STRANGE AUSTRALIA

Oz: so Nineties! L’Australia ferma agli anni Novanta

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Squitty e un mio dettaglio d’epoca

Qualche anno fa, la mia amica C. è riuscita a mettere un nome su una sgradevole condizione cronica che da tempo mi affliggeva a mia insaputa. L’ha constatato con affetto e autorevolezza, tenerezza e sbigottimento, gli stessi con cui parlava a Squitty, il suo porcellino d’India:

“Tu ti vesti anni Novanta”.

Grazie a quell’osservazione così pregnante ho capito tante cose della mia personalità, arrivando finalmente a cogliere il senso di tutta una serie di outfit a dir poco discutibili di cui negli anni, pavoneggiandomi tra me e me, avevo fatto sfoggio, incurante dello sgomento generale.

Ora finalmente sapevo il perché di tutti quei colori troppo vivaci, di quegli accessori spropositati, di quelle forme senza capo né coda. Di tutta quell’allegria e plasticità indossate senza motivo.

Ero rimasta intrappolata negli anni 90.

C. ci aveva visto giusto; come da manuale, la presa di coscienza è stata la prima tappa del trattamento dei sintomi psico-fisici. Seguita poi da un percorso di disintossicazione, e infine dalla guarigione. È stata dura, ma dopo sforzi durati anni e svariate ricadute, le mie mise si sono fatte più sobrie.

Poi sono andata a vivere a Parigi, e nella ville lumière, proprio come Audrey Hepburn in Sabrina, ho pian piano imparato a vestirmi davvero comme il faut. Nel mio guardaroba gli orridi capi anni 90 si sono discretamente ritirati fino ad estinguersi del tutto, spontaneamente. Finalmente avevo gusto, ed ero circondata da persone di gusto. Tutto andava alla grande.

Ora immaginate cosa accade quando, dopo un tale sofferto itinerario umano di disintossicazione e ricostruzione, una si trasferisce in Australia.

L’Australia, e di questo non ci informa nessuno quindi devo dirvelo, è un paese interamente, compiaciutamente, smodatamente anni 90. Per un sacco di cose.

Rimembriamo insieme: cosa c’era in Italia, negli anni 90, che andava forte?

Il bomber.

Il marsupio.

La fascetta in velluto per il collo.

La salopette.

Il fluo (prima che tornasse di moda).

I fuseaux con l’elastico sotto al piede.

I sandali alla schiava con la zeppa di corda.

I cappellini con visiera portati al contrario.

Il cappello Panama.

Le scarpe da skate.

Le pettinature da spiaggia.

Le tute Adidas, il cappuccio.

Le lenti a specchio colorate.

I ciondoli che cambiano pigmentazione con la temperatura. Gli anelli cambiacolore.

Le collanine brutte, con il cordino nero e i delfini e i quadrifogli.

Gli smalti al massimo dei tre colori primari e dei tre secondari.

I tatuaggi tribali, i tatuaggi finti.

I tacchi alti quadrati.

Le forme e i colori sgargianti.

I video supersaturi di MTV.

E al di là della moda, là fuori nel mondo:

Le televendite di gioielli. Di tappeti. Di elettrodomestici.

I carrelli del supermercato abbandonati sui marciapiedi.

Le code all’ufficio postale prima dell’invenzione dei numerini.

Le cabine telefoniche.

Le Spice Girls. Il BritPop.

Le pubblicità delle linee erotiche in terza serata sui canali sfigati.

I negozi al dettaglio.

L’olio abbronzante.

Gli Hanson.

Il lotto.

I mezzi pubblici fatiscenti. Le auto sempre. Dieci benzinai per km quadrato.

Il consumismo pre-crisi, i regali di natale per dovere, il ciarpame inutile. I soprammobili. I cesti regalo.

L’abbondanza, l’opulenza.

La raccolta differenziata solo abbozzata.

