a griglia quadrata, cinto da una fascia di spazio vitale verde, per sentirsi contemporaneo ma anche green;

IMG_20180331_093716143.jpg

e l’ha popolata di omini secondo una scala sociale che va dall’abbiente (il minimo) al molto ricco, e – sembrerebbe – anche onesti, perché le casette le ha disegnate tutte ultraristrutturate con il finto effetto mattonelle di marmo sulla facciata, tutte coordinate, con minimo due auto in garage, e niente cancello. Riuscite a immaginarlo? Una città dove le villette con le palme in giardino non hanno cancello, staccionata, niente, al massimo un muretto decorativo che arriva fino al ginocchio. Poi il bambino-demiurgo ha immerso il tutto in un clima perfetto, con raggi di sole a profusione ma niente umido; con parchi pieni di cacatua, di altri uccelli canterini e di omini gentili e sorridenti come quelli della pubblicità del sugo pronto, entusiasti di una vita semplice, leggera e cinguettante con il solito ritornello di “Yeeeaaahhh”.

WP_20180331_17_18_44_Pro.jpg

E il bambino ha deciso “Questo posto lo ameranno due categorie di persone: quelli che ci abiteranno, e gli uomini e le donne assurdi che lo visiteranno”. Per non scontentare nessuno, ci ha messo da un lato sobborghi con un mare verde così,

WP_20180331_11_21_19_Pro

Glenelg Beach

e dall’altro lato colline ancora più verdi. E ha avuto persino un guizzo di intelligenza adulta (o forse solo ben pilotata dalla famiglia) nell’intuire che le colline non dovessero servire solo ad ospitare due mega-zoo e qualche koala in libertà, ma anche a produrre vino buono, e che anche per questo gli omini del posto e i visitatori assurdi sarebbero stati così estasiati. E a queste colline ha dato un nome finto italiano, perché la mamma gli ha detto che per sembrare chic deve suonare italiano; e così, dopo il pesto Remano e i gioielli Origani, qui abbiamo la Barossa Valley, di cui tutti sono contenti e orgogliosi.

img_20180331_093334385_hdr.jpg

Adelaide Hills

Se in tutta l’Australia si vuole bere buon vino locale e pagarlo poco, infatti, la scelta obbligata è quella di venire da queste parti (in alternativa ci si può dare a questa pratica). A sancire tale supremazia sorge persino un museo nazionale del vino, che sedimenta in un’ultramoderna struttura a forma di botte, dove è spiegato tutto ma proprio tutto sul vino ai felici omini Playmobil, i quali per sentirsi trendy vengono a celebrarvi i matrimoni e a farsi il book nel giardino botanico lì accanto.

WP_20180331_15_27_36_Pro

WP_20180331_15_50_40_Pro

National Wine Centre of Australia

Poi il bambino-demiurgo ha aggiunto qua e là un po’ di street art di qualità, per un tocco giovane e sbarazzino,

WP_20180401_15_06_38_ProWP_20180401_14_24_06_ProWP_20180331_18_27_06_ProWP_20180331_14_34_28_Pro

e infine si è detto: manca qualcosa, o gli omini rischiano di venire su belli e scemi. E allora mettiamoci un po’ di cultura.

WP_20180331_17_53_48_Pro

Ed essendo un bambino-demiurgo ricco, ci ha messo dei musei spettacolari, da jawdropping proprio, tipo quando in Tasmania si visita il MONA di Hobart e se ne trae un nuovo rispetto per gli australiani, o almeno per alcuni di loro (anche se di proprio spaziale e avanguardistico come il MONA secondo me non c’è niente, in tutto il continente).

Nei musei di Adelaide, tra le varie cose, ne ho imparate un sacco sugli aborigeni, sulla loro profonda connessione con gli elementi della natura e col Dreaming, ossia il loro sistema di credenze – la loro fede e mitologia insomma, che invece che su un uomo che costruì un’arca contro l’inondazione o su un prodigioso spaghetto volante, si basava su un Canguro Gigante e sui suoi amici (che poi, un po’ esisteva davvero il Canguro Gigante, come ho scoperto nel seguito di questo viaggio). E proprio quando iniziavo a pensare che avrei preferito essere aborigena piuttosto che figlia di questo nostro sistema sfruttatore e distruttore, ho trovato conferma del mio sospetto di quanto, in realtà, anche la loro società fosse impregnata di regole e rituali sociali tutti tirati che mi avrebbero resa un’aborigena altrettanto assurda; e che in più, da donna, nel caso di aspettative troppo grandi l’avrei sempre e comunque presa un po’ in quel posto. Sta di fatto che il disagio degli aborigeni rimane notevole anche oggi; però intanto adesso so che ci sono boomerang che vanno e vengono e alcuni che vanno soltanto, boomerang per mancini e per destrorsi, boomerang d’attacco e non da lancio, per tramortire le prede;

WP_20180401_10_52_02_Pro

e so che alla bisogna, dalla pelle del canguro ci si può fare un otre, per il buon vino di cui sopra.

wp_20180401_10_55_46_pro.jpg

Ex wallaby (R.I.P.), poi otre

E so anche che il mio volatile preferito, il cockatoo (cacatua), è sempre talmente sclerato che persino nei quadri, quando si vuole raffigurare il pazzo del villaggio, si può disegnare un cockatoo, ed è uguale, in Australia tutti capiscono benissimo.

WP_20180401_11_15_24_ProWP_20180401_11_17_38_Pro

WP_20180401_11_17_24_Pro

[Tre disegni dell’artista aborigeno Jacob Stengl, che fu un bambino delle stolen generations. @ South Australian Museum, Adelaide]

Ad Adelaide ho imparato tante cose, ne ho rimirate altre, ho cantato canzoni ai cockatoo, mi sono persa perché quando vado in certi posti sono così ben disposta che non mi importa davvero di avere un piano, qui o lì è indifferente, vado a caso; basta salire su un autobus e strada facendo vedere dove porta, sicuramente qualcosa di bello ci sarà. E quando decido così, è sempre vero sin dal principio, prima ancora di arrivare a destinazione, quale che sia. Insomma, ad Adelaide sono stata particolarmente assurda in quel senso lì, e particolarmente bene.

Certo però che a viverci, nonostante il vino della Barossa, dopo una settimana con ogni probabilità mi sparerei in bocca.

WP_20180401_13_28_36_Pro

[“Darkness will disappear, magic light gonna take you for a ride” (partic.), by PIP & POP Tanya Schultz. @ Art Gallery of South Australia, Adelaide]

Il viaggio continua col racconto dell’isola dei canguri! Perché gli australiani non viaggiano, e quindi dobbiamo farlo noi anche per loro.

 

18 risposte »

  1. Adelaide sarà la nostra prossima destinazione e con una presentazione così… non posso sperare che essere presa benissimo e perdermi anche io! PS adoro i cacatúa ma i miei preferiti sono i Galah, così rosa e pucciosi 😉

    • È vero, anche i Galah sono fantastici! Anche se di quelli bianchi adoro proprio la personalità buffissima 🙂 Sono contenta che la mia presentazione ti ispiri, ma se parti senza alcuna aspettativa andrà anche meglio! 😉 Forse è per questo che non sono stata delusa 😅

  2. La definizione “bambino-demiurgo” mi ha emozionata! Il cacatua pazzo credo che sia il mio nuovo animale preferito. E credo dunque di aver capito perché mio padre chiama la nostra famiglia Clan dei cacatua…

  3. Ciao:) non conosco questa città, a parte per le mie nozioni geografiche, ma sei riuscita in qualche modo a catapultarmi in questa realtà così diversa dal solito. Sono curiosa di visitare questa Playmobil city con le sue bellezze tra cui il museo del vino. Maria Domenica

    • Ciao, sono contenta di averti ispirata! 😊 Adelaide da visitare è proprio carina, l’importante è non viverci 😅😅 Ma questo dal mio punto di vista, pare che gli australiani ci stiano molto bene! Tutto è relativo 😉

  4. Con la dicitura “bambino-demiurgo” sono capitolata.. Adoro questo articolo ❤ Ed ora ho imparato cose nuove ed interessanti di una città di cui ho sentito parlare solo di rado. Mi sa che anche io sono un po’ donna assurda come te, spesso anche io dico sì a tutto e mi innamoro di posti in cui altre persone non ci troverebbero proprio niente di bello! Detto questo, sono sicura che mi ci vedrei bene a girovagare per le strade di Adelaide 🙂

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.