L’eroina. Le siringhe.

I libri e le agende di cucina.

Questa era l’Italia negli anni Novanta. Ora, cosa c’è in Australia nel 2017?

Tutto questo, identicamente.

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Public toilet

Per me, oltre all’ovvia immersione straniante, è stato come se un tossico, dopo un lungo e faticoso percorso riabilitativo al SERT a scalare col metadone, si ritrovasse improvvisamente in un bengodi fatto di siringhe individuali fornite gratuitamente e divanetti morbidi in dotazione (e se la similitudine fosse stata una realtà, nei bagni pubblici australiani del 2017 accanto al wc e al contenitore per gli assorbenti avrei trovato anche il comodo, apposito contenitore giallo per buttare la mia siringa usata!).

Per un po’ ho lottato. Ho cercato di restare concentrata sul mio delicato, appena sbocciato senso estetico.

Ma mi sentivo fuori posto, con i miei abitini, le mie camicette rosa antico comprate a Parigi, le mie scarpe così belle, fini e discrete, i miei colori perfettamente abbinati.

E così ho ceduto. Come sempre, quell’ottimismo che mi porta a vedere qualunque cosa non (solo) come fonte di degrado ma soprattutto di opportunità, mi ha guarita dal disorientamento, indicandomi la miglior via da seguire. Dopo l’iniziale esitazione, l’illuminazione: non era il caso di farmi intimorire dagli anacronismi, ma di riscoprire la mia natura più autentica e primitiva. Quindi, ho riappeso i miei graziosi capi, mi sono comprata una visiera Adidas (non il cappellino, solo la visiera) e con lo stesso entusiasmo di Jasmine che sul tappeto volante intona euforica “Il mondo è miooooo!“, mi accingo a coronare finalmente il mio sogno segreto: diventare Sporty Spice.

All good!

(Postilla per chi se lo stesse chiedendo: alla domanda “ma quindi in Australia, negli anni Novanta, cosa c’era?”, non ho ancora una risposta. Dato che dubito che gli anni Settanta li abbiano mai avuti, forse è meglio non sapere).

16 risposte »

  1. Nooo la visiera nooo 😀 questo post mi ha fatto fare un salto nel passato, in un mondo fluo fatto di fuseaux, olio abbronzante, anelli che cambiano colore e zeppe spropositate! Che nostalgia!

  2. Non ho mai realmente preso l’Australia in considerazione come meta per un viaggio, ma te mi hai appena dato una gigantesca ragione per farlo. Io sono mentalmente bloccata agli anni ’90, vivo nel mito degli anni ’90. Ascolto quasi solo musica anni ’90 e non manca nemmeno qualche capo nel mio armadio (tranne che i fuseaux con l’elastico sotto al piede, quelli nemmeno sotto tortura me li infilerei più). NOSTALGIA!!! Grazie per questo tuo post <3

  3. Ho fatto una vacanza nel Western Australia e confermo tutto! Sono contenta inoltre di aver conosciuto il tuo expat blog. Sono stata expat anch’io e continuo a parlare di espatrio nel mio blog con una selezione dei post più belli dall’estero. Mi segno subito il blog!

    • Prima o poi torna tutto, questo è vero, non si può mai star tranquilli 😀 Qua però è proprio un mondo a sé! Ma alla fine meglio così, c’è molta meno pressione su tutto 🙂

  4. non so perché io abbia trovato questo articolo adesso ma sappi che siamo sorelle 90s.
    ps: le fila distruptor (il nome é tutto un programma) bianche con la zeppa da carro armato sono il mio rinnovato must have.

    • Le ho appena cercate su Google 😀 Niente male ma ancora soffro di non avere mai avuto le Nike Air Max 97. Recentemente le ho viste in giro addosso a una ragazza in versione rosa ghiaccio. Trashissime. Non tutto è perduto. 😀 Ciao, sorella 90s! 🙂

